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domenica 8 luglio 2018

Lo Sapevate Che: Andare a votare è soltanto un modo di eleggere i capi...


Se Ci Mettessimo d’accordo sul significato dei termini potremmo diradare l’enorme confusione che regna nel dibattito politico dei nostri giorni. Dovremmo per esempio sfrondare il termine “democrazia” da quell’alone di magia che lo rende strumento di potere nelle mani di un Bush Jr. esportatore della democrazia in Iraq, o alibi di Stati che ondano sul consenso democratico più o meno manipolato regimi oppressivi nei confronti di altri Paesi o delle minoranze interne. E non mi riferisco soltanto alla Russia di Putin, alla Turchia di Erdogan, o all’Israele di Netanyahu, visto che anche negli Usa di Trump, nel Regno Unito della Brexit e anche in Italia si stanno affermando “democraticamente” istanze che fanno a pugni con la democrazia, la quale può esistere solo dove c’è fratellanza, che è il mezzo naturale per mettersi d’accordo pacificamente. Ma la fratellanza appartiene all’area del “sacro” che sfugge alla ragione, e per questo è mal gestito nei razionalissimi tempi moderni. E’ quindi necessaria un atto di fede nell’esistenza di quel sacro (senza ovviamente strumentalizzare anche quello) per avvertire quel sentimento, e dare finalmente sbocco a una tendenza positiva che si avverte da sempre, nelle società di tutti i tempi. Sono interessatissimo a un suo commento in proposito.   Gianni Caserza  gianni.caserza@gmail.com

Se Ho Capito Bene il suo ragionamento lei dice che la democrazia è praticabile solo se è acquisita la nozione di fratellanza. Ma siccome la fratellanza appartiene all’area del sacro che è irrazionale, per accedere alla fratellanza, e quindi alla democrazia, occorre la fede. Da parte mia penso che la democrazia sia “un’idea regolativa” in senso kantiano, ossia un’ideale da realizzare più che qualcosa di raggiunto e attuato. La democrazia fu ideata da Platone, che però la riteneva praticabile solo se il popolo avesse raggiunto un livello di conoscenze che gli consentisse di argomentare quando c’erano decisioni da prendere, senza lasciarsi influenzare dall’oratoria dei retori e dei sofisti. Siccome questa non era la condizione di Atene. Platone ritenne fosse più opportuno che la città fosse governata dai “migliori”, gli aristoi, quindi dall’aristocrazia. Per limitarci all’Occidente, dopo l’antica Grecia di democrazia non c’era traccia nella Repubblica e tanto meno nell’Impero Romano, a cui seguì senza democrazia il Sacro Romano Impero, quindi in Italia, dopo l’esperienza comunale, le signorie e i principati, nel resto dell’Europa l’assolutismo, temperato nell’Ottocento dall’introduzione delle Costituzioni dopo l’esperienza napoleonica. Nel Novecento abbiamo assistito al fascismo, al nazismo, al comunismo e, solo dopo la Seconda guerra mondiale, a una pallida democrazia espressa dal voto concesso per la prima volta anche alle donne. Ma come non si stancava di ripetere il politologo Giovanni Sartori, la democrazia non si riduce all’atto di andare a votare perché, a più riprese lo ribadiva, le votazioni sono solo un modo di eleggere i capi, mentre la democrazia è ben altro: è dare a tutti pari opportunità. Cosa che trova la sua attuazione nello “stato sociale”, le cui garanzie oggi sono sempre più ridotte. Eppure, senza ver ancora conquistato una vera democrazia, noi occidentali abbiamo deciso ancora di esportarla in Medio Oriente con i disastri che sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Anche perché quando noi occidentali diciamo, con una buona dose di ipocrisia, di voler esportare i diritti umani e la democrazia, quando questi valori confliggono con le esigenze del mercato, alla fine restano soddisfatte solo queste esigenze e sacrificati diritti umani e democrazia. Certo, come lei dice, la democrazia per attuarsi ha bisogno anche di un clima di fratellanza, che però non affonda le sue radici nell’area del sacro, perché la fraternità, come lei ricorda, era insieme all’uguaglianza e alla libertà, uno degli ideali dell’Illuminismo, che si era affermato proponendo un’ideale di società che non fosse regolata da principi religiosi come era prima della Rivoluzione Francese. La fraternità ha senz’altro una parentela con l’amore che è il primo comandamento della religione cristiana, ma anche questo comandamento non affonda nell’area del sacro e non ha bisogno della fede per essere compreso, se mai ha bisogno della buona volontà per essere attuato. Introdurre la fede come fondamento della fraternità, intesa a sua volta come fondamento della democrazia, mi pare che conduca diritto diritto a una concezione teocratica della nostra convivenza, che è l’esatto contrario della democrazia, la quale, anche se non ancora compiutamente conquistata, ha come sua essenziale caratteristica quello di prescindere dalla fede dei membri delle società che la vogliono adottare.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 23 giugno 2018 -

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