Etichette

domenica 3 novembre 2019

Lo Sapevate Che: Monica Vitti compie 88 anni, ma lei non può festeggiare: ultime notizie


 Monica Vitti festeggia un altro compleanno lontano dal mondo a causa della malattia che l’ha colpita. Lina Wertmuller ricorda quella volta in cui le tagliò il vestito nuovo

31 ottobre 2019 - Monica Vitti compie 88 anni, è nata infatti il 3 novembre 1931. Per lei è l’ennesimo compleanno lontano dal mondo a causa di una malattia degenerativa simile all’Alzheimer. Lei però continua a far palpitare il cuore del pubblico con la sua voce roca, il suo sguardo intenso e i suoi ruoli drammatici che l’hanno resa un’icona intramontabile.
La Vitti resta un punto di riferimento per le nuove generazioni di attrici italiane come Pilar Fogliati che ha affermato che ha parlato di Monica come del suo modello. L’attrice romana è resa immortale nella poesia di Anne Carson, Io voglio ogni cosa. La poetessa in Kant’s Question about Monica Vitti e Ode to the Sublime by Monica Vitti ha trasformato la musa di Antonioni in qualcosa simile alle idee platoniche e alla cosa in sé kantiana.
Lo scorso anno il compleanno di Monica Vitti arrivò a pochi giorni dalla scomparsa di Carlo Giuffrè, il grande attore napoletano. Nel 1968 i due furono i protagonisti di La ragazza con la pistola, capolavoro di Mario Monicelli, in cui Giuffrè interpretava il siciliano Vincenzo Macaluso, che seduce e abbandona una straordinaria e indimenticabile Monica Vitti.
In una recente intervista al Corriere della Sera, Lina Wertmuller, un altro mito del cinema italiano, racconta di lei questo episodio: “Eravamo a Parigi, in teatro. Tutti dovevano recitare in tuta, lei non voleva. Scoprii che le era arrivato un abito di voile azzurro e che lei aveva tagliuzzato la tuta. Allora, tagliuzzai l’abito, feci rammendare la tuta e le dissi ‘Mettiti questa, Ceciarelli, sennò ti spacco la faccia‘. Ceciarelli era il suo vero cognome”. Dopo di allora le due donne non lavorarono più insieme. Forse, spiega la regista, entrambe non l’hanno voluto.
Monica Vitti diventa una vera diva quando nel 1962 arriva alla Mostra del Cinema di Venezia. Le sue foto dal volto imbronciato con sullo sfondo la basilica di San Marco la trasformano in un’icona. Nel 1995 l’attrice riceve il Leone d’Oro alla carriera. Nel 2018 il Festival ha voluto celebrarla con ricordi e l’omaggio speciale di alcune giornaliste, sue fan sfegatate
Elisabetta, nipote di Michelangelo Antonioni, ha parlato di Monica Vitti in televisione a La Vita in Diretta dove ha raccontato: “Una volta andai sul set del “Deserto rosso” a Ravenna e la vidi seduta sul letto dove doveva girare una scena quasi d’amore. Si stava limando le unghie, poi fu chiamata per girare ed entrò subito nella parte, completamente. Io mi meravigliai per questa sua grande professionalità”.
Ha poi descritto quando incontrò per la prima volta la Vitti che era legata sentimentalmente con Antonioni: “Fu un incontro familiare, mio zio ci fece conoscere quest’attrice che per noi era la persona che lui amava. Il fatto che ce la portò in casa dimostrava un grande amore verso lei”. La nipote del grande regista si è dilungata anche su un episodio divertente dove Monica si è molto imbarazzata, dimostrando la genuinità dell’attrice: “Ricordo che una volta Monica provò a prendere una fetta di prosciutto, ma le cadde sul tavolo e diventò paonazza. Mio zio, che era sempre molto ironico, con fare serio le disse che se avesse continuato così non l’avrebbe più portata. Io avevo capito che stava scherzando, lei no ed entrò nel panico“.
Cinecittà ha omaggiato Monica Vitti con una grande mostra, a Roma, nello Spazio dei Dioscuri al Quirinale. La Dolce Vitti è un’esposizione fotografica, ideata e organizzata da Istituto Luce Cinecittà, realizzata in occasione dei 50 anni del celebre film, La ragazza con la pistola. La mostra ripercorre la carriera e la vita di Monica Vitti attraverso scatti rari. L’attrice raccontava di sé: “Ho dedicato la mia vita, la mia mente, i miei occhi, tutto al mio lavoro. Ho imparato tantissimo dal cinema e penso di aver dato tutto quello che potevo dare”. La Vitti è il simbolo femminile del cinema italiano, l’anti-diva per eccellenza, sapeva far ridere e piangere, penetrava fin in fondo all’anima con la sua voce roca, la sua bellezza fuori dall’ordinario e la sua recitazione magistrale.
Scomparsa dalla scene da molto tempo a causa di una malattia simile all’Alzheimer – l’ultima apparizione in tv risale al 1994 a Domenica In – il marito di Monica Vitti, Roberto Russo, ha rotto il silenzio sulle condizioni di salute della moglie qualche mese fa.
