Disporre Intorno a sé di uomini “sufficienti e fedeli”
e, per mantenerli fedeli, farli partecipi di onori e cariche, è da sempre anche
indizio della saggezza dei principi (Machiavelli). Soprattutto il “principe
nuovo”, ancora non ben “radicato”, dovrà porre la massima attenzione alla
“elezione de’ministri”, in base alla regola suddetta. Pretendere che essa
avvenga secondo meritocratiche trasparenze è pura Illusionspolitik. Tuttavia, altrettanto illusorio è che si possa
formare una élite dirigente puntando
solo alla fedeltà e trascurando la “sufficienza”. La “elezione” da parte del
principe non può annullare capacità e competenze proprie dell’”eletto”. Equilibrio
quanto mai difficile in regime democratico, dove la selezione delle élites
politiche avviene attraverso la competizione tra loro e in base essenzialmente
al successo elettorale. Impossibile in un tale regine pensare a una élite in
termini “puri”. La realtà è quella di un pluralismo elitario. Un “principe”
savio dovrebbe riconoscerlo, allora, e non inseguire un sogno di un sistema a
sua immagine e somiglianza. La democrazia permette solo leadership repubblicane. Per uscir da metafora: che negli uffici di
governo, accanto ai ministri, lavorino, onorati e ben remunerati, quelli che il
Capo ha cooptato sulla base di lunghe prove di assoluta fedeltà, può stupire
solo l’anima bella. Ma che, invece, con lo stesso criterio, venga scelto chi è
chiamato a elaborare strategie e condurre imprese richiedenti esperienze e
competenze specifiche di grande rilievo, mina l’efficienza del sistema
tecnico-amministrativo, efficienza che costituisce, alla fine, la garanzia
prima dello stesso potere del leader. Non si forma alcuna autentica élite
attraverso la semplice occupazione di posti. Nessuno spoilsystem produce uno
Stato in cui i cittadini possano “quietamente” esercitare li esercizii loro”
senza dibattersi disperatamente tra leggi illeggibili, pachidermici apparati
ministeriali e”paura delle taglie” (parla ancora il fiorentino di cui sopra).Uno Stato Autorevole, e perciò rispettoso del patto che lo vincola ai suoi cittadini, si
forma selezionando burocrazie intelligenti, motivate e relativamente autonome
rispetto ai tempi e alle scadenze dell’azione politica. E’ l‘equilibrio tra élite
burocratica e élite politica a decidere della qualità di uno Stato.(..). La Occupazione Di Cariche da parte del corteo dei fedeli non fa élite né Stato. Né una élite è formata soltanto
da chi tali onori concede a cooptati diversamente meritevoli. Un leader davvero
tale o che tale voglia diventare – e cioè che intenda guidare non solo a slogan, promesse e narrazioni – dovrebbe formare
intorno a sé una élite in grado anche di “distribuire valori”, di rappresentare
per l’opinione pubblica un paradigma di comportamento. Per il leader ciò è
sempre rischioso, poiché comporta affidarsi a personalità di per sé autorevoli
e dotate di risorse proprie. Ma mai prenderà radici il suo “comando”, né la sua
diverrà autentica leadership (termine che indica un sistema di governo e nulla ha a che fare col leaderismo alla moda), se concepisce come un pericolo avere a ce
fare con chi non dipende dai suoi benefici.
Massimo Cacciari – Parole nel vuoto www.lespresso.it – L’Espresso – 24 settembre
2015 -
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