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mercoledì 8 agosto 2012

Lo sapevate Che: E Berta Filava Via....


Sì, Sul Mare Va Veloce,
Ma Dal Ratto Nero
Dobbiamo Salvarla Noi

Nelle notti più buie, lungo le coste delle nostre isole, si sentono lamenti strazianti: sembrano di neonati, e mettono i brividi: Sono i versi delle berte, gli uccelli più misteriosi del mare nostrum, che cantano e si muovono quando non c’è la luna: sembra infatti che questa, rischiarando il cielo, favorisca i predatori. Gli antichi credevano che i versi striduli delle berte fossero il pianto degli spiriti dei guerrieri di Diomede, che invocavano il loro re morto in battaglia: non a caso alle Tremiti, questi uccelli marini vengono chiamati “diomedee”.
Se di notte si fanno sentire, di giorno le berte le si può vedere. Simili a piccoli albatros, scure sopra e chiare sotto, volano costantemente a pelo d’acqua, sospinte dall’aria mossa dalle onde, alla ricerca dei piccoli pesci dei quali si nutrono. Le si può osservare anche dai traghetti: basta avere pazienza e scrutare il mare, magari con l’aiuto di un binocolo, ricercando il loro volo veloce, planato, continuo, basso sull’acqua, diverso dal volo battuto dei gabbiani. Sembrano non stancarsi mai.
Sulle berte fino a poco tempo fa non si sapeva molto. Oggi però la ricerca ha fatto progressi. Con l’aiuto delle moderne tecniche di marcatura satellitare, si è scoperto per esempio che, per cercare cibo. Questi uccelli sono capaci di compiere tragitti lunghissimi in breve tempo: una berta minore, per pescare è volata in pochi giorni dall’isola di Montecristo alla costa di Barcellona, per poi tornare altrettanto rapidamente indietro, al sito riproduttivo, in un cunicolo della roccia.
Questi uccelli pelagici (sempre sul mare aperto, eccetto quando nidificano) sono minacciati dalle reti da pesca, dal disturbo umano nei siti riproduttivi, dall’inquinamento, ma, soprattutto, da un particolare predatore: il ratto nero (Rattus rattus). Questo, portato dall’uomo sulle isole, compie stragi di uova e pulcini. E in Italia sono rimaste pochissime isole rat free.
Delle due specie che si riproducono da noi, la berta maggiore (Calonectri diomedea) e la minore (Puffinus yelkouan), a correre più rischi è quest’ultima, che vive solo nel bacino del mediterraneo, con gran parte della popolazione concentrata oggi su due isole sarde nell’area marina protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo. A scoprirlo per primo fu lo zoologo Helma Schenk, da poco scomparso, ma la conferma è venuta da recenti ricerche dell’Ispra (Istituto Superiore per la ricerca e la protezione ambientale) coordinate da Nicola Baccetti.
Questo avviene grazie a ciò che si è riusciti a fare nella riserva marina sarda. “Abbiamo sradicato, per primi in Europa, i ratti da Molara e parzialmente da Tavolara” dice, con soddisfazione, il direttore della riserva Augusto Navone. “Così ora le nostre isole ospitano ben 13 mila coppie nidificanti di berta minore: la meta della popolazione mondiale”.
Francesco Mezzatesta -  Venerdì di Repubblica 20-7-12

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