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lunedì 16 dicembre 2019

Lo Sapevate Che: Il Boston tea party 245 anni fa


Il Boston Tea Party fu un atto di protesta dei coloni americani, verificatosi giovedì 16 dicembre 1773, nel porto di Boston, in risposta al continuo innalzamento delle tasse, promosse dal governo britannico. Un gruppo di giovani americani, appartenenti al gruppo patriottico Sons of Liberty, si travestì da indiani Mohawk e si imbarcò a bordo delle navi inglesi ancorate nel porto di Boston. Una volta a bordo furono gettate in mare le casse di tè trasportate dalle navi.

La situazione antecedente
Le leggi sulla tassazione delle colonie tra il 1765 ed il 1767 accrebbero l'astio dei coloni verso il parlamento britannico relativamente ad una disparità tra le tasse pagate e la rappresentanza a Westminster. La protesta crebbe ed uno dei principali rappresentanti, John Hancock, con lo slogan "no taxation without representation" (niente tasse senza rappresentanti in parlamento) organizzò un sistema per boicottare il tè proveniente dalla Cina e venduto dalla Compagnia Britannica delle Indie Orientali. Le vendite di quest'ultima nelle tredici colonie calarono da 320 000 a 520 sterline. La Compagnia delle Indie iniziò ad accumulare debiti nonché merce nei magazzini e senza avere all'orizzonte prospettive di miglioramenti anche perché i contrabbandieri, come il precedentemente citato Hancock, acquistavano tè dai Paesi Bassi senza pagare tasse d'importazione.
Il governo britannico fece passare allora il "Tea Act" che permise alla Compagnia delle Indie di vendere tè alle colonie senza l'obbligo di pagare tasse o dazi di alcun tipo al Regno Unito. Ciò permise alla compagnia di vendere il tè a metà del prezzo precedente e anche più economicamente di quello venduto in Inghilterra permettendole di contrastare anche le offerte dei mercanti e dei contrabbandieri delle colonie.
Questo non fu il primo colpo subito dalle colonie ad opera del governo della madrepatria. Nel 1764 vennero tassati zucchero, caffè e vino con lo "Sugar Act", nel 1765 qualsiasi materiale stampato con lo "Stamp Act" e nel 1767 il vetro la carta e la pittura con il "Townshend Acts". Il "Tea Act" del 1773 fu dunque la goccia che fece traboccare il vaso. Il risentimento per il trattamento di favore ricevuto dalla Compagnia delle Indie, la quale annoverava esponenti della lobby che esercitavano una grande influenza sul parlamento inglese, si fece subito sentire tra i coloni e specialmente tra i contrabbandieri benestanti. Vi furono alcune rivolte tra le quali quelle di New York e Filadelfia, ma quella che fu destinata a lasciare un segno nella storia fu quella di Boston.
La rimozione della tassa sul tè fu interpretata dagli abitanti delle colonie come un altro tentativo da parte del parlamento britannico di schiacciare la libertà americana. Samuel Adams, insieme ai contrabbandieri che avevano tratto profitto dal commercio del tè, intimò a tutti gli agenti ed ai consegnatari della Compagnia delle Indie Orientali di abbandonare il luogo terrorizzando chi avesse opposto un rifiuto con degli attacchi diretti ai magazzini ed alle residenze.
Il primo vascello ad arrivare carico di tè fu il Dartmouth nel tardo novembre del 1773. I Sons of Liberty (Figli della Libertà) comandati da Adams iniziarono ad organizzare degli incontri per decidere le iniziative da prendere. Migliaia di persone presenziarono a questi incontri provenendo anche dalle zone circostanti. La folla sfidò la Compagnia, il parlamento inglese ed anche il governatore Thomas Hutchinson che si stava impegnando per permettere lo scarico della merce. L'incontro che si tenne il 16 dicembre alla Boston's Old South Meeting House fu il più grande visto sino ad allora, contando 8 000 partecipanti secondo la stima dell'epoca.
Il proprietario della Dartmouth ed il capitano Rotch convennero che il carico avrebbe dovuto essere riportato in Inghilterra e così decisero anche gli altri due vascelli presenti al porto, l'Eleanor ed il Beaver. Il governatore Hutchinson però decise di bloccare il porto e di vietare alle suddette navi di salpare senza aver scaricato il tè. Il 16 dicembre 1773, la notte prima della data prevista per lo scarico, il capitano Rotch si appellò al governatore per ottenere il permesso di lasciare il porto di Boston ed in seguito si presentò la sera stessa alla riunione di protesta per comunicarle il mancato assenso. Dopo aver appreso il rifiuto di Hutchinson e dopo varie ore di dibattito Samuel Adams si rivolse alla folla con le seguenti parole:
«Questa riunione non può più fare nulla per salvare il paese»
(Samuel Adams)
Sons of Liberty repentinamente si travestirono da indiani Mohawk[3] ed armati di asce e mazze si diressero verso Griffin's Wharf, il punto dove erano ancorate le navi. Il gruppo si divise in tre parti dirette da altrettanti comandanti e pronte ad imbarcarsi contemporaneamente. Una volta a bordo prontamente le ceste di tè vennero portate dalle stive sui ponti e successivamente il contenuto venne gettato in mare. In quella sera galleggiarono sulle acque del porto circa 45 tonnellate di tè, provenienti da 342 ceste, per un valore stimato dell'epoca di 10 000 dollari. Temendo una eventuale correlazione con il reato di alto tradimento i patrioti tentarono di eliminare ogni traccia possibile. Le scarpe vennero buttate in mare, i ponti delle navi vennero spazzati e venne fatto verificare ad ogni primo ufficiale che solo il tè venisse danneggiato.
Il tè stagnò nelle acque del porto per settimane. Vi furono dei tentativi da parte dei cittadini per recuperarlo ma prontamente vennero spedite delle barche che si occuparono di rendere il tè inutilizzabile battendolo con i remi.
Un altro vascello della Compagnia delle Indie avrebbe dovuto giungere a Griffin's Wharf ma non vi arrivò mai in quanto si arenò sulla spiaggia di Provincetown. La particolarità sta nel fatto che 54 ceste di tè vennero recuperate e giunsero puntualmente nelle teiere degli abitanti di Boston. (..)

