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domenica 31 ottobre 2021

Lo Sapevate Che: Eduardo De Filippo: Il più grande drammaturgo italiano del secondo Novecento e tra i pochissimi ad essere rappresentato anche all'estero.


“E' proibito dare consigli quando la gente non li chiede.” Eduardo De Filippo

 

Pirandello napoletano

Grande commediografo e attore di vaglia Eduardo De Filippo nacque il 24 maggio 1900 a Napoli, in via Giovanni Bausan, da Luisa De Filippo e da Eduardo Scarpetta. Al pari dei fratelli cominciò ben presto a calcare le tavole del palcoscenico: il suo debutto avvenne alla verde età di quattro anni al teatro Valle di Roma, nel coro della rappresentazione di una operetta scritta dal padre.

Dopo quella prima breve esperienza prese parte ad altre rappresentazioni sia come comparsa, sia rivestendo altre piccole parti.

A soli undici anni, per il suo carattere un po' turbolento e per la scarsa propensione agli studi, venne messo nel collegio Chierchia di Napoli. Ma ciò non servì a farlo riappacificare con le istituzioni scolastiche, per cui solo due anni dopo, quando era al ginnasio, interruppe gli studi.

Continuò la sua istruzione sotto la guida del padre Eduardo che lo costringeva per due ore al giorno a leggere e ricopiare testi teatrali non disdegnando, quando capitava l'occasione, di prendere parte a lavori teatrali nei quali dimostrava una innata bravura, in modo particolare per il repertorio farsesco.

All'età di quattordici anni entrò nella compagnia di Vincenzo Scarpetta, nella quale recitò ininterrottamente per circa otto anni. In questa compagnia teatrale Eduardo fece di tutto, a cominciare dal servo di scena, all'attrezzista, al suggeritore, al trovarobe, fino a quando nel 1920 non s'impose per le sue doti recitative nei ruoli di comico primario e per la sua spiccata propensione all'inventiva. E' datato 1920 il suo primo atto unico pubblicato: "Farmacia di turno".

Il suo impegno artistico era tale e tanto che anche durante il servizio militare Eduardo, nelle ore libere, si recava in teatro a recitare. Finito il servizio militare nel 1922 Eduardo De Filippo lasciò la compagnia di Vincenzo Scarpetta passando a quella di Francesco Corbinci, con il quale esordì al teatro Partenope di via Foria a Napoli con Surriento gentile di Enzo Lucio Murolo; fu in questo lavoro che Eduardo si cimentò per la prima volta in una regia impegnata. Nel 1922 scrisse e diresse un altro suo lavoro teatrale, "Uomo e galantuomo". Lasciata la compagnia di Francesco Corbinci ritornò nella compagnia di Vincenzo Scarpetta nella quale rimase fino al 1930. In questo periodo conobbe e sposò Doroty Pennington una americana in vacanza in Italia e recitò anche in altre compagnie come quella di Michele Galdieri e di Cariniù Falconi; nel 1929 con lo pseudonimo di Tricot scrisse l'atto unico "Sik Sik l'artefice magico".

Nel 1931 con la sorella Titina ed il fratello Peppino formò la compagnia del Teatro Umoristico, debuttando al teatro Kursaal il 25 dicembre con il capolavoro "Natale in casa Cupiello" che all'epoca era solo un atto unico.

Rimase a capo di questa compagnia fino al 1944 riscuotendo ovunque successi e consensi, diventando inoltre una vera e propria icona di Napoli. Eduardo De Filippo muore il 31 ottobre 1984 nella clinica romana Villa Stuart dove era stato ricoverato pochi giorni prima. La sua eredità artistica è stata portata avanti degnamente dal figlio Luca.

https://biografieonline.it/biografia-eduardo-de-filippo

sabato 30 ottobre 2021

Speciale: Menù del 30 di Ottobre e buon pranzo a tutti!

  

“I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.” Diego Armando Maradona

 

 

Vermicelli, Broccoli e Vongole

Per 4 persone

 

Ingredienti:

450 gr di pasta vermicelli, 400 gr di vongole, 300 gr di tonno in scatola, 3 spicchi d’aglio, un ciuffo di prezzemolo, 300 gr di broccoli, olio, sale e pepe.

 

Lavate i broccoli, divideteli a cimette e lessateli nella vaporiera per 15 minuti. Lavate accuratamente sotto l’acqua l’esterno delle vongole e lasciate a bagno per 40 minuti nell’acqua corrente.