Il fotografo e regista ha dichiarato a Cinecittà: “Più volte è apparsa in rete la notizia seconda la quale mia moglie Monica sarebbe da tempo ricoverata in una clinica svizzera specializzata. Non capisco come sia nata e quale sia la fonte di questa fake news”. Roberto Russo è intervenuto dunque per smentire categoricamente che Monica Vitti sia ricoverata in Svizzera. L’attrice si trova a Roma ed è sempre stata accudita dal marito con l’aiuto di una badante.
Desidero pertanto smentire questa voce che con insistenza circola, rompendo per un attimo quella riservatezza da me tenuta in questi anni. Monica vive a Roma da sempre a casa nostra ed è assistita assiduamente da me, con l’aiuto di una badante. Spero di aver chiarito l’equivoco.
Monica Vitti è un mito anche per le sue colleghe. La grande attrice Vanessa Redgrave ha confessato: “Volevo essere come Monica Vitti“. La star britannica si riferisce a quando aveva lavorato con Michelangelo Antonioni, a lungo compagno della Vitti, in Blow-up: “Mio Dio, avrò un ruolo come Monica Vitti!. Lei è un’attrice ‘eccellentissima’: la adoravo, volevo essere come lei, e anche bionda come lei… ma non avevo nulla di Monica! Le mie speranze infatti erano futili, e Michelangelo disse che mi voleva con i capelli neri e delle strisce bianche. Avremo girato sette o otto diversi parrucchieri, ma in tutta Londra nessuno ha capito davvero cosa volesse Michelangelo”.
Monica Vitti non ha avuto una vita facile. Incompresa dalla famiglia, la sua infanzia è stata triste. Per questo ha cominciato a recitare, come lei stessa ha confessato in uno dei suoi libri: Faccio l’attrice per non morire. “Quando a 14 anni e mezzo avevo quasi deciso di smettere di vivere, ho capito che potevo farcela, a continuare, solo fingendo di essere un’altra, facendo ridere il più possibile”. Certo, poi di successo e riconoscimenti ne ha avuti tanti. Ma nella maturità non è riuscita a godersi onore e fama, poiché da anni lotta contro una malattia degenerativa, simile all’Alzheimer.
Monica Vitti è l’esempio di una donna vera (GUARDA LA FOTOSTORIA) che non ha mai avuto bisogno della chirurgia plastica per affermarsi come icona di bellezza e di stile. Più volte ha dichiarato che i produttori volevano farle ridurre il naso, un vero proprio incubo, ma alla fine ha vinto lei. Non solo, perché è riuscita a non farsi ritoccare, ma soprattutto ha dimostrato che per essere sexy basta avere carisma.
Qualche anno fa il press-agent Enrico Lucherini aveva svelato a Panorama i pregi e i difetti della grande diva e alcuni aneddoti davvero divertenti. Come quella volta che la Vitti fece fermare l’aereo da Catania a Roma, “con le eliche che già andavano”. “Del resto Monica era così estraniante e moderna”. Sul set coi colleghi andava abbastanza d’accordo, ma diceva spesso la sua e non mancavano le litigate. Ricorda Lucherini che durante le riprese de La cintura di castità: “litigò con Tony Curtis e al secondo giorno i due già si parlavano per interposta persona! Per il resto con i colleghi era piuttosto simpatica, con Sordi erano proprio la coppia comica d’oro, simpaticissimi, tutte le volte che li ho visti insieme si divertivano molto”.
Il press-agent ha poi rivelato che ormai Monica non parla più: “è un’altra persona, purtroppo”.
Invece in un’intervista di qualche tempo fa sul Fatto Quotidiano, Renzo Arbore ha raccontato commosso l’episodio in cui si rese conto della malattia che ha colpito Monica Vitti:
Mi accorsi che non stava troppo bene anni fa, a una cena, sarà stato il 1990. Mi chiese in prestito il telefonino per fare una chiamata e una volta tornata al tavolo non me lo riconsegnò. Mi sembrò strano. Passò qualche minuto e le domandai se avesse finito. Si era dimenticata di averlo preso in prestito da me. Fu l’ultima volta che la vidi.
Monica Vitti, non solo è un mito del cinema italiano, ma ha avuto un ruolo importante nella relazione tra Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. Il presentatore tempo fa ha infatti raccontato come l’attrice romana abbia incoraggiato la loro love story. Spiega Costanzo: “Quando Maria venne a lavorare nella mia società, Monica Vitti mi disse: Quella ragazza ha una voce forte come la mia: porta bene”
La Vitti aveva già capito tutto, di amore se ne intende. Costanzo e la De Filippi sono felicemente sposati dal 1995.
Monica Vitti è nata il 3 novembre 1931 a Roma. Lei è una delle attrici più amate dal pubblico, ma anche dalla critica che l’ha premiata con numerosissimi e prestigiosi riconoscimenti.
Ha lavorato coi grandi del cinema italiano e internazionale, da Monicelli a Scola. Nella sua vita ha avuto tre grandi amori: il regista Michelangelo Antonioni, il direttore della fotografia Carlo Di Palma e Roberto Russo diventato suo marito.
Purtroppo oggi la Vitti è affetta da una malattia simile all’Alzheimer. E lei nei momenti di lucidità ha deciso di ritirarsi per non vivere sotto gli occhi di tutti la sua sofferenza.
Monica, per noi sei un mito e un’icona intramontabile!

