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domenica 15 dicembre 2013

Lo Saprvate Che: Questa Settimana...


Renzi, guarda alla voce “forconi”

Mentre il neo leader del Pd si metteva la cravatta per andare da Letta, i poliziotti si levavano il casco.
Certo, solo una coincidenza ma che mostra quali siano i problemi ai quali il Paese aspetta una risposta. Da chi vuole diventare sindaco d’Italia.

Il caso ha voluto che lunedì 9 dicembre, nelle stesse ore in cui i poliziotti in servizio d’ordine pubblico a Torino paralizzata e umiliata dalla protesta dei forconi si toglievano platealmente il  casco, Matteo Renzi, neo leader dem per voto popolare, metteva la cravatta (gialla) e varcava il portone di Palazzo Chigi diretto all’ufficio di Enrico Letta. E il giorno dopo, proprio mentre il sindaco di Firenze che sognava di diventare sindaco d’Italia annunciava che mai e poi mai avrebbe candidato D’Alema alle europee, buttando finalmente alle ortiche uno dei rituali più stanchi della Prima Repubblica, la jacquerie occupava piazzale Loreto a Milano gridando “Siamo l’Italia” e preparandosi a gesti ancora più clamorosi e ultimativi. Forza delle coincidenze, forza dei simboli.
E’ troppo presto per dire se i manifestanti che si apprestano a marciare su Roma siano davvero l’Italia, ma certo ne stanno portando in piazza quel sentimento diffuso e finora sotterraneo di rabbia sociale, paura del futuro, delusione che finora non aveva trovato né sfogo né composizione politica. I nuovi “incazzati” non assomigliano affatto agli indegnatos della Puerta del Sol che si battevano per più democrazia; c’entrano poco anche con i rivoltosi che in Cile portarono al potere il dittatore Pinochet, se non per il fatto che a innescare la miccia sono stati lì e qui gli autotrasportatori; sono diversi anche dagli esasperati che due anni fa misero a ferro e fuoco Atene.
No, Qui Il Fenomeno E Più complesso. Viene da lontano e si presenta interclassista e intergenerazionale, corporativo e protestatario, settentrionale e meridionale. I tir si portano dietro i trattori; gli artigiani urlano con i disoccupati; i ragazzi dei centri sociali marciano con i piccoli commercianti; gli ultrà delle curve razziste e neofasciste sfilano con i contadini che rivendicano un made in Italy ortofrutticolo. Si tratta insomma di categorie sociali e produttive impoverite dalla crescita zero, schiacciate dalle tasse, improvvisamente private – in nome del rigore – di quei soldi pubblici che in altre stagioni li hanno sussidiati, blanditi, salvati. Non deve quindi sorprendere se il levarsi il casco dei poliziotti di Torino sia stato letto come gesto di solidarietà con i manifestanti.  Non era mai successo, e se non vogliamo chiamarla solidarietà certo l’atto equivale a dire: anche noi siamo inguaiati come voi. Chissà come avrebbe commentato Pasolini, che nel Sessantotto era ideologicamente dalla parte degli studenti (però ricchi) di Valle Giulia, ma simpatizzava con i poliziotti (perché poveri): non sono stati loro a offrire fiori, come il poeta auspicava, ma gli altri a levarsi il simbolo del loro potere, il casco.
Più La Guardo, Più Questa è proprio l’Italia “sciapa e infelice” fotografata dal Censis di Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, dove circolano “accidia, furbizia, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, evasione fiscale”, dove “troppa gente non cresce, ma declina nella scala sociale” dando spazio a uno “scontento rancoroso”. Come non concordare? Ma se i sociologi spiegano il fenomeno, la politica non riesce a trovare soluzioni. Così interi gruppi sociali si sentono abbandonati, non rappresentati da partiti, sindacati, lobby professionali, associazioni di categoria. La frantumazione genera incertezza e rabbia dando spago a populismi e demagogia: la destra neofascista, come giù avvertiva un rapporto dei servizi segreti, si infiltra nei movimenti di piazza: Beppe Grillo soffia sul fuoco e Berlusconi si affretta a offrirsi come punto di riferimento della protesta.
Ecco, è questa miscela di collera e delusione a spiegare quanto sia arduo il compito di Renzi, che proprio da qui deve cominciare, e con atti concreti, se non vuole mandare in fumo un bel successo e soprattutto se non vuole che il Paese declini ancora su chine o greche o sudamericane. Mente Pochi gironi fa a Piazzale Loreto, sinistramente scelta come base dalla nuova protesta antisistema, i manifestanti urlavano: “Per i politici è finita”. Già, e a chi toccherebbe adesso?
Twitter@bmanfellotto

Bruno Manfellotto – L’Espresso 19 dicembre 2013

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