In una padella con un dito d’acqua, lo spicchio d’aglio e ¾ del prezzemolo tritato, mettete le vongole. Copritele e fatele cuocere per pochi minuti, sin che i gusci siano aperti. Sgusciatene la metà. Filtrate il liquido di cottura. In un tegame, fate imbiondire 2 spicchi d’aglio in 3 cucchiai d’olio, poi toglieteli.

Scolate 300 gr di tonno in scatola nell’olio e fatelo cuocere a fuoco dolce qualche minuto. Unite i broccoli e fateli insaporire, aggiungete le vongole sgusciate e 3 cucchiai del sugo filtrato, salate e pepate.

In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fate cuocere al dente i vermicelli. Scolateli e trasferiteli nel tegame, fate saltare a fuoco vivo per 2 minuti, unite le vongole con il guscio e servite.

 

 

 

Dentice al cartoccio e Patate all’insalata

Per 4 persone

 

1 dentice del peso di circa 1,400 kg, 20 gr di funghi secchi, 1 spicchio d’aglio, un ciuffo di prezzemolo, 2 pomodori maturi, succo di ½ limone, sale e pepe. Per le patate: 1 kg di patate, un ciuffetto di basilico olio sale e pepe-

 

Mettete i funghi a bagno in acqua tiepida per circa 15 minuti. Lavateli con cura, strizzateli e spezzettateli. Pulite il dentice, togliete le branchie, evisceratelo, lasciando coda e testa. Adagiatelo su un foglio di alluminio unto d’olio. Insaporitelo con sale e pepe. Fate scottare pochi minuti i pomodori in acqua bollente. Privateli della pelle e tritateli. Distribuiteli sopra il pesce assieme ai funghi.. Lavate il prezzemolo, tritatelo finemente con l’aglio e distribuite il trito sopra il pesce. Spruzzate tutto con il succo di limone, chiudete il cartoccio facendo attenzione di non romperlo. Sistematelo in una teglia e fate cuocere in forno preriscaldato a 200° per 40 minuti circa. Servite la preparazione direttamente nel cartoccio. Accompagnarlo con l’insalata di patate.

 

 

 

Crostata di Pere

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

250 gr di pasta frolla già pronta, 1 confezione di ricotta, 1 bicchiere di panna, 80 gr di zucchero, 2 uova, ½ bicchiere di vino bianco, 3 pere, 50 gr di nocciole tostate e tritate, farina, burro.

 

Foderare con la pasta frolla, stesa ad uno spessore di 3 mm, una tortiera rotonda, preventivamente imburrata e infarinata . Bucherellare il fondo della pasta con i rebbi di una forchetta. Spargere sul fondo le nocciole tritate. Sbucciare le pere, dividerle a metà e togliere il torsolo centrale. Farle a fettine e adagiarle a raggiera sulla tortiera. In una ciotola, battere le uova con lo zucchero e la panna. Lavorare con una forchetta la ricotta per ammorbidirla e unirla all’impasto con il ½ bicchiere di vino bianco. Mescolare accuratamente tutti gli ingredienti e versare il composto sulle pere, cercando di distribuirlo uniformemente. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Sfornare la torta e quando sarà tiepida appoggiarla su un piatto da portata. Può essere accompagnata da una buona crema pasticciera.

Lo Sapevate Che: Luigi Einaudi: Annoverato tra i padri della Repubblica Italiana, la sua personale declinazione del pensiero liberale resta ancora attuale.


“La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica.” Luigi Einaudi

 

Coraggioso liberista

Luigi Einaudi, il primo capo dello Stato eletto dal Parlamento Repubblicano, è stato uno dei massimi rappresentanti della dottrina del liberalismo economico, o liberismo, teorizzando la non scindibilità tra libertà politica e libertà economica.

Il grande statista nacque a Carrù (Cuneo) il 24 marzo 1874 da una modesta famiglia, originaria della valle Maira. Dopo la morte del padre, la madre si trasferì con la famiglia a Dogliani, dove visse per il resto dei suoi giorni.

