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sabato 28 gennaio 2023

Lo Sapevate Che: Mario Biondi: Per molti è il Barry White italiano, perché con la sua voce calda e blues ricorda il grande cantautore americano.


Il progetto nasce per festeggiare, per onorare questi dieci anni di carriera; dunque il mio progetto assume la forma di un ringraziamento vero e proprio verso il pubblico, nei confronti di chi mi ha seguito per dieci anni e non solo, verso coloro che mi seguono da venti e trent’anni.
[Sul disco "Best of Soul", del 2016]
” Mario Biondi

 

 Voce nera, cuore siciliano

Mario Ranno, in arte Mario Biondi, nasce a Catania, in Sicilia, il 28 gennaio del 1971. Cantante e compositore italiano, dal 2003 rappresenta una delle nuove sonorità nazionali legate al mondo del soul e del jazz, ammiccanti al pop d'autore, quello suonato con energia e accuratezza. Deve il suo nome d'arte a quello del padre, Stefano Ranno in arte Stefano Biondi, anch'egli cantante siciliano molto noto nell'isola soprattutto per la celebre "Tu malatia", scritta per la sua Catania e diventata vero e proprio inno della città sicula.

Il timbro di Biondi jr è stato spesso accostato a quello dei grandi della musica soul, come il celebre Barry White. Tra i suoi ispiratori ci sono senza dubbio anche Isaac Hayes, Al Jarreau e Lou Rawls.

Non può non essere suo padre, il responsabile della sua precoce passione per la musica. Già a dodici anni infatti, il piccolo Mario, allora non ancora Biondi, si fa conoscere come corista nelle chiese non solo di Catania, girando al seguito del padre e delle piccole orchestre come una delle voci più promettenti di Sicilia. Sempre intorno a quegli anni, non ancora adolescente, arriva anche la sua prima esibizione dal vivo, in quel di Giarre, in piazza, davanti a migliaia di persone.

Intanto scopre altri protagonisti della black music e forgia il suo stile ad immagine e somiglianza dei grandi cantanti neri d'oltreoceano, imparando l'inglese e cominciando a farne la sua vera e propria lingua d'arte. Nel 1988 poi, si può dire che avviene per il giovane Mario, allora appena diciassettenne, la vera e propria svolta creativa, quanto meno il momento che gli fa capire che è la musica e un certo tipo di musica la sua vera strada. Al "Tout Va" di Taormina infatti, locale importante della scena siciliana, fa da spalla ai big dell'epoca che passano per la città isolana, suonando insieme con il grande Ray Charles, il quale non manca di fargli i complimenti per il suo talento.

Trascorre allora qualche anno di apprendistato, ancora nella sua Sicilia, muovendosi tra il teatro e qualche esperienza televisiva, ma sempre sognando la musica per il suo futuro. Si perfeziona nella lingua inglese. Negli anni '90 decide di lasciare l'isola e di trasferirsi a Reggio Emilia. Qui prende subito contatti interessanti, si fa conoscere dai musicisti della città, mette su una prima band e si ribattezza Mario Bro, semplicemente.

Il trasferimento nella città di Parma allora, è quello della svolta, in un certo senso, se si considera che la città diventa ben presto la sua base operativa, scelta da lui come vero e proprio luogo di residenza. Nel frattempo, fa il turnista di professione, incidendo in sala di registrazione per chi lo richieda, spaziando dal jazz al soul ma, talvolta, ritornando alla sua lingua madre, che non abbandona mai del tutto artisticamente parlando.

Mario Biondi negli anni 2000

Determinante, agli inizi del 2000, è l'incontro che Mario Biondi fa con Chicco Capiozzo, figlio di Giulio, leggendario batterista degli Area targati Demetrio Stratos. Con lui poi, c'è anche Michele "Mecco" Guidi, musicista affermato e apprezzato anche in molti lavori al seguito di Jimmy Owens ed Enrico Rava.

È il 2003 quando Mario Biondi incide insieme con i due sodali il prezioso album "Whysky a Go Go" che, per la sua gioia di appassionato di black music e di scene statunitensi, gli apre un fortunatissimo tour in America, il quale dura 25 giorni.

È un periodo interessante, che vede Mario farsi conoscere nell'ambiente musicale più importante di sempre, almeno per quanto riguarda il sound da lui prediletto. Il famoso telefilm "Sex and the City", decide allora di includere nella propria colonna sonora anche diversi brani di quel disco inciso da Biondi, Capiozzo e Guidi. Il cantante siciliano però, non si ferma alla puntatina negli States. Contemporaneamente infatti, collabora con importanti Dj in produzioni differenti dal jazz, che spaziano tra vari generi in voga a metà degli anni 2000 e anche questo porta i suoi frutti.

L'anno dopo il tour negli Usa infatti, nel 2004, arriva il progetto "Was-a-Bee" con la prima versione di "This is what you are". Il prodotto è pensato interamente per il mercato del Giappone, almeno inizialmente e stando alle intenzioni del suo collaboratore, Alessandro Magnanini. Tuttavia, il lavoro di Mario Biondi finisce tra le mani di Norman Jay, dj inglese di Radio BBC1, molto importante a livello europeo e che, senza pensarci due volte, lo inserisce nella sua personale playlist, per poi inciderlo nella compilation "Good Times 5". Oltre al brano di Mario Biondi, ci sono quelli di Otis ReddingMarvin Gaye e James Brown, ma la canzone del musicista siciliano risulta essere subito la più amata, tanto da finire in testa alle classifiche di ascolto dell'importante network inglese.

Le radio europee mandano la sua musica in continuazione e la voce di Mario Biondi fa il giro del vecchio continente, fino a guadagnarsi il riconoscimento del Consolato britannico alla Cerimonia di premiazione dell'associazione UK-Italy Business.

Nel 2006 allora, i tempi sono maturi per il suo primo, vero lavoro discografico, firmato con il suo nome e cognome (d'arte, ovviamente). Il cantante chiede l'aiuto dell'ensemble jazzistico migliore d'Italia, di sicuro il più conosciuto ed affiatato, oltre che vario per sonorità e prodotti live. Con gli High Five Quintet di Fabrizio Bosso e Daniele Scannapieco, i due fiati d'eccezione del quintetto, Mario Biondi incide il disco "Handful of Soul". È il successo, per lui, anche e finalmente in Italia: dopo soli tre mesi infatti, arriva il primo dei due disco di platino che si aggiudica, con merito, grazie alla sua voce e al mirabile prodotto.

La casa "Live Tour" allora, gli cuce su misura una lunghissima tournée in giro per l'Italia. Il cantante suona nei teatri più suggestivi, dal Romano di Verona al Teatro Antico di Taormina, in tutta la penisola insomma, oltre che nei migliori club di sempre e alle più importanti rassegne Jazz italiane ed internazionali.

Iniziano le collaborazioni di spessore: l'anno dopo, nel 2007, è a Sanremo, come ospite, dove duetta con Amalia Grè. Nello stesso anno poi, qualche mese dopo, si aggiudica il premio "The Voice Venice Music Awards", il premio "Mia Martini" e, infine, il riconoscimento "Musica & Dischi", il quale va all'album più venduto dell'anno. È sempre il 2007 quando al "Roma Film Fest", in anteprima internazionale, viene presentato il documentario sulla vita di Sophia Loren, forte di una canzone incisa apposta per l'evento e per il lavoro cinematografico da parte del cantante siciliano.

Il suo disco intanto, si aggira, come vendite, oltre le 160.000 copie: sono due i dischi d'oro e due quelli di platino. La chiusura del lungo e spettacolare tour che lo vede protagonista, segna anche l'inizio di un lavoro discografico, il quale esce nel novembre del 2007, il 30 per la precisione e che, com'è auspicabile, altro non è che la registrazione dal vivo del concerto finale di Milano, al "Teatro Smeraldo". Il doppio album in questione si intitola "Mario Biondi and Duke Orchestra, I Love you More - Live". Con lui, ci sono 25 elementi, diretti dal Maestro Peppe Vessicchio, e, naturalmente, i suoi "High Five Quintet".

L'anno dopo, la produzione Walt Disney vuole la sua voce in due brani del film di animazione "Gli Aristogatti". Continua a suonare nei migliori teatri d'Italia e si moltiplicano le sue apparizioni televisive e non solo, come quella nel programma della Gialappa's band "Mai dire Martedì".

Il 2009 poi, si rivela per lui un altro anno importante. Canta nell'ultimo disco di Claudio Baglioni, dal titolo "Q.P.G.A.", interpretando il brano "Juke-box". Stessa cosa fa per Renato Zero, cantando con lui nel brano "Non smetterei più", del disco "Presente". Inoltre, a febbraio sempre del 2009, torna ancora una volta come ospite sul palco del Teatro Ariston di Sanremo, dove questa volta duetta con la giovane Karima Ammar, nel brano "Come in ogni ora".

Il 9 maggio invece, partecipa alla sesta puntata del talent show di RaiUno "Ti lascio una canzone". A novembre, esce il nuovo lavoro discografico "If", anticipato dal singolo "Be Lonely". Il 6 febbraio del 2010 torna a farsi vedere in tv, questa volta passando per la prima edizione del talent show di Canale 5, "Io canto". Trascorrono alcuni mesi e Mario Biondi si esibisce al "Wind Music Awards", dove canta un altro celeberrimo brano della tradizione black: "No More Trouble". Con lui, in questa nuova versione, ci sono gli Incognito, altra storica band del funky internazionale, famosa negli anni '70 e '80.

Gli anni 2010

Nel dicembre del 2010, la Disney lo rivuole per "Rapunzel - L'intreccio della torre". Il passaggio al cinema, come colonna sonora, fa da vetrina anche per il suo quarto disco, dal titolo "Yes You".

Nel 2011 duetta con la cantante Anna Tatangelo nel brano "L'aria che respiro", partecipando al suo disco anche con un'altra canzone.

I suoi dischi successivi sono "Due" (2011), "Sun" (2013), con cui conquista anche i mercati internazionali, in particolare gli Stati Uniti e il Giappone. Poi è la volta di "Mario Christmas" (2013), "Beyond" (2015), "Best of Soul" (2016). Nel 2018 Mario Biondi partecipa per la prima volta a Sanremo, presentando il brano "Rivederti".

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