Speciale: Cosa si prepara in cucina per la chiusura del lungo ponte…☺♥


Crema di lattuga Cappuccia
Per 4 persone 

Questa crema prende il nome dalla più classica delle lattughe, la lattuga cappuccio, particolarmente tenera e dolce. Utilizzando insalate diverse bisogna sempre tenere conto del loro gusto – più amaro la cicoria, o più marcato la rucola – che inciderà sul sapore della crema, però, speciale il risultato finale.

Ingredienti:

400 gr di lattuga cappuccio – 2 scalogni – 750 ml di brodo di verdura, 250 ml di latte, 100 ml di panna fresca, 1 tuorlo d’uovo, 30 gr di fecola di patate, burro, sale, pepe.

Lavate con cura l’insalata e tagliate le foglie a striscioline, costa compresa. Tritate finemente gli scalogni e fateli rosolare nella pentola a pressione con una noce di burro. Aggiungete la lattuga, fatela appassire, poi unite la fecola stemperata nel latte freddo e il brodo. Chiudete la pentola e cuocete per 20’ dal fischio. Infine frullate il composto con il mixer a immersione.
Nella zuppiera di portata amalgamate la panna con il tuorlo d’uovo, poi versateci la crema bollente, poca alla volta, sbattendo il composto con la frusta a mano. Regolate di sale e pepe e servite la crema nelle singole fondine, accompagnata con crostini di pane dorati nel burro.


Pizza di pane alle cipolle e acciughe
Per 4 persone

Durante le feste il pane è l’elemento di avanzo. Il pane vecchio o raffermo non può essere considerato uno scarto, ma purtroppo molto spesso lo diventa. Ne comperiamo sempre troppo e spesso la qualità non è delle migliori, così diventa subito secco.
Sull'onda del “non si butta via nulla”, la scelta più facile che vi propongo oggi, questa gustosa pizza di pane.

Versione rivisitata della più famosa pissaladière, la pizza provenzale ricca di acciughe. Con il medesimo procedimento potete anche preparare altri tipi di pizza, avendo l’accortezza di bagnare prima il pane in modo che risulti più malleabile.

Ingredienti:

Pane raffermo, 1 kg di cipolle, olio evo, 80 gr di acciughe sottosale, 2 cucchiai di capperi sottosale, 100 gr di olive nere denocciolate, timo, rosmarino, salvia, maggiorana, basilico, finocchietto, menta, zucchero.

Preparare un mazzetto odoroso legando insieme tutte le erbe aromatiche. Dissalare le acciughe e i capperi. Affettate a rondelle le cipolle e fatele rosolare in una padella con 5 cucchiai d’olio, poi versatevi ½ bicchiere d’acqua bollente, aggiungete 1 cucchiaino di zucchero e il mazzetto aromatico. Fate appassire le cipolle a fuoco basso per circa 20’, facendo attenzione che non asciughino troppo: a fine cottura devono conservare un poco di fondo. Se fosse necessario, aggiungere ancora acqua bollente. Infine unite e fate sciogliere 3 filetti d’acciuga. Nel frattempo tritate grossolanamente i capperi e le olive, tagliate il pane a fette spesse 2 cm ed eliminatene la crosta. Adagiate le fette di pane in una teglia unta d’olio, accostandole bene l’una all'altra, poi distribuite sopra le cipolle – dopo aver tolto il mazzetto odoroso – premendo con un cucchiaio di legno perché il pane assorba il loro liquido di cottura. Decorate la superficie della pizza con i filetti d’acciuga rimasti disposti a raggiera e cospargete con il trito di capperi e olive. Irrorate bene d’olio e cuocete in forno a 180° per circa 20’. Fate intiepidire la pizza di pane prima di servirla. Una delizia!



Crema di Castagne in Coppa
Per 4 persone


Ingredienti:

600 gr di castagne fresche, 300 gr di crema pasticciera (ricetta nel libro), 50 gr di burro, 2 dl di latte, vanillina, rum, zucchero, 2 dl di panna da montare, 3 cucchiai di granella di cioccolato.


