E dopo queste primarie
Mettiamoci il cuore in
pace:
non ce ne saranno altre
Mancano ormai pochissimi giorni alle primarie per eleggere il nuovo
segretario del Pd. Una carica che non esiste. Il quasi sicuro vincitore, Matteo
Renzi, infatti,non ha alcuna intenzione di ricoprirla. Ha deciso di continuare a fare il sindaco di Firenze, un
lavoro difficile. Questo significa che andrà a Roma un giorno alla settimana,
se va bene. Per il resto, dal 9 dicembre, si metterà al lavoro per far cadere
il governo Letta, in modo da diventare il nuovo candidato premier del
centrosinistra nel più breve tempo possibile.
L’alternativa sarebbe di rimanere nel
deserto dei tartari della segreteria Pd ancora un anno e mezzo, ma forse anche
di più, appoggiare un governo sempre meno popolare e, nel frattempo, aspettare
fiducioso il proprio turno nel 2015 o nel 2016. In questo secondo caso, la
stella del sindaco sarebbe destinata al tramonto. Un anno e mezzo alla segreteria
del Partito democratico è qualcosa in grado di stroncare anche un novello Willy
Brandt, figurarsi il nostro Matteo.
Guardate la fine dei due ultimi
segretari, cioè Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani, che ancora oggi hanno
l’aria di chi si è visto passare sulla faccia un Tir con rimorchio. Eppure si trattava
di politici di gran mestiere, allevati nella scuola del Partito comunista,
ottimi conoscitori della macchina di partito. Sono stati traditi, sconfitti e
umiliati dai propri compagni, assai più che dall’avversario politico. Il Pd
stesso è forse un partito che non esiste più, ma un insieme di tribù politiche
distanti e rissose, in grado di sopportare al massimo un reggente, come Dario
Franceschini prima e ora Guglielmo Epifani, ma non un vero leader.
Quando sono stati fondati Pdl e Pd,
abbiamo scritto che non sarebbero durati a lungo, perché i nuovi partiti
nascono all’alba di un ciclo politico e non al tramonto di una stagione. Silvio
Berlusconi, che è sempre il più rapido di riflessi, ne ha già preso atto.
Dall’altra parte, ne ha preso atto
l’altro padre fondatore, Romano Prodi, che ha restituito la tessera. Il Partito
democratico sognato dal professore e da milioni d’italiani non è mai nato. La
nuova costruzione, infatti, si è rivelata soltanto il contenitore riverniciato
da un pezzo di vecchio ceto politico ben deciso a mantenersi al potere,
nonostante le sconfitte. L’unica vera novità del Pd e anche l’unico intralcio
al progetto di conservazione erano le primarie.
E sarà appunto con le primarie dell’8
dicembre, le ultime, che si sancirà la fine del Partito democratico.
Curzio Maltese – 29 novembre 2013
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