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martedì 14 dicembre 2021

Lo Sapevate Che: Fine della guerra in Jugoslavia: Con gli accordi di Dayton (formalizzati a Parigi il 14 dicembre del 1995) fu messa la parola fine alle sanguinose guerre civili jugoslave, decretando la dissoluzione della Jugoslavia e la nascita degli stati indipendenti di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro (queste ultime due unite nella Federazione jugoslava, fino alla definitiva separazione nel 2006).


14 DICEMBRE 1995: FINE DELLA GUERRA IN JUGOSLAVIA, IL CONFLITTO CHE HA SEGNATO LE VITE DI TANTI BAMBINI

I bambini cresciuti negli anni ’90 hanno imparato a conoscere il significato della parola “guerra” attraverso le cruente immagini che venivano trasmesse dai tg nazionali dalla Jugoslavia.

Scene che raccontano di morte, sangue e paura, città dilaniate e bambini in balia della precarietà che solo la guerra sa cospargere nei luoghi in cui attecchisce: quelle le immagini che quotidianamente ci tenevano compagnia, a pranzo e a cena, riducendo lo stomaco a un groviglio di emozioni forti e lancinanti che riducevano notevolmente l’appetito.

La Ex-Jugoslavia era una nazione creata dopo l’occupazione tedesca durante la II Guerra Mondiale e costituita da 6 repubbliche e 2 provincie autonome: Croazia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Slovenia più le province serbe del Kosovo e di Voivodina. Le popolazioni di questi stati erano molto diverse fra loro per ideologia, religione, cultura e livello economico. Diversità che spesso sfociavano in scontri e tensioni che venivano brutalmente repressi dal regime comunista di Tito. Erano soprattutto la Croazia e la Slovenia, che erano economicamente più avanzate, chiedevano a gran voce l’indipendenza dal resto delle confederate. Dopo la morte di Tito, avvenuta nel 1980, iniziò un periodo difficile per la Jugoslavia: l’indebitamento pubblico delle singole repubbliche, unitamente alla inefficienza dei vari dirigenti, portarono subito ad una farraginosa situazione economica. Oltre a ciò, riemersero i nazionalismi, specialmente degli albanesi del Kosovo, acerrimi nemici dei serbi.

Ben presto le repubbliche jugoslave si prepararono ad approvare, ognuna per proprio conto, delle modifiche alle loro Costituzioni, in modo da raggiungere ognuna la possibilità di avere dei loro partiti e prepararsi per le proprie elezioni.

Con gli accordi di Dayton, formalizzati a Parigi il 14 dicembre del 1995, fu messa la parola fine alle sanguinose guerre civili jugoslave, decretando la dissoluzione della Jugoslavia e la nascita degli stati indipendenti di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro (queste ultime due unite nella Federazione jugoslava, fino alla definitiva separazione nel 2006). Dopo quarantasette anni finiva così la storia della più grande nazione della penisola balcanica e di quella più multietnica d’Europa, nata alla fine della Seconda guerra mondiale su iniziativa del maresciallo Tito, che ne fece una dittatura di stampo comunista. La fine della guerra fredda e la caduta dei regimi comunisti avevano messo in crisi l’unità slava, favorendo l’ascesa di leadership nazionaliste che miravano all’autonomia politica delle singole repubbliche federate. Le prime a raggiungerla furono Croazia e Slovenia nel 1991. L’anno dopo ci provò anche la Bosnia Erzegovina con un referendum, che aveva finito con lo spaccare il paese in due: da una parte le comunità musulmana e croata, dall’altra i serbo bosniaci.

Il conflitto che ne derivò in tutta la penisola provocò oltre 250mila vittime e milioni di sfollati, segnalandosi per crimini efferati paragonabili a quelli compiuti dalla ferocia nazista. La pagina più terribile fu scritta con il genocidio perpetrato nella città di Srebrenica, dove vennero aperti campi di concentramento per non-serbi (cui vennero limitati i diritti civili) e furono distrutti i luoghi di culto musulmani. Non meno cruento fu l’assedio della città di Sarajevo, in cui morirono 10mila persone. L’intervento della Nato fu risolutivo per la fine delle ostilità e l’apertura dei colloqui di pace concretizzatisi a Dayton.

Ciononostante lo scenario balcanico rimase precario, al punto che un anno dopo scoppiò un violento conflitto in Kosovo, provincia della Serbia cui il presidente Milosevic aveva revocato lo status di autonomia, conclusosi nel 1999 con il riconoscimento dell’autonomia kosovara (trasformata in indipendenza nel febbraio 2008) e l’arresto dello stesso Milosevic per crimini contro l’umanità. (di redazione Napolitan)

https://www.napolitan.it/2016/12/14/57482/guerra-in-jugoslavia/

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