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lunedì 2 ottobre 2017

Speciale: Menù per la Festa dei Nonni!...



Torta rovesciata di Finocchi
Per 6 persone

500 gr di cuori di finocchi teneri (tenere da parte i ciuffetti verdi per la decorazione), 1 cucchiaio di semi di finocchio, la scorza non trattata di un’arancia, 1 confezione fresca di pasta sfoglia rotonda, zucchero, burro, sale, pepe.

Imburrare con 50 gr di burro uno stampo da crostata basso di circa 25 cm di diametro. Spolverare il fondo con 50 gr di zucchero. Spolverizzare con un cucchiaio di semi di finocchio e sistemare nel fondo i finocchi, lavati e accuratamente asciugati e tagliati a metà. Mettere sul fuoco lo stampo, proteggendolo con una retina spargi fiamma e fare cuocere a fuoco dolcissimo, per 30 minuti, senza mai mescolare, fino a che i finocchi risultino teneri e il fondo caramellato.
Togliere la tortiera dal fuoco e spolverizzare i finocchi con la scorza di arancia tritata, un pizzico di sale e una macinata di pepe.
Coprire tutta la superficie con il disco di pasta sfoglia, sistemando i bordi in modo che scendano verso il fondo e avvolgano perfettamente l’interno preparato. Proseguire la cottura in forno preriscaldato a 190° per 35 minuti, finché la sfoglia risulti dorata. Sfornare, coprire lo stampo con un piatto di misura superiore e rovesciarla con un rapido gesto. Servirla calda o tiepida, decorando con i ciuffetti verdi dei finocchi. Deliziosa!

Puccia Piemontese con zuppa di Cavolo Verza, Fagioli e farina di Mais
Per 10 persone

3 etti di farina di mais, 20 gr di farina di frumento, 3 etti di fagioli borlotti, ½ cavolo verza, 1 cipolla, un gambo di sedano, salvia, rosmarino, prezzemolo, un pezzettino di lardo, parmigiano grattugiato, olio, sale.

Mettete a bagno i fagioli in acqua tiepida salata per almeno 6 ore.
Tagliuzzate il cavolo e insaporitelo in un soffritto preparato tritando la cipolla e il lardo e facendo imbiondire il tutto con 4 cucchiai d’olio a fuoco basso, a lungo.
Sciacquate i fagioli ebolliteli in 1 lt d’acqua con l’aggiunta del mazzo di profumi, fino a quando questa si sarà ridotta della metà. A questo punto aggiungete 2 lt d’acqua il cavolo e il
soffritto. Riottenuto il bollore, fate la polenta nella pentola stessa in cui stanno
cuocendo i fagioli e gli altri ingredienti, usando la farina gialla a cui avrete aggiunto
quella bianca.
Regolate di sale, togliete il mazzo di profumi e portate a cottura, mescolando continuamente. In circa ¾ d’ora, otterrete una polenta morbida, che potrà
essere consumata calda, condita con il burro e cosparsa di parmigiano grattugiato, o
fredda, tagliata a fette fritte nell’olio.

Semolini dolci fritti di Farina bianca
Per 4 persone

1 lt di latte, 3 uova, 100 gr di farina bianca, 1 cucchiaio di scorza di limone grattugiata, 100 gr di pane grattugiato, zucchero a velo vanigliato, olio.

Portare a bollore il latte. Mettere la farina in una casseruola e incorporare, mescolando, il latte bollente, versandolo poco alla volta.
Sbattere i tuorli con lo zucchero semolato fino ad ottenere un impasto spumoso e fuori dal fuoco, amalgamare i due impasti. Aggiungere la scorza di limone, mettere la casseruola sul fuoco e fare cuocer dolcemente per 20 minuti, sempre mescolando sin ad ottenere una crema densa.
Stendere la crema su un piano di lavoro leggermente inumidito con acqua o olio e tirarla con una spatola o con la mano leggermente inumidita ad un’altezza di 2 cm. Lasciare raffreddare completamente.
Quindi tagliarla a rombi, passarli negli albumi sbattuti e poi nel Pan grattugiato. Friggere i pezzi in una padella con abbondante olio bollente, da entrambi i lati, trasferirli scolandoli con un mestolo forato, appoggiandoli su carta assorbente da cucina. Spolverizzarli con lo zucchero vanigliato e servirli caldi.
 

