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lunedì 6 febbraio 2012

"Che degrado, clochard davanti al San Carlo" Bolle attacca su Twitter, è polemica

I senza fissa dimora "accampati" sotto i portici per ripararsi dal gelo. Dalla rete partono contestazioni. In serata l'étoile: ""Il mio attacco non era rivolto ai senzatetto,  bisognosi d'aiuto". E il Comune risponde: stiamo seguendo il problema
di MARCO PASQUA

L’ondata di gelo che ha investito nelle ultime ore Napoli ha spinto alcuni clochard a rifugiarsi, per sopravvivere, sotto i portici dello storico teatro San Carlo. Una scena che non è passata inosservata a Roberto Bolle, che su Twitter li ha definiti questa mattina "un emblema del degrado di questa città". Il ballerino ha anche pubblicato una foto di alcuni di loro. Un tweet che ha suscitato numerose proteste, e che ha anche spinto Luigi de Magistris a rispondere all'étoile, sempre attraverso il popolare sito di microblogging. Il ballerino, di fronte alle richieste di pubbliche scuse, ha prima cancellato le affermazioni "incriminate", salvo poi parlare di un "fraintendimento".

"Scena mai vista davanti a nessun teatro  -  ha scritto Bolle, che si trova a Napoli per trovare un amico di vecchia data  - . Né in Italia, né all'estero", accompagnato dall'hashtag (la parola chiave che sintetizza l'argomento di un tweet) "basito"  e da una foto dei portici. Poco dopo, l'étoile aggiunge: "I senzatetto che s'accampano e dormono sotto i portici del teatro San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città". La reazione del popolo di Twitter è immediata e l'ondata di critiche a 140 caratteri parte subito. "Ma chi si crede di essere Bolle?", attacca Annalisa, mentre Ale Cianchettini scrive che la sua "osservazione dovrebbe valere per ogni luogo per le condizioni di vita di quelle persone e non perché
sono davanti al teatro".

Barbara Collevecchio definisce le sue parole "tristi": "Non è indecoroso come dici tu ma molto triste! Non schifarti e dà una mano! Questo è amore per la bellezza: umanità". Qualcuno fa notare che quelle persone non hanno alternative alloggiative: "Se non ci  sono luoghi di accoglienza, allora ha senso parlare di decoro"; "sono il simbolo del degrado della società di cui facciamo parte", sottolinea Paolo. Interviene anche Francesco Borrelli, esponente campano dei Verdi, che lancia una proposta: "Perché non vieni a darci una mano di notte a sfamare e riscaldare i senza tetto a Napoli?". "Credo che Bolle dovrebbe chiedere scusa per quello che ha pensato e ha pure scritto. Parole degne di un leghista", afferma poi il Verde.

Il ballerino cerca di correre ai ripari, facendo sparire foto e tweet. Ma come si insegna nel film "The Social Network", "il web non è scritto a matita, ma a penna". Le sue parole restano, immortalate da alcuni utenti. Ed ecco la risposta di de Magistris, che, attraverso il suo staff, ricorda "le azioni intraprese per i senza fissa dimora". "Nessuna polemica (anzi) con Roberto Bolle  -  si correggono poco dopo  -  Stiamo seguendo il problema". Bolle, inizialmente, glissa.  Ma, intanto, l'indignazione monta di tweet in tweet , e sembra anche entrare in gioco l'orgoglio dei napoletani, che si sentono offesi da quelle parole: "Napoli non può essere offesa da chi non è napoletano", scrive, infatti, Matteo, con Linda che fa notare come "questo degrado si trovi ovunque, pure a Milano".

"Saranno pure un emblema del degrado, ma dopo questo tweet rispetto molto più loro di te", è il duro commento di Annalisa, mentre per Bob Sinisi, quello di Bolle "è uno scollamento dalla vita reale, patologia diffusa tra i vip". Anna invita provocatoriamente l'étoile a "svegliare e cacciare i clochard": "Lo faresti con il gelo di questi giorni?".

