domenica 25 febbraio 2018

Lo Sapevate Che: I Giovani eroi di se stessi...


Ho sedici anni e frequento la quarta liceo classico. La mia domanda è: perché ispirarci a qualcun altro, perché mettere sul piedestallo vincitori che non siamo noi e consegnare medaglie a chi non ha la nostra stessa storia? Credo profondamente che tutti noi siamo artefici vittoriosi delle azioni che legano gli snodi principali della nostra vita. Noi siamo gli eroi del nostro mondo interiore, gli idoli dei nostri desideri e dei nostri sogni. Non abbiamo bisogno di canoni a cui ispirarci, perché il modello siamo noi come progetto finale. Collezioniamo sentimenti, vittorie talvolta sconfitte, dolori; riempiamo le nostre bacheche di obiettivi, credendo che un giorno potranno trasformarsi in trofei. Ma i nostri idoli siamo già noi. Toccando le nostre corde, riusciamo a intrecciare insieme le persone che vogliamo diventare. E proprio per questo, mai potremmo diventare qualcun altro. Noi vogliamo rimanere ciò che siamo. Quante volte abbiamo combattuto per un sì in più e quante altre abbiamo dato inizio a guerre per le troppe restrizioni? Quante volte abbiamo costruito fortini e torri al solo scopo di preservare la nostra porzione di libertà? Ogni giorno le sfide cambiano, ma non ci sono il grande Superman o le lunghe tele di ragno di Spiderman a semplificarci le battaglie. Noi non finiremo sui giornali, probabilmente non ci premieranno e non andremo in televisione, otterremo però le nostre vittorie, saliremo sul podio e sulla parete appenderemo la nostra foto. L’eroe, il vero eroe, è il nostro io interiore, e fondamentale è saperlo gestire, mostrandogli come lavorare e volendogli bene. Non c’è infatti vittoria migliore di quella interiore, non esiste eroe più unico di noi. 
Camilla de Meis camill8lina01@gmail.com

C’è un eroismo che non è fatto di gesti, di imprese audaci, di vittorie. È un eroismo più nascosto, più segreto, più perseverante. È quello dei giovani che cercano se stessi, che tentano di capire chi sono: E lo fanno scrutando i loro sogni senza lasciarli dileguare come nuvole in cielo, inseguendo i loro desideri senza risparmiarsi un bagno di realtà, in modo che l’oggetto del desiderio diventi praticabile e si traduca in un obiettivo che può essere raggiunto. È un lavoro costante, alieno dal clamore, ma anche appassionante, perché si tratta di lavorare per sé senza lasciarsi deprimere dalle sconfitte, perché si è consapevoli di potersi riprendere senza lasciarsi esaltare dai successi che si riconoscono come tappe di un ulteriore succedere. E quel che succede è l’accadere della vita, della propria vita, che si snoda ogni giorno come una sorpresa, dove nulla è scontato e dove nulla si ripete, perché qualcosa di nuovo che luccica, e, se il nostro sguardo non è offuscato, quel luccichio attrae, incuriosisce, trascina e, come una briciola di novità, si inanella con quanto già conosciamo della nostra personalità, sempre incline a lasciarsi sedurre dal cambiamento, perché sa che una vita immobile e solidificata è già una costellazione della morte. Di questo sono capaci giovani che non hanno rifiutato se stesso e il mondo in cui sono capitati a vivere, che non si sono abbandonati alla rassegnazione e neppure si sono fatti sommergere dalla noia, che si sono difesi dal rumore del mondo che allontana da sé per inseguire modelli che non appartengono alla propria natura, figure eroiche che sono tali solo nella finzione. Di questo sono capaci i giovani sospinti nel loro cammino dalla forza della giovinezza che ancora non ha rinunciato alla purezza degli ideali, non per ingenuità, ma perché la passione non si è ancora spenta, e ancora guarda ai sogni della propria esistenza che, dopo un confronto con la realtà, sono divenuti obiettivi che attendono di essere riconosciuti dal mondo adulto, spesso troppo distratto nella considerazione del mondo giovanile e nell’individuazione dei valori che quel mondo proclamato, difende e, se non gli si spezzano le ali, è in grado di realizzare. A chi chiedeva all’oracolo di Delfi quale fosse la via da percorrere per raggiungere la felicità, l’oracolo rispondeva: “Conosci te stesso” e dopo che hai conosciuto il “demone” che anima la tua vita e accende la tua passione, se hai la capacità di non oltrepassare la tua misura, raggiungerai l’eudaimonia, la buona realizzazione del duo demone, in cui per i Greci consiste la felicità. Dopo aver conosciuto l’espansività tipica della giovinezza che osa anche la temerarietà e detesta la ripetizione, sospinti dalla passione che, come diceva Stendhal: non è cieca, ma visionaria”, luce degli ideali. Dopo aver varcato tanti confini sospinti dalla voglia di scoprire, i giovani che si fanno eroi di se stessi giungono a quella rivelazione di sé a sé a cui si perviene, come scrive Yeats: “scrutando dentro il proprio cuore, perché è lì che sta crescendo l’albero sacro”.
umbertogalimberti@repubblica.it – Opinioni – Donna di La Repubblica -27 gennaio 2018 -

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