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mercoledì 9 febbraio 2022

Lo Sapevate Che: Fondato il quotidiano La Stampa: Due edizioni, mattutina e pomeridiana; foliazione ridotta (max 4 pagine); prezzo 5 centesimi di lire. Il 9 febbraio del 1867 si presentò così, nelle edicole di Torino, la Gazzetta Piemontese, lanciata al motto di «Frangar non flectar» ("Mi spezzerò ma non mi piegherò").

 

La Stampa è un quotidiano italiano, con sede a Torino. È il quarto quotidiano italiano per diffusione. Fu fondata con la testata Gazzetta Piemontese; assunse il nome attuale nel 1895.

 

Dalla fondazione a Frassati

La Stampa fu fondata a Torino il 9 febbraio 1867 con il nome di Gazzetta Piemontese dal giornalista e scrittore Vittorio Bersezio e dal politico Casimiro Favale. Il motto del giornale era «Frangar non flectar» ("Mi spezzerò non mi piegherò") e il prezzo era di 5 centesimi di lire. Nei primi anni di vita il giornale uscì dalla tipografia di Favale, in via Dora Grossa, ebbe una tiratura di 7-8000 copie e due edizioni giornaliere, mattutina e pomeridiana. Nel 1880 la «Gazzetta Piemontese» fu acquistata dal deputato liberale Luigi Roux, che ne assunse anche la direzione. Tra i collaboratori del giornale spiccano i nomi dei deputati Silvio Spaventa e Ruggiero Bonghi.

Nel 1894 divenne comproprietario l'imprenditore e giornalista Alfredo Frassati[8], che affiancò Roux nella direzione. Da condirettore decise di rilanciare il giornale. La testata fu modificata in La Stampa Gazzetta piemontese, mentre motto e prezzo restarono immutati. Il quotidiano apparve con la nuova testata il 1º gennaio 1895; il vecchio nome, pur retrocesso a sottotitolo, era più evidente del nuovo. Le proporzioni vennero invertite dal 30 marzo 1895. Frassati trasferì poi la sede in un palazzo di piazza Solferino. Introdusse anche nuove tecnologie: arrivò la linotype, una delle prime in Italia (le linotype raggiungeranno il numero di trentasette).

In pochi anni la tiratura de La Stampa salì a 50 000 copie. Nel 1900 Roux cedette la proprietà della testata[9]: due terzi a Frassati e un terzo al finanziere E. Pollone. Frassati assunse così la carica di direttore e poté scegliere in autonomia la linea editoriale. Impresse una linea politica di sostegno a Giovanni Giolitti, di cui divenne uno dei maggiori sostenitori. Chiamò brillanti intellettuali come Luigi EinaudiFrancesco Saverio Nitti e Gaetano Mosca. Dette vita a un supplemento illustrato sportivo (La Stampa Sportiva, 19 gennaio 1902) e ad una rivista dedicata al mondo femminile (La Donna, 27 dicembre 1904)[10]. Il 12 agosto 1908 sparì il sottotitolo «Gazzetta piemontese» e rimase solo in evidenza La Stampa come unico titolo del quotidiano. La tiratura salì costantemente fino a sfiorare le 100 000 copie nel 1910, facendo della Stampa il primo quotidiano di Torino davanti alla Gazzetta del Popolo e il secondo del Nord[11]. In occasione dell'entrata dell'Italia nella Prima guerra mondiale sostenne la posizione neutralista, in sintonia con il governo dell'epoca.

La Gazzetta Letteraria

Nel 1877 Vittorio Bersezio fondò un periodico che, a buon diritto, può essere considerato il primo settimanale culturale italiano legato a un quotidiano: la Gazzetta Letteraria. Supplemento festivo della Gazzetta Piemontese (infatti per il primo anno prese il nome di «Gazzetta Piemontese Letteraria»), fu diretta dallo stesso Bersezio fino al 1880, poi da Giuseppe Depanis, da Domenico Lanza e infine da Luigi Filippo Bolaffio (1894-1902). Pubblicò recensioni e si prefisse di tenere informati i lettori sulle più importanti novità letterarie, segnalandole tempestivamente. Fu chiusa da Alfredo Frassati nel 1902[12].

