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lunedì 30 dicembre 2019

Lo Sapevate Che: Biografia e scoperte di Rita Levi Montalcini, scienziata italiana che scoprì, negli anni '50, il fattore di crescita nervoso che le valse il premio Nobel nel 1986


Rita Levi Montalcini: Torino, 22 aprile 1909 - Roma, 30 dicembre 2012
Neurologa, Senatrice a vita e premio Nobel per la Medicina nel 1986

"Ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente"

Rita Levi Montalcini nacque a Torino il 22 aprile 1909, da Adamo Levi, ingegnere elettrico e matematico, e Adele Montalcini, pittrice. La famiglia, che comprendeva anche Paola (sorella gemella di Rita), Gino ed Anna (questi ultimi più grandi di Rita di 7 e 9 anni rispettivamente) era ebrea e pertanto, come vedremo, il contesto storico rese particolarmente duro il percorso di studi e di vita della scienziata italiana.  
Considerando la mentalità comune di quegli anni, che portava a considerare la carriera professionale per le donne un ostacolo al loro più naturale ruolo di mogli e madri, Rita Levi Montalcini fu iscritta dal padre alla Scuola Superiore Femminile Margherita di Savoia di Torino. Successivamente, forte della sua autonomia di pensiero, Rita riuscì in qualche modo a ribellarsi all’autorità paterna e a un destino “preconfezionato” e tradizionale e si iscrisse all’Università, alla facoltà di Medicina di Torino
La formazione, il rigore scientifico e l’approccio alle problematiche del settore di Rita Levi Montalcini si consolidarono in quegli anni grazie alla guida dell’istologo Giuseppe Levi (1872 -1965), con cui si laureò nel 1936, e al confronto con personalità scientifiche quali il microbiologo Salvatore Edoardo Luria (1912-1991) e il virologo Renato Dulbecco (1914-2012), entrambi futuri premi Nobel.   
Dopo la laurea Rita Levi Montalcini fu ammessa al corso di specializzazione triennale in neurologia e psichiatria, per quanto non avesse ancora la certezza di dedicarsi alla pratica medica o alla ricerca nel campo.   

 A causa delle leggi razziali, approvate in Italia nel 1938, Rita Levi Montalcini fu costretta a lasciare l’università di Torino e a trasferirsi a Bruxelles, in Belgio, presso il laboratorio del DrLaruelle dell’Istituto neurologico, e vi rimase per tutto il 1939. Tornò a Torino qualche settimana prima dell’invasione tedesca del Belgio e lavorò in laboratori di fortuna allestiti, con l’aiuto di Giuseppe Levi e ispirata dall’esperienza simile dell’istologo spagnolo Santiago Ramòn y Cajal, presso la sua abitazione in Corso Re Umberto a Torino e, successivamente, in una casa di campagna vicino Asti.       

Il lavoro svolto da Rita Levi Montalcini tra il 1940 e il 1941 nel suo piccolo laboratorio domestico fu ispirato da un articolo pubblicato dall’embriologo Viktor Hamburger (1900–2001) e relativo alle conseguenze dell’asportazione, in embrioni di pollo di tre giorni, dell’abbozzo di uno dei due arti inferiori.   
Lo scopo delle ricerche di Rita Levi Montalcini era quello di individuare il ruolo dei tessuti periferici nello sviluppo dei centri nervosi deputati alla loro innervazione. L’osservazione principale fu che, quando privato dell’arto, il nervo formava a livello dell’amputazione un vero e proprio “gomitolo di fibre o neuroma”.  (..)

Nel 1943 Rita Levi Montalcini evitò la deportazione rifugiandosi a Firenze con la madre e le sorelle. Vi rimasero nascoste fino allaliberazione della città da parte degli inglesi e dei partigiani nel settembre 1944. A Firenze, Rita Levi Montalcini lavorò come medico presso una caserma che fungeva da accampamento per gli sfollati (aveva ottenuto dal Comune il distintivo della Croce Rossa e il permesso di circolare anche durante il coprifuoco).  

Riuscì a tornare a Torino dopo il 25 aprile 1945 e il Prof. Levi le offrì un posto di assistente. L’esperienza a Firenze l’aveva colpita duramente minandone l’entusiasmo che la accompagnava negli esperimenti di neuroembriologia. L’entusiasmo tornò grazie ad una lettera di Viktor Hamburger, che la invitava per un semestre nel suo laboratorio alla Washington University di Saint Louis. Rita Levi Montalcini partì per l’America nel 1947 e vi resterà per circa trent’anni, durante i quali potette lavorare alle ricerche in neurobiologia iniziate a Torino.

