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martedì 20 febbraio 2018

Lo Sapevate Che: Il vaiolo fati-da-te: virus ricostruito con pezzi presi online...

Sono passati quasi quarant’anni da quando il virus del vaiolo è stato eradicato, ma uno studio pubblicato sulla rivista Plos One da un virologo dell’Università di Alberta, David Evans, rischia di riportare pericolosamente indietro l’orologio. La ricerca mostra come sintetizzare un virus molto simile, quello del vaiolo equino, a partire da pezzi di Dna del virus ordinati su internet. Abbiamo chiesto al virologo il motivo di una simile ricerca. “Indizi storici, negli scritti di Jenner, e genetici – un’analisi del Dna del più antico ceppo virale usato per il vaccino del vaiolo pubblicata nell’ottobte 2017 su Science – suggeriscono che Jenner abbia sviluppato il suo vaccino dai cavalli e non dalle mucche” spiega Evans. “Così abbiamo voluto sintetizzare il virus del vaiolo equino per vedere se potesse offrire un’alternativa ai vaccini per il vaiolo umano. Uno scopo secondario era trovare un modo migliore per costruire nuovi virus da usare per altri vaccini e come antitumorali”. Una spiegazione che non convince molti: “È vero che oggi probabilmente non useremmo più il Vaccinia virus – che ha eradicato il vaiolo – per sviluppare un nuovo vaccino e ne cercheremmo uno con meno effetti collaterali. Ma c’è già un’alternativa valida, il Vaccinia virus modificato Ankara, ed esistono grandi riserve di Vaccinia virus originale da impiegare in caso di attacco bioterroristico osserva Stephan Becker, virologo dell’Università di Marburgo. “Il problema è che ora si potrebbe usare il procedimento descritto da Evans per sintetizzare il virus del vaiolo umano. Ho l’impressione che gli autori dello studio, che pure sono affermati virologi, non abbiano valutato bene i rischi”. Oltretutto i benefici sono dubbi. “Non ci sono prove che un vaccino costruito con il virus del vaiolo equino sarebbe più efficace di quelli già esistenti. E poi nessun governo ha chiesto lo sviluppo di nuovi vaccini per il vaiolo” dice Thomas Inglesby della Johns Hopkins University di Baltimora. “Oggi la maggior parte delle persone non sono più vaccinate contro questa minaccia, quindi c’è molta poca immunità: condurre questa ricerca è stato un errore”. Evans ha anche dichiarato di aver voluto dimostrare che ricostruire il virus è possibile. “Nessuno ha mai sostenuto il contrario” obietta Inglesby. “E imbarcarsi in una ricerca che crea nuovi rischi, molto alti, solo per far vedere che questi rischi sono reali, è un azzardo”. “Capisco le obiezioni”, replica Evans. “Tuttavia sia gli Stati Uniti che la Russia insistono che le loro riserve del virus del vaiolo non dovrebbero essere distrutte, perché, dicono, servono a studiare vaccini. Ma se nuovi vaccini non servono più, perché li stanno studiando?”.

Giuliano Aluffi – Scienze – Il Venerdì di La Repubblica – 18 – febbraio 2018 - 

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