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giovedì 26 febbraio 2015

Lo Sapevate Che: I maschi non sanno cosa vogliono davvero le donne...



ISono un quarantenne single ed eterosessuale. Riflettevo sul fatto che l’assuefazione e immagini erotiche e pornografiche potrebbe avere anche un aspetto positivo: voler incontrare una donna non avendo come fine principale l’atto sessuale, ma il desiderio di comunicare. Non sono però del tutto sicuro che comunicare sia il desiderio primario che una donna vuole soddisfare in una relazione di coppia. Fino ad ora la mia tendenza ad attribuire molta importanza all’aspetto erotico e ludico è stata ben accolta dalle poche donne con cui ho avuto relazione. E’ anche vero che avendo consumato moltissime energie psichiche ed emozionali in una relazione terminata in modo traumatico, avverto che più le situazioni deludono, più la fiducia negli altri vacilla e lo strato di corteccia utile a preservarci dalle delusioni si fortifica. Il risultato di queste combinazioni è la solitudine, che non  è ancora isolamento, ma ripetizione inutile delle stesse abitudini (..). Tutto resta confinato nell’interiorità, perché ti rendi conto che sono in pochi a essere ben disposti ad accogliere parole che possono in qualche modo migliorare la nostra coscienza e il nostro modo di relazionarsi con gli altri.
La sua lettera mi ha incuriosito per la qualità del suo cinismo, che ha più il sapore di un’invocazione che quello, alimentato dal nichilismo, tipico di chi ha concluso che in ogni caso non c’è più niente da fare per migliorare una situazione (…) sembra che la svolta gliel’abbia data la noia della pornografia. . Questa ha il suo maggior difetto nel fatto che, sul tema che vuol essere sessuale, non gioca sui volti, sulle parole, sugli sguardi che lasciano intendere le intenzioni e alimentano il desiderio, ma unicamente sugli organi sessuali. Servendo così solo a scoraggiare chi non si ritiene all’altezza delle  prestazioni ostentate. La pornografia non conosce il desiderio che si alimenta della mancanza dell’oggetto desiderato, ma solo la ripetizione reiterata e monotona di gesti sessuali prevedibili e tutti uguali, per farci affondare in un mare di noia. (..). Ma la sua esperienza l’ha condotta a concludere che le donne, che vogliono essere amate per la loro anima e non per il loro corpo, si annoiano quando, astenendoci dal sesso, si prende a parlare con loro: o delle cose che accadono nel mondo, o dei temi che la cultura sa offrire a chi frequenta teatri, cinema, libri. (..). Per entrare in comunicazione con loro è tuttavia necessario che gli uomini scoprano la propria anima, la loro parte femminile, che spesso non hanno o tendono a nascondere il più possibile, fino a perderne le tracce. (..). L’altro pezzo non è la dolcezza melensa o lo sdilinquimento ridicolo, ma la capacità di ascoltare le narrazioni femminili. con la sensibilità di chi va oltre la narrazione stessa, per catturare quanto di allusivo c’è in quella narrazione quando di non detto c’è, nel racconto, che vuole essere scoperto e compreso. Solo dopo è possibile fondersi nei giochi d’amore, che rilanciano altri racconti. La comunicazione è questa, ma ci vuole una grande capacità di ascolto e una curiosità di scoprire quel che la donna cela e nell’immediato non appare. (..) occorre che il maschio rinunci a celebrare il suo io, pensando ingenuamente di far colpo sulla donna, e si disponga all’ascolto, non tanto di quel che la donna dice, quanto di ciò che lascia intravedere e intendere col suo dire. Ne siamo all’altezza?
umberogalimberti@repubblica.it – Il Venerdì di Repubblica – 21 febbraio 2015

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