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venerdì 30 novembre 2018

Lo Sapevate Che: Addio uomini in barca Jerome va in fabbrica e c'è ben poco da ridere...


Con un milione e mezzo di copie vendute in pochi mesi nel 1889 solo nel Regno Unito, e in seguito altri milioni nel resto del mondo. Tre uomini in barca (per tacer del cane) fu il bestseller indiscusso dell’ultima parte del periodo vittoriano. Alla fama e alla ricchezza Jerome Klapka Jerome era arrivato dopo inutili tentativi di far carriera a teatro e nel giornalismo. Quell’apprezzatissimo resoconto umoristico di un bizzarro viaggio fluviale sul Tamigi è molto lontano da La storia di Anthony John, che Jerome pubblicò nel 1923, quattro anni prima della sua scomparsa, rimasto inedito in Italia e ora proposto a cura di Armando Rotondi (Edizioni della Sera, pp 226, euro 16,50). Messi da parte i temi che avevano fatto il suo successo, Jerome si dedica all’analisi delle dinamiche di classe, proponendo una sintesi della vita del protagonista e dei forti contrasti nell’Inghilterra della seconda rivoluzione industriale. Come nota Rotondi in un ampio saggio introduttivo, Jerome ci accompagna lungo il percorso di Anthony e si sofferma sui momenti salienti che caratterizzano la sua esistenza - il matrimonio con la figlia di un baronetto locale e la carriera fino a diventare un importante imprenditore - portando così la narrazione su due livelli, romanzo intimo e romanzo sociale. Anthony è un personaggio positivo, una di quelle persone che vivono con fiducia la religione, ma la sua è una fede basata sull’amore, lontana dai dogmi delle Chiese. Queste sono anzi viste con sospetto da Anthony che le considera quasi peccaminose. La Millsborough che fa da sfondo al libro assomiglia alla Coketown narrata da Charles Dikens in Tempi difficili, o alla Manchester lercia di cui si occupò Engels per dar conto della rapacità del capitalismo a beneficio dell’amico Marx. Anthony però, non è un predatore senza scrupoli. Al contrario, la fede che lo anima lo spinge a sostenere e promuovere possibili riforme, ad attenuare i contrasti. Con risultati non troppo eclatanti, visto che sono in pochi capitan d’industria disponibili a seguirlo. Anche se il suo pionieristico tentativo di mutare lo stato delle cose cambia Millsborough per sempre. Composto seguendo lo schema classico di romanzo di formazione che aveva caratterizzato la grande stagione della letteratura inglese nel corso dell’intero Ottocento, LA STORIA DI Anthony John è segnato in maniera profonda dalla religiosità dell’ultimo Jerome e si colloca tra i romanzi della rivoluzione industriale che, a partire da Dickens, permeano la cultura del Regno Unito durante l’intero periodo vittoriano. Gli elementi di socialismo senza dubbio presenti segnalano un inconsapevole legame con Edmondo De Amis, mettendo in luce sotterranee corrispondenze tra diverse sensibilità in un’Europa in una fase di profondi mutamenti che videro Jerome battersi sino alla fine per un’utopia destinata a restare un generoso sogno.
Roberto Bertinetti – Cultura – Venerdì di La Repubblica – 23 novembre 2018 -

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