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sabato 30 gennaio 2021

Speciale: Menù di sabato!...☺♥ …

 

“Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori.
E' bene che una volta ogni tanto si brucino le dita.” Mahatma Gandhi

 

 

 

Fonduta Svizzera con Crostini di pane tostati

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

200 gr di Emmental, 200 gr di groviera, un bicchiere di vino bianco secco, un cucchiaino di amido di mais, uno spicchio d’aglio, una macinata di pep, noce moscata da grattugiare

 

Foderate l’interno di un recipiente di terracotta per fonduta, con uno spicchio d’aglio pelato e tagliato a metà, poi mettetevi 200 gr. di Emmental e 200 gr. di groviera, tagliati a scaglie sottili, versate quindi un bicchiere di vino bianco secco nel quale avrete sciolto un cucchiaino di amido di mais e una macinata di pepe. Mettete il recipiente sul fuoco molto basso, e mescolando continuamente con un cucchiaio di legno, fate fondere i formaggi, finché avrete ottenuto una crema liscia omogenea.

Aromatizzate la fonduta con una grattugiata di noce moscata e portate il recipiente in tavola con il fornellino acceso. Servite con crostini di pane tostato.

 

 

 

 

Passata di Ceci e Gamberi

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

200 gr di ceci secchi, 12 gamberoni, 1 spicchio d’aglio, un rametto di rosmarino, un pezzettino di alga kombu, olio evo, sale, pepe nero.

 

Tenere una notte a bagno in acqua fredda salata. Il giorno dopo scolarli e lavarli eliminando il sale- Metterli in una pentola con abbondante acqua ‘aglio il rosmarino e il pezzo di alga kombu (che ha la proprietà di rendere i legumi più morbidi e digeribili). Farli cuocere fino a che siano morbidissimi. Scolarli passarli al setaccio, tenendo da parte un po' di acqua di cottura, che amalgamerete alla purea per raggiungere la consistenza desiderata. Regolare di sale.

Nel mentre prendere i gamberoni, prima puliti dal budellino nero, lavati e sgusciati e farli cuocere a vapore per 5 minuti.

Sul fondo di ogni piatto disponete la passata di ceci, guarnirla con 3 gamberoni in ogni piatto e servirla ben calda con un filo di olio evo e una generosa macinata di pepe nero. Accompagnare con caldi crostoni di pane casareccio.

 

 

 

Torta Tarte Tatin con Pere e Pepe Garofanato

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

200 gr di farina, 30 gr di mandorle in polvere, 100 gr di burro morbido a dadini, 100 gr di zucchero a velo, 3 cucchiaio di Cognac, 3 pere Decana, pepe garofanato macinato, 2 dl di panna.

 

Riunite nel mixer 200 gr di farina, 30 gr di mandorle in polvere, 100 gr di burro morbido a dadini, 80 gr di zucchero a velo e un cucchiaio di Cognac. Azionate l’apparecchio finché si formerà una palla, avvolgetela in una pellicola e fatela riposare in frigorifero per un’ora. Intanto sbucciate e tagliate a dadini le pere, mettetele in una ciotola, unite un’abbondante macinata di pepe garofanato, 2 cucchiai di zucchero e 2 di Cognac, lasciate macerare per il tempo di riposo della pasta. Stendete 2/3 della pasta in una sfoglia rotonda sottile con cui rivestirete il fondo e le pareti di uno stampo del diametro di 18 cm foderato con carta da forno. Scolate quindi le pere dalla marinata, che terrete da parte, e disponetele nello stampo. Stendete la pasta rimasta in una sfoglia sottile, trasferitela sulle pere, ripiegate all’interno i bordi in eccedenza e praticate al centro un foro del diametro di 3 cm. Cuocete la torta nella parte bassa del forno già preriscaldato a 180° per 35 minuti, poi togliete dal forno, lasciate intiepidire la torta e trasferitela sul piatto di portata. Mescolate 2 dl di panna con la marinata tenuta da parte, montatela leggermente con le fruste elettriche e versatene una parte nel foro centrale della torta. Servitela subito con la panna rimasta a parte. 

venerdì 29 gennaio 2021

Lo Sapevate Che: Benz brevetta la prima vettura a motore, nel 1886 dall’ingegnere tedesco Karl Benz nacque la prima vettura a motore: accensione elettrica. Carburatore. Due posti a sedere e niente pedali. Freno e acceleratore azionati a mano

L' Automobile

Ma dove vai se l'auto non ce l'hai?

