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martedì 2 agosto 2016

Lo Sapevate Che: L'inafferrabile formula della valigia perfetta...



I primi segnali di nervosismo si avvertono una settimana prima della data prevista e il nervosismo degenera in crisi acuta con l’avvicinarsi dell’ora fatale. Neppure anni e anni di esperienza e milioni di chilometri percorsi con ogni mezzo di trasporto attenuano l’ansia per quella cosa che rende ogni viaggio un incubo: la maledetta valigia. Odio la valigia. La odio con una passione travolgente, incondizionata, che neppure materiali ultraleggeri, rotelle, chiusure lampo, compartimenti a fisarmonica e maniglie estraibili hanno mai sedato. Ho speso fortune in bagagli di ogni concepibile dimensione e forma, che si accatastano prendendo polvere in cantina come quei ricordi rimossi e tossici che gli psicoanalisti cercano di estrarre dalla memoria. (..). Nessuno, neppure gli esperti e i viaggiatori di professione, ha mai prodotto la formula perfetta per risolvere correttamente l’equazione fra i giorni previsti lontani da casa e il numero di camicie, calzoni, giacche, vestiti, mutande, sottane, maglie, golf, scarpe, bluse, costumi da bagno, lozioni, pillole, calze da insaccare. Nell’ansia e nei dubbi, esplode la difference, l’insanabile differenza fra i sessi. Studi attendibili confermano che uomini e donne concepiscono la preparazione della nostra specie soffrono della sindrome della lumaca, di colei che vorrebbe portarsi addosso la propria casa ovunque vada. I maschi hanno l’istinto della cavalletta, pronti a saltare di qua e di là, senza preoccuparsi di che cosa portarsi dietro. (..) Meglio un valigione  da emigrante o due valigie medie? Quanti medicinali? Quel trolley imbottito e gonfio come un Buddha entrerà nelle striminzite cappelliere? All’arrivo ci accoglierà una nuova Era Glaciale o un aggravamento dell’Effetto Serra? I due opposti sogni e incubi collidono e producono liti. Il sogno maschile di viaggiare con una Ventiquattrore non si realizzerà mai,così come la pretesa femminile di comprimere una casa intera dentro una valigia. L’atto finale della commedia del bagaglio è l’immancabile “te l’avevo detto” di lei, quando lui scopre di essere senza scarpe o con i calzoni scuciti sul sedere e il “come al solito hai preso troppo” di lui quando al ritorno si deve constatare che metà delle masserizie trascinate non è mai stata usata. Non ci sono, come non ci sono per i grandi dilemmi esistenziali, soluzioni o formule definitive, oltre a quel meraviglioso ingrediente che non dovrebbe mai mancare in ogni viaggio, che è la pazienza, ormai indispensabile per chiunque esca di casa, per andare al lavoro o per fare il giro del mondo, nella certezza che anche il bagaglio più razionalmente preparato finirà a Hong Kong invece che alla destinazione prevista Napoli. Si resta con il sospetto che il Signore Onnipotente, offeso da quei due che si permettevano di viaggiare nel Giardino dell’Eden senza neppure il peso di una foglia di fico, non si sia limitato a condannare lei a partorire con dolore e lui a lavorare al Catasto come dice la Bibbia. Ma che li abbia dannati a vagare per il mondo trascinandosi le valigie.
Vittorio Zucconi – Donna di Repubblica – 2 luglio 2016 -

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