Intanto il giovane Einaudi meritò una borsa di studio per frequentare il ginnasio presso i padri delle Scuole Pie a Savona, e nel 1895, a soli ventuno anni, si laureò in giurisprudenza a Torino. Nel 1902 è già docente all'Università di Torino ed occupa la cattedra di Scienze delle Finanze con l'incarico di Legislazione Industriale ed Economia Politica. Due anni dopo ottiene la cattedra di Scienze delle Finanze all'Università Bocconi di Milano.

Luigi Einaudi si dedicò nei suoi studi alla ricerca nel campo dell'economia e della scienza delle finanze, all'insegnamento e al giornalismo; dal 1896, infatti, collaborò con il quotidiano torinese La Stampa, passando poi nel 1900 al già prestigioso Corriere della Sera di Milano, mentre dal 1908 diresse la rivista Riforma sociale. Intanto, nel 1903, aveva sposato una sua allieva, Ida Pellegrini; la loro fu un'unione felice, dalla quale nacquero tre figli.

Nel 1912 propone una nuova e rivoluzionaria teoria finanziaria, presentata dapprima sotto forma di articoli giornalistici e poi in un suo saggio dal titolo: "Concetto di reddito imponibile e sistema di imposte sul reddito consumato". La rivoluzione fiscale, poi attuata, consiste nel far prelevare dallo Stato a tutti i cittadini un'imposta comunale di famiglia in base al reddito prodotto dai salari, o dalle attività, o dagli immobili o altro, applicando un'aliquota. Questa sua idea porterà alla dichiarazione annuale delle imposte sui redditi delle persone fisiche, l'attuale 740.

Tra le opere pubblicate nel primo periodo merita ricordare: "Studi sugli effetti dell'imposta" (1902), "La finanza sabauda all'aprirsi del secolo XVII" (1908), "Intorno al concetto di reddito imponibile e di un sistema di imposte sul reddito consumato" (1912), "La terra e l'imposta" (1924), "Contributo alla ricerca dell' "ottima imposta"" (1929).

Luigi Einaudi venne nominato Senatore del Regno nel 1919, su proposta di Giovanni Giolitti, e al Senato fu uno dei più tenaci sostenitori della necessità di abbandonare ogni forma di socialismo di stato che si era infiltrato nella vita economica italiana durante la prima guerra mondiale; queste idee furono ampiamente esposte nel libro "La condotta economica e gli effetti sociali della guerra italiana", 1933. Inizialmente Einaudi guardò con speranza al programma economico del fascismo, ma già prima della marcia su Roma (ottobre 1922) prese posizione contro la ventilata dittatura, e nel 1927 lasciò il Corriere della Sera che era passato sotto il controllo del regime.

Nel 1935 le autorità fasciste fecero chiudere la rivista Riforma Sociale, e l'anno successivo Einaudi dette vita alla Rivista di storia economica (1936 - 1943). Dopo il 25 luglio, l'insigne economista fu nominato rettore dell'università di Torino, ma con la proclamazione della Repubblica Sociale di Salò dovette abbandonare questo incarico e rifugiarsi in Svizzera.

Alla fine del 1944 rientrò a Roma e il 5 gennaio 1945 venne nominato governatore della Banca d'Italia, dove ebbe modo di dimostrare le sue altissime capacità di statista. Nel 1946 fu eletto deputato all'Assemblea costituente per il Partito Liberale Italiano, e dal 31 maggio 1947 fece parte del Governo quale vice Presidente e ministro del Bilancio, provvedendo alla stabilizzazione della lira mediante una severa politica di restrizione creditizia.

Il 10 maggio 1948 venne eletto Presidente della Repubblica, e alla scadenza del mandato (25 aprile 1955) rientrò a far parte del Senato.

Nel mese di giugno del 1955, l'università inglese di Oxford gli conferì la laurea honoris causa e ne tracciò questo sintetico ma eloquente profilo: "Luigi Einaudi ha fatto molto per la salvezza del suo Paese. Egli è oggi la più rispettata di tutte le figure d'Italia, e agli occhi degli stranieri simboleggia il risorgere di un Paese che, dopo vent'anni di dittatura ed i grandi disastri della guerra, ha ritrovato il suo posto onorevole fra le nazioni libere del mondo".

Il Presidente fu anche uno dei primi e più convinti sostenitori della necessità di creare l'Europa unita e, avversario di ogni forma di monopolio, si schierò in particolare contro quello statale nel settore della scuola.