Quando ormai la polemica ha infervorato gli animi di larga parte dei suoi oltre 49mila follower, Bolle cerca di correggere il tiro, sostenendo di essere stato frainteso: "Il mio attacco non era rivolto ai senzatetto, le persone più bisognose d'aiuto. Non è nella mia sensibilità. Credo di averlo sempre dimostrato". E poi, rispondendo al sindaco De Magistris, che gli aveva elencato le attività del Comune in favore delle persone disagiate, l'étoile della Scala si dice "felice di leggere tutte le iniziative per aiutare i senzatetto. In questo periodo di freddo e crisi più importanti che mai".
Repubblica 06-02-12

Meringata Di Agrumi E Datteri


Per 6 persone

300 gr di Pan di Spagna, 3 uova, 3 dl di latte, 280 gr di zucchero semolato, 200 gr di datteri freschi, 500 gr di agrumi a scelta (mandarini, arance, mandaranci), 1 cucchiaio di farina, cannella in polvere, 2 cucchiai di marmellata di arance, liquore Cointreau o succo di frutta, sale, confetti colorati.

Sbucciare al vivo gli agrumi e tagliare la polpa a pezzi. Trasferire la polpa in una ciotola con i datteri ridotti a listerelle, 30 gr di zucchero, una spolverata di cannella. Mescolare accuratamente e lasciare riposare. Battere i tuorli con 100 gr di zucchero sino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere la farina e il latte, versandolo a filo. Mescolare bene tutti gli ingredienti fin che siano tutti amalgamati. Mettere la crema su fuoco dolcissimo e, sempre mescolando, cuocere sin che la crema si sia addensata, ma facendo ben attenzione che non raggiunga il bollore. Toglierla dal fuoco e farla raffreddare. Tagliare a fettine sottili il Pan di Spagna, trasferirlo sul fondo di una coppa resistente al calore e spruzzarlo col liquore o con il succo di frutta, per farlo ammorbidire. Scaldare la marmellata su fuoco dolce e spennellarla sul Pan di Spagna. Aggiungere la frutta preparata in precedenza, coprirla con la crema raffreddata e trasferire la coppa in frigorifero sino a 15 minuti prima di servirla. Montare gli albumi  con lo zucchero rimasto e un pizzico di sale, sino ad ottenere un denso composto, metterlo a cucchiaiate sulla crema e trasferire la coppa sotto il grill del forno per pochi istanti, in modo che la meringa inizi a dorare. Decorare con i confetti in bellavista.

La Cacciagione Che Scalda

LEPRE ALLA TRENTINA   

Per 6 persone
1 lepre di circa 1,500 kg, 50 gr di lardo, 50 gr di pinoli, uva sultanina 50 gr, brodo di carne, aceto, 2 lt di vino rosso, farina bianca, pane grattugiato, 1 cipolla, 1 limone, cannella, chiodi di garofano, rosmarino, salvia, alloro, ginepro, zucchero, burro, olio, sale e pepe.

Togliere la pelliccia alla lepre, togliere le interiora, aprendo con un coltello molto affilato il basso ventre, sino al petto. Tenere da parte il fegato, il cuore e i polmoni. Lavare accuratamente lepre e frattaglie sotto l’acqua corrente. Tagliare la lepre in pezzi e metterli in una terrina, con un rametto di rosmarino, poche foglie di salvia, 2 foglie di alloro, 5 bacche di ginepro, ½ cipolla a fette, la scorza di ½ limone, ½ bicchiere di aceto. Coprire la carne con parte del vino e lasciare la terrina coperta a marinare in frigorifero per 2 giorni. Pulire le frattaglie e metterle in una scodella con l’uvetta, i pinoli, un cucchiaio di zucchero, la scorza di ½ limone, un pizzico di cannella e 4 chiodi di garofano, le copra con il vino rimasto e lasciare la scodella coperta a marinare in frigorifero per 2 giorni. Trascorsi i due giorni, tritare il lardo e la ½ cipolla, farli rosolare in un capiente tegame, con 4 cucchiai d’olio e 30 gr di burro. Poi unire i pezzi di lepre ben scolati dalla marinata e impanati nella farina bianca e pane grattugiato. Aggiungere anche le frattaglie, tritate, e la marinatura con le droghe che contiene. Aggiungere ½ lt di brodo di carne, salare e pepare. Fare cuocere a fiamma moderata, aggiungendo se occorre, altro vino della marinata (filtrato) e altro brodo. Accompagnare con una fumante polenta.



