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venerdì 20 novembre 2015

Lo Sapevate Che: Attenzione, stiamo perdendo i ragazzi...



Li Stiamo Perdendo. Figli dell’inadeguatezza e delle incoerenze nostre. Sognano un futuro all’estero e dell’Italia ammirano Maria De Filippi e Valentino Rossi. Sono i millennials, generazione di casa nostra tutta social e poca società: i nati tra la fine del Novecento e il nuovo secolo. (..). E’ un pugno nello stomaco l’evoluzione negativa degli stati d’animo e delle aspettative per gli anno a venire messe a confronto  con un altro sondaggio, realizzato più di trent’anni fa, nel 1983. Era la stagione di “Happy days”, il mito televisivo fonzian-renziano di magnifiche sorti e progressive, sia individuali che collettive. L’ottimismo come spirito pubblico; la spensieratezza come cifra individuale. L’Italia, se non tutta da bere come Milano, andava sorseggiata in allegria dopo i cupi anni ’70. Non è più così dopo la Grande Crisi, la più lunga e dirompente dalla Seconda Guerra mondiale in poi. (..). Peggio del disastro economico, agli occhi degli adolescenti, è il disastro etico-morale. La disonestà di chi ricopre cariche pubbliche è la causa principale dei mali italiani. (..) Non c’è nulla da moraleggiare nei loro confronti. Il disimpegno, la sfiducia, la chiusura nel privato…E’ quanto, dopo un trentennio di dissipazione delle risorse e di svendita dei valori costitutivi di una nazione, stiamo lasciando loro in eredità. Il Presidente Del Consiglio crede che “la felicità sia l’orizzonte politico da dare agli italiani”, come ha detto in un colloquio con Federico Geremicca pubblicato sulla “Stampa” di Torino. Per i millennials i ladri d felicità non hanno colore. (..). Non C’E’ Indulgenza insomma nello sguardo degli adolescenti sul mondo dei grandi. Anzi , ci mettomo davanti allo specchio. Il riflesso è urticante. Siamo costretti a vedere, proiettato su chi ci sta a cuore, quel mal mostoso sentimento di inconcludenza che fa dell’Italia. un Paese bloccato dalle sue caste, da privilegi potenti quanto inaffidabili. (..). “Siete rassegnati a tutto, fate pena” recita una delle battute chiave di una vecchia commedia di Giuseppe Patroni Griffi sul disagio generazionale, “In nome di una signora amica”, riproposta nei prossimi giorni a Milano dopo il debutto di Napoli. Il figlio si ribella alla madre: “A noi non ci accadrà di vivere in una società che non ci piace, in un mondo che non ci piace. Almeno quello che non vogliamo lo sappiamo, la nostra generazione sarà migliore”. “E tua madre te lo augura, figlio mio, perché la nostra è stata triste assai”. Scena da applausi. Ieri come oggi. Ma non c’è più tempo. Il sipario sta calando.
Luigi Vicinanza – Editoriale www.lespresso.it @vicinanzal – 19 novembre 2015

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