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venerdì 13 gennaio 2017

Lo Sapevate Che: L'Ottimismo al Potere? In Italia ha prodotto solo balle. E bolle...



L’arte di ridere per sopravvivere che illumina la comicità yiddish si riassume in un witz citato spesso da Moni Ovadia: “Nel ’33 a Berlino c’erano due tipi di ebrei, gli ottimisti e pessimisti. I pessimisti ora vivono a Manhattan”. Noi italiani dovremmo rifletterci, almeno prima delle prossime elezioni. Come in nessun altro paese, l’ottimismo è in Italia la chiave vincente della politica. Al posto dei programmi e dei partiti, che non si portano più, abbiamo avuto leader soli al comando animati da una dose formidabile di ottimismo della volontà, mai sfiorato dall’impopolare pessimismo dell’intelligenza. Il berlusconismo è stato in questo senso l’apoteosi del pensiero positivo, una luccicante fabbrica di balle e bolle speculative. Milioni d’italiani si sono innamorati del racconto di un paese felix col sole in tasca, alla vigilia di un nuovo boom, soltanto frenato da alcune “toghe rosse” e intellettuali jettatori. Le minacce della globalizzazione, gli squilibri in Europa, , l’assenza di politiche industriali, i treni perduti nella ricerca e nella formazione, la fragilità del sistema di piccole imprese, tutte queste erano soltanto lugubri menate di professorini rompiscatole di sinistra: sfigati. Quando la crisi ha cominciato a picchiare, Berlusconi e Tremonti vedevano soltanto ristoranti di lusso pieni. La Germania, quella sì, era in crisi. Così milioni di topolini hanno seguito il pifferaio di Arcore consegnando infine ai propri figli un catastrofico e un futuro precario. L’ottimismo ora presenta il suo conto anche al gruppo Berlusconi. C’è voluta una bella botta di ottimismo per pensare di schiantare Murdoch con i diritti della Champions e poi per credere che Vivendi non avrebbe osato la scalata in borsa. Ora occorre tanta fede e speranza per pensare di poterne uscire con l’aiuto della Procura di Milano. L’ultima sbronza da ottimismo ha riguardato l banche ed è appena costato, per ora, venti miliardi di tasse in più. Si doveva intervenire sulle banche tre anni fa, prima che entrassero in vigore le nuove regole del bail in. Ma perché? Le banche italiane andavano alla grande, al solito “meglio che in Germania”. Ancora nel luglio scorso Matteo Renzi assicurava che il Monte Paschi era risanato e comprare azioni era un affarone, con tanti saluti ai gufi. Gli ottimisti che hanno seguito la dritta hanno perso soltanto l’87 per cento dell’investimento, in sei mesi. A settembre il ministro Padoan ha escluso l’uso di denaro pubblico, perché avrebbe di sicuro provveduto il mercato. Ed ecco il prezzo di tanta speme: venti miliardi. Date retta agli antichi greci: il gufo è un simbolo di intelligenza.
Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di Repubblica - 6 Gennaio 2017-

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