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sabato 29 settembre 2018

Lo Sapevate Che: Esiste ancora la democrazia?...


Siamo Già In una dittatura! E’ la dittatura dell’informazione televisiva che risponde a un solo scopo: l’audience! Senza nessuna etica. E senza nessun interesse verso i cittadini-spettatori. I politici più disincantati usano questo meccanismo per autocelebrarsi.
Piermario Spotti   piermariospotti@gmail.com

Se Per Dittatura pensiamo a quelle che periodicamente si succedono nei Paesi dell’America latina, e ora stabilmente nell’emisfero cinese, se pensiamo a dittature mascherate da messe in scena democratiche come in alcuni Paesi musulmani, in Turchia, in Russia, allora rispetto a loro non siamo ancora in una dittatura. Ma neppure in una democrazia come siamo soliti pensarla per il solo fatto che periodicamente andiamo a votare, dimenticando il monito del politologo Giovanni Sartori, secondo il quale andare a votare non è ancora un segno compiuto di democrazia, ma solo un modo per eleggere i capi. La democrazia incomincia là dove si cerca di dare a tutti le stesse opportunità per realizzare se stessi e raggiungere gli obiettivi che ci propone. Quindi un aiuto, in termini di assistenza, tempo e denaro, alle donne che desiderano mettere al mondo un figlio, creazione di asili per l’infanzia onde consentire alle mamme di non dover rinunciare al loro lavoro che è anche fonte della loro autonomia. Diritto allo studio con borse che possono consentire anche ai meno abbienti di studiare fino alla laurea. Agenzie del lavoro efficienti che facciano incontrare velocemente domanda e offerta. Riorganizzazione della sanità con riduzione significativa delle liste d’attesa. Assistenza dignitosa e rispettosa ai portatori di handicap, agli anziani, ai folli. Controllo e abolizione delle forme mascherate di schiavismo, come accade agli uomini di colore che raccolgono, per pochi euro giornalieri, frutta e verdura che noi acquistiamo al supermercato, dopo che la filiera ha fatto i suoi lauti guadagni a spesa degli agricoltori e dei raccoglitori. La democrazia prende avvio e si afferma a partire da queste cose e non dal semplice voto che può essere manipolato da una propaganda fallace, ideata apposta per persuadere chi non è in grado di controllare la verità di ciò che si promette. Per cui non è il caso di dire e di ripetere in tutte le trasmissioni televisive che: “il popolo ha sempre ragione”. Perché se è male informato dalla propaganda elettorale, e non ha la minima curiosità di verificare se ciò che gli viene detto e ripetuto è vero o falso, il popolo non ha sempre ragione. Già Platone avvertiva che la democrazia non era praticabile dai sofisti con i loro falsi sillogismi, dai retori che seducevano con la mozione degli affetti, dai demagoghi che esoneravano il popolo da ogni responsabilità perché gli garantivano che ci avrebbero pensato loro. Per questo dei 35 dialoghi di Platone che ci sono pervenuti ben 14 mettono in guardia da errori e sofisti e dalla loro capacità di persuadere senza argomentare. Oggi retori e sofisti vengono ospitati dalla televisione con una frequenza che, come lei dice, è misurata dall’audience e non dalla loro capacità di dire cose vere e sensate. In televisione si procede per slogan, essendo questo messo assolutamente inidoneo al ragionamento. Il timore che la gente si annoi e cambi canale è l’assillo di ogni conduttore che interrompe senza esitazione chi prova ad abbozzare un ragionamento. Va a finire che ha successo chi le spara più grosse alzando la voce e buttando là qualche parola inopportuna. E sempre più rari sono i conduttori che intervengono a far notare che quel che l’ospite sta dicendo non corrisponde a verità. E pur di non interrompere il ritmo e i battimani i conduttori, non tutti, ma molti, rinunciano a esercitare la loro funzione di giornalisti che correggono quanto di palesemente falso o approssimativo l’ospite dice. E anche qui la democrazia soffre nella sequenza delle false notizie o dei ragionamenti incompiuti. Da ultimo, avendo assunto il mercato a misuratore di tutti gli scambi e il denaro a generatore simbolico di tutti i valori, va da sé che la politica non può decidere a prescindere dall’economia. Un’economia a sua volta regolata dalle agenzie di rating. dagli operator finanziari che con un giudizio negativo e con un click possono svalutare i titoli emessi dai governi (democraticamente eletti) che, a questo punto, non rovano più sul mercato acquirenti disposti a comprare i loro titoli, col rischio di non essere più in grado di pagare stipendi e pensioni e con lo spettro del fallimento. In una società globalizzata, dove il mercato è più forte delle decisioni che la politica degli Stati può assumere, la democrazia è ridotta a parola vuota.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 22 settembre 2018 -

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