Incidere con un coltellino il guscio delle castagne e farle lessare per 20 minuti in acqua non salata. Sbucciarle e cercare di eliminare tutti i residui di pellicine. Trasferirle in una casseruola col latte e farle bollire per altri 30 minuti. Scolare le castagne e passarle al passaverdura sino a ridurle a purea. Farle ammorbidire in una casseruola unendo il burro e mescolando delicatamente perché il composto non attacchi sul fondo. Deve risultare omogeneo e senza grumi.
Lasciare intiepidire il composto e unirvi la crema pasticciera, una bustina di vanillina e 2 bicchierini di rum. Mescolare con delicatezza molto bene il tutto.
Montare la panna molto soda e incorporarne i 2/3 delicatamente all’impasto. Versare il composto o in un'unica coppa grande o nelle coppette singole.
Tenere la preparazione nel frigorifero sino al momento di servirlo. Prima di servire, guarnire la superficie con la panna rimasta e la granella di cioccolato.

Nel caso si usassero castagne secche, lasciarle in ammollo in acqua per circa un’ora. Poi lessarle in acqua per un’ora e poi ancora per mezz’ora nel latte.

Buona domenica a tutti! ♥

sabato 2 novembre 2019

Lo Sapevate Che: IL POETA, SCRITTORE, REGISTA, GIORNALISTA E SCENEGGIATORE PIER PAOLO PASOLINI VENIVA UCCISO IL 2 NOVEMBRE 1975. LO RICORDIAMO CON LE SUE FRASI PIÙ BELLE.


PIER PAOLO PASOLINI

Nato a Bologna il 5 marzo 1922, Pier Paolo Pasolini è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, giornalista, sceneggiatore e regista italiano. Oltre che in italiano, ha scritto anche in friulano, sottolineando l’importanza dei molti dialetti regionali italiani.

La sua era una personalità versatile e intrigante, che non si sottometeva alle convenzioni dell’epoca in cui è vissuto. Le sue opinioni furono oggetto di molte polemiche e discussioni, in quanto Pasolini era solito a trasmettere il proprio pensiero senza mezzi termini. Moltissime le sue opere: letterarie, teatrali e cinematografiche.

 Il 2 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini viene rinvenuto morto sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia. Secondo le indagini, l’uomo è stato percosso e poi travolto dalla sua stessa automobile. Per l’omicidio fu incolpato il diciassettenne Pino Pelosi, il quale sostenne di essere stato approcciato da Pasolini per un rapporto sessuale.
  
Così un altro grande scrittore italiano, Alberto Moravia, commentò la morte di Pasolini: «La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile.» 

Il successo non è niente. Il successo è l’altra faccia della persecuzione. E poi il successo è sempre una cosa brutta per un uomo.

Il ciclismo è lo sport più popolare perché non si paga il biglietto.

Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro.

[…] Sono scandaloso. Lo sono nella misura in cui tendo una corda, anzi un cordone ombelicale, tra il sacro e il profano.

La borghesia si schiera sulle barricate contro se stessa, i “figli di papà” si rivoltano contro i “papà”. Sono dei borghesi rimasti tali e quali come i loro padri.

Quando un giovane, o un anziano molto aggiornato, accusando se stesso e gli altri – fino a ridursi alla disperazione e allo sciopero – dice che non c’è nulla da fare, che il sistema non può fatalmente non “mangiare” dice in realtà: io desidero essere mangiato, sparire.
Io so questo: che chi pretende la libertà, poi non sa cosa farsene.

Solo parlando, manifestiamo il sapere: nel silenzio non sentiamo che un’ingenua e vergognosa avidità.

Per essere poeti, bisogna avere molto tempo.

Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato.

I diritti civili sono in sostanza i diritti degli altri.

La morte non è | nel non poter comunicare | ma nel non poter più essere compresi.

Speciale: Come festeggiare a tavola la ricorrenza dei Morti


Si narra che nella notte tra l’1 ed il 2 novembre i defunti visitassero i cari ancora in vita portando ai bambini dei doni. Anticamente si usava dunque imbandire le tavole con prelibatezze di ogni genere per accogliere le anime dei defunti che tornavano a far visita dall’aldilà.

Forse proprio perché questa antica usanza non è ormai più in uso, non esiste un vero e proprio menù della tradizione per il Giorno dei Morti e di Ognissanti, anche se si sono conservati alcuni riti domestici, come apparecchiare un posto in più o lasciare a tavola gli avanzi per tutta la notte.

Per ben onorare queste ricorrenze in tavola si possono preparare piatti tipici della stagione autunnale, riproponendo alcuni grandi classici della cucina regionale o, perché no, ricorrendo a quelli che sono i piatti tipici per ciascuna famiglia.
Ingredienti tipici di questo periodo dell’anno sono ad esempio le castagne, la zucca, le fave secche, le spezie e i legumi; punti di partenza per ricette gustosissime, nella loro semplicità, e certamente degne di un giorno di festa.


