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martedì 21 giugno 2016

Lo Sapevate Che: In sala operatoria a Napoli è entrata la realtà aumentata...



Gli hanno tolto una parte di intestino facendosi guidare da un navigatore. Una sorta di TomTom chirurgico che, per la prima volta in Italia e la seconda in Europa, è stato utilizzato per trattare una diverticolosi dell’intestino. Il paziente, 50 anni, è stato per un’ora e mezza sotto i ferri dell’équipe dell’azienda ospedaliera Monaldi di Napoli coordinata dal presidente della Società italiana di chirurgia, Francesco Corcione. L’intervento non è tecnicamente cambiato rispetto al passato, ma è rivoluzionario il dispositivo che restituisce all’operatore in tempo reale le immagini della situazione anatomica su cui sta mettendo le mani. La visione che si ottiene dall’associazione di una particolare Tac, della laparoscopia e del Gps chirurgico è stata definita “realtà aumentata”. Cioè, si vede con una percezione maggiore di quella ottenibile con l’incisione dell’addome e la visione diretta. In questo caso, virtualmente la mano del chirurgo accede all’interno di un organo, ne scopre subito eventuali anomalie anatoliche (per esempio, la mancanza di un’arteria o di una vena in un determinato territorio), sa come evitare errori e può dunque giocare d’anticipo”.Finora a sperimentare la nuova tecnologia era stato Jacques Marescaux che 33 anni fa ha fondato a Strasburgo l’Ircad (Institut de recherche contre les cancers de l’appareil digestif), il più importante centro europeo di chirurgia laparoscopica. “Lo sviluppo della tecnologia va oltre il comune Gps che vede le strade come fa un pilota militare” dice Marescaux. “Con la realtà aumentata, dopo che il paziente è stato sottoposto a scanner (Tac) vengono  utilizzati algoritmi speciali che danno luogo a un suo clone digitale. Questo significa poter ricostruire in tre dimensioni tutto quello che c’è all’interno di un organo, vedere in ogni particolare vene e arterie. Quando si deve intervenire all’interno di un fegato, ad esempio, grazie alla trasparenza delle immagini sovrapposte tra reale e virtuale, si saprò dall’inizio dove andare a cercare il tumore”. “Il nostro paziente aveva uno “pseudotumore” del colon (una massa benigna su base infiammatoria, ndr)” racconta Corcione. “Con la “realtà aumentata”  ci si trova immersi in un ambiente totalmente integrato, in cui le immagini virtuali ottenute in digitale si completano con quelle del reale campo operatorio”. Ma non ci si deve illudere di essere così al riparo da qualsiasi possibile complicazione”. Anche con il TomTom si può sbagliare e uscire fuori strada”.
Giuseppe Del Bello – Scienze – Il Venerdì di Repubblica – 17 giugno 2016 -

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