FAGIANO AL COGNAC  

Per 4 persone

1 fagiano di 1 kg, 100 gr di pancetta, 100 gr di mascarpone, 2 coste di sedano, 2 carote, 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, 1 foglia d’alloro, un bicchierino di Cognac, ¼ di vino bianco secco, poco brodo, 50 gr di burro, sale, pepe nero.

Spiumare, sventrare e pulire il fagiano, asportando zampe e testa. Fiammeggiatelo con cura e lavatelo in acqua corrente. Salatelo abbastanza e mettetelo al fuoco in un tegame con il burro e la pancetta a dadini, prima rosolati. Fatelo rosolare da tutte le parti. Aggiungete tutte le verdure tagliate a pezzetti, fatele rosolare per 10 minuti, aggiungete la foglia di alloro, l’aglio, il pepe e il vino bianco. Alzate al massimo la fiamma e fate evaporare il vino, girando spesso il fagiano. Quando il vino sarà evaporato, coprite il recipiente e completate la cottura aggiungendo, se occorre, un mestolo di brodo. Dopo aver tolto dal tegame il fagiano, riducetelo a pezzi, passando il fondo di cottura al setaccio e rimettendolo nel tegame. Diluite il mascarpone con il Cognac, facendone una miscela cremosa e ben amalgamata, aggiungetela alla salsa e lasciate al fuoco per qualche minuto. Versate la salsa sui pezzi di fagiano e servite.

Due Paste Eccezionali!...

FUSILLI ALL’ACQUA PAZZA CON ORATE   

Per 4 persone

350 gr di fusilli, 4 piccole orate di circa 250 gr l’una, (ricetta classica fatta con pesci pezzogne), 2 spicchi d’aglio, ½ kg di pomodori maturi ma sodi, 2 cucchiaini d’origano, olio, sale e pepe.

Pelare i pomodori ridurli a tocchettini e fare scolare da un colino l’acqua di vegetazione per 10 minuti. Pulire le orate internamente, (o fatele pulire dal pescivendolo), eliminare le scaglie dalla pelle e lavarle sotto l’acqua corrente. Asciugarle delicatamente con carta assorbente da cucina. In un largo tegame fare scaldare in 5 cucchiai d’olio i 2 spicchi d’aglio interi, unire i dadini di pomodoro, l’origano. Quando comincia a sobbollire unire un mestolo di acqua calda, mettere le orate nel tegame, salare e pepare q.b., abbassare il fuoco al minimo, incoperchiare il tegame e cuocere per una decina di minuti. Nel mentre in una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fare cuocere i fusilli al dente. Estrarre le orate dal tegame e tenerle al caldo in un piatto di portata. Scolare i fusilli e versarli nel tegame, condendoli con il sugo caldo. Servire subito, accompagnando con i pesci caldi a parte.



TROFIE FATTE IN CASA CON LE VERDURE   

Per 4 persone

Per la pasta: 200 gr di farina, sale. Per il sugo: 150 gr di fagiolini teneri, 2 patate, un piccolo ciuffo di prezzemolo,  8 gherigli di noce, olio, sale.

