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martedì 10 marzo 2020

Lo Sapevate Che: 10 marzo 1302: l'esilio di Dante da Firenze



Oltre settecento anni fa il sommo poeta veniva condannato ad abbandonare la città di Firenze: un esilio inevitabile, da cui non fece più ritorno
10 marzo 1302: l'esilio di Dante da Firenze

Tra i grandi autori della letteratura italiana, Dante Alighieri è quello del quale ci sono giunte il minor numero di notizie biografiche certe.
Del tutto assenti o rarissimi sono i riferimenti che il poeta ci fornisce sulla sua vita personale, a cominciare dalla data di nascita: nato sotto il segno dei Gemelli nel 1265, il suo compleanno è collocabile tra il 14 maggio e il 13 giugno. 
Nel 1277, a soli dodici anni, venne promesso a Gemma Donati, che sposò negli anni successivi e dalla quale ebbe tre (o forse quattro) figli. Secondo quanto riportato nell'opera "Vita Nova", nel 1283 incontrò Beatrice esattamente 9 anni dopo il loro primo incontro da bambini. 
Appartenente alla piccola nobiltà cittadina, fin da giovane Dante ebbe una formazione culturale ampia e variegata, mentre si avvicinerà all'attività politica verso la fine del '300.
Una carriera preceduta da numerosi impegni militari: l'11 giugno del 1289 partecipò alla battaglia di Campaldino contro gli aretini, nello stesso anno combattè i pisani a Caprona, e nel marzo del 1294 ebbe l'onore di accompagnare Carlo Martello in visita a Firenze. 
Negli anni successivi rivestì importanti cariche pubbliche, fino ad essere eletto Priore - uno dei rappresentanti del governo che componeva la Signoria di allora - nel 1300.
Guelfi bianchi e neri
In questa fase la scena politica fiorentina era dominata dallo scontro tra Bianchi e Neri, due diversi schieramenti del partito Guelfo. I Bianchi facevano capo alla famiglia dei Cerchi e sostenevano il popolo grasso (ovvero i ricchi mercanti e finanzieri), mentre i Neri erano guidati dalla famiglia Donati, schierati a favore della restaurazione del potere nobiliare e vicini al Papa.
In quanto difensore dell'autonomia del Comune, Dante si schierò dalla parte dei Guelfi Bianchi, in aperto conflitto con papa Bonifacio VIII, che per affermare il suo potere in Toscana sosteneva la fazione dei Neri.
Il conflitto tra i due schieramenti divenne sempre più aspro, finché il 1 novembre del 1301 le truppe angioine di Carlo di Valois, alleate del papa, entrarono con la forza a Firenze, deponendo il governo in carica e attuando una sanguinosa repressione ai danni della fazione Bianca.
La vittoria finale della fazione dei Guelfi Neri e del papa sconvolse la vita di Dante, mutando profondamente le sue sorti.
L’esilio di Dante
Secondo gli storici, il 17 gennaio 1302 Dante ricevette una prima condanna per baratteria (ovvero di corruzione nell'esercizio di funzioni pubbliche): una multa di cinquemila fiorini e due anni di esilio. Un'accusa infondata, che il poeta respinse con forza.
Il 10 marzo dello stesso anno venne emessa una nuova sentenza ai danni di Dante: confisca immediata di tutti i beni e condanna a morte sul rogo. Una sentenza che rendeva l'esilio da Firenze un destino inevitabile.
Gli spostamenti del poeta durante gli anni dell'esilio non sono noti con certezza. Dopo aver soggiornato in diverse città, tra cui Forlì, Verona e Treviso, nel 1315 gli venne concessa un'amnistia, a patto che pagasse una multa simbolica e riconoscesse le sue colpe.
Dante rifiutò con sdegno l'offerta, rivenicando la sua innocenza e la conseguente decisione di non tornare più a Firenze. «Non è questa, padre mio, la via del mio ritorno in patria - scrisse il poeta nella celebre Espitola XII - ma se prima da voi e poi da altri non se ne trovi un'altra che non deroghi all'onore e alla dignità di Dante, l'accetterò a passi non lenti e se per nessuna siffatta s'entra a Firenze, a Firenze non entrerò mai».
Tra il 1318 e il 1320 si trasferì a Ravenna presso Guido Novello da Polenta, dove fu accolto con benevolenza e ammirazione. Morì tra il 13 e il 14 settembre 1321, mentre faceva ritorno da un'ambasceria a Venezia, e fu sepolto a Ravenna nella chiesa di San Pier Maggiore (oggi San Francesco) con grandi onori, dove riposa ancora oggi.
Fonte della riscostruzione storica: "La scrittura e l'interpretazione" di Luperini, Cataldi, Marchiani e Marchese. http://www.firenzetoday.it/guida/esilio-dante-alighieri-firenze.html/pag/3

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