Risalendo agli albori dei mezzi di locomozione inventati dall'uomo per trasferirsi o viaggiare più velocemente, troviamo gli esperimenti di Starley che, perfezionando il suo già collaudato velocipede (un veicolo con la ruota posteriore motrice più alta di quella anteriore, con pedivelle azionate dall'uomo seduto sulla ruota stessa), lo trasforma adattandolo con due ruote normali e una pedaliera in mezzo, in modo da far girare la ruota posteriore con una catena in un mozzo dentato. Nasce in questo modo, di fatto, la "preistorica" bi-cicletta.

Dopo soli nove mesi, però, Daimler, un mezzo genio sempre in vena di produrre invenzioni e sempre intento a studiare soluzioni nuove, "potenzia" ulteriormente la bicicletta (che comunque aveva già perfeziononato a sua volta, costruendone modelli decisamente più robusti dei precedenti) e, al posto dei pedali, mette in mezzo alla forcella un piccolo motore a scoppio. E' la prima moto-cicletta.

Daimler, ad ogni modo, è socio di un altro inventore di genio, tale Carl Benz. Entrambi si rendono conto che bisogna "osare" ancora di più e che la motocicletta non rappresenta ancora il completo sviluppo di quello che dal motore si può ottenere in termini di potenza e di comodità.

Non bisogna dimenticare, infatti, che all'epoca il punto di riferimento per i mezzi di trasporto (fortunatamente, verrebbe da dire), erano pur sempre le carrozze, ampi e comodi "salotti" in cui si poteva viaggiare anche per lunghi tratti portando con sé interi armadi o valige colme di effetti personali. Sia Daimler che Benz, quindi, non insistono molto sul tipo di veicolo a due ruote, ma sono decisamente orientati ad un veicolo che ne contempli almeno tre: pensano, in sostanza, ad una vettura mobile (in seguito chiamata, grazie al fatto che faceva "tutto da sola", auto-mobile).

Karl Benz, dunque, spinto da irrefrenabile passione, lavora giorno e notte fino a brevettare un triciclo dotato di un motore con un cilindro orizzontale da lui ideato e costruito.

Pur non essendo l'automobile, come abbiamo visto, il frutto dell'ingegno di un solo uomo, ma il risultato di ricerche, tentativi e prove compiute da un gran numero di appassionati e scienziati, si può dire con una certa dose di precisione e di verisimiglianza storica che il suo atto ufficiale di nascita sia il 29 gennaio 1886, dato che in quella data Benz ottiene appunto il brevetto N° 37435 della sua vettura a motore.

Nel 1901, si svolge un evento importantissimo nella vita di Benz: al Salone di Parigi viene presentata quella che per molti è considerata la prima automobile di concezione moderna, la "Mercedes 1901" (chiamata così in onore della moglie del ricco imprenditore che gli aveva commissionato, dopo aver visto il triciclo, il primo automezzo). Caratteristiche della vettura erano un motore a quattro cilindri della potenza di 35 cavalli e un telaio costituito da grossi longaroni di ferro, che assicuravano una resistenza ed una solidità molto maggiore rispetto a quelli fino ad allora in uso.

Caratteristiche e dimensioni del motore, naturalmente, evolvono anch'essi. Quello a scoppio fu costruito già nel 1854 ad opera degli italiani Barsanti e Matteucci, ma fu Lenoir ad utilizzare questa invenzione per far muovere una vettura (1863). Prima che questo motore dimostrasse la sua superiorità dovettero passare comunque ancora alcuni anni.

Per la nascita della prima catena di montaggio di un'automobile bisogna aspettare il 1908, anno in cui H.Ford inizia a produrre in serie il suo cosiddetto modello "T".

Nei primi anni del '900 appare l' "utilitaria": i francesi sono i primi a costruire macchine di questo tipo, ma anche l'Italia non è da meno.

I fratelli Peugeot, infatti, iniziano la produzione di autovetture in Europa e, ben presto, l'automobile si afferma come mezzo di trasporto individuale. La prima fabbrica italiana di autovetture, invece, è la Prinetti e Stucchi nel 1889; segue l'anno dopo la FIAT e nel 1904 la Isotta Fraschini.

Negli anni successivi fecero la loro apparizione macchine di lusso dal design ricercato come la Rolls-Royce Silver Ghost del 1909, una delle prime macchine capaci di sfrecciare alle alte velocità. Dotata di un motore a 6 cilindri, aveva interni rivestiti in pelle, carrozzeria di alluminio, parabrezza e capottatura pieghevoli.

Il resto è storia recente. Oggi le macchine sono diventate indispensabili mezzi di locomozione e anzi si è arrivati al paradosso che ne circolano troppe. Le ultime stime parlano, per i Paesi sviluppati, di un'autovettura ogni due abitanti. Un risultato che non poteva essere previsto nemmeno nei più rosei sogni di Daimler e Benz.

