Etichette

sabato 17 dicembre 2016

Lo Sapevate Che: La Germania e il silenzio Politically Correct...



Chi Parla E’la moglie di un mio carissimo amico. Lui italiano, lei tedesca, nata a Berlino Est. Lei è cresciuta dall’altra parte del Muro, quando ancora c’era il comunismo (come Angela Merkel). Oggi fa la pendolare, avendo un lavoro a Berlino si alterna tra la capitale tedesca e Roma, dove vive il marito. Al nostro ultimo incontro si sfoga con me per quello che sta accadendo nella sua città. Qualcosa che ricorda il famigerato “Capodanno di Colonia”, ma che a differenza di quell’evento è routine quotidiana. Una piccola (o grande) storia ignobile, ben nascosta. Riassumo quello che mi racconta, cercando di essere il più fedele possibile. Ci metto le virgolette finché è lei che parla. “Vivere in certi quartieri di Berlino per una donna sola, e tedesca, non è facile. Rientrare a casa la sera tardi è divntao un problema. Per noi il Capodanno di Colonia c’è ogni sera. Gruppi di maschi di origine turca, nordafricana, araba, ci fissano e ci seguono, ci molestano o ci minacciano. Qualche volta finisce con un’aggressione sessuale vera e propria. Altre volte sotto forma di intimidazione, un coltello sfoderato, il furto del portafoglio o dello smartphone. Non ci sentiamo più a casa nostra. E come non bastasse, di questi eventi c’è pochissima traccia nell’informazione ufficiale. La tv tedesca ha precise direttive che vietano di precisare l’origine etnica o la nazionalità di chi commette un reato. Perciò noi donne abbiamo imparato a decifrare, a interpretare un’informazione che di fatto è censurata, Se il telegiornale parla di un’aggressione con uso di pugnale, sappiamo di che si tratta:è l’arma più diffusa tra quelle bande. Ma questa forma di auto-censura politically correct accentua il nostro disagio, peggiora il senso di solitudine e di insicurezza. Noi donne siamo vittime di un clima d’intimidazione di cui è praticamente vietato parlare. Capisco le ragioni storiche di questo riserbo. Noi tedeschi abbiamo delle colpe da farci perdonare, non potremo mai dimentica l’Olocausto. Di conseguenza dobbiamo stare molto attenti a non prendere di mira questa o quella etnia, questa o quella minoranza o religione. Però questa situazione a me ricorda in modo inquietante il mondo in cui sono cresciuta. Anche nella Germania Est era proibito parlare di certe cose, anche nella mia adolescenza e giovinezza dovevamo decifrare il non-detto, interpretare le versioni ufficiali della tv di Stato. Noi donne ci sentiamo abbandonate da Angela Merkel, la regina del politically correct. Solo qualche sito femminista osa squarciare il velo del silenzio, ma son voci isolate”. Qui finisce l’amaro  sfogo della mia amica berlinese. Ricordo, per chi l’avesse dimenticato, cosa fu il Capodanno di Colonia: in quella città tedesca bande di giovani maschi per lo più immigrati da paesi islamici, terrorizzarono molte donne e ragazze, vi fu qualche stupro, diverse aggressioni, molti furti. La polizia era assente o passiva. Ci vollero parecchi giorni perché la verità venisse a galla. Oltre alla naturale paura di una donna violentata, alle tante resistenze e ai sensi di vergogna che scattano prima di andare dalla polizia a sporgere denuncia, in quel caso scattò anche il riflesso “politically correct” dei media, l’imbarazzo nel descrivere episodi che avevano una chiara matrice etnica, culturale, dentro la comunità musulmana. A poco a poco la terribile verità sul Capodanno di Colonia si venne a sapere, e fu uno shock nazionale. Ora, secondo la descrizione della mia amica berlinese, lo stesso riflesso di auto-censura sta avvolgendo una realtà quotidiana, fatta di episodi che sono diventati “normali”, non più solo esplosioni selvagge una-tantum.
Federico Rampini – Opinioni – Donna di Repubblica – 10 Dicembre 2016

Nessun commento:

Posta un commento