Etichette

sabato 2 settembre 2017

Lo Sapevae Che: La rivoluzione mancata del '92 è quella che (forse) verrà...



Si vive dentro un tempo sospeso nel quale sembra che nulla possa cambiare e tutti siano ormai rassegnati all’assurdo. Fra pochi mesi si andrà alle elezioni inutili, che non daranno una maggioranza e un governo all’unica democrazia occidentale dove già da sei anni la guida politica è decisa chissà dove, da chi e perché, in ogni caso non dal voto dei cittadini. Non si vede rimedio o alternativa e nessuno sa cosa farci. Se torno indietro con la memoria ricordo soltanto un tempo come questo, l’anno 1992. Le rievocazioni, gli sceneggiati televisivi, i racconti e i saggi celebrativi di questi mesi – sono passati 25 anni esatti – non hanno reso neppure alla lontana il tratto più straordinario di quegli eventi, la loro totale impensabilità. Le inchieste di Mani Pulite erano cominciate da mesi, simili a tante altre inchieste sulla corruzione prima (e dopo), ma nessuno immaginava che potessero scuotere il sistema alle radici. A primavera si votò e la Democrazia cristiana vinse come sempre, sia pure un poco meno, gli alleati ressero bene e l’eterno pentapartito parve anzi rafforzarsi di fronte a un’opposizione arlecchinesca e irrilevante, frantumata fra comunisti, post comunisti, fascisti e leghisti. Le prime pagine dei giornali titolavano sulle magnifiche sorti del Caf, con Craxi presto premier. Andreotti ministro degli Ester e Forlani al Quirinale. Pochi mesi dopo invece i palazzi dei partiti che avevano retto dal Dopoguerra la democrazia italiana crollarono uno sull’altro, come pezzi di un domino. Il passato è una terra straniera alla quale non si ritorna mai. Ma la memoria serve durante il cammino a riconoscere i punti dove il terreno sta per franare, e noi siamo in uno di questi. C’è oggi la stessa sensazione di procedere nel vuoto: qualcosa deve accadere. Che cosa? Un’altra rivoluzione mancata? Per la mia generazione il mitico ’92 fu nella sostanza un’illusione ottica. Sembrava una svolta della storia ed era piuttosto la caduta in una regressione. Oggi ci sono più corruzione, più mafia di prima. Gli italiani si erano stancati di un sistema e l’avevano abbattuto, ma non avevano cambiato la società, se stessi. E alla fine è arrivato Berlusconi ed è rimasto per vent’anni al potere. Potrebbe perfino tornare, rifatto come nuovo dal chirurgo. Ma non accadrà. Questa generazione di giovani italiani sembra migliore della nostra da ogni punto di vista, molto più aperta al cambiamento vero, per convinzione o necessità. Forse per una volta si può essere ottimisti.
Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di La Repubblica – 25 agosto 2017 -

Nessun commento:

Posta un commento