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martedì 29 dicembre 2015

Lo Sapevate Che: Perchè in Europa ci trattano da sudditi



L’Aspro Confronto tra Roma e Bruxelles sui salvataggi bancari ha portato ormai allo scoperto un doppio nodo politico di fondo: quello del nostro modo di essere e di agire in Europa e quello, speculare, del trattamento che ci viene riservato dalle istituzioni comunitarie. Piaccia o no, ma lo spettacolo a cui si assiste ormai da troppo tempo è quello di un’Italia subordinata a una conduzione politica ed economica dell’Unione imposta dalla Germania e incapace di ribellarsi alle ottusità e alle doppiezze di quel darwinismo contabile tedesco che oggi rappresenta la minaccia più seria alla sopravvivenza stessa dell’unione monetaria. (..). Questa Sudditanza ai capricci della tecnocrazia comunitaria diventa ancora più incomprensibile alla luce dell’accattivante giustificazione dietro la quale Bruxelles ripara le sue rigidità verso l’Italia. L’idea sarebbe quella che così operando le istituzioni comunitarie altro non fanno se non difendere i contribuenti italiani dalla disinvoltura con la quale il governo di Roma vorrebbe mettere le mani nelle loro tasche. E qui dalla prevaricazione si passa all’inganno conclamato. Ai tanti smemorati d’Italia e d’Europa occorre ricordare che proprio Bruxelles ha chiesto a Roma un contributo di circa 60 miliardi per il salvataggio delle crisi bancarie in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna. Denaro che, in realtà, è finito in maggior misura nelle casse di banche tedesche sconsideratamente esposte in quei paesi con investimenti assai rischiosi. Non risulta che in quel frangente si sia sentita a Bruxelles una sola voce alzarsi contro il salasso imposto allora ai contribuenti italiani. Dietro questi atteggiamenti discriminatori verso l’Italia non è difficile scorgere il volto e l’opera di Wolfgang Schauble, il ministro tedesco alfiere del rigore fiscale altrui, che non perde occasione per dichiarare il suo timore che il contribuente tedesco possa essere chiamato a pagare per i paesi con alto debito pubblico, Italia per prima.(..). Sarà, Insomma, che l’Italia si presenta in Europa con sulle spalle l’aggettivo handicap del suo debito pubblico. Ma in un’Unione nella quale Bruxelles è inerte o silente dinanzi alle fughe da ogni solidarietà in tema di migranti nei paesi dell’Est ovvero alle arroganti nei pretese di statuto speciale della Gran Bagna, sembra giunto il momento che l’Italia si tolga di dosso ogni complesso di inferiorità. Basta, quindi, subire una strategia economica che deprime la crescita anteponendo la parità dei saldi contabili alle esigenze di investimento. Basta fingere di credere che il fantomatico piano Junker sia in grado di promuovere chissà quali obiettivi di sviluppo. Basta accettare che la Germania accumuli enormi surplus di bilancia dei pagamenti a scapito degli altri soci. Coraggio, presidente Renzi, è il caso di alzare non la voce ma la testa.
Massimo Riva – Avviso ai naviganti www.lespresso.it  - L’Espresso – 23 Dicembre 2015

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