In una terrina, impastare la farina con una buona presa di sale e  8 cl. di acqua tiepida circa. Si deve ottenere un impasto piuttosto sodo. Lavorare l’impasto per qualche minuto. Prenderne delle piccole porzioni, grandi comi una nocciola. Rotolarle nel palmo della mano in modo da ottenere dei bastoncini irregolari di circa 4 cm e poi attorcigliarli leggermente. Procedere così a fine dell’ingrediente e sistemare le trofie su un canovaccio infarinato. In una casseruola con acqua fredda, mettere i fagiolini puliti, le patate sbucciate e a pezzi. Unire un po’ di sale e portare a ebollizione. Quando l’acqua bolle già da 5 minuti, unire le trofie e fare cuocere finchè la pasta sia pronta. Scolare e condire subito con prezzemolo tagliuzzato, l’olio e le noci tritate grossolanamente.

domenica 5 febbraio 2012

Lo Sapevate Che: Bambini......

BAMBINI
L'amore materno rende più svegli
"Ippocampo più sviluppato del 10%"
Una ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis dimostra che i bambini che in età prescolare godono di cure materne particolarmente intense sviluppano meglio l'area del cervello fondamentale nella gestione di apprendimento, memoria e stress di SARA FICOCELLI
NOI ITALIANI, è noto, siamo dei 'mammoni'. Ed è probabile, con buona pace di chi ci critica, che sia questo il segreto della nostra genialità. Una ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis dimostra infatti che i bambini che in età prescolare godono di cure materne particolarmente
amorevoli sviluppano del 10 per cento in più l'ippocampo, area del cervello fondamentale nella gestione di apprendimento, memoria e stress.

In altre parole, chi fino ai quattro-cinque anni di vita trascorre molto tempo in compagnia della madre e viene da lei coccolato e vezzeggiato, anche "più del dovuto", da quel rapporto trarrà, crescendo, un enorme vantaggio sul piano psico-fisico, ritrovandosi molto più sveglio dei coetanei.

"Ecco perché dico sempre ai neo-papà: smettetela di 'giocare' a fare le mamme", spiega il pedagogista Daniele Novara, fondatore e direttore del Cpp (Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti) di Piacenza. "Nel primo anno di vita (e non solo) il rapporto tra mamma e bambino è fondamentale per lo sviluppo cerebrale. E finalmente uno studio conferma questa teoria".

Una teoria - detta "dell'attaccamento primario", già elaborata dallo psicanalista britannico John Bowlby - che studia le componenti etologiche del comportamento umano e aveva concluso che il neonato è un mammifero e che, come tutti i mammiferi, nel primo anno di vita deve continuare ad essere trattato come
e si trovasse ancora nel grembo materno, con un continuo e forte contatto epidermico con la madre.

"Studi successivi - precisa Novara - hanno poi dimostrato che i bambini che vengono allevati in questo modo, da grandi raggiungono performance cognitive migliori. Una situazione che io stesso ho riscontrato personalmente".

Quella pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences è però la prima ricerca che lega gli accudimenti materni allo sviluppo strutturale di una regione chiave del cervello, in questo caso l'ippocampo. "Il nostro lavoro - spiega il coordinatore del progetto, Joan Luby - fornisce una prova affidabile dell'importanza di coltivare in anticipo lo sviluppo cerebrale e potrebbe avere enormi implicazioni per la salute pubblica''.

Per giungere a queste conclusioni, Luby e il suo team hanno condotto un esperimento costringendo bambini dai 3 ai 6 anni ad affrontare una situazione frustrante: lasciati in una stanza con un pacchetto dai colori molto vivaci, avrebbero potuto aprire il regalo solo dopo che la mamma avesse portato a termine una serie di disegni. Osservando come madre e figlio gestivano la situazione, pensata proprio per replicare i fattori di stress tipici della quotidianità (in cui una mamma non può assecondare in ogni momento le richieste del figlio), gli studiosi hanno classificato sotto la categoria "accudimento" i casi in cui le madri offrivano rassicurazione e supporto al bambino, e diversamente quelli in cui lo ignoravano o rimproveravano.

