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venerdì 22 luglio 2016

Lo Sapevate Che: Serve una mente libera per parlare di Dio...



Spirito Santo nella mente del laico, era il titolo di un articolo di Eugenio Scalfari su Repubblica qualche settimana fa. E queste, alcune righe: “Dunque lo spirito c’è, noi l’abbiamo. E’ condizionato dalla mutabilità del corpo, ma a sua volta lo condiziona. E si domanda se, dopo la morte, esiste un aldilà. A volte dice no, a volte dice sì e in questo caso cerca di immaginare che cosa sia quell’aldilà. Così è nato Dio, che inevitabilmente morirà quando la nostra specie, come tutte le cose che nascono, scomparirà”. Così è nato Dio… E poi: “ma se la mente non si pone affatto il problema dell’aldilà, Dio da quella mente non viene neppure immaginato, neppure inventato. La morte, la sorella morte, quella sì, tutti noi sappiamo che verrà e al momento decisivo ci toccherà la spalla e tutto sarà finito. Se tutte le menti pensassero in questo modo, Dio non esisterebbe per nessuno. Ma un’altra domanda si pone: chi ha creato l’Universo in cui viviamo? Una risposta scientifica spiega come è fatto ma non come è nato e come morirà. Si può pensare che sia eterno? La parola eternità evoca la categoria del tempo. Ecco un’altra domanda: che cos’è il tempo?” Insomma, sicuramente sarò io l’ingenuo, ma trovo queste riflessioni di Scalfari di un’ingenuità e, direi, banalità sconcertanti. Però, sicuramente sono io che non capisco la profondità e l’originalità delle riflessioni.   Carmelo Dini
Se uno dà dell’ingenuo all’altro e poi dice che forse è egli stesso ad esserlo, non attutisce l’offesa, ma la ribadisce, perché nessuno, anche se lo dice, crede veramente di essere un ingenuo. Fatta questa precisazione per svelare l’ipocrisia del linguaggio, entriamo in discussione limitatamente alle tedi di Scalfari che lei cita. Siccome Dio nessuno l’ha mai visto, tutto quello che uno pensa di Dio è legittimo, che si creda o no. Anche perché le prove dell’esistenza di Dio, che troviamo numerose nei percorsi della filosofia, non lo cercano, ma piuttosto soddisfano l’esigenza della logica che governa il pensiero occidentale. Il quale si acquieta quando, di fronte all’esigenza dell’universo, trova la causa che, un po’ per comodità e anche un pò sbrigativamente, chiama Dio. (..) Il Dio a cui si perviene seguendo i percorsi della ragione “non è il Dio di Abramo, di Isacco edi Giacobbe” (pensiero, 602). Quest’altro Dio segnalato da Pascal, a cui la ragione non perviene, è stato ideato dal bisogno umano di protezione, per riuscire a reggere le difficoltà dell’esistenza e a sopperire la precarietà che sempre accompagna la nostra vita. Ne consegue che Dio esiste o perché il pensiero umano lo pretende per soddisfare il bisogno di una spiegazione è la precarietà dell’esistenza ha bisogno di una protezione. e che ci sottragga al terrore dell’ignoto, o perché la precarietà dell’esistenza ha bisogno di una protezione. Ragion per cui,come dar torto a Scalfari là dove scrive che è il pensiero umano a creare Dio, il quale esiste solo finché questo pensiero lo tiene in vita? Per quanto concerne  la fede nella vita ultraterrena, questa dipende dal rifiuto che i cristiani hanno di prendere sul serio la morte, a differenza dei Greci che chiamavano l’uomo “il mortale”, iscritto in quella dimensione tragica caratterizzata dal fatto che per vivere ha bisogno di costruire un senso, in vista della morte che è l’implosione di ogni senso. (..). Quanto poi all’eternità, i Greci l’attribuivano alla Natura che, come dice Eraclito, “nessun uomo e nessun Dio fece. Sempre è stata, è, e sarà”. I cristiani l’attribuiscono a Dio, che crea la natura e assegna all’uomo un tempo che non è più quello ciclico iscritto nell’ordine naturale, ma quello escatologico dove alla fine si realizza ciò che all’inizio era stato promesso. A questo punto il tempo, in quanto iscritto in un disegno, acquista un senso e diventa “storia”: la storia della salvezza, che ha il suo corrispettivo laico nella storia come progresso. Idea condivisa sia dalla scienza che dalla sociologia, versioni laiche dell’ottimismo cristiano, che oggi, dopo la morte di Dio, vacilla un po’. Notazione a margine: l’etimologia di “ingenuo è “nato libero”.
umbertogalimverti@repubblica.it -  Donna di Repubblica – 16 luglio 2016 -

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