Luigi Einaudi morì a Roma il 30 ottobre 1961 e fu sepolto nella tomba di famiglia a Dogliani, il paese nel quale amava passare le vacanze e discorrere con la gente dei problemi quotidiani. Fra le altre cose che vanno dette, bisogna ricordare che Luigi Einaudi si è sempre dedicato personalmente alla conduzione della sua azienda agricola presso Dogliani, applicandovi i più moderni sistemi colturali.

Per i suoi altissimi meriti gli sono stati conferiti ampi riconoscimenti, tra i quali si ricordano: Socio e Vice-Presidente della Accademia dei Lincei; Socio della Accademia delle Scienze di Torino; Socio dell'Institut International de Statistique de L'Aja; Socio dell'Econometric Society di Chicago; Socio onorario dell'American Academy of Arts and Sciences di Boston; Socio dell'American Academy of Political and Social Science di Filadelfia; Socio onorario della American Economic Association; Socio onorario della Economic History Association di New York; Presidente onorario della International Economic Association; Socio corrispondente della Societè d'Economie Politique di Parigi; Vice Presidente della Economic History Society di Cambridge; Socio corrispondente del Coben Club di Londra; Socio corrispondente della Oesterreichische Akademie der Wissenschaften di Vienna. Gli sono state c https://biografieonline.it/biografia-luigi-einaudionferite le lauree "Honoris Causa" dalle Università di Parigi e di Algeri.

Lo Sapevate Che: Diego Armando Maradona: Nato a Lanús, già celebre calciatore argentino, è stato anche un allenatore di calcio. Attaccante e capitano della Nazionale argentina di calcio, vincitore del Mondiale del 1986.


“I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.” Diego Armando Maradona

 

 

Pibe de oro

Maradona nasce il 30 ottobre 1960 nel quartiere disagiato di Villa Fiorito, nella periferia di Buenos Aires. Il calcio sin da bambino è il suo pane quotidiano: come tutti i ragazzini poveri della sua città passa gran parte del tempo per strada giocando a pallone o facendosi le ossa in campetti disastrati. Sono i piccoli spazi in cui è costretto a giocare, fra macchine, passanti e quant'altro, che lo abitua a manovrare la palla in maniera magistrale.

Maradona, el pibe de oro

Già idolatrato dai compagni di gioco per le sue doti mirabolanti, da subito gli viene appioppato il soprannome di "El pibe de oro" (il ragazzo d'oro), che gli rimarrà affibbiato anche quando diverrà una celebrità. Preso atto del suo talento tenta la strada del calcio professionistico: la sua carriera inizia nell'"Argentinos Juniors", per poi proseguire nel "Boca Juniors", sempre in Argentina.

Le sue straordinarie capacità non potevano non essere notate e al pari del suo grande predecessore brasiliano Pele', a soli sedici anni è già precettato per giocare nella nazionale Argentina, bruciando in questo modo fulmineamente tutte le tappe. Menotti però, commissario tecnico argentino d'allora, non lo convoca per i mondiali del 1978 ritenendolo comunque troppo giovane per un'esperienza forte e importante come quella.

Il paese sembra non gradire più di tanto la scelta di Menotti: tutti pensano, stampa locale in testa, che invece Maradona sarebbe perfettamente in grado di giocare. Per parte sua, il Pibe de Oro si rivale vincendo i campionati giovanili per nazioni.

La visibilità mondiale

Da quel momento l'escalation del campioncino è inarrestabile. Dopo fulminanti prove in campionato, vola per i mondiali di Spagna 1982 dove dona luce ad una non eccezionale Argentina con due gol, anche se nei momenti chiave delle partite con Brasile e Italia, non riesce a brillare come dovrebbe, facendosi pure espellere. E' quasi un mito: l'unico calciatore diventato così popolare e così amato da eclissare quasi del tutto la stella del calcio per eccellenza, Pele'.

Successivamente l'ingaggio-record con il quale il Barcellona lo convince a lasciare il Boca Juniors è di sette miliardi di lire dell'epoca.

Purtroppo però con la squadra spagnola gioca solamente trentasei partite in due anni, a causa di un bruttissimo infortunio, il piú grave della sua carriera.

Andoni Goicoechea, difensore dell'Athletic Bilbao, gli frattura la caviglia sinistra e gli rompe il legamento.