L'ingresso degli Agnelli

Il 1º dicembre 1920 il gruppo finanziario-industriale Agnelli-Gualino acquistò la quota di Pollone insieme al diritto di prelazione sulle quote di Frassati. Dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti (11 giugno 1924) il quotidiano si schierò su posizioni anti-mussoliniane. Per aver preso questa posizione, Frassati dovette cedere la proprietà del giornale a un gruppo gradito al capo del governo. Il 29 settembre 1925 il giornale venne sospeso (fu un avvertimento del regime). Quando tornò in edicola il 3 novembre, Frassati ebbe i giorni contati: rassegnò le dimissioni il 9 novembre 1925. Nel suo ultimo anno alla guida del quotidiano, La Stampa si era assestata su una tiratura di 176 000 copie[11]. Nel 1926 la FIAT (ovvero la famiglia Agnelli) ne rilevò la proprietà con l'avallo delle autorità fasciste. Il nuovo direttore, Andrea Torre, allineò il giornale sulle direttive del regime, ma il quotidiano perse copie, a favore del diretto concorrente Gazzetta del Popolo, che lo superò diventando il primo quotidiano torinese.

Il 31 dicembre 1930 uscì il primo numero de La Stampa della Sera (dal gennaio 1937 Stampa Sera), edizione pomeridiana e del lunedì del quotidiano torinese (giorno in cui tradizionalmente La Stampa non veniva pubblicata). Caporedattore era lo scrittore senese Mino Maccari. Nel 1934 la sede del quotidiano fu trasferita in un grande palazzo che s'affacciava su via Roma con ingresso dalla Galleria San Federico. Con la direzione di Alfredo Signoretti le vendite de La Stampa cominciarono ad aumentare, dopo le sensibili riduzioni della tiratura verificatesi all'inizio del decennio. Nel febbraio 1943 La Stampa era stabilmente il secondo quotidiano italiano con 550 000 copie di tiratura media (posizione che manterrà fino al 1986).
Dopo l'8 settembre e la conseguente invasione nazista della penisola, La Stampa, come gli altri giornali del Nord Italia, dovette allinearsi alle direttive del governo filo-tedesco. Dopo la 
Liberazione (3 maggio 1945) il Comitato di liberazione nazionale (CLN) ottenne la sospensione del quotidiano torinese per connivenza con la Repubblica Sociale Italiana.

Grazie all'appoggio degli Alleati, il quotidiano ritornò nelle edicole il 18 luglio 1945 sotto la direzione di Filippo Burzio (che l'aveva già diretta dal 10 agosto all'8 settembre 1943). Tre giorni dopo Alfredo Frassati dovette cambiare la testata in La Nuova Stampa.
Il 15 luglio, infatti, il militare aveva chiuso il Corriere del Piemonte, un foglio cittadino nato dopo la Liberazione con l'appoggio del Psychological Warfare Branch. La decisione era stata presa senza trattare con il CLN del 
Piemonte.
Il CLN protestò per non essere stato consultato; una dimostrazione di 
piazza, davanti alla sede del Corriere, provocò alcuni incidenti. Il governatore reagì ordinando la sospensione di tutti i quotidiani torinesi.
Il 21 luglio Frassati fece uscire il quotidiano con la testata modificata in La Nuova Stampa per evitare il sequestro da parte del governatore alleato di Torino.

Dal 1º gennaio 1946 il quotidiano ritornò di proprietà degli Agnelli.

Dal 1948 al 1990

Il periodo 1948-1968 fu dominato dalla figura di Giulio De Benedetti, carismatico direttore. Vittorio Valletta, presidente e amministratore delegato della Fiat, gli pose due obiettivi: conquistare gli operai delle fabbriche della società, in grande maggioranza lettori de l'Unità, e recuperare i lettori passati alla concorrente Gazzetta del Popolo. Non avendo un grande budget a disposizione De Benedetti inventò un giornale-mosaico: oltre alle notizie fornite della redazione, prese in affitto i corrispondenti esteri dei quotidiani romani, scelse anche singoli pezzi già pubblicati da inserire nella sua Terza pagina, e inventò la fortunata rubrica di dialogo con i lettori «Specchio dei tempi» (apparsa per la prima volta il 17 dicembre 1955), che esiste tuttora.

