Bacchetta magica
Il grande direttore d'orchestra, forse
il maggiore in Italia dopo Toscanini, nasce a Milano il 26 giugno 1933 da una famiglia
borghese e ricca di stimoli culturali. Il padre Michelangelo, infatti, è un
valente violinista che indirizzerà i figli al rigoroso, ma nello stesso tempo
libero e giocoso, studio delle sette note (da ricordare, infatti, che anche il
fratello Marcello diventerà musicista, per poi diventare direttore del
Conservatorio milanese). Questo approccio aperto e privo di complessi, in
contrasto con l'immagine sofferta spesso associata a numerosi musicisti
"classici", ha spinto il Maestro Abbado a scrivere, negli anni della
maturità, anche piacevoli libri illustrati, proprio all'insegna del gioco, per
avvicinare piccoli o adulti curiosi
al magico mondo dei suoni.
Il giovane Claudio studia quindi
composizione, pianoforte e direzione d'orchestra al Conservatorio di Milano,
fino al 1955. Tra le sue prime esperienze, suona e dirige con l'Orchestra
d'archi formata proprio dal padre. Risale già a questi anni il suo legame con
la città di Vienna dove si reca, tra il '56 e il '58, come studente vincitore
di due borse di studio, per seguire i corsi di perfezionamento di Hans
Swarowski insieme a Zubin Mehta,
che aveva conosciuto al corso dell'Accademia Chigiana di Siena tenuto da Carlo
Zecchi (celebre pianista e didatta). Partecipando con Mehta al coro della
Gesellschaft der Musikfreunde, può assistere alle prove di altri grandissimi
"demiurghi" del podio, veri stregoni della tavolozza coloristica e
della strumentazione, che rispondono ai giganteschi nomi di Bruno Walter
(l'allievo prediletto di Mahler!), George Szell, Hermann Scherchen (l'apostolo
della Nuova Musica) ed Herbert
von Karajan.
Nel 1958 vince il premio Koussevitzky a
Tanglewood e in quell'occasione viene invitato come direttore di un'orchestra
in America, ma decide di tornare in Europa. Nel '59 debutta a Trieste (dove
tornerà, nel '62, con "L'amore delle tre melarance" di Prokof'ev) e,
nel '99, alla guida della Gustav Mahler Jugendorchester, come direttore sinfonico.
Il debutto ufficiale nel grande circuito
internazionale è invece datato 1960, nientemeno che alla Scala di Milano,
teatro che successivamente lo vedrà direttore musicale dal 1968 al 1986. In
questa veste, contribuisce in maniera fondamentale ad allargare la visuale
cronologica del teatro e ad arricchire notevolmente la cultura milanese nel suo
complesso.
Infatti, amplia moltissimo il
repertorio, includendo classici del ventesimo secolo allora raramente eseguiti
come "Wozzeck" e "Lulu" di Berg, "The Rake's Progress"
e "Oedipus Rex" di Stravinskij, "Moses und Aron" ed "Erwartung"
di Schönberg,
"Il mandarino meraviglioso" di Bartók fino ad opere più eminentemente
vicine a noi (per non dire appena scritte), come "Il paradiso perduto di
Penderecki", il colossale ciclo "Licht" di Stockhausen, "La
vera storia" di Berio e "Al gran sole carico d'amore" dell'amico
Luigi Nono.
Dal 1966 il Maestro italiano era
comunque già approdato alla guida dell'orchestra più prestigiosa del mondo, i
Berliner Philarmoniker, allora fortemente caratterizzati dall'impronta che lo
stregonesco von Karajan aveva loro impresso (impronta che si traduceva in una
grande bellezza ed omogeneità di suono e in un equilibrio tale da rasentare il
patinato). Dopo un grande lavoro effettuato insieme a questa vera e propria
"Cadillac" delle orchestre, e dopo aver cercato di apportare il segno
della sua personalità, nel 1989 l'Orchestra lo sceglie come direttore stabile e
direttore artistico. Da allora la musica del Novecento viene inserita regolarmente
nella programmazione dei concerti a fianco del repertorio classico e romantico.
Per certi versi, si tratta di una grande
rivoluzione, anche sul piano della concezione sonora, dato che von Karajan, a
conti fatti, raramente si era spinto oltre Schoenberg.
Indimenticabili, in questo senso, rimangono certi risultati come quelli
ottenuti con la musica di Kurtag, davvero sorprendenti per chi era abituato
alle "nuances" del precedente direttore.
