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domenica 22 febbraio 2015

Lo Sapevate che: Matteo vuol dir fiducia....



Quando il 22 febbraio spegnerà la prima candelina, Matteo Renzi farebbe bene a tenere a mente le graffianti parole del linguista americano Noam Chomsky: “Il ruolo del Parlamento è di approvare senza chiedere troppe spiegazioni”. E se è vero che la rivoluzione non è un pranzo di gala, chi pretende di cambiare verso all’Italia dovrebbe almeno cercare di distinguersi in meglio dei predecessori. Analizzando il dossier realizzato dall’associazione OpenPolis sul primo anno di governo, a saltare agli occhi è proprio l’abuso del voto di fiducia : ben 30 su 67 leggi approvate, quasi il 45 per cento. In media uno ogni dodici giorni, compresi i fine settimana, la pausa estiva e le vacanze di Natale. E se si escludono le ratifiche dei trattati internazionali, che sono un mero atto formale, la percentuale sale fino al 68 per cento. Un rapporto che fa impallidire perfino chi, come Silvio Berlusconi, fu tacciato di autoritarismo per averlo utilizzato in proporzione molto meno. A eccezione di Mario Monti, che arrivò a quota 51 ma si trovò a fronteggiare una situazione eccezione di emergenza, nessuno nell’ultimo ventennio l’ha utilizzata in misura così massiccia. Nemmeno il Prodi II, alle prese con una maggioranza così ballerina da dover far affidamento sui senatori a vita. Il governo Renzi l’ha chiesta ben 16 volte a Montecitorio, dove dispone di un’amplissima maggioranza. A conferma del fatto che, oltre alle ragioni del “fare presto”. resta uno strumento per superare le divisioni nella maggioranza e. sempre più spesso, nello stesso Pd. (..). Ma c’è anche un altro indicatore che conferma una sostanziale “disinvoltura” nei confronti delle Camere: il sindacato ispettivo, con cui deputati e senatori controllano l’attività del governo. Solo un’interrogazione parlamentare su quattro in media ottiene risposta contro il 30 per cento di Monti e il 40 per cento di Berlusconi e Letta. Spicca per negligenza il cruciale ministero dell’Economia, con appena il 4,1 per cento: il doppio rispetto a quando in via XX Settembre c’era Fabrizio Saccomanni ma cinque volte meno rispetto ai tempi di Vittorio Grilli e addirittura sette in confronto a quelli di Giulio Tremonti. Non brillano neppure la Giustizia (4,6), i Beni culturali (8,6) e l’Ambiente (9 per cento). Fino al paradosso di Viminale, Trasporti e Salute, che hanno tassi di risposta assai inferiori all’era di Enrico Letta nonostante, allora come adesso, alla guida dei dicasteri siedano le stesse persone: Angelino Alfano, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin. Che il turbo-renziano provochi il lassismo dei ministri Ncd?
Paolo Fantauzzi – Attualità – L’Espresso – 19 febbraio 2015

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