Riuscì così ad offrire un prodotto di qualità e a mantenere al contempo l'indipendenza del giornale. La Stampa ritornò ad essere il primo quotidiano a Torino e tra i primi in Italia. Era l'unico quotidiano importante alternativo al duopolio DC-sinistra, che dominava la scena italianaIn questo periodo, fino agli anni ottantaLa Stampa usciva anche in edizione pomeridiana come Stampa Sera. Il lunedì usciva un'unica edizione, la mattina, con la testata Stampa Sera. Alla metà degli anni sessantaLa Stampa vendeva in media 375 000 copie, alle quali si aggiungevano le 175 000 di Stampa Sera.

Nel 1968 la sede de La Stampa fu trasferita in via Marenco 32, in un edificio lamellare in vetro, realizzato dall'Impresa Carpegna e Sabbadini su progetto Fiat, Divisione Costruzione e Impianti. Rimarrà la sede del quotidiano fino al 2012. Nella vecchia sede in via Roma il giornale mantenne la proprietà delle stanze al piano terreno del palazzo, che destinò a sale di rappresentanza per il pubblico. La tradizione di un giornalismo tutto fatti, non ideologico e pragmatico proseguì con il successore di De Benedetti, Alberto Ronchey (1968-73), giornalista e sociologoGianni Agnelli, successore di Valletta alla Fiat, volle un giornale che oltrepassasse i confini del Nord-ovest per diventare finalmente una testata nazionale. Per sprovincializzare La Stampa, Ronchey puntò sugli esteri e sulle notizie di economia. Con collaboratori come Carlo CasalegnoAlessandro Galante GarroneLuigi Firpo e Norberto Bobbio riuscì a consolidare la propria presenza sul piano nazionale. Senza trascurare la cronaca: Ronchey, infatti, raggiunse la punta massima di vendite pubblicando in prima pagina la vicenda di una bambina rapita e uccisa ad Alba[17]. Alla cultura Ronchey chiamò come consulente lo scrittore Guido Piovene. Poco dopo vennero Giovanni Arpino e Guido Ceronetti.

Dopo cinque anni alla direzione, Ronchey ritornò all'attività di inviato internazionale e sociologo di primo piano nel 1973. Fu l'anno in cui il Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano, cambiò linea politica schierandosi a sinistraLa Stampa ebbe l'occasione di diventare il punto di riferimento dei moderati. Al quotidiano torinese arrivò Arrigo Levi. Nel 1974 Levi schierò il quotidiano sul No al referendum abrogativo del divorzio (quindi per il mantenimento della legge sul divorzio). Il 1º novembre 1975 nacque il supplemento letterario Tuttolibri. A metà del decennio la tiratura aveva superato il muro delle 500 000 copie giornaliere, con una foliazione di 28 pagine. Nonostante l'aumento dei costi di produzione dei giornali[18], alla metà degli anni settanta il quotidiano torinese manteneva con 445 307 copie di tiratura la seconda posizione tra i quotidiani italiani d'informazione, secondo solo al Corriere. Con una peculiarità: La Stampa era conosciuta in tutta Italia e all'estero, ma continuava ad avere lettori prevalentemente locali: 1/5 delle copie erano vendute a Torino città e nel suo hinterland.

Il 16 novembre 1977 il vicedirettore Carlo Casalegno fu vittima di un agguato terrorista: colpito con quattro colpi al volto, morì il 29 novembre, dopo tredici giorni di agonia. Fu la prima volta che le Brigate Rosse uccisero volutamente un giornalista. In un giorno del 1978 La Stampa incappò in un incidente diplomatico. Fruttero e Lucentini avevano scritto un elzeviro satirico su Muʿammar Gheddafi, il presidente della Libia. Il leader arabo s'infuriò e minacciò la Fiat di ritorsioni economiche se non avesse ottenuto l'allontanamento del direttore Arrigo Levi, che avvenne il 6 novembre 1978.

Il nuovo direttore fu Giorgio Fattori, proveniente dalla direzione del settimanale L'Europeo, dove aveva fatto molto bene. Quando Fattori prese in mano La Stampa il giornale era un po' in sofferenza. Lo lasciò dopo 8 stagioni, durante le quali introdusse nuove tecnologie (la teletrasmissione ed il computer), potenziò gli inserti (inventò nel 1981 Tuttoscienze, ora TsT, diretto da Piero Bianucci) e portò in crescita la diffusione. Durante il suo mandato la diffusione del quotidiano aumentò di 63 000 copie. Quando se ne andò i conti erano tornati a posto. Durante la successiva direzione di Gaetano Scardocchia (1986-1990), La Stampa ridusse il formato, passando da nove a sette colonne, e, uniformandosi agli altri quotidiani, soppresse la Terza pagina, rinviando la cultura nelle pagine interne.

