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sabato 23 gennaio 2016

Lo Sapevate Che: La Trasparenza non è mai abbastanza...



Trasparenza. Se ne intravede poco, quasi nulla, nel sistema politico italiano. Nell’era dei social, delle dirette streaming, delle consultazioni via web, dell’informazione in tempo reale la trasparenza dei meccanismi decisionali, quelli davvero importanti per la vita dei cittadini, è ancora scarsa. Prevale l’opacità. Prendiamo il caso delle fondazioni politiche. (..). Sono casseforti personali dei notabili, fuori da qualsiasi controllo. Possono ottenere finanziamenti senza obbligo di rendicontazione, aggirando le norme sul finanziamento pubblico. Dopo la nostra inchiesta l’ex ministro Gaetano Quagliarello ha scritto a “l’Espresso” per far sapere che la sua “Magna Carta” sta lavorando a una proposta di legge che “prescriva meccanismi di controllo e trasparenza, approdi all’istituzione di un registro delle fondazioni e introduca finalmente quella linea di demarcazione dalla cui assenza derivano le parole di Raffaele Cantone e la perenne attualità delle inchieste giornalistiche sui cosiddetti “ pensatoi” e su chi li finanzia: la linea di demarcazione tra le fondazioni che lavorano, che producono ricerca, che realizzano cultura, e le scatole vuote che servono solo a drenare finanziamenti a beneficio (nel migliore dei casi!) dell’attività politica dei loro”dominus”. Perché – sottolinea Quagliarello – se il discredito finisce per investire anche le prime, è a queste ultime che va attribuita la responsabilità”. (..) . La Trasparenza Ha Creato un cortocircuito a Quarto, paesone dell’area napoletana da lungo tempo infiltrato dalla camorra. Qui il Movimento 5 stelle ha sperimentato a sue spese come nel mondo reale la democrazia del web possa sfociare nell’opacità (..). Persino due giovanotti svegli come i deputati Luigi Di Maio e Roberto Fico, nati e cresciuti in quel difficile ambiente, sono rimasti prigionieri dell’ambiguità dilagante.(..). Trasparenza E’ Tema Delicato in casa Boschi. La ministra Maria Elena si è difesa con passione alla Camera, lo scorso 18 dicembre, sul caso della Banca Etruria. Il padre, che dell’istituto di credito è stato vicepresidente nei mesi caldi precedenti il fallimento, non parla per ora. Non è indagato. Dunque non sente la necessità di chiamar ire il proprio operato. Questione di punti di vista. La ministra Boschi invece non si sottrae – e come potrebbe farlo – ai riflettori. Firma una riforma costituzionale destinata a trasformare l’assetto istituzionale della Repubblica. Ne parlava con orgoglio in un’intervista al “Corriere della Sera” il 10 gennaio. E’ materia sua. Per poi scivolare in un giudizio sulla fusione mancata tra la banca toscana e la Popolare di Vicenza. Questione su cui il governo non può esercitare poteri, né quello in carica né i precedenti. Materia da consiglio d’amministrazione, dove era seduto il padre. E che quegli amministratori abbiano combinato un disastro è un dato di fatto.(..). Le quattro banche fallite (oltre all’Etruria, Banca Marche e le Casse di risparmio di Ferrara e di Chieti) custodivano non solo soldi dei risparmiatori. Vi era depositata la coesione sociale di un Paese. Valore senza prezzo. Più la politica si personalizza, insomma, più la trasparenza dei comportamenti dovrebbe essere totale. Un auspicio per la prossima incerta Terza Repubblica.
Luigi Vicinanza – Editoriale www.lespresso.it - @vicinanzal – L’Espresso – 21 gennaio 2016

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