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mercoledì 16 febbraio 2022

Lo Sapevate Che: Claudio Amendola: Romano "de Roma", l'anima capitolina, unitamente alla vigoria fisica, è il punto di forza della sua cifra recitativa. Figlio d'arte, suo padre è il grande Ferruccio Amendola (storico doppiatore di Robert De Niro, Dustin Hoffman e Al Pacino), inizia negli anni Ottanta con commedie leggere, passando a ruoli drammatici.

 

Da ragazzo cercavo nell'infedeltà la gratificazione.” Claudio Amendola

 

Centurione dell'impero televisivo

Claudio Amendola nasce a Roma il 16 febbraio del 1963, ed è un attore, conduttore televisivo, produttore e doppiatore italiano, considerato agli inizi della sua carriera come una delle giovani promesse più talentuose del cinema nazionale. Figlio d'arte, suo padre è l'attore e grande doppiatore Ferruccio Amendola, per anni "la voce" italiana di Sylvester Stallone. Sua madre, Rita Savagnone, è anche lei attrice e doppiatrice.

Cresciuto in strada, il giovane Claudio Amendola decide da subito di bruciare le tappe, sia nella vita che nel mondo del cinema. All'età di diciannove anni infatti, nel 1982, sposa la sua prima moglie, Marina Grande, e contemporaneamente inizia la sua carriera da attore, dopo aver fatto una serie di lavori umili, come il commesso e il manovale. Lo sceneggiato televisivo in cui compare si intitola "Storia d'amore e d'amicizia", diretto da Franco Rossi, ed Amendola vi prende parte al fianco di Ferruccio, suo padre, uno dei personaggi principali. L'anno dopo, a conferma della sua precocità, il giovane attore romano ha la sua prima figlia, Alessia, attualmente attrice e doppiatrice, e fa il suo debutto al cinema, nel film "Lontano da dove", di Stefania Casini e Francesca Marciano.

A soli vent'anni in pratica, Claudio Amendola si rende conto del proprio talento, secondo alcuni ancora da sgrezzare parecchio, secondo altri naturale e per questo autentico. Carlo Vanzina, il regista, lo vuole subito per le sue commedie e nel 1983 lo chiama a interpretare una parte in "Vacanze di Natale", il primo film della serie fortunata che durerà per un ventennio e oltre. L'anno dopo, Claudio Amendola viene richiamato sempre dal regista comico, per prendere parte al film "Amarsi un po'". Stessa cosa nel 1985, in "Vacanze in America".

L'anno dopo, il giovane Amendola cambia genere e comincia la sua lunga peregrinazione nei differenti registri stilistici, più o meno accettato dalla critica cinematografica, più o meno apprezzato dal pubblico. Il 1986 è l'anno dell'eros, con il film "La veneziana" di Mauro Bolognini, dove interpreta un gondoliere mendace e affascinante. Ma è l'incontro con Marco Risi, l'anno seguente, a cambiargli la vita. Il regista, a sorpresa com'è il caso di dire, gli offre la possibilità di affrontare un ruolo drammatico nel film "Soldati - 365 all'alba". Claudio Amendola interpreta una recluta vittima di "nonnismo da caserma", continuamente perseguitata dalle vessazioni di un tenente, interpretato magistralmente dall'attore Massimo Dapporto. È, questo, l'inizio dell'Amendola in divisa, visto che il giovane attore romano inizia con il film di Risi a vestire i panni di personaggi in cui il confine tra bene e male non è sempre dato. "I giorni del Commissario Ambrosio", di Sergio Corrucci e del 1988, lo confermano. Qui Claudio Amendola è al fianco nientemeno che del grande Ugo Tognazzi, come suo collaboratore.

Intanto, le sirene della tv, con le sue piccole serie e film per famiglie, tentano l'attore romano. "L'ombra del Vesuvio", del 1987, "Little Roma", del 1988 e "Pronto Soccorso" 1 e 2 (1989 e 1990), solo per citarne alcuni, vedono Amendola imporsi anche al grande pubblico, come eroe del piccolo schermo, talvolta ambiguo, spesso dalla parte dei buoni, come nel noto "Felipe ha gli occhi azzurri", del 1992. Nel frattempo però, Claudio Amendola è tornato alle dipendenze di Marco Risi e ha realizzato due tra le pellicole cult di questi anni, nelle quali il suo ruolo è ben delineato e poco ha a che fare con la giustizia ordinaria. L'attore romano infatti, nelle vesti di carcerato, interpreta un ruolo drammatico nel discusso e famoso film "Mery per sempre" del 1989, mentre l'anno dopo, è un tifoso turbolento nell'altrettanto noto "Ultrà", di Ricky Tognazzi, datato 1990.

È forse, questo, il momento più importante della carriera di Amendola attore, almeno quello più esaltante, in cui anche la stampa lo dipinge come un giovane bello e dannato, ma sempre rigorosamente "made in Rome". L'anno prima del fortunato "Ultrà", l'attore ha avuto anche la sua seconda figlia, Giulia, nata nel 1989.

