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martedì 25 febbraio 2014

LO sapevate Che: Per Posta...


L’irragionevole epidemia di nazionalismo straccione sulla
Vicenda dei due marò


Caro Serra, sul caso dei due marò mi sono posto alcune domande. Spero di non essere tacciato di antipatriottismo, mi auguro che Salvatore e Massimiliano tornino al più presto in Italia, ma le domande restano inevase.
Si può dire che la dinamica dei fatti è ancora misteriosa? Si può far notare che i due militari sono stati artefici di un madornale errore di valutazione? Possibile che una petroliera alta 40 metri sia “spaventata” da un peschereccio che immagino sgangherato e lento? Si può dire che la stampa di destra ha strumentalizzato il caso? Come se l’esaltazione acritica dei nostri militari sia condizione imprescindibile? Si può dire che la legge tanto voluta dal ministro La Russa è stata promulgata incompleta, come spesso capita, senza linee di guida di ingaggio specifiche e soprattutto chiare? Ci voleva una grande mente per immaginare che un incidente privato con personale militare a bordo avrebbe potuto trasformarsi in una crisi tra governi? Si può dire che non ho sentito parlare di procedure acustiche o manovre elusive o dissuasive prima di passare alle armi?
Si può far notare che in quelle acque non sono mai avvenuti attacchi di pirateria?
Il capitano della Enrica Lexie è un civile e risponde al suo armatore, infatti è tornato in porto assecondando le autorità indiane. Un  corto circuito inevitabile. Perché i due marò appena scesi a terra hanno prima sostenuto di non essere stati loro e poi si essere stati loro ma in acque internazionali? Si può sommessamente far notare che le vittime sono i due poveri pescatori indiani che per un pugno di rupie erano usciti in mare mai immaginando di non tornare vivi? Si può dire che assoldare “personale specializzato” non è solo ridurre al minimo il rischio d’assalto alle navi, ma anche tagliare i costi assicurativi sempre più esosi? Si può dire che la Marina militare per ogni giorno di imbarco di un marò incassa 5oo euro ed è una entrata difficile da rifiutare? Si può dire che l’Italia è l’unico Paese ad aver deciso un uso così esteso di forze armate su mercantili privati (grazie Silvio)? Si può sottolineare che i due marò non hanno mai passato un solo giorno nelle spaventose carceri indiane? Si può dire che i due marò non godono di immunità in quanto militari perché non lavoravano per conto dello Stato, ma di una compagnia privata? Ultimo ma non minore: in questo pasticcio internazionale quanto costa la nostra povera rilevanza nazionale e scarsa credibilità politica?
Marco Bernardi

Caro Bernardi, pubblico per intero la sua lunga lettera perché esprime, in forma documentata, civile e ragionevole il forte disagio che la gestione politica e mediatica di questo spinosissimo caso ha suscitato in molti. Senza pretendere di entrare nel dettaglio giuridico, l’impressione è che si sia trattato di un penosissimo errore che è costato la vita a due innocenti. Ovvio che non ci sia stato alcun dolo da parte dei due marinai italiani; altrettanto ovvio che si sia tutti preoccupati della loro sorte, non essendo giusto né logico che per un incidente, sia pure tragico, si scomodi la legislazione antiterrorismo (ci sono state speculazioni politiche e forzature del diritto anche da parte delle autorità indiane). Ma la grottesca campagna che si è scatenata in Italia, trasformando i due marò da artefici di un maledetto era quasi eroi, da celebrare con sbandieramenti e imbarazzanti proclami di orgoglio patriottico, ci fa davvero riflettere sulla modesta statura della nostra identità nazionale. Che la destra peggiore, con uno stile post-littorio che fa venire il latte alle ginocchia, abbia strillato e stia strillando le sue sciocchezze, è cosa che – purtroppo – si poteva mettere nel conto. Ma mi hanno colpito (e l’ho critto, a suo tempo) i modi e i toni con i quali i due marò, in occasione della loro licenza natalizia, sono stati accolti al Quirinale. Un conto è la solidarietà per due lavoratori italiani incappati in una brutta storia di morte, ai quali si augura di pagare un prezzo equo, dunque il più basso possibile, a una situazione di cui – dopo i due pescatori indiani – essi sono anche le vittime. Altro conto è l’imbarazzante, irragionevole, ingannevole epidemia di nazionalismo straccione che ci sta facendo fare la figura di un Paese al tempo stesso vanitoso e impotente. Nel solco – lo dico molto amaramente – della nostra penosa tradizione fascista e post fascista.

Michele Serra – Il Venerdì di Repubblica – 21 febbraio 2014

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