Carne Salada

Ingredienti:

2kg di carne di vitello, 150 ml di vino bianco, 6 spicchi d’aglio, 16 bacche di ginepro, 4 rametti di rosmarino, 8 foglio di alloro, 100 gr di sale grosso.

Dopo averlo accuratamente pulito, tritate finemente l’aglio insieme alle erbe aromatiche, tagliate a fette non troppo spesse la carne e mettete la prima fetta sul fondo di un contenitore. Spargete un po’ di trito aromatico, le bacche di ginepro e il sale e mettete la seconda fetta di carne.
Proseguite in quest’ordine sino all’esaurimento degli ingredienti.

Mettete un peso sopra la carne e conservatela in un luogo buio a una temperatura massima di 6-7°C.
Rigiratela ogni giorno e massaggiatela, ricordandovi di bagnarla con il vino dopo 10 giorni.
Dopo ulteriori 10 giorni affettate finemente la carne e servitela in tavola.
È importante che irroriate la carne con il vino dopo i giorni segnalati, altrimenti potrebbe seccarsi eccessivamente.
Potete servire la carne salada con delle olive, dei capperi, delle uova o dei funghetti sott’olio, per un piatto ancora più invitante!

Risotto alle castagne
Per 4 persone

Ingredienti: 320 gr di riso carnaroli, 200 gr di castagna bollite e sbucciate, 1 scalogno, 50 gr di parmigiano, 60 gr di burro, brodo vegetale q.b., rosmarino, un bicchiere vino bianco secco, sale, pepe olio evo, scorza di ½ arancia grattugiata.

Tritare con un coltello grossolanamente le castagne.
In un tegame in 3 cucchiai di olio far soffriggere lo scalogno tritato. Versare a pioggia il riso e lasciarlo tostare a fuoco alto per qualche minuto, sfumare con il vino bianco e lasciare evaporare. Versare il brodo caldo e aggiungerne ogni volta che si assorbe, sino a metà cottura, aggiungere quindi le castagne, regolare di sale e pepe. Spegnere, unire il burro, l parmigiano grattugiato e mantecare velocemente. Infine aromatizzare con il rosmarino tritato e la scorza dell’arancia. Portare in tavola questa delicata delizia.

Cavolo Verza con le noci
La verza è uno dei contorni per eccellenza nel giorno dei morti.
Ingredienti:
1 kg di cavolo verza, una cipolla, alloro, brodo vegetale, aceto, gherigli di noci a tocchetti una manciata, olio, sale e pepe.
Lavare il cavolo, affettarlo molto sottile, cercando di eliminare le costole dure.
In un tegame con 4 cucchiai di olio, far rosolare la cipolla affettata sottilmente, unire il cavolo tagliato, mescolare e farlo insaporire. Aggiungere la foglia di alloro, due bicchieri di brodo vegetale caldo. Mettere il coperchio e cuocere per 30 minuti, mescolando ogni tanto.
A fine cottura aggiungere i gherigli d noci, mescolare, aggiustare di sale e pepare.

Quelli che però fanno davvero la tradizione del Giorno dei Morti e di Ognissanti sono i dolci. Ecco quelli più famosi:
Fave dei Morti
Per 6 persone

Ingredienti:

150 gr di zucchero, 300 gr di mandorle, gr 170 di farina, gr 30 di burro, 1 cucchiaio di grappa, un pizzico di cannella, gr 50 di pinoli, la scorza grattugiata di ½ limone, 2 uova.

Scottate le mandorle in acqua bollente, pelatele e tritatele grossolanamente. Unite alle mandorle lo zucchero, 150 gr di farina, la scorza di ½ limone, i pinoli, i tuorli, la grappa, la cannella e mescolate bene.
Dividete l’impasto in rotolini del diametro di circa 1 cm. e tagliateli in tanti pezzetti, praticando al centro di ognuno una fossetta non molto profonda.
Disporre le fave sulla placca del forno precedentemente imburrata e infarinata con la farina rimasta.
Spennellate poi i dolcetti con gli albumi sbattuti. Mettete in forno preriscaldato a 200° per circa 30 minuti.


Biscotti dei Morti
Per 6 persone

Ingredienti:

250 gr di mandorle tostate, 250 gr di zucchero, 4 cucchiai di farina, 4 albumi, 1 limone, 30 gr di burro.

Mettete nel mixer 200 gr di mandorle e la stessa quantità di zucchero, riducendo in polvere finissima.
Montare a neve gli albumi, incorporando poco per volta, lo zucchero rimasto e la farina passata al setaccio, aggiungete la farina di mandorle, la scorza del limone e mescolate bene.
Preparate la placca del forno, imburrata e infarinata.
Fate tanti mucchietti sulla placca della pasta ottenuta, appiattendoli con un cucchiaio di legno e sui quali disporrete le mandorle rimaste.
Spolverizzare i biscotti con zucchero a velo e cuocerli in forno preriscaldato a 200° per 30 minuti.