Tempo dopo, quando i bambini avevano compiuto dai 7 ai 10 anni, i ricercatori hanno effettuato scansioni con risonanza magnetica al cervello di 92 di loro, riscontrando, in quelli con mamme più amorevoli, un ippocampo più grande del 10 per cento rispetto a quelli rientrati nell'altra categoria.

Nello studio, i ricercatori hanno escluso i bambini che soffrivano di depressione o altri disturbi psichiatrici in grado di influenzare la dimensione dell'ippocampo. "Decenni di ricerche avevano suggerito l'importanza di un caregiver particolarmente amorevole (che si tratti di mamma, papà o nonni) ai fini dello sviluppo emotivo e comportamentale del bambino - ha concluso Luby - ma questo studio fornisce prove concrete circa il fatto che una regione chiave del cervello cresca più sana e meglio sviluppata nei bambini che ricevono un accudimento più attento".

"Che esista un rapporto tra sviluppo dell'ippocampo e cure materne è perfettamente vero - spiega Enrico Cherubini, coordinatore del settore di Neurobiologia della Sissa di Trieste, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati, e presidente della Società italiana di neuroscienze - e lo confermano anche diversi studi già condotti sul mondo animale. Nei primi anni di vita il bambino ha un cervello plastico, in grado di formare continuamente nuove connessioni. Quindi è altamente probabile che gli stimoli materni contribuiscano all'aumento di questo network, favorendo lo sviluppo delle sinapsi dell'ippocampo".
Repubblica 05-02-12
 

Lo Sapevate Che: Il Paese Sconfitto

Nevica in mezza Italia, Roma nel caos
Alemanno attacca i servizi meteo
sette le vittime per neve e gelo


NON c'era bisogno di un'altra triste metafora, dopo i rifiuti di Napoli, i crolli di Pompei e il naufragio del Giglio, per rappresentare la crisi del nostro Paese sul piano mediatico planetario. Ma la disfatta di Roma, sotto una nevicata di poche ore e di pochi centimetri, è piuttosto un esplicito atto d'accusa contro un apparato pubblico palesemente inadeguato.

"Capitale inetta, Nazione sconfitta", si potrebbe dire parafrasando uno storico slogan del settimanale L'Espresso.
Quando il maltempo si combina con il malgoverno, non c'è scampo per i cittadini. Allora la forza della natura s'incarica di mettere a nudo tutta la debolezza dell'uomo: per dire l'incapacità di prevenire e affrontare un'emergenza ambientale già ampiamente annunciata. Per l'occasione, il sindaco Alemanno avrebbe potuto almeno risparmiarsi (e risparmiarci) il consueto scaricabarile con la Protezione civile sulla puntualità delle previsioni meteorologiche: bastava ascoltare nei giorni scorsi un qualsiasi giornale radio o telegiornale, per informarsi e provvedere di conseguenza.

La "Città eterna", dunque, degna Capitale del Malpaese. Centro nevralgico di un intero sistema  -  ferroviario, aereo, stradale e autostradale  -  obsoleto e inefficiente. Ma anche simbolo di un cattivo governo del territorio, del suo assetto idro-geologico, del suo contesto ambientale. Non a caso, fin dai tempi del boom economico, Antonio Cederna denunciava il "sacco di Roma" come paradigma di un malcostume nazionale,
alimentato dalla speculazione edilizia e dalla cementificazione selvaggia.

Di questa cultura o incultura collettiva, fa parte integrante la mancanza o insufficienza cronica dell'ordinaria manutenzione. Cioè di quei "piccoli lavori" quotidiani che, a differenza delle mitiche "grandi opere", si possono (e si devono) realizzare con minori costi e rischi. È proprio questa, in realtà, la forma di prevenzione più efficace per arginare e contenere l'impatto delle fenomeni o delle calamità naturali.