A conferma della sua buona stella, arriva anche la chiamata del grande Ettore Scola, per interpretare una parte nel film d'autore "Il viaggio di Capitan Fracassa", sempre nel 1990, insieme con attori come Massimo Troisi e Ornella Muti. Due anni dopo, il regista Carlo Mazzacurati gli cuce i panni di un ragazzo ambiguo, che seduce il dentista Silvio Orlando nel film, anch'esso d'autore, "Un'altra vita", del 1992. E qui, Claudio Amendola ottiene il suo primo, grande riconoscimento, con la vittoria del David di Donatello come miglior attore non protagonista. L'anno dopo allora, Ricky Tognazzi lo richiama a sé, dandogli una parte per il film di denuncia "La scorta", del 1993. Mentre nel 1994 è uno dei ladri scapestrati del film di Vanzina "I mitici - colpo gobbo a Milano", con Monica Bellucci e Ricki Memphis.

Il David di Donatello e una parte di stampa estera spingono la sua stella in alto e il figlio di Ferruccio comincia a lavorare anche oltre i confini italiani, lontano dalla sua amata Roma. All'estero gira "La regina Margot" di Patrice Chéreau e "La terrazza di Miguel" di Simona Benzakein, rispettivamente nel 1994 e nel 1995. In questo stesso anno, recita anche in "L'ussaro sul tetto" di Jean-Paul Rappaneau, e l'anno dopo in "Nostromo" di Alistar Redi.

In Italia però, Claudio Amendola è l'attore dei ruoli rabbiosi, impegnati, tratti dalla cronaca nera, come in "Pasolini, un delitto italiano", del 1995, e girato dal futuro regista del celebre "La meglio gioventù", Marco Tullio Giordana. Stesso dicasi per "La mia generazione", del 1996, di Wilma Labate, incentrato sul terrorismo, oppure in "Le mani forti", pellicola poco fortunata del 1997 e prima opera di Franco Bernini, con al centro una vicenda legata ai servizi segreti deviati. E proprio durante questi due anni e su questi due set cinematografici, Amendola si innamora dell'attrice Francesca Neri, divorziando dalla sua prima moglie. Solo tre anni dopo dallo sboccio del loro amore, nel 1999, Claudio ha da lei il suo terzo figlio, Rocco.

Dopo alcuni film per la tv, come "Squadra mobile scomparsi", "Jesus" e "L'impero", l'attore romano ritorna alla commedia, che non bazzicava dai tempi del primo Vanzina, giovanissimo. "Un paradiso di bugie" di Stefania Casini, del 1997, non è un successone e il cinema italiano si riprende l'Amendola che vuole la gente, quello sovversivo, un po' criminale o comunque d'azione di film come "Altri uomini", del 1997, in cui è un boss della mala, o l'ergastolano di "Santo Stefano", del 1998. Anche il sovversivo che interpreta in "La carbonara", nel 2000, è un film che gli dà buone recensioni, al pari del protagonista de "Il partigiano Johnny", sempre del 2000, e tratto dal celebre romanzo di Fenoglio. Ma non è tutto. Il bravo Claudio, ormai maturo, è uno strampalato spogliarellista in "Fratella e sorello", di Sergio Citti, e un politico di estrema destra nell'apprezzato film di Paolo Virzì, "Caterina va in città", entrambi del 2003.

La tv a questo punto, quella delle trasmissioni televisive, comincia a tentarlo. Così Amendola diventa anche uno showman, intrattenendo il pubblico italiano del sabato sera con il programma "Amore mio (diciamo così)", con Roberta Lanfranchi e Matilde Brandi. Al termine di questa avventura sul piccolo schermo, viene chiamato dal regista Carlo Verdone per una parte nella commedia "L'amore è eterno finché dura". L'anno dopo invece, a cinque anni dalla morte di suo padre Ferruccio Amendola, Claudio sfida il pubblico del cult lanciandosi nel film "Il ritorno del Monnezza", diretto da Carlo Vanzina, con Enzo Salvi ed Elisabetta Rocchetti e nelle sale cinematografiche nel corso del 2005.

È un "ritorno a casa", in un certo senso, visto che la voce del leggendario Tomas Milian è proprio quella del padre di Claudio, Ferruccio. Nello stesso anno poi, Claudio Amendola produce anche il suo primo film, "Melissa P.", dall'omonimo romanzo.

Dal 2006 si butta a capofitto nel mondo delle fiction moderne, interpretando il capofamiglia di una celebre serie in onda sulle reti Mediaset e di grande successo. Nei "Cesaroni" infatti, l'attore romano è Giulio Cesaroni, il protagonista delle vicende che ruotano attorno ad una famiglia romana alle prese con i problemi di tutti i giorni. A queste esperienza, che lo porta per ben cinque volte nelle case degli italiani, alterna ispirate partecipazioni a programmi televisivi di successo, come "Scherzi a parte", lavorando insieme con la showgirl Valeria Marini e la ex miss Italia Cristina Chiabotto, nella prima edizione che lo vede tra i conduttori, e con Teo Mammuccari e Belen Rodriguez nell'edizione 2009.

Nell'estate sempre del 2009, l'attore gira anche "Tutti per Bruno", serie televisiva che lo vede vestire i panni di un ispettore, Bruno Miranda, coinvolto in alcune indagini misteriose.

L'11 dicembre del 2010 infine, dopo anni di felice convivenza, Claudio Amendola sposa a New York City la sua compagna, Francesca Neri.

Nel 2014 esordisce alla regia con il film "La mossa del pinguino".

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