Pane dei Morti
Per 6 persone

Ingredienti:

½ kg di biscotti spezzettati o di amaretti, gr 300 di zucchero, gr 250 di farina, gr 125 di uvetta sultanina, gr 125 di fichi secchi, gr 100 di mandorle, gr 6 di lievito, 4 albumi, 2 cucchiai di vino bianco, 3 cucchiai di zucchero a velo, un pizzico di cannella in polvere.

Scottate le mandorle, pelatele e lasciatele raffreddare, poi tritatele.
Fate ammorbidire l’uvetta in acqua tiepida per 15 minuti, poi sgocciolatela e strizzatela. Ridurre in polvere finissima i biscotti o gli amaretti, disporli su una spianatoia, unirvi la farina, l’uvetta, i fichi spezzettati piccoli, le mandorle tritate, un pizzico di cannella, il lievito.
Mischiate tutti gli ingredienti.
Al centro di questo composto, versate gli albumi, impastate bene e unite anche il vino. Lavorate energicamente per circa 10 minuti.
Ricavatene dei panini leggermente allungati alle estremità e posateli sulla placca del forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti. Lasciateli raffreddare e spolverizzateli con zucchero a velo.


Frutta di Martorana

È un dolce tipico siciliano che si prepara per la festività dei defunti. Frutti, ortaggi, pesci vengono riprodotti in maniera artistica e golosa con la pasta di mandorle.

Ingredienti:

1 kg di mandorle pelate (o farina di mandorle), 1 kg di zucchero, 250 gr di acqua, 12 chiodi di garofano, ½ fialetta di aroma di vaniglia (o 6 bustine di vanillina), ½ cucchiaino di aroma di mandorla amara.
Per decorare: coloranti alimentari in polvere, foglioline varie, chiodi di garofano.

In un pentolino versare l’acqua, i chiodi di garofano e portare a ebollizione. Appena bolle versare lo zucchero e mescolare per qualche minuto per farlo sciogliere. Togliere dal fuoco, eliminare i chiodi di garofano, aggiungere l’aroma di vaniglia e quella di mandorla a amara.
Usando un’impastatrice o una planetaria, mettervi la farina di mandorle, l’acqua con lo zucchero sciolto e lavorare per ½ tutti gli ingredienti, affinché si formi un composto.
Formare col composto dei salsicciotti di circa 500 gr, avvolgerli nella pellocola trasparente e lasciare riposare un’ora.
Trascorso questo tempo, utilizzando le forme apposite che generalmente sono di gesso, terracotta o silicone, prendere un pezzettino di pasta di mandorle e inserirlo nello stampo. Premere per imprimere bene la forma, poi con delicatezza estrarre la forma composta. (per facilitare l’operazione si può rivestire ciascuna forma con pellicola trasparente).
Disporle su di un vassoio e lasciarle asciugare un intero giorno prima di colorarle.
Diluire i coloranti alimentari con qualche goccia d’acqua e colorare a piacere le forme preparate. Abbellirle con le foglioline, i chiodi di garofano e con ciò che ritenete più opportuno.
La frutta così preparata, dovrà asciugare per almeno 3 ore prima di essere consumata o confezionata.
Buona festa a tutti, ciao! ♥

venerdì 1 novembre 2019

Lo Sapevate Che: OGNISSANTI, LA FESTA CHE UNISCE CIELO E TERRA


01/11/2019 Con questa solennità la Chiesa pellegrina sulla terra venera in unico giubilo di festa la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio e allietata dalla loro protezione. La festa si diffuse nell’Europa latina dall’VIII secolo

La festa di tutti i Santi il 1° novembre si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX. Poi si iniziò a celebrarla anche a Roma, fin dal secolo IX. Un’unica festa per tutti i Santi, ossia per la Chiesa gloriosa, intimamente unita alla Chiesa ancora pellegrinante e sofferente sulla terra. Quella di Ognissanti è una festa di speranza: “l’assemblea festosa dei nostri fratelli” rappresenta la parte eletta e sicuramente riuscita del popolo di Dio; ci richiama al nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il compimento fedele della grazia del battesimo.

 QUAL È IL SIGNIFICATO DI QUESTA FESTA?

Festeggiare tutti i santi è guardare coloro che già posseggono l’eredità della gloria eterna. Quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore. I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione. Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, peccatori come ognuno di noi, tutti hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze. Questa beatitudine che dà loro il condividere in questo momento la vita stessa della Santa Trinità è un frutto di sovrabbondanza che il sangue di Cristo ha loro acquistato. Nonostante le notti, attraverso le purificazioni costanti che l’amore esige per essere vero amore, e a volte al di là di ogni speranza umana, tutti hanno voluto lasciarsi bruciare dall’amore e scomparire affinché Gesù fosse progressivamente tutto in loro. È Maria, la Regina di tutti i Santi, che li ha instancabilmente riportati a questa via di povertà, è al suo seguito che essi hanno imparato a ricevere tutto come un dono gratuito del Figlio; è con lei che essi vivono attualmente, nascosti nel segreto del Padre.

