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domenica 30 settembre 2018

Lo Sapevate Che: Perchè piace tanto il maschio con la barba...


Per La Serie “studi e ricerche” inutili che però tutti finiamo per leggere, questa settimana parliamo di barbe. Con una premessa necessaria: l’autore di questa rubrica porta la barba, in varie fogge, tagli e, ahilui, colori, da quando aveva vent’anni, quindi è poco obiettivo in materia. La barba, dopo decenni di intense e totali rasature, è ridiventata popolarissima negli Stati Uniti, ormai esibita anche in professioni che un tempo la aborrivano, come quelle della finanza, della legge, dello sport. Resta ancora osteggiata dalla politica, per non generare negli elettori già diffidenti il sospetto che, sotto quella peluria, l’onorevole nasconda qualche cosa. Richard Nixon, nel 1960, perse il dibattito tv contro il rasatissimo John F.Kennedy anche per l’ombra corvina che la crescita della sera aveva dipinto sulle sue guance e che, sotto i riflettori crudeli del bianco e nero, gli dava un aspetto sinistro. Ma di fronte alla diffusione delle barbe di varia lunghezza era inevitabile che psicologi, studiosi del comportamento e neurologi armati di macchinari per la risonanza magnetica si chiedessero quali ragioni potessero spingere tanti maschi della nostra specie a farsela crescere. E la risposta è, sorpresa: il sesso. Ogni foggia porta con sé diverse forme di richiamo sessuale per le femmine e, nella stessa forma, poi gli omosessuali maschi, inviando segnali e stimoli che i ricercator hanno individuato nell’attività cerebrale. Una barbetta corta, tipo quattro o cinque giorni, che dona un aspetto apparentemente trasandato e trasgressivo, attira donne che cercano un’avventura, senza impegni a lunga scadenza. Con il crescere della peluria, fino al solido barbone con baffi, diminuisce l’attrazione fisica istantanea, mentre aumenta l’attenzione delle femmine che progettano di formarsi una famiglia con quell’uomo. In qualche angoletto oscuro del nostro cervello, pur nel corso dei millenni, conclude lo studio pubblicato da Evolution and Human Behaviour – pubblicazione seria, non rivista da barbiere – sopravvive dunque l0idea che un uomo barbuto possa rappresentare una migliore protezione contro predatori che nella notte vogliano aggredire il nostro nido, con clava e bastoni. La lunghezza della barba, e cito sempre l’autorevole studio, che ho letto riassunto sul New York Times perché mai oserei affrontare il voluminoso saggio originale, dipende in buona parte anche dall’ambiente nel quale vive il portatore e dal livello socio-economico. Nei quartieri più poveri dove il richiamo della ricchezza non è sfruttabile, pare che le barbe si infoltiscano e allunghino, per segnalare il carattere “alfa”, aggressivo e dominante, e si accorcino e si diradino con l’aumentare del reddito. Ci sono più barbuti in città che nei sobborghi. Chi ha molti soldi e può esibire segnali di prosperità, non sente il bisogno di dotarsi di bavaglini pelosi. Da manifesto di potenza politica ed economica, abbandonato dal 1909, quando entrò alla Casa Bianca William Taft, l’ultimo presidente americano barbuto, a oggetto di disprezzo sociale espresso nell’insulto al “barbone”, passando per la moda ideologica del “barbudo” castrista, oggi la barba è tornata a essere oggetto di semplice richiamo amoroso. Un richiamo che getta nella disperazione coloro che non possiedono abbastanza peli e dunque devono ricorrere a trapianti. Il numero di trapianti di barba si è quadruplicato negli ultimi dieci anni, soprattutto in Asia, informa sempre l’inutile ricerca scientifica. Alla quale, tuttavia, qualche ragione devo pur riconoscere, visto che porto la barba da oltre mezzo secolo e sono felicemente (almeno per me) sposato da altrettanti anni. Per me, ha funzionato. Anche se non ho mai dovuto respingere assalti di predatori notturni dalla mia caverna.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 15 settembre 2018 -

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