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martedì 17 novembre 2015

Lo Sapevate Che: Ricordare Pasolini, l'anticonformista in un paese che ama il conformismo...



Se c’è qualcosa che Pier Paolo Pasolini non sopportava è l’ipocrisia. Non se ne trova un grammo in tutta la sua opera,versi, romanzi,racconti,cinema, e invece quante tonnellate ne sono state sparse in occasione del quarantennale. In Italia gli anticonformisti piacciono soprattutto da morti, meglio se da molti anni e in cifra tonda. Da vivo Pasolini fu messo in croce da destra a sinistra, diffamato, offeso, perseguitato. Subì la bellezza di 33 processi in una quindicina d’anni, che fa più di due processi all’anno, dai quali uscì ovviamente assolto perché erano fondati sul nulla. Tanto per chiarire che cos’è davvero una persecuzione giudiziaria. E’ vero che ebbe successo in vita. ma fu un successo pagato a caro prezzo, tanto meritato quanto circondato da livore, come si potrebbe testimoniare con centinaia di recensioni ridicolmente astiose ai suoi romanzi, poemi, film. Riuscì a scrivere quei meravigliosi articoli corsari sul Corrierone soltanto grazie a un miracolo di libertà di stampa, la circostanza eccezionale di un grande giornale in mano a un’editrice pura, Giulia Maria Crespi, e diretto da un giornalista coraggioso e originale come Piero Ottone. Pochi anni prima e pochi dopo, con l’avvento della P2 in via Solferino, il miracolo sarebbe stato impossibile. Figurarsi oggi, dove nei media trovano spazio a fatica opinioni e informazioni anche soltanto lievemente critiche. Una profezia Pasolini l’ha azzeccata alla grande. La previsione che nella società italiana sarebbe calata una coltre di conformismo soffocante, con tratti autoritari se non addirittura totalitari. A distanza di quarant’anni l’Italia che celebra l’eretico Pasolini è in realtà un Paese dove conta una sola qualità, l’obbedienza. Con l’obbedienza lo studente sciocco ottiene voti migliori del vicino geniale, il medico, l’architetto, l’imprenditore, il politico o il giornalista senza talento si vedono  spianate, da capi mediocri, strade precluse in partenza al collega creativo e critico. Diventeranno a loro volta capi mediocri e insicuri, circondati da cretini assenzienti. I giovani che non accettano il sistema possono sempre andarsene fuori dalle scatole e cercare fortuna all’estero. L’effetto finale è che le nostre classi dirigenti fanno ridere. Vincenzo Cerami mi raccontava che quando conobbe Pasolini, insegnante in una scuola media di Ciampino, la media dei suoi voti in Italiano era un “quattro” accompagnato dall’ammonizione “sei andato fuori tema!”. Il nuovo professore invece amava quelli fuori tema e gli diede il primo dieci. Oggi, con le magnifiche riforme, il preside l’avrebbe licenziato.
Curzio Maltese – Contromano  - Il Venerdì di Repubblica – 13 novembre 2015 -

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