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Lo Sapevate Che: Tom Selleck, i baffi più affascinanti di Hollywood sono i suoi, resi immortali nelle fortunate serie televisive Magnum P.I., il celebre investigatore privato nei ruoli di protagonista e Blue Bloods

Per Honolulu in Ferrari

Ha sfondato in televisione con la fortunata serie "Magnum, P.I.", ma non ha riscosso consensi altrettanto entusiasmanti sul grande schermo, mezzo in cui generalmente si fa fatica a ricordare una sua qualche partecipazione importante. Eppure film gradevoli - anche se non clamorosi - Tom Selleck ne ha girati parecchi.

Mai come in questo caso è lecito presupporre che il personaggio che lo ha reso famoso, abbia fagocitato l'attore e le sue capacità indebolendo la caratteristica principale di questo mestiere, quella di calarsi in altri ruoli. Magnum è diventato quasi un marchio di fabbrica che sa da un lato lo ha limitato professionalmente dall'altro ha fatto perlomeno la sua fortuna economica.

Un destino toccato a molti e che lo accomuna a professionisti seri come, tanto per fare un esempio, Peter Falck (anche a prescindere da molteplici e apprezzati contributi cinematografici), ormai divenuto immortale come l'apparentemente sbadato tenente Colombo.

Nato a Detroit, Michigan (USA) il 29 gennaio 1945, sono numerosi i copioni in cui Tom Selleck si è cimentato prima di approdare a "Magnum, P.I.". La sua prima apparizione in TV risale al 1967 nel film "The dating game" e in alcuni spot tra cui quello della Pepsi Cola, passati solo negli UsA.

Per "Magnum, P.I." Tom Selleck ha rinunciato all'offerta da parte di Steven Spielberg del ruolo di Indiana Jones ne "I predatori dell'arca perduta" e probabilmente mai errore di valutazione si è rivelato più fatale, vista la carriera del 'sostituto eccellente' Harrison Ford.

Selleck ha dichiarato più volte di ritrovarsi in numerosi aspetti dell'accattivante investigatore hawaiano che ha incarnato sullo schermo. Magnum è infatti un investigatore privato con la passione per le belle donne e le auto potenti. Anche la passione per il baseball accomuna entrambi.

Il successo del telefilm si deve dunque per una buona fetta alla sua istintiva simpatia, al suo carisma ammaliatore, nonchè alle situazioni ben studiate e originali che gli sceneggiatori hanno saputo creare nei lunghi anni in cui la serie è andata in onda. Come la celebre "ruggine" che contrappone Magnum a Higgins, il maggiordomo inglese della villa di Robin Master (alle Hawaii), ex combattente nella Seconda Guerra Mondiale e dalla esibita patina di supposta saggezza. I diverbi fra i due, le ripicche e i continui battibecchi sono indubbiamente spassosissimi. In compenso Magnum è stato in Vietnam, ha una Ferrari rossa e adora le camicie Hawayane.

Selleck merita comunque di essere ricordato almeno per il bel "Carabina Quigley", western atipico ambientato in Australia, per "Coma profondo", inquietante thriller a sfondo medico e per "Runaway", film di fantascienza cupo e minaccioso in cui compariva anche il tenebroso Gene Simmons (mitologico bassista dei "Kiss").

Altre pellicole riuscite a cui ha preso parte sono il brillante "Tre uomini e una culla", dove è tragicamente alle prese con un bebè, e l'esilarante "In & Out", dove la tematica gay si sposa a meraviglia con la sua aria da 'macho'.

Fuori dal set Tom Selleck ha comunque avuto una vita sentimentale tutto sommato tranquilla: si è sposato solo due volte che per un attore televisivo forse non sono tante. La prima volta è convolato a nozze nel 1970 con Jacquelin Ray (da cui ha divorziato nel 1982), mentre la seconda volta ha impalmato Jillie Mack nel 1987. Entrambe sono attrici conosciute nell'ambiente.

Selleck nella sua carriera ha vinto numerosi premi: nel 1983-1984 un Emmy Award come miglior attore televisivo; nel 1984 il Golden Globe come miglior attore televisivo in "Magnum, P.I.", mentre nel 1998 ha ricevuto una Nomination per il Premio BlockBuster Entertainment For Favorite Supporting Actor Comedy per il film "In & Out", purtroppo non vinto.