Basta allora una nevicata, neppure tanto catastrofica, per mettere in ginocchio una Capitale e mandare in tilt mezzo Paese. A parte, poi, le vittime e i danni che un evento del genere riesce in queste condizioni a provocare. Danni materiali, economici e comunque anche d'immagine, se è vero che quella del turismo resta tuttora la prima industria nazionale.

Il fatto è che il nostro appare oggi un Paese a rischio permanente. E a dispetto del suo incomparabile patrimonio storico, artistico e culturale, come della sua antica tradizione di accoglienza e civiltà, non offre un'ospitalità adeguata ai visitatori e ai turisti italiani o stranieri. C'è uno spreco intollerabile di risorse che pure appartengono al patrimonio pubblico e non influiscono quanto potrebbero sul Prodotto interno lordo, né in termini finanziari né tantomeno di occupazione.

Qualsiasi politica di rilancio e di crescita, invece, non può che fondarsi sulla sicurezza ambientale e civile. E questo vale in particolare per il Mezzogiorno, afflitto dal degrado e dall'abusivismo edilizio oltre che dalla criminalità organizzata. Senza sicurezza non c'è turismo e senza turismo per noi non c'è sviluppo.
È tanto paradossale quanto inaccettabile, perciò, che una nevicata spacchi il Paese in due, paralizzando la Capitale, i collegamenti stradali e ferroviari. Che centinaia di passeggeri rimangano bloccati per un giorno intero in stazioni gelate, che intere zone rimangano isolate, che quasi duecentomila famiglie rimangano senza elettricità. Mentre cerchiamo faticosamente di risalire la china della credibilità internazionale e di ridurre finalmente lo spread, per pagare meno interessi sul finanziamento del debito pubblico, nello stesso momento mostriamo al mondo intero il nostro volto peggiore: quello di un popolo arruffone, disorganizzato, inefficiente. Un'Italia occupata in gran parte da catene montuose, le Alpi in tutto l'arco settentrionale e gli Appennini come spina dorsale da nord a sud, ma senza spazzaneve e camion spargi-sale a sufficienza.

A Roma e dintorni, nei prossimi giorni il ghiaccio si scioglierà. La circolazione stradale tornerà più o meno regolare. I treni e gli aerei riprenderanno a viaggiare più male che bene. Ma, prima che arrivi un'altra nevicata, un'altra alluvione o un'altra frana, dovremmo imparare una buona volta la lezione che di tanto in tanto la natura severamente impartisce

di Giovanni Valentino - La Repubblica 05.02.12

Pensieri: La Mamma:

Un Rifugio Sicuro

Quando ero molto piccola e spaventata,
accendevi la luce e mi mostravi tutti gli oggetti familiari nella mia stanza:
poi la spegnevi e sedevi con me
nell’oscurità finchè fossi sicura che le forme erano costanti.

Papà insisteva che ti richiudessi la porta alle spalle,
ma tu lasciavi furtivamente entrare
un filo di luce nel buio – quanto bastava
per farmi vedere che niente inseguiva
il mio letto.

In un certo senso è ancora così.
Le mie ansie ora sono più grandi ed il mio
Mondo meno sicuro . ma tu vi fai entrare
Una lucina, così che io riesco a vedere
I problemi per quello che sono: problemi che
Posso risolvere, che non devo sfuggire.

Una mamma è la persona che sente
quando stai piangendo in silenzio
con la testa affondata nel cuscino.

Quando il dolore non è tollerabile,
telefona alla mamma.

L’amore è eccitante.
Ma qualche volta si ha bisogno di una cucina tranquilla,
di una tazza di caffè
e della propria mamma.

Le mamme possono asciugare le tue lacrime
Anche al telefono

Una mamma ha detto “colla magica” che
Riattacca insieme
I pezzi.