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lunedì 24 settembre 2012

Lo Sapevate Che: Una Terra Devastata....


Una Terra Devastata Per Un Finto Sviluppo

Caro Serra, di recente ho guidato da Trieste a Dobbiaco/Toblach, in val Pusteria, e i primi animali al pascolo li ho visti solo in quest’ultima località. In Carnia e Cadore sono scomparsi o relegati in qualche remota malga, in pianura sono concentrati in allevamenti intensivi tristissimi. In compenso buttiamo tantissima erba derivata dalla pulizia degli argini, dei canali ed ora anche degli impianti fotovoltaici, che potrebbe essere usata per alimentare animali o produrre energia da biomasse. Si dovrebbe ritornare alla produzione diffusa di alimenti sia di origine vegetale che animale, rimuovendo o semplificando le norme che hanno portato alla scomparsa dei piccoli allevamenti. Si dovrebbe mangiare meno carne, di animali allevati meglio, e senza l'impiego massiccio di mais,  che richiede molta acqua per crescere. Andrebbero limitate le superfici destinate  alla produzione di energia da biomasse, che trasformano in estesissime monocolture grandi parti della pianura. Le trasformazioni dell’agroindustria stanno imbruttendo il nostro Paese tanto che in treno, un paio di mesi fa, ho sentito una studentessa ventenne così definire il proprio paese di origine: pannocchie, insetti e umidità. Stiamo consegnando a chi verrà dopo un territorio degradato, semplificato e impoverito.
Paolo Utmar- Trieste

Caro Utmar, le pratiche virtuose di cui lei parla hanno in comune una caratteristica: richiedono intelligenza, dunque umiltà.
Capacità di chinarsi sul territorio, studiarlo, comprenderlo piuttosto che sottometterlo.
E’ un’umiltà intellettuale che abbiamo perduto lungo il percorso ingordo e irriflessivo di uno “sviluppo” che nessuna persona di buon senso, ormai, scriverebbe senza virgolette.
L’agricoltura intensiva, già molto criticabile in Paesi con larghissime estensioni di territorio coltivabile, in Italia è quasi contro natura.
Viviamo su un territorio variegatissimo, montuoso per i suoi tre quarti, ricco di biodiversità, prezioso nei suoi frutti, ma anche delicato dal punto di vista idrogeologico.
Franoso, spesso in bilico tra siccità e alluvione. Mantenere pulito un fosso può contribuire a salvare una vallata. Tenere pulito un bosco può scongiurare un incendio.
Chi spinge sulla via dell’agroindustria illustrandone i vantaggi “economici”, senza tenere conto dei costi (enormi) dell’abbandono dei crinali, dei boschi, dei pascoli, delle piccole produzioni agricole (che, tra l’altro, sono le nostre eccellenze) parla a vanvera. Non capisce che i cinquanta euro spesi per rendere pervio un fosso non producono reddito ma producono futuro, sicurezza e speranza. Cambierà? Certo: dopo un paio di catastrofi epocali, socio-ambientali e/o economiche, allora cambierà. Quando la gente sarà impoverita e spaventata, e costretta a ripartire dall’abc, dunque dai consumi utili. Con il supporto della tecnologia, tornare alla terra potrà essere un piacere e un percorso di rincivilimento. Nessuno sa quando.
Ma succederà.
Michele Serra – Venerdì di Repubblica  14-9-12

Commento Carla Cassinelli Bianco : Tenendo conto che pochi giorni fa hanno dichiarato (Francia) cancerogeno il mais prodotto con gli ogm. Vorrei sapere : siamo sicuri che il mais che mangiano gli animali non sia con ogm?

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