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martedì 1 novembre 2016

Lo Sapevate Che: Connessi e stressati: Chi tutela i lavori 2.0...



Estrarre il carbone da una miniera è un lavoro massacrante, ma anche insegnare a contare a un bambino può essere faticoso. E infatti dopo anni di studi, analisi, quasi  “a tumulazione avvenuta”, come osserva il sociologo del lavoro Domenico De Masi, il legislatore ha esteso alle insegnanti del nido e della scuola materna il diritto al pensionamento anticipato, senza alcuna penalizzazione. E’ la prima colta che il legislatore esce dall’ottica industriale e prende in considerazione la mente, il lavoro intellettuale” rileva De Masi. Un lavoro può essere usurante dunque non solo perché “è faticoso, ha ritmi ossessivi o è insalubre”, ma anche perché “l’assillo diventa ininterrotto” continua De Masi. “Qualunque lavoro creativo può generare uno stress fortissimo se ha bisogno di un’attenzione continua, al contrario di un operaio che stacca alle 5 del pomeriggio e non pensa più al lavoro fino al giorno dopo. Sotto accusa allora finiscono le attività lavorative che si avvalgono delle nuove tecnologie. Il cosiddetto smart working. Molti medici, infatti, stanno cominciato a parlare di tecno stress come di una malattia professionale ormai molto diffusa. legata non solo alla ricezione e trasmissione  eccessiva di dati, ma anche alla sindrome always on. Significa che non si riesce mai a staccare, che si controlla in continuazione la posta di lavoro sul telefono, sul tablet, anche quando si è in vacanza, o a pranzo con la famiglia. E’ il lato negativo della libertà dalla scrivania. Non siamo più inchiodati alla sedia, ma siamo condannati a rimanere sempre in contatto. Ma è proprio necessario? E’ proprio vero che lo smart working debba degenerare per forza nell’email addiction? ” Assolutamente no” dice Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. “Le competenze digitali e lo smart working hanno l’obiettivo di diminuire lo stress, di rendere il lavoro più adattabile alla persona, permettendo anche ai più anziani di continuare a lavorare secondo le proprie capacità. Anche il lavoro degli insegnanti può migliorare attraverso i mezzi digitali. Rimanere sempre connessi è solo una cattiva abitudine”. Che si sta cercando di vietare per legge, spiega Francesco Seghezzi, del centro studi Adapt: “Un lavoro che implica l’uso delle tecnologie non è necessariamente usurante, ma può diventarlo, per scelta del lavoratore, o se vengono esercitate pressioni. Per questo noi ci stiamo battendo per il diritto alla disconnessione:   lo prevede la legge sul lavoro autonomo in discussione al Senato e speriamo che venga introdotta già in primavera”.
Rosaria Amato – Economie – Il Venerdì di Repubblica – 28 Ottobre 2016 -

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