Maradona a Napoli

L'avventura successiva è forse quella più importante della sua vita (mondiale a parte, si capisce): dopo numerose trattative approda alla città che lo eleggerà a suo portabandiera, che lo innalzerà a idolo e santo intoccabile: Napoli. Lo stesso Pibe de oro ha più volte affermato che quella è diventata la sua seconda patria dopo l'Argentina.

Il sacrificio della società fu notevole, non c'è che dire (una cifra colossale per l'epoca: tredici miliardi di lire), ma sarà uno sforzo ben ripagato dalle performance di Diego, capace di portare per ben due volte la squadra allo scudetto. Viene coniata una significativa canzone che mette a confronto i due miti, cantata a squarciagola dai tifosi che urlano "Maradona è meglio di Pelé".

Campione del mondo

Diego Armando Maradona tocca l'apice della carriera ai mondiali di Messico 1986. Trascina l'Argentina alla conquista della Coppa del Mondo, segna complessivamente cinque reti (e fornisce cinque assist), e sarà premiato quale miglior giocatore della rassegna. In più: nei quarti di finale con l'Inghilterra realizza la rete passata alla storia come quella della "mano di Dio", uno "sberleffo" che ancora oggi il calcio non ha dimenticato (Maradona segnò di testa "aiutandosi" a metterla dentro con la mano).

Dopo pochi minuti, invece, realizza il gol-capolavoro, quel "balletto" che lo vede partire da centrocampo, e dribblando mezza squadra avversaria, lo vede depositare la palla in rete. Un gol che è stato votato da una giuria di esperti come il più bello della storia del calcio!

Infine guida praticamente da solo l'Argentina fino al trionfo contro la Germania Ovest per 3-2 nella finale mondiale.

Da quel successo Maradona porta ai vertici del calcio europeo anche il Napoli: come detto, due scudetti vinti, una coppa Italia, una coppa Uefa e una Supercoppa italiana.

Gli anni del declino

Poi venne Italia '90 e, quasi in contemporanea, il declino del campione idolatrato in tutto il mondo. L'Argentina in quel mondiale arriva sì in finale, ma perde contro la Germania per un rigore di Brehme. Maradona scoppia in lacrime, denunciando successivamente: "E' un complotto, ha vinto la mafia". Sono solo i primi segnali di un'instabilità emotiva e di una fragilità che nessuno sospetterebbe da un uomo come lui, abituato a rimanere sempre al centro dei riflettori.

Un anno più tardi (è il marzo 1991) viene scoperto positivo a un controllo antidoping, con la conseguenza che viene squalificato per quindici mesi.

Lo scandalo lo travolge, fiumi di inchiostro vengono spesi per analizzare il suo caso. Il declino sembra inarrestabile; si presenta un problema dietro l'altro. Non basta il doping, entra in scena anche il "demone bianco", la cocaina, di cui Diego, a quanto riportano le cronache, è un assiduo consumatore. Infine emergono gravi problemi con il fisco, a cui si affianca la grana di un secondo figlio mai riconosciuto.

Gli ultimi anni da calciatore

Quando la storia del campione sembra avviarsi a una triste conclusione, ecco l'ultimo colpo di coda, la convocazione per USA '94, a cui si deve uno strepitoso gol alla Grecia. I tifosi, il mondo, sperano che il campione sia finalmente uscito dal suo oscuro tunnel, che torni ad essere quello di prima, invece viene nuovamente fermato per uso di efedrina, sostanza proibita dalla FIFA. L'Argentina è sotto choc, la squadra perde motivazione e grinta e viene eliminata. Maradona, incapace di difendersi, grida a un ennesimo complotto contro di lui.

Nell' ottobre del 1994 Diego viene ingaggiato come allenatore dal Deportivo Mandiyù, ma la sua nuova esperienza finisce dopo solo due mesi. Nel 1995 allena la squadra del Racing, ma dà le dimissioni dopo quattro mesi. Poi torna a giocare per il Boca Juniors e i tifosi organizzano una grande e indimenticabile festa allo stadio della Bombonera per il suo ritorno. Rimane al Boca fino al 1997 quando, nel mese di agosto, viene trovato nuovamente positivo ad un controllo antidoping. Nel giorno del suo trentasettesimo compleanno, el Pibe de oro annuncia il suo ritiro dal calcio.