Ci sono nonni e nonne
che fretta mai non hanno:
nonni e nipoti piano nel tempo insieme stanno

Auguri a Tutti i Nonni! ♥

Lo Sapevate Che: Ma davvero solo chi non ha paura non fa paura?...



Da Circa Un Anno frequento un corso di base. Non ho alcuna ambizione di combattere sul serio, di mandare qualcuno al tappeto, né tanto meno di finirci. Eppure mi libera e mi diverte. Il mio insegnante dice spesso che devo essere più cattiva. “Immagina di picchiare un tuo nemico!”, mi sprona. “Ma non ho nemici!”, rispondo io, boccheggiando con il poco fiato che mi resta in corpo perché il pugilato, anche senza nemici da abbattere, è un’attività stremante. “Eddài! Non odi nessuno??? Non è possibile!”. Ho passato in rassegna le mie conoscenze, le persone in cui inciampo malvolentieri, colore che preferirei non incontrare. Sono un discreto gruppetto, eppure nessuno di loro mi suscita un sentimento tanto passionale e impegnativo quanto l’odio. Non ho nemici per colpa della mia innegabile pigrizia ben più che per merito di una presunta bontà d’animo. “Allora pensa a qualcuno che ti intimorisce e vinci quella paura prendendola a cazzotti”, mi urla il maestro, mostrando un inaspettato talento anche nell’addestramento dello spirito. Alla scuola media avevo paura di Fiumazzi Peppino che una mattina, approfittando di una supplente distratta, mi si avvicinò con i suoi sgherri e mi minaccio con un taglierino per punirmi del reato di sussiego nei suoi confronti. In quegli stessi derelitti anni, mi intimoriva anche una ragazzina giunonica e violenta che mi sibilava nell’orecchio con voce maschi: “Stai attenta: ti aspetto fuori e ti meno”. Di lei ricordo le mani paffute da bambina e l’afrote di adolescente. Al ginnasio ero terrorizzata dalla professoressa di latino e greco, una donna minuta dall’intelligenza limpida e implacabile. Riconobbe subito la mia natura fragile e non ne ebbe alcuna pietà. Dopo di lei, furono molti gli insegnanti capaci di atterrirmi. Per un breve periodo, neolaureata, lavorai nella finanza. Compravo e vendevo titoli di borsa al comando di un capo iracondo e geniale. Anche lui aveva su di me il superpotere del terrore. Ultimamente c’era una mamma alfa nella classe di uno dei miei figli. La sua sicumera polemica mi intimidiva e mi paralizzava. Mi ci voleva un guru, liberatore di coscienza e upper cut, per capire che, a farmi paura, sono le persone aggressive e giudicanti. Ad atterrirmi è la possibilità di non essere accettata e di deludere il prossimo. Ne Il senso del dolore di Maurizio De Giovanni, primo incantevole libro della serie del commissario Ricciardi, Don Pìerino, uno straordinario prete, dichiara: “Per non fare paura bisogna non avere paura”. Sarà vero? Il feroce Fiumazzi mi tormentava perché a sua volta era perseguitato da terribili fantasmi? L’odorosa picchiatrice era da qualcun altro vessata? E quali mostri agitavano i sonni della professoressa di greco? L’irascibile trader, in grado di guadagnare fantastiliardi grazie a un click del mouse e al suo fiuto infallibile, forse temeva quella crisi finanziaria planetaria che si è poi puntualmente verificata? La mamma alfa mi pareva d’acciaio: era l’unica fra tutte noi a non abbassare mai lo sguardo, nemmeno al cospetto della maestra di matematica. Ma probabilmente anche lei, con i suoi lineamenti affilati e il suo incedere da bersagliere, avrà un tallone vulnerabile da nascondere. La prospettiva che anche io, che non hi nemici ma spauracchi, possa far paura a qualcuno mi sembra inverosimile e ridicola, ma sul ring ho imparato che l’animo umano è torbido e imperscrutabile e che ognuno di noi ha un volto da lupo e uno d a agnellino.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 30 settembre 2017-