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Lo Sapevate Che: Oscar Luigi Scalfaro, politico e magistrato, è stato il non Presidente della Repubblica, in carica dal 1992 al 1999


“Io difendo la Costituzione, dico che dobbiamo stare insieme. Come durante la Resistenza. C'erano i comunisti, i liberali, i cattolici, i monarchici. Nessuna parentela fra loro. Il denominatore comune era la riconquista della libertà. Quando parlo, è vero, la gente alla fine si alza e applaude a lungo. Forse è il rispetto per la mia vecchiaia. Ma i giornali non ne parlano.” Oscar Luigi Scalfaro

 

Periodi difficili, istituzioni complesse

Oscar Luigi Scalfaro nasce a Novara il 9 settembre 1918. La formazione adolescenziale e giovanile, negli anni difficili del fascismo, si compie all'interno dei circuiti educativi confessionali, in particolare in seno all'Azione Cattolica. Da Novara, dove aveva conseguito la maturità classica si sposta a Milano per completare gli studi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

E' questa un'altra tappa di rilievo per la sua formazione etica e civile, oltreché istruttiva e professionale. Nei chiostri e nelle aule dell'Università fondata e retta da padre Agostino Gemelli, ritrova quel clima umano e culturale estraneo - quando non addirittura ostile - ai miti e ai fasti del regime fascista, già sperimentato tra le file dell'Azione Cattolica. E, soprattutto, incontra non solamente studiosi di diritto di grande prestigio, ma anche maestri di vita cristiana e di autentica umanità, come ad esempio mons. Francesco Olgiati e lo stesso rettore padre Agostino Gemelli; e, ancora, un gruppo di giovani studiosi e professori destinati ad avere in futuro un ruolo importante nella vita del Paese: da Giuseppe Lazzati ad Amintore Fanfani, a Giuseppe Dossetti, per citare solo alcuni tra i più rappresentativi.

Laureatosi nel giugno 1941, nell'ottobre dell'anno successivo entra in magistratura e contemporaneamente si impegna nella lotta clandestina, prestando aiuto agli antifascisti carcerati e perseguitati e alle loro famiglie. Alla fine della guerra diviene Pubblico Ministero presso le Corti d'Assise speciali di Novara e di Alessandria, investite dei processi ai responsabili degli eccidi contro gli antifascisti, i gruppi partigiani e le popolazioni inermi di quelle zone. Ad allontanarlo definitivamente dalla carriera in magistratura e a spingerlo ad abbracciare l'agone politico (come nel caso di altri esponenti di rilievo del cattolicesimo italiano di quegli anni: si pensi, ad esempio, al giovane e brillante professore di diritto all'Università degli studi di Bari, Aldo Moro) contribuiranno il senso di responsabilità nei riguardi del futuro del Paese e le sollecitazioni della gerarchia ecclesiastica ad aderire e a dare il proprio sostegno all'attività del neonato partito della Democrazia Cristiana, costituito dopo l'8 settembre 1943 da Alcide De Gasperi.

Alle elezioni del 2 giugno 1946 per l'Assemblea Costituente, il giovane magistrato Scalfaro si presenta come capolista per la Democrazia Cristiana nella circoscrizione elettorale di Novara-Torino-Vercelli e risulta eletto con oltre 46 mila voti. Sarà l'inizio di una lunga e prestigiosa carriera politica e istituzionale, nel corso della quale, eletto deputato sin dalla prima Camera del 18 aprile 1948, sarà costantemente riconfermato a Montecitorio per undici legislature. Ricoprirà incarichi di governo e ruoli politici e di rappresentanza di crescente rilievo: segretario e poi vicepresidente del gruppo parlamentare e membro del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, durante la segreteria De Gasperi (1949-1954), ha fatto parte anche della Direzione Centrale del partito.

Tra il 1954 e il 1960, è nominato più volte sottosegretario di Stato: al ministero del Lavoro e della Previdenza sociale nel primo governo Fanfani (1954); alla presidenza del Consiglio dei Ministri e allo Spettacolo nel governo Scelba (1954); al ministero di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni (1955) e nel governo Zoli (1957); al ministero dell'Interno, infine, nel secondo governo Segni (1959),nel governo Tambroni (1960) e nel terzo governo Fanfani (1960). Dopo la breve ma significativa esperienza di vicesegretario politico della Democrazia Cristiana tra il 1965 e il 1966, Scalfaro assumerà a più riprese incarichi ministeriali. Titolare del dicastero dei Trasporti e dell'Aviazione Civile nel terzo governo Moro (1966) e nei successivi gabinetti Leone (1968) e Andreotti (1972), sarà ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo presieduto dallo stesso Andreotti (1972), e poi ