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lunedì 2 dicembre 2013

Lo Sapevate Che: Questa Settimana...


E Lo Scontro Finale Si Trasferì In Piazza

Che cosa hanno in comune Grillo, Renzi e Berlusconi?
Tutti e tre condurranno la loro battaglia politica ed elettorale fuori del Parlamento. E Letta, Renzi e Alfano? Tutti e tre sono post dc…
Riflessioni sulla rivoluzione in corso

Che cosa hanno in comune Renzi, Letta e Alfano? Quel tanto che spinge Mauro Magatti, sociologo ed economista, a chiedersi se l’Italia non sia destinata a tornare democristiana (“Corriere della Sera”, martedì 26 novembre), se insomma non si stia per avverare, ma a rovescio, la profezia di Luigi Pintor: davvero moriremo democristiani, o almeno ci vivremo di nuovo insieme e ancora per un bel po’?
In Realtà, Le Cose Sono un po’ più complesse di come appaiono, ma certo c’è da riflettere – e Marco Damilano l’aveva già fatto quattro mesi fa (“l’Espresso” n. 29) – se in formazioni politiche così diverse e distanti per valori e obiettivi si fanno strada leader nati e cresciuti nell’ex Dc come Matteo, Enrico e Angelino: forse, suggerisce lo stesso Magatti, un paese confuso e frammentato tende a ritrovarsi intorno all’unico perno forte della sua cultura profonda, l’unica radice ancora ben piantata, quella cattolica. Oggi pure in grande spolvero nell’opinione pubblica grazie al ciclone Bergoglio.
Felice intuizione. Da approfondire. Caduto il muro delle ideologie e delle confessioni, attraversata  la lunga stagione di Tangentopoli che ha portato alla dissoluzione della Dc, nell’Italia politica si è fatto strada un bipolarismo di facciata che si è nutrito di qua e di là – di più a sinistra dove non c’è mai stato un leader forte e riconosciuto da tutti – di coalizioni variegate, strumentali alla formazione di maggioranze e però assai litigiose, legate da un minimo comun denominatore il rifiuto della forma democristiana. Adesso che i due poli vanno sfarinandosi e il Pd potrebbe perino duplicare la scissione concordata già maturata nel Pdl, ora che Berlusconi e D’Alema, protagonisti del ventennio bipolare sono costretti per ragioni diverse a un passo indietro e ad archiviare i rispettivi disegni politici, ecco che prova a rientrare dalla porta ciò che era stato gettato dalla finestra.
Analisi interessante. Ma incompleta. C’è infatti un altro elemento sorprendente che segna il tempo corrente della politica. Un fattore extra. Non siedono in Parlamento né Matteo Renzi, che si appresta a conquistare la guida del Pd e poi a correre per la premiership; né Beppe Grillo, capo dell’opposizione a ogni governo e re delle piazze fisiche e mediatiche; né Silvio Berlusconi che la legge Severino ha condannato alla decadenza da senatore e a una lontananza di sei mesi da ogni incarico pubblico. Il premier in pectore e i due leader dell’opposizione all’ex maggioranza delle larghe intese – e che oggi è, appunto, un governo di centrosinistra tra post comunisti e postdemocristiani – sono fuori dei palazzi della politica. Extraparlamentari.
Silvio Berlusconi, che a differenza di Bettino Craxi non andrà in esilio e non rinuncerà mai alla battaglia fino al drammatico scontro finale, è già in campagna elettorale sulla linea dell’opposizione al governo Letta. E a differenza di Craxi, non ha accusato il Parlamento dai banchi del Senato, ma dalla piazza sapendo di poter contare ancora su un forte seguito personale nel suo popolo non nelle istituzioni (Roberto Weber a pagina 36 spiega perché). E così sarà per il tempo a venire. L’ex Cavaliere svela il grillismo che è in lui. Anche Beppe non entrerà mai in Parlamento, e in quanto a Renzi vedremo in che modo lo farà e ci starà.
Per Ora I Tre, Oltre Che extraparlamentari sono anche extrapartitici o postpartitici, scegliete voi, visto che tutti e tre praticano qualcosa che non ha più niente a che vedere con quanto conosciuto finora. E questo, a ben pensarci, è l’altro grande segno che una stagione si è chiusa per sempre, travolta sì da Mani pulite, dal berlusconismo, dai conflitti d’interesse, dalle leggi ad personam e dal bunga-bunga, dalla rinuncia a ogni principio etico, dalla crisi e dalla conseguente inaccettabilità di caste e privilegi, ma anche dall’incapacità dei partiti politici tradizionali di capire ciò che si stava muovendo nel profondo della società. E dunque ora qualcosa bisognerà pur costruire o ricostruire. Prima che l’abbiano vinta populismo e antipolitica.
Bruno Manfellotto – L’Espresso 5 dicembre 2013


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