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domenica 19 agosto 2012

Lo Sapevate Che: Come Spolpare Il Turista....


... (Per Giunta Dandogli Del “TU”)

Mario Monti ha da poco suggerito  ai ministri sobrie vacanze italiane. L’iniziativa mi è parsa meritoria, forse perché avevo appena visitato il Sud per una breve gita familiare, bella e economica. Un volo a pochi euro, un incantevole agriturismo sottocosto, un’utilitaria in affitto. Certo sono passato per le forche caudine fi una multa ingiusta (festa di paese, grandi parcheggi rigorosamente chiusi, cartelli di divieto incomprensibili), per non dimenticare che in Italia il turista è una preda da spolpare, e che i Comuni approfittano dei visitatori per fare cassa. D’altronde, a Roma, in pieno Settecento, un viaggiatore quale Charles de Brosses scriveva: “Siamo condannati ad  essere scortiti dall’oste o dallo Stato, poco cambia. Ma il bello doveva ancora arrivare.
Infatti, per informarmi sulle sanzioni per la vettura affittata, ho avuto la sciagurata idea di consultare le condizioni contrattuali. Non l’avessi mai fatto! Evidentemente quell’impeccabile casa di autonoleggio ne aveva affidato la stesura a un sadico manipolatore. Basti dire che il testo era tutto alla seconda persona singolare. Il fatto sembrerà normale alle giovani generazioni, ma leggere una serie di avvertimenti che suonano: “Sappi che ci dovrai versare il denaro…. Inutile che tu cerchi di sottrarti….”, e così via. Semplici, indispensabili informazioni si trasformano, per magia grammaticale, in un’odiosa sequenza di imperativi. Dove sono finite antiche espressioni di cortesia del tipo: “Gentile Cliente, siamo spiacenti di doverLe ricordare che nel caso in cui Lei dovesse malauguratamente dimenticare i Suoi obblighi….”.
Già sento le proteste di chi riduce questi appunti a mere questioni di forma. Ma il fatto è che, nel linguaggio e nel vivere sociale, spesso la forma è tutto. Quella lettura mi ha reso furibondo, e l’ho spiegato agli addetti. Come vi permettete di dare del “tu” al vostro interlocutore, svalutarlo, metterlo alle corde, fino a porlo in uno stato di sudditanza, di subordinazione?
E non venitemi a dire che gli inglesi danno del “tu” alla regina. Perché c’è “tu” e “tu” alla regina. Perché c’è “tu” e “tu”. Quella regina rimase col suo popolo a Londra, sotto le bombe, mentre il nostro re scappava di nascosto come un ladro. Anche di questo è fatta la grammatica: di storia, di costumi, di politica. Ecco perché, in Italia, il “lei” dovrebbe rimanere un segno di rispetto, non tanto verso i potenti quanto e soprattutto verso i deboli: verso i consumatori.
Valerio Magrelli – Venerdì di Repubblica 10 – 8 - 12

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