Conclusa la carriera calcistica, Diego Armando Maradona sembra aver avuto qualche problema di "assestamento" e di immagine: abituato ad essere idolatrato dalle folle e amato da tutti, sembra che non si sia ripreso all'idea che la sua carriera fosse finita e che quindi i giornali non avrebbero più parlato di lui. Se non parlano più di lui dal punto di vista calcistico, però lo fanno nelle cronache dove Diego, per una cosa per l'altra (qualche apparizione televisiva, qualche improvvisa rissa con gli invadenti giornalisti che lo seguono ovunque), continua a far parlare di sé.

Gli anni 2000

Nel 2008, a pochi giorni dal suo compleanno, Diego Armando Maradona viene nominato nuovo commissario tecnico della nazionale di calcio Argentina, in seguito alle dimissioni di Alfio Basile il quale aveva ottenuto scarsi risultati nelle qualificazioni ai Mondiali del 2010.

Maradona porta l'Argentina ad essere tra le protagoniste del mondiale sudafricano.

Nel 2020, qualche giorno dopo aver compiuto 60 anni, viene portato d'urgenza in ospedale: Maradona viene operato all'inizio del mese di novembre al cervello per la rimozione di un ematoma. Durante il periodo di convalescenza, muore a causa di un grave arresto cardiaco il 25 novembre 2020 nella sua casa di Tigre, città della provincia di Buenos Aires.

I premi in carriera di Maradona

1978: Capocannoniere del Campionato Metropolitano.

1979: Capocannoniere del Campionato Metropolitano.

1979: Capocannoniere del Campionato Nazionale.

1979: Campione del Mondo juniores con la nazionale argentina.

1979: "Olimpia de Oro" al Miglior calciatore argentino dell'anno.

1979: Scelto dalla FIFA come Miglior Calciatore dell'anno in Sudamerica.

1979: Ottiene il Pallone d'Oro come Miglior Calciatore del momento.

1980: Capocannoniere del Campionato Metropolitano.

1980: Capocannoniere del Campionato Nazionale.

1980: Scelto dalla FIFA come Miglior Calciatore dell'anno in Sudamerica.

1981: Capocannoniere del Campionato Nazionale.

1981: Riceve il Trofeo Gandulla come Miglior Calciatore dell'anno.

1981: Campione di Argentina con il Boca Juniors.

1983: Vince la Coppa del Re con il Barcellona.

1985: Viene nominato ambasciatore dell'UNICEF.

1986: Campione del Mondo con la nazionale argentina.

1986: Vince il secondo "Olimpia de Oro" al Miglior calciatore argentino dell'anno.

1986: E' dichiarato "Cittadino Illustre" della Città di Buenos Aires.

1986: Ottiene la Scarpa d'Oro consegnata dalla Adidas al miglior calciatore dell'anno.

1986: Ottiene la Penna d'Oro come miglior calciatore in Europa.

1987: Campione d'Italia con il Napoli.

1987: Vince la Coppa Italia con il Napoli.

1988: Capocannoniere della Serie A con il Napoli.

1989: Vince la Coppa UEFA con il Napoli.

1990: Campione d'Italia con il Napoli.

1990: Ottiene il Premio Konex di Brillante per la sua abilità sportiva.

1990: Secondo posto nella Coppa del Mondo.

1990: Nominato Ambasciatore dello Sport dal Presidente dell'Argentina.

1990: Vince la Supercoppa Italiana con il Napoli.

1993: Premiato come Miglior Calciatore Argentino di tutti i tempi.

1993: Vince la Coppa Artemio Franchi con la nazionale argentina.

1995: Ottiene il Pallone d'Oro alla carriera.

1995: Premiato come "Maestro Ispiratore di Sogni" dall'Università di Oxford.

1999: "Olimpia de Platino" al Miglior Calciatore del secolo.

1999: Riceve dalla AFA il premio come miglior sportivo del secolo in Argentina.

1999: Il suo slalom del 1986 contro l'Inghilterra è scelto come miglior gol della storia del calcio.

https://biografieonline.it/biografia-maradona

Lo Sapevate Che: Ezra Pound: Un protagonista di primo piano della letteratura novecentesca ma anche e soprattutto un prezioso mecenate per grandi scrittori del calibro di James Joyce, T.S. Eliot e l'italiano Pier Paolo Pasolini...