Dal 1986 al 1991, invece, è stato
direttore musicale della Staatsoper di Vienna e Generalmusikdirektor della
Città di Vienna dal 1987. Nel 1988 ha fondato il Festival Wien Modern,
manifestazione iniziata come festival annuale di musica contemporanea, poi
sviluppatasi fino a includere tutti i diversi aspetti dell'arte contemporanea
(cinema, teatro, poesia e così via). E' da sottolineare la grande e sottile
operazione culturale che il direttore milanese ha perseguito. Lo scopo è quello
di allargare il campo d'azione della musica, in un'ottica che cerchi di svelare
le interrelazioni fra quest'ultima e le altre arti. Ecco dunque i progetti
ispirati alla poesia di Hölderlin,
al mito del "Faust"
o alla tragedia greca oppure all'opera di Shakespeare e così via. A queste iniziative si affianca un
lavoro di scavo multimediale che ha permesso al pubblico di accostare le opere
registiche e i film di Tarkovskij, il teatro di Peter Stein e di altri grandi.
Dal 1994 è anche direttore artistico del
Festival di Pasqua di Salisburgo.
Claudio Abbado, inoltre, ha sempre
sostenuto i giovani talenti. A lui si deve una vera e propria opera
filantropica, in questo senso. Impegnato anche nel sociale e attento alla
crescita e alla valorizzazione di giovani musicisti, ha fondato numerose
orchestre giovanili di altissimo livello.
Nel 1978 ha fondato la European Community
Youth Orchestra, nel 1981 la Chamber Orchestra of Europe e nel 1986 la Gustav Mahler Jugendorchester dalla quale si è costituita nel
1988 la Mahler Chamber Orchestra, nuova formazione residente a Ferrara. Con
quest'ultima ha anche tenuto a battesimo diversi concerti a Cuba, con lo scopo
di fornire sollievo materiale e spirituale a quella terra
tormentata.
Nel 1992 ha dato vita a Berlino, con
Natalia Gutman (celebre violoncellista), alle Berliner Begegnungen,
appuntamento durante il quale musicisti di lunga esperienza lavorano con
giovani compositori. Dal 1994, nel corso del Festival di Pasqua di Salisburgo,
vengono assegnati premi per la composizione, le arti figurative e la
letteratura.
La migliore sintesi di quello che
rappresenta Claudio Abbado l'hanno scritta i devoti fan del "Club Abbadiani
Itineranti: "La sua attenzione al Novecento contribuisce alla diffusione
del repertorio viennese di Schönberg,
Berg, Webern e della musica post-weberniana giungendo fino alle esperienze
contemporanee. Abbado affronta però il Novecento di matrice viennese o le opere
sperimentali di Nono senza chiusure e preconcetti, non trascurando, quindi,
altri importanti aspetti. In anticipo di almeno vent'anni, contribuisce infatti
alla conoscenza di autori come Prokof'ev, Bartók , Strauss, Stravinskij, Skrjabin, Hindemith, trascurati o guardati con
sospetto da un certo pensiero dogmatico dell'avanguardia sperimentale.
Nello stesso tempo, un nuovo modo di
affrontare le partiture, con preparazione e ricerca filologica (punti di
partenza per una libera e approfondita interpretazione), gli ha permesso di
rileggere in una più coerente prospettiva brani noti del repertorio
tradizionale e di recuperare brani di autori dei quali si conosceva o si
apprezzava solo una parte della produzione (si pensi, ad esempio, alle
esecuzioni sui manoscritti originali delle Sinfonie di Schubert o alla riscoperta del "Viaggio a
Reims" di Rossini). Ma anche nel repertorio classico e romantico, oltre
ai cicli di Beethoven e di Brahms,
vengono proposti brani di autori allora ancora poco eseguiti come Mahler e
Bruckner tra i quali compaiono alcune prime esecuzioni a Milano e addirittura
in Italia.
Questo può avvenire anche grazie alla
presenza di direttori ospiti (talvolta alla guida dell'orchestra scaligera,
talvolta con altre formazioni di prestigio internazionale) del livello di Böhm,
Karajan, Kleiber, Bernstein, Ozawa, Muti, Maazel, Mehta, Barenboim,
Solti. Dal '72, per sua volontà e per la prima volta nella storia del teatro,
apre la Scala a studenti e lavoratori con proposte e agevolazioni pensate
appositamente per sollecitare una vasta partecipazione popolare.
Il repertorio operistico diretto da Abbado
alla Scala copre un arco vastissimo che comprende, oltre ai grandi punti di
riferimento della tradizione, capolavori trascurati di autori più o meno noti.
Spesso le opere vengono presentate in una nuova edizione critica, dopo
un'attenta e puntuale ricostruzione della partitura".