 COSA DICE IL MARTIROLOGIO ROMANO?
   
Con la Solennità di tutti i Santi uniti con Cristo nella gloria in un unico giubilo di festa la Chiesa ancora pellegrina sulla terra venera la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio, allietata dalla loro protezione e coronata dalla loro vittoria davanti alla maestà divina nei secoli eterni.

COS'È LA COMUNIONE DEI SANTI?

«La nostra partecipazione alla redenzione del Cristo», ha scritto don Divo Barsotti, «implica una partecipazione all'uomo della vita divina, di una grazia però che non è un bene esclusivo e non lo diviene mai, ma tanto più si partecipa quanto più anche diviene comune. Ora, proprio per questo motivo, la comunione delle cose sante diviene naturalmente e necessariamente la Comunione dei santi. Se la grazia di Dio non si comunica all'uomo che aprendo l'uomo ad una universale comunione, ne viene precisamente che, quanto più l'uomo partecipa di questi doni divini, tanto più anche comunica con gli altri uomini, vive una comunione di amore con tutti quelli che partecipano ai medesimi beni. Per la carità di Dio l'uomo non si apre soltanto a Dio, non entra in comunione soltanto con la divinità, ma acquista una sua trasparenza onde l'anima può comunicare con tutte le altre anime, può vivere un rapporto di amore anche con tutti i fratelli. Il peccato ci ha divisi, ci ha opposti gli uni agli altri e ci ha separati, ci ha reso opachi, impenetrabili all'amore; la grazia invece ci dona questa nuova trasparenza, ci dona questa nuova possibilità di comunione di amore. Ed è questo precisamente allora l'effetto della grazia divina: che cioè noi viviamo la vita di tutti e tutti vivono della nostra medesima vita; non c'è più nulla di proprio che non sia, anche qui, di tutti. Quanto più noi siamo ricchi e partecipiamo agli altri i nostri beni, tanto più dell'altrui bene noi viviamo. Un santo tanto più è santo quanto più è privo di ogni difesa nel suo amore, quanto meno è chiuso nella sua ricchezza».
  
COSA DICE IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA SULLA COMUNIONE DEI SANTI?
  
La comunione dei santi è precisamente la Chiesa. Ecco cosa dice: «Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri. [...] Allo stesso modo bisogna credere che esista una comunione di beni nella Chiesa. Ma il membro più importante è Cristo, poiché è il Capo. [...] Pertanto, il bene di Cristo è comunicato a tutte le membra; ciò avviene mediante i sacramenti della Chiesa». 
 
«L'unità dello Spirito, da cui la Chiesa è animata e retta, fa sì che tutto quanto essa possiede sia comune a tutti coloro che vi appartengono».
 
Il termine « comunione dei santi » ha pertanto due significati, strettamente legati: «comunione alle cose sante (sancta) e «comunione tra le persone sante (sancti)». «Sancta sanctis!» – le cose sante ai santi – viene proclamato dal celebrante nella maggior parte delle liturgie orientali, al momento dell'elevazione dei santi Doni, prima della distribuzione della Comunione. I fedeli (sancti) vengono nutriti del Corpo e del Sangue di Cristo (sancta) per crescere nella comunione dello Spirito Santo e comunicarla al mondo.  

Speciale: Cosa si mangia il Giorno dei Morti e Ognissanti


La festa di Ognissanti (Tutti i Santi) è una solennità religiosa che si è tramutata in festa anche civile.
Per il cattolicesimo è festa di precetto (ossia, è obbligo partecipare alla celebrazione eucaristica) ed è seguita dal giorno dedicato ai defunti, in linea con un’antica tradizione che immagina che essi ritornassero nei luoghi che avevano frequentato in vita.
In realtà non esiste un vero e proprio menu del Giorno dei Morti e di Ognissanti, ma ci sono alcuni piatti, tipici di questa stagione, che per tradizione famigliare e per uso regionale è diventata consuetudine mettere in tavola il Giorno dei Morti e di Ognissanti. Sono piatti della cucina povera, con ingredienti tipici di questo periodo. Non mancano quindi le castagne, la zucca, le fave secche, le spezie e i legumi.
Vi propongo alcune ricette famose, vi invito a prepararle per trascorrere in famiglia questo giorno di festa:

Bagna Caoda, ricetta Piemontese
Per 4 persone

Ingredienti:

80 gr di burro, 3 dl di olio, 12 acciughe salate, 5 spicchi di aglio, 1 pomodorino intero, verdure tipo: cardi, gobbi, peperoni, topinambur, sedano, belghe, foglie di verza, rape, finocchi.