“Nessuno sa abbastanza, ed abbastanza presto.” Erza Pound

 

Il primato della poesia

Poeta tra i più grandi del Novecento, cresciuto all'interno di una famiglia di forte estrazione religiosa, l'enigmatico Ezra Weston Loomis Pound nasce il 30 ottobre 1885 a Hailey, nello stato dell'Idaho, stabilendosi fin da piccolo nei pressi di Filadelfia. Qui ha vissuto fino al suo trasferimento in età matura a Rapallo, nel 1929.

Già nel 1898 aveva compiuto un viaggio in Europa con la famiglia, tornando folgorato ed entusiasta per le meraviglie elargite dal Bel Paese.

Iscrittosi all'Università della Pennsylvania, studia le lingue romanze e scopre i poeti provenzali cui in seguito dedicherà numerosi studi e traduzioni. Nel 1906 ottiene una borsa di studio che gli permetterà di viaggiare nuovamente in Europa dove, oltre a tornare nuovamente nell'amata Italia, visita anche la Spagna.

Tornato in America lo attende una sgradevole sorpresa: la borsa di studio non gli viene rinnovata. Dopo quattro mesi di insegnamento come docente di letteratura spagnola e francese in un'Università dell'Indiana, è invitato a dare la dimissioni perché il suo stile di vita è ritenuto troppo fuori dalle regole.

Nel 1908 s'imbarca nuovamente per l'Europa con pochi dollari in tasca, una decisione dettata non solo dalla necessità ma anche da una precisa scelta di vita. Pound era dell'opinione che per dare il meglio fosse necessaria qualche restrizione e che per viaggiare dovesse stare tutto in non più di due valigie.

Una volta giunto in Europa visita tutti i principali centri culturali: Londra, Parigi, Venezia. Finalmente pubblica anche i suoi primi libri di poesia. Ma al vulcanico Pound questo non basta.

Conosce ed aiuta in tutti i modi artisti di tutti i settori, compresi i musicisti.

Pound è anche un assimilatore innovoro. Nel 1913 la vedova del grande filologo Ernest Fenellosa gli affida i manoscritti del marito, stimolo principale per il suo approccio al cinese che lo porterà alla trasposizione di numerose liriche di quel lontano paese.

Nel 1914 diventa segretario del poeta irlandese Yeats, altro gigante del Novecento e infaticabile sostenitore di James Joyce, e impone la pubblicazione delle prime poesie di Eliot. Intanto la sua attenzione poetica si concentra sull'elaborazione di quelli che diventeranno i leggendari "Cantos" (o "Canti pisani").

Nel 1925 si trasferisce da Parigi a Rapallo dove resterà stabilmente fino al 1945 dedicando le sue energie alla stesura dei "Cantos" e alle traduzioni di Confucio. Negli anni 1931 1932 intensifica gli studi economici e la sua polemica contro le manovre economiche internazionali.

Nel 1941 il suo rimpatrio viene ostacolato ed è dunque costretto a rimanere in Italia, dove fra l'altro tiene una celeberrima serie di discorsi alla radio, riprendendo spesso il tema di conferenze già svolte alla Bocconi di Milano nelle quali insiste sulla natura economica delle guerre.

Com'era prevedibile nel clima infuocato di quello scorcio di secolo, quei discorsi venivano apprezzati da alcuni mentre altri li osteggiavano. Il 3 maggio del 1945 due partigiani lo prelevano per conurlo al comando alleato e da lì, dopo due settimane di interrogatori, viene trasferito a Pisa nelle mani della polizia militare.

Per tre settimane è rinchiuso in una gabbia di ferro, esposto al sole di giorno e agli accecanti riflettori di notte. Trasferito poi sotto una tenda, gli viene concesso di scrivere. Finisce di comporre i "Canti Pisani".

Viene trasferito a Washington e dichiarato traditore; viene richiesta per lui la pena di morte. Al processo viene dichiarato infermo di mente e rinchiuso per dodici anni nel manicomio criminale di Saint Elizabeth.

Incominciano a circolare petizioni da parte di scrittori ed artisti da tutte le parti del mondo e si fanno sempre più insistenti le proteste contro la sua detenzione. Nel 1958 viene liberato, si rifugia presso la figlia a Merano.

In tutto il mondo si moltiplicano le edizioni dei suoi "Cantos" e partecipa invitato a numerose attività artistiche e letterarie, mostre, convegni a livello internazionale, accolto con tutti gli onori.

Il giorno 1 novembre 1972 Ezra Pound muore nell'adorata Venezia dove è tuttoggi sepolto.

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