Assai nutrita è anche la sua produzione
discografica, caratterizzata da una notevole escursione attraverso i secoli. Il
direttore milanese, infatti, non si riconosce nel ruolo di
"specialista" oggi tanto di moda grazie al recupero e al diffondersi
della mentalità "filologica" (qualunque cosa quest'espressione possa
voler dire in un'arte così ambigua come la musica). Fra le punte più alte della
sua produzione si possono ricordare il recentissimo e choccante ciclo beethoveniano
realizzato con degli irriconoscibili Berliner, assottigliati in una formazione
quasi da camera. Alberto Arbasino, a questo proposito ha scritto:
"[...] Ma com'era
quell'orchestra di Klemperer negli anni Cinquanta? Enorme, abbondantissima; e
l'esecuzione era solenne, imponente, tutta "gravitas" sacrale. Quella
di Abbado invece "leggera", agile e spiritata come quelle di Carlos Kleiber
o di De Sabata. Si basa (lo spiega lui stesso) su un'ottima nuova edizione
critica; ma anche l'organico è snello e lieve come doveva essere in quelle sale
viennesi del primo Ottocento, in gran parte esistenti tuttora. Quindi, per noi
che non abbiamo studiato musica a scuola (e questa è una delle vergogne della
scuola italiana), basta consultare la Garzantina della Musica alla voce
"orchestra". E si trova la disposizione grafica della grossa
orchestra sinfonica moderna, abituale nelle esecuzioni con strumenti
moltiplicati; e a fronte l'orchestra "classica", tipica dei tempi
di Beethoven e riadottata da Abbado. Si vede subito: i
violoncelli sono pochi, davanti, in mezzo; e non alla destra del pubblico come
al solito. Ma anche due flauti, due oboi, due clarinetti (eccetera, invece di
numerosi raddoppi) permettono una precisione di sveltezza paradisiaca nelle
entrate forti e soft di qualunque strumento [...]".
Accanto a Beethoven (fra l'altro omaggiato con un'altra integrale a
capo dei Wiener una decina di anni prima), vanno ricordate le integrali delle
opere di Mahler, Mendelssohn, Schubert, Ravel e Cajkovskij, Prokof'ev, Dvorák, senza
dimenticare le fondamentali registrazioni operistiche, il più delle volte vere
e proprie operazioni di stupendo "maquillage" musicale, tali da
imporre nuove concezioni e nuovi modi di intendere l'opera eseguita; fra
queste: "Il viaggio a Reims" e "Il Barbiere di Siviglia"
di Rossini, il"Boris Godunov" di Musorgskij, il
"Pelleas e Melisande" di Debussy e
così via. Di recente, il Maestro ha anche affrontato Wagner,
con esiti come sempre da brivido.
Nel corso della sua prestigiosa
carriera Abbado ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti:
nel 1973 i Wiener Philharmoniker gli hanno conferito l'Ehrenring e nel 1980 la
Medaglia d'Oro Nicolai, sempre a Vienna ha ricevuto la Mozart e
la Mahler Medaille e l'Ehrenring der Stadt Wien. In Italia gli è stata
conferita la Gran Croce per meriti in campo musicale e la Laurea honoris causa
dell'Università di Ferrara, in Francia la Croce della Legion d'Onore, in Germania
l'Ernst-von-Siemens-Musikpreis e a Cambridge ha ricevuto la laurea honoris
causa.
Recentissimamente, ha ricevuto dal
Presidente della Repubblica Tedesca Johannes Rau la "Bundesverdienstkreuz
mit Stern", la più alta distinzione della Repubblica Federale.
Per concludere, Claudio Abbado ha
rotto un altro tabù: con geniale e generosa iniziativa ha aperto al pubblico,
gratuitamente, le sessioni di incisione dei suoi dischi con i Berliner
Philharmoniker alla Philharmonie a Berlino, svoltesi sempre a porte chiuse.
Dopo gli impegni berlinesi terminati nel
2003, Abbado si è dedicato con costanza alla Chamber Orchestra of Europe. Nel maggio
dirige a Parigi un concerto per celebrarne il ventennale dalla fondazione, nel
quale esegue un programma dedicato a Schubert.
Nel 2004 promuove nella città di Bologna
la nascita dell' Orchestra Mozart,
di cui diviene direttore musicale ed artistico. Alla fine del mese di agosto
2013 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nomina Abbado senatore
a vita.
Da lungo tempo malato, il Maestro Claudio
Abbado muore a Bologna il 20 gennaio 2014 all'età di 80 anni.
https://biografieonline.it/biografia-claudio-abbado
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