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mercoledì 4 febbraio 2015

Lo Sapevate che: Fate largo che passa Brigata Kalimera...



Per annusare  almeno una volta  profumo di vittoria, gli Tsipras all’italiana sono corsi in duecento fino ad Atene per sostenere le ultime ore di campagna elettorale di Syriza. Un po’ gita culturale, un po’ delegazione al congresso del partito fratello. E con un’identità talmente indefinita da presentarsi con un nome per metà d’antan, brigata, e per metà greco, Kalimera, buongiorno, metafora un po’ debolina. Naturalmente in Grecia è andato anche PaIglesias, il prof con il codino, il leader spagnolo di quella che Beppe Grillo chiama la sinistra anti Casta e anti Europa: ma lui è forte di un 28 per cento nei sondaggi, la Brigata Kalimera può contare invece solo sul precedente della lista Tsipras italiana che alle europee del maggio 2014 – quando Matteo Renzi ha portato a casa più di 40 punti – ha superato di poco il 4 per cento provvedendo subito dopo a dilaniarsi. Nelle stesse ore, un altro pezzo storico della sinistra prendeva invece il treno per Milano e rispondeva all’invito di Nicki Vendola ai lavori di “Human factor”, firmata Sel per segnalare l’esistenza di un’alternativa alla Leopolda renziana e al patto del Nazareno. Ma non è tutto. C’è anche chi, e non sono nomi da poce della sinistra non allineata – da Stefano Rodotà (..) a Gino Strada, da Maurizio Landini a don Ciotti – non si è voluto unire né agli uni né agli altri dichiarando che ogni sforzo federativo, condotto secondo schemi vecchi, è destinato al fallimento. Come inizio di un processo nuovo a sinistra, parole di Vendola, non c’è male. E Vabbè, eravamo ancora alla vigilia del voto e Luciana Castellina poteva dire, con scettica ironia, che si era andati fino ad Atene per “farsi una canna politica”; ma ora che il giovane Alexis ha sbaragliato tutti e prova a governare la Grecia in polemica con Bruxelles e Angela Merkel, non ci si può limitare alle battute perché incalzano interrogativi e sogni: che faranno adesso gli oppositori del patto del Nazareno, gli antieuropeisti di sinistra? la vittoria greca spingerà i dissidenti del Pd all’ennesima scissione? E perché finora non si è manifestato uno Tsipras italiano? (..) Tanto è vero che l’unica rottamazione l’ha avviata un post democristiano…In quanto ai giovani emersi finora, sembrano muoversi e pensare come i loro padri e padrini politici. Le primarie taroccate di Roma, Napoli, Genova hanno fatto il resto. Sembra Poi che nessun evento locale o mondiale sia capace di spegnere la spinta al frazionismo congenita alla storia della sinistra: la voglia di essere minoranza è tale da cancellare perfino l’idea di diventare maggioranza. In questo soccorrono i meccanismi elettorali e perfino l’Italicum, che si voleva bipolare e bipartitico, ha abbassato la soglia di accesso al Parlamento al 3 per cento. La tentazione di provarci a qualcuno potrebbe anche venire: come dice Marco Rizzo, che nel 2025 si dichiara ancora comunista, a formare i partiti sono sempre più spesso le leggi elettorali e non i programmi politici. La verità è che da troppo tempo la sinistra ha perso la capacitò di comprendere i fermenti della società, occupare gli spazi, di parlare – per dirla ancora con il Moretti di tanti anni fa – all’anima, alla testa, al cuore delle persone. Ma questi limiti lungi dall’alimentare la ricerca di nuove idee, hanno portato a delusione e fuga dal voto e dalla partecipazione. Che è peggio di qualunque tsunami Tsipras.
Twitter@bmanfellotto – Bruno Manfellotto- Questa Settimana – L’Espresso – 5 febbraio 2015 -

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