Schiacciate bene nel mortaio di legno 3 spicchi di aglio, affettate finemente i rimanenti, aggiungete le acciughe lavate, spinate e ben asciugate in un telo. Unite il pomodorino intero inciso con un coltellino. Quindi mettete il tutto a fuoco lento con l’olio per 15 minuti. Poi aggiungete il burro, quando questo si sarà sciolto, portate il recipiente in tavola su uno scaldino che mantenga sempre la bagna calda. Nel frattempo avrete preparato le verdure ben mondate e lavate, che ogni commensale intingerà nella bagna.


Zuppa di Ceci e Zucca
Per 6 persone

Ingredienti:

500 gr di zucca pulita, 500 gr di ceci lessati, 50 gr di passata di pomodoro, 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, un pizzico di zenzero in polvere, 1 di cannella in polvere, una bustina di zafferano, ¾ di lt di brodo di pollo, 1 limone non trattato, olio, sale, pepe nero. Per accompagnare crostoni di pane casareccio

Pulire e tagliare finemente la cipolla e l’aglio. Ridurre la zucca a dadini.
In una casseruola con 3 cucchiai d’olio, far soffriggere per qualche minuto il trito preparato. Aggiungere lo zenzero, la cannella, la bustina di zafferano e una macinata di pepe nero. Mescolare, fare insaporire, aggiungere la polpa di zucca, mescolare e fare cuocere per qualche minuto. Aggiungere il brodo bollente e la passata di pomodoro. Cuocere sino a quando la zucca risulti ben morbida. Aggiungere i ceci, mescolare dolcemente, regolare di sale e lasciare cuocere qualche minuto. Versare la zuppa in una zuppiera riscaldata, rifinirla con il succo del limone, mescolare, aggiungere la buccia del limone grattugiata. Servire la preparazione con le fette di pane casareccio abbrustolite calde.


Minestra con Riso, Castagne e Latte
Per 4 persone

Ingredienti
120 gr di riso originario, 500 gr di castagne, 1,2 lt di latte fresco intero, burro, sale.

Incidete la buccia delle castagne con un coltellino affilato e arrivate fino alla pellicina, mettetele a bagno in acqua fredda per un’ora.
Scottatele in acqua bollente salata per 5 minuti. Sgocciolatele, sbucciatele, eliminate la pellicina, mettetele in una casseruola con il latte freddo e fatele lessare.
Prelevatene un mestolo dopo 15 minuti di cottura, frullatele con poco latte caldo e rimettetele nella casseruola. Unite il riso e fate cuocere ancora almeno per 20 minuti, mescolando spesso, in modo da ottenere una minestra densa. A fine cottura salate, amalgamate il burro e servite.


Fave dei Morti
Per 6 persone

Ingredienti:

150 gr di zucchero, 300 gr di mandorle, gr 170 di farina, gr 30 di burro, 1 cucchiaio di grappa, un pizzico di cannella, gr 50 di pinoli, la scorza grattugiata di ½ limone, 2 uova.

Scottate le mandorle in acqua bollente, pelatele e tritatele grossolanamente. Unite alle mandorle lo zucchero, 150 gr di farina, la scorza di ½ limone, i pinoli, i tuorli, la grappa, la cannella e mescolate bene.
Dividete l’impasto in rotolini del diametro di circa 1 cm. e tagliateli in tanti pezzetti, praticando al centro di ognuno una fossetta non molto profonda. Disporre le fave sulla placca del forno precedentemente imburrata e infarinata con la farina rimasta. Spennellate poi i dolcetti con gli albumi sbattuti. Mettete in forno preriscaldato a 200° per circa 30 minuti.


Castagnaccio con Pinoli e Noci
Per 6 persone

Ingredienti:

300 gr di farina di castagne, 2 cucchiai d’olio, una tazza di latte, una tazza di acqua, 1 cucchiaio di zucchero, la scorza grattugiata di una arancia, 2 cucchiai di pinoli, un cucchiaio di gherigli di noce spezzettati, 1 cucchiaio di uva passa, gr 20 di burro, sale.

Ammorbidire l’uvetta in acqua tiepida e dopo circa ½ ora, scolarla e strizzarla. Setacciate la farina di castagne, mettetela in una ciotola, aggiungetevi lo zucchero, 1 cucchiaino d’olio, un pizzico di sale e il latte e sempre mescolando con un cucchiaio di legno, unite poco per volta l’acqua. Aggiungete alla pastella l’uvetta, la scorza grattugiata dell’arancia, i pinoli, le noci e amalgamate bene tutti gli ingredienti. Imburrate una tortiera e versatevi il composto, cospargete la superficie con il cucchiaio di olio rimasto e qualche fiocchetto di burro. Infornate a forno preriscaldato a 200° per circa ½ ora. Servite freddo.
Buona festa a tutti! ♥