In particolare, gli esperimenti condotti da Rita Levi Montalcini in questo periodo furono ispirati da un lavoro pubblicato da Elmer Bueker nel 1948. Lo studioso aveva trapiantato frammenti di un tumore maligno di topo (S180) in embrioni di pollo al terzo giorno di incubazione, alla base dell’abbozzo di uno degli arti. Dopo qualche giorno, il frammento di tumore risultava innervato da fibre che provenivano da cellule adiacenti al trapianto
 Rita Levi Montalcini replicò tali esperimenti e nel saggio Cronologia di una scoperta lei stessa spiegava: “All’esame istologico degli embrioni portatori di questi innesti di natura neoplastica, contemplai attraverso gli oculari del mio microscopio uno spettacolo che mi apparve subito di eccezionale interesse. Tra le cellule tumorali […] si intrecciavano in ogni direzione fasci di fibre nervose che spiccavano per la loro colorazion
La studiosa notava che tali cellule erano numerosissime e caratterizzate da una ramificazione anomala e da una distribuzione atipica tra le cellule neoplastiche (tumorali). Sulla base di questi risultati, Rita Levi Montalcini formulò l’ipotesi secondo cui i tessuti neoplastici (cioè tumorali) rilasciano un fattore responsabile dell’effetto osservato. Questa ipotesi sarà confermata negli anni da tutti gli studi successivi. 
L’ipotesi formulata da Rita Levi Montalcini fu ancora più grandiosa se consideriamo il periodo a cui risale. Negli anni 50 del Novecento infatti l’ipotesi secondo cui una molecola fosse in grado di diffondere da un tessuto andando ad influenzare processi specifici a livello dei nervi, richiedeva un notevole sforzo di immaginazione. In quegli anni non era ancora concepito il meccanismo d’azione in base al quale diverse linee cellulari normali producono e liberano fattori di crescita specifici che a loro volta sono captati da altre cellule in modo selettivo.  

Quando Rita tornò a St. Louis nel 1953, al gruppo del professor Hamburger si era aggiunto il biochimico Stanley Cohen. Iniziò tra i due una splendida e fruttuosa collaborazione di sei anni che portò all’individuazione del fattore rilasciato dal tumore (di natura proteica) e in grado di stimolare la crescita delle fibre nervose. Nel 1954 fu denominato Nerve Growth Factor (NGF)(..)
Stanley Cohen isolò dunque il fattore NGF dal veleno di serpente, dove era molto più abbondante (circa 1000 volte di più) che nell’estratto dei due tipi di tumore di topo. L’NGF è inoltre presente in grandissime quantità nelle ghiandole salivari sottomascellari di topo maschio adulto ed è da queste che, dal 1958, viene estratto e purificato l’NGF per lo studio delle sue attività biologiche. 
Con tecniche immunologiche classiche, nel 1959 fu prodotto un antisiero specifico in grado di inibire l’effetto del NGF. Tutto ciò aiutò a individuarne il ruolo chiave: prodotto nei tessuti e negli organi periferici l’NGF viene trasportato per via retrograda fino ai neuroni innervanti che vanno incontro a morte qualora questo trasporto sia impedito. Ad oggi l’NGF è considerato una neurochina in grado di agire sul sistema nervoso, endocrino e immunitario. La struttura proteica dell’NGF fu individuata nel 1971 da altri studiosi. 
Considerando che l’NGF non si ritrova in organismi semplici (es. moscerino della frutta o drosophila), si è dedotto che esso è coinvolto in attività di ordine superiore rispetto a quello che è lo sviluppo dei circuiti neuronali.  
Come evidenziato dalla stessa Rita Levi Montalcini ci sono stati degli studi che hanno dimostrato che le funzioni cognitive in topi con sintomi neurodegenerativi, miglioravano in seguito ad inalazione di NGF attraverso uno spray. Il fatto di poter far arrivare l’NGF al cervello dall’esterno in modo non invasivo o traumatico rappresenta sicuramente un fattore importante per possibili sviluppi terapeutici.
Rita Levi Montalcini è stata membro delle più prestigiose accademie scientifiche nazionali e internazionali, quali l’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Accademia Pontificia delle Scienze, l’Accademia delle Scienze, la National Academy of Science e la Royal Society. Inoltre fu presidente onorario dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla e, dal 1993 al 1998, presiedette l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. 

Dal 1999 fu Ambasciatrice di Buona Volontà della FAO e nel 2001 fu nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2005 fondò a Roma l’Istituto Europeo di Ricerche sul Cervello, l’EBRI (European Brain Research Institute), con la finalità di svolgere attività di ricerca nel campo delle neuroscienze
Nel breve saggio L'asso nella manica a brandelli, Rita Levi Montalcini affrontava il tema della vecchiaia, che nei versi di una poesia di Yeats viene raffigurata come un “abito a brandelli”. La scienziata affermava che “nel gioco della vita, la carta di maggior valore è rappresentata dalla capacità di avvalersi, in tutte le fasi e in particolare nella fase senile, delle attività mentali e psichiche in proprio possesso. Il cervello può mantenere le proprie funzioni anche in tarda età, grazie alla capacità delle cellule cerebrali residue di compensare la diminuzione numerica con un aumento delle ramificazioni e l’utilizzo di circuiti neuronali alternativi".     
La scienziata italiana Rita Levi Montalcini ha rappresentato un esempio straordinario anche in tal senso. Impegnata fino alla fine sia a livello scientifico che sociale, si è spenta all’età di 103 anni, il 30 dicembre 2012, nella sua abitazione romana di viale di Villa Massimo.  

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