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martedì 23 aprile 2013

Lo Sapevate Che: Quel 18 Aprile....


Quel  18 Aprile Che Segnò La Sconfitta Della Sinistra
Che Dura Dal 1948

“ Vi ricordate quel 18 aprile….” Molti, specie se anziani, la sanno ancora canticchiare. Era una disperata canzone comunista, una specie di “patria perduta”, che oggi torna di attualità, e non solo per la data sul calendario.
La canzone diceva “Vi ricordate quel diciotto aprile/d’aver votato democristiani/senza pensare all’indomani/ alla rovina della gioventù”.
E che mai era successo! Era  il 18 aprile 1948, 65 anni fa, l’Italia era uscita dal fascismo e dalla guerra, spesso speranzosa, ma anche distrutta, divisa. Nel 1946 avevano votato per la prima volta le donne, e, anche per merito loro, gli italiani avevano mandato via i Savoia e istituito la Repubblica. Contemporaneamente era stata stilata una Costituzione che ancora adesso è un gioiellino: prometteva pane, uguaglianza, libertà, lavoro, cultura. Ma se prima eravamo tutti insieme, il 18 aprile bisognava dividersi, nelle prime vere elezioni politiche : stravinse la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi, che aveva come simbolo uno scudo con una croce: 12,7 milioni di voti: 48,5 di percentuale e maggioranza assoluta dei seggi. Sconfitto il Fronte Popolare, che unica Partito comunista e Partito socialista. Togliatti e Nenni, che nel simbolo avevano la faccia di Garibaldi dentro una stella a 5 punte: presero appena il 31 per cento, 8,5 milioni di voti.
La nostra storia politica – quella che ci ha portato da De Gasperi a Beppe Grillo, per intenderci – cominciò da quelle elezioni, che nel ricordo sono quasi mitologiche: gli italiani tifavano America o la Russia, Chiesa o Bolscevismo, Casta o Popolo, Segreto bancario o Collettivismo; emi come divorzio, aborto, sesso prima del matrimonio non erano neppure sfiorati. La campagna elettorale fu appassionata e grandiosa (votò il 92 per cento del 26,8 milioni aventi diritto; 30 per cento non sapeva né leggere né scrivere); non c’era la Tv, ma i megafoni, i comizi, i cartelloni, le vignette. (La migliore in assoluto fu quella DC: “ In cabina elettorale Dio ti vede e Stalin no”).
Sessantacinque anni sono passati, l’Italia è tutta diversa, l’Urss non esiste più, il Vaticano ha perso il suo potere di scomunica; ma, se guardate nel dettaglio come andò quel voto, scoprirete comunque alcune costanti della nostra storia: il Veneto democristiano, l’Emilia, la Toscana e l’Umbria comuniste, la Roma nostalgica di Mussolini, il sud sempre poveretto ed esposto ai benti. Prendete la Sicilia, per esempio. Nel 1947, alle prime elezioni regionali vinsero socialisti e comunisti e la cosa fece grande paura, soprattutto all’America. Così mandarono il bandito Giuliano a sparare addosso ai braccianti che festeggiavano, come dire: non lo fate più. E funzionò, infatti dal 1948 in poi la Sicilia non votò mai più comunista.
Il termine “18 aprile” è rimasto nel nostro linguaggio, per indicare una sorta di giudizio universale, una nemesi che, nei momenti cruciali, arriva a punire la sinistra. E c’è del vero. Berlusconi da vent’anni vince gridando “arrivano i comunisti” e Bersani, che pure stavolta era nelle migliori condizioni possibili, non è riuscito ad andare oltre quel 30 per cento che fu del Fronte Popolare del 1948. Che ne dite: siamo degli inguaribili nostalgici?
Annali di Enrico Deaglio – Venerdì di Repubblica 19-04-13

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