Reazioni
Benjamin Franklin riconobbe che per riaprire il porto il tè distrutto andava ripagato. Lord North ricevette la visita di alcuni mercanti di New York che si offrirono di estinguere il debito ma le offerte vennero rifiutate[8]. Molti coloni, anche non di Boston, si impegnarono ad astenersi dal bere tè per protesta, passando a caffè,[9][10] tisane e Balsamic hyperion (tratto da foglie di lampone). Questa protesta non durò a lungo, ma nell'autunno 1774 da Filadelfia le colonie decisero il boicottaggio sistematico di tutte le merci inglesi come pressione per ottenere l'autogoverno.
Alcuni coloni in seguito vennero ispirati dal "tea party" a sviluppare atti di protesta, provando così che la notte del 16 dicembre 1773 fu uno dei principali catalizzatori che condussero alla guerra di indipendenza americana. Inoltre l'evento permise di raccogliere numerosi appoggi per i rivoluzionari delle tredici colonie che in seguito avrebbero avuto la meglio nella loro lotta per l'indipendenza.
Nel febbraio 1775 il Parlamento britannico votò la cosiddetta "soluzione conciliante" (conciliatory resolution) che prevedeva l'abolizione delle tasse per tutte le colonie che avessero contribuito in maniera soddisfacente alla difesa del regno ed avessero mantenuto gli ufficiali dell'impero. Ma ormai era tardi: quella primavera iniziò la guerra di indipendenza americana. Il famigerato Tea Act fu abrogato solo con la legge sulla tassazione delle colonie del 1778. La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti era già stata approvata da due anni.

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