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lunedì 29 aprile 2013

Lo Sapevate Che: Riportare Al Cuore...


Come è difficile per le famiglie proporre ai giovanissimi il ricordo come
una parte fondamentale della propria identità e non semplicemente  come
un’occhiata superficiale e distratta alla soffitta o alla cantina della casa!

I ragazzi hanno sempre più fretta di vivere il presente e passano le giornate ad allenarsi a stare a galla nella modernità liquida o in bilico fra un privato augusto e la paura di dover stare nel mondo, in quel mondo che li condanna alla solitudine e alla marginalità.
I genitori spesso sono proiettati nell’ansia del domani (che è cosa diversa dal senso del futuro), con la preoccupazione di non riuscire ad assicurare ai propri figli uno standard di vita adeguato alle loro esigenze e magari migliore di quel che hanno potuto godere finora. I nonni sono ormai confinati in una memoria silenziosa, resa insignificante dalla fuga in avanti del tempo, dalle illusioni dell’innovazione, dalla mobilità che cancella i sentimenti dell’appartenenza e promuove il nomadismo come stile di vita vincente.
Nel mercato delle azioni educative, ricordare non è più moneta corrente; è un azione destinata all’incuria collettiva o confinata a momenti particolari di nostalgia. E invece è un verbo che varrebbe la pena recuperare, perché rende visibile quel che la famiglia davvero è e la sua forza autentica, insita nella capacità e nella volontà di raccontarsi per esprimere la propria verità più profonda, quella che sfida la contingenza dell’attimo fuggente e costruisce la speranza dell’eternità
Il problema non è che cosa ricordare, ma perché e come fare memoria della storia condivisa che tiene insieme le generazioni all’interno del nucleo familiare. Si ha bisogno di ricordare perché si è convinti dell’assoluta necessità di custodire con cura i gesti quotidiani dell’amore parentale; perché le gioie e i dolori, i pensieri e i sentimenti, le sconfitte e le vittorie di ciascun membro della famiglia riguardano tutti per la loro potenziale capacità di insegnare a vivere; perché i legami fra le persone contano più delle singole esperienze realizzate giorno per giorno. La memoria è il segno che la mente e il cuore funzionano all’unisono nel mettere ordine nel passato e nel salvaguardare tutto ciò che può dare slancio alle scelte future; è il luogo della riconciliazione e della purificazione di intenzioni e di gesti segnati, anche involontariamente, dall’egoismo e dalle fragilità individuali.
Nella vita della famiglia è altrettanto importante comprendere e verificare come si formano e si trasmettono i ricordi. Essi non sono un semplice accumulo di fatti, ma eventi che formano, rinnovano e irrobustiscono le relazioni interpersonali; territorio comune in cui incontrarsi e volersi bene in un dialogo che può ormai fare a meno delle parole; consapevolezza dell’impegno condiviso di fare manutenzione del passato per rendere sensato il presente.
Ricordare insieme piccoli e grandi cose significa accogliersi l’un l’altro con rispetto e tenerezza reciproca, sperimentando la gioia della gratitudine verso chi ha partecipato cordialmente alla storia della propria famiglia e ha lasciato un’impronta indelebile nel cuore.
Mariangela Pacucci – Bollettino Salesiano – Apre 2013

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