Nel corso degli anni ottanta la tiratura aumentò, seguendo una tendenza che interessava la stampa quotidiana, che attraversò una fase di ripresa: nel 1985 salì a 549 749 e nel 1989 toccò le 571 462 copie, per mantenersi costante su questo livello fino al 1994. Anche la tiratura degli anni novanta fu in linea con la tendenza generale della stampa nazionale: fino al 1994 rimase sui livelli degli anni precedenti (573 175), poi iniziò a diminuire: nel 1999 le copie erano scese a 529 675 e nel 2009-10 a 407 181.
Nel 1986 La Stampa fu superata nelle vendite da 
la Repubblica, scendendo dal secondo al terzo posto tra i quotidiani d'informazione.

Dal 1990 al 2014

Con Paolo Mieli (1990-1992) comincia un ricambio generazionale. Il nuovo direttore dà maggiore attenzione alla televisione e nomina alcuni brillanti collaboratori destinati a prendere il posto dei due grandi decani: Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Come vice-direttore sceglie Ezio Mauropiemontese. Durante la Guerra del Golfo (1990-1991), mentre i due maggiori quotidiani italiani fanno a gara a chi pubblica più pagine (piene di notizie, resoconti, interviste, ecc.) La Stampa inventa la formula del "diario": quello militare di Mario Ciriello, quello italiano molto pacifista di Lietta Tornabuoni, quello arabo di Igor Man, quello tv di Oreste Del Buono e quello americano di Furio Colombo. La formula riscuote successo presso il pubblico e fa aumentare la credibilità del giornale. Finito il conflitto, comincia a tenere un "diario" l'inviato Paolo Guzzanti, che raccoglie le confidenze del presidente Francesco Cossiga e le spiega ai lettori. Mieli innova anche le pagine di politica interna: il "retroscena", cioè la spiegazione di quello che i politici fanno e pensano dietro la facciata delle loro parole, diventa una testatina di pagina. Decide di portare a sette le uscite del quotidiano. Fino ad allora, infatti, La Stampa usciva dal martedì alla domenica, mentre lunedì faceva spazio a Stampa Sera. L'ultimo numero di Stampa Sera, dopo 62 anni di vita, esce il 18 aprile 1992. Lombardo d'origine e romano d'adozione, Paolo Mieli riesce nella difficile impresa di "de-juventinizzare" il giornale (lo riconoscerà anche il presidente del TorinoGianmauro Borsano).

Con il successore di Mieli, Ezio Mauro (1992-1996), debutta il settimanale Specchio della Stampa (27 gennaio 1996) . Nel 1999, sotto la direzione di Marcello Sorgi (Gianni Riotta condirettore), nasce l'edizione web del quotidiano. Nei primi anni Duemila viene inaugurata una politica di abbinamenti con varie testate locali, diffuse in tutta la penisola.

Il 19 novembre 2006 il direttore Giulio Anselmi porta a compimento una storica riduzione del formato del giornale, sull'onda di un cambiamento che sta interessando tutti i quotidiani in formato "lenzuolo"La Stampa riduce le dimensioni da 38x53 a 31x45 cm, approdando al formato Berlinese, a sei colonne. Il cambio di dimensione, voluto dall'editore e deciso durante la precedente direzione di Marcello Sorgi, insieme all'adozione del colore su tutte le pagine e al restyling della testata, sfida le abitudini consolidate dei lettori. La scommessa è vinta, come hanno dimostrato i dati di vendita. Dal 2009 La Stampa è disponibile in carta elettronica sui lettori e-book.[22]

Nel 2009 un piano di ristrutturazione del giornale ha iniziato un programma di riduzione di un terzo degli organici giornalistici e poligrafici entro la fine del 2010.[senza fonte] Dal 29 ottobre 2010, dopo un lavoro di digitalizzazione e indicizzazione durato anni, finanziato da un Comitato per la Biblioteca Digitale dell'Informazione Giornalistica di cui fanno parte Fondazione CRTCompagnia di San PaoloLa Stampa e Regione Piemonte, viene reso disponibile on-line gratuitamente l'intero archivio storico della testata dalla nascita al 2006. L'Archivio digitalizzato storico de La Stampa – il servizio a partire dal 15 dicembre 2020 e per un mese è stato temporaneamente indisponibile "a causa di prolungate attività di manutenzione" (ovvero la sostituzione del vecchio software Flash player della Adobe, obsoleto dal 31 dicembre 2020, con la soluzione open-source Openseadragon) – contiene tutti i numeri del quotidiano usciti dal 1867 al 2005, incluse le edizioni principali del mattino, quelle serali e i supplementi, per un totale di circa 1 750 000 pagine, 5 000 000 di articoli e 4 500 000 fotografie e illustrazioni. Dal giugno 2011 il sito web ha attivato un canale, chiamato VaticanInsider, sulla Santa Sede e la chiesa cattolica nel mondo.

Dal 10 settembre 2012 la nuova sede del giornale è in Via Lugaro 15 a Torino.

La nuova società editrice

Il 2 agosto 2014 la società editrice del quotidiano, l'«Editrice La Stampa» di John Elkann (Fiat Chrysler Automobiles), ha annunciato, in un comunicato congiunto con la «Società Edizioni e Pubblicazioni (SEP)» di Carlo Perrone, editrice de Il Secolo XIX, il progetto di fusione per incorporazione della SEP nella prima, creando così una nuova società denominata «Italiana Editrice S.p.A.», partecipata da Fiat Chrysler per il 77% e dalla famiglia Perrone per il 23%, compresa anche l'integrazione delle sussidiarie pubblicitarie e mass media, come Publikompass (di Edizioni La Stampa), Publirama e Radio19 (entrambe di SEP).

Con questa operazione, a partire dal 1º gennaio 2015, è nato un gruppo editoriale composto da 240 giornalisti (sommando le redazioni dei due quotidiani) e con una quota giornaliera di 260 000 copie vendute, alla pari degli altri maggiori gruppi editoriali, come RCS MediaGroup, editore del Corriere della Sera, e Gruppo Editoriale L'Espresso, editore de la Repubblica.

Il 5 novembre 2015 esce il nuovo settimanale Origami, pubblicato tutti i giovedì in allegato sia a La Stampa che al Secolo.

GEDI Gruppo Editoriale

Nel 2016Italiana Editrice S.p.A. viene acquistata dal Gruppo Editoriale L'Espresso che nel 2017, ad incorporazione effettuata, modifica la propria ragione sociale in GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. Viene costituita una nuova società, «Gedi News Network» (GNN) per la pubblicazione dei quotidiani del gruppo, tra cui La Stampa[3].

Dal 12 maggio 2018 il quotidiano esce in una nuova veste grafica. L'elemento più evidente è il cambiamento del tipo di carattere: il nuovo font è il Charter. Le dimensioni del testo sono leggermente più grandi. Inoltre la sezione "Cultura, società e spettacoli" è stata riunita sotto la testata "Tempi moderni", riconoscibile dall'uso del colore rosa nelle pagine. Il cambiamento è stato deciso dal nuovo editore]. Nello stesso periodo il sito lastampa.it introduce la sezione «Top News», che comprende editoriali, articoli ed inchieste leggibili solo su abbonamento.

Dal 2015 al 2019 tutti gli articoli sono stati pubblicati con licenza Creative Commons BY-NC-ND.
Ad ottobre del 2019 sono stati digitalizzati e resi gratuitamente disponibili in rete tutti gli articoli pubblicati dal 1867 al 2005 compresi.

Dal 2 marzo 2020 le notizie vengono "cucinate" e pubblicate durante l'arco della giornata senza soluzione di continuità sul web (Digital First). Gli stessi articoli compaiono poi sul giornale cartaceo il giorno dopo. La Stampa è il primo quotidiano nazionale italiano ad adottare questo tipo di processo industriale di produzione dei contenuti.

Il 23 aprile 2020 Molinari lascia la direzione per assumere quella di la Repubblica; al suo posto arriva Massimo Giannini, ex direttore di Radio Capital ed ex conduttore di Ballarò su Rai 3. Il libro Archivio Storico La Stampa Dal 1867 verrà presentato a Torino alla mole antonelliana il 28 dicembre 2020

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https://it.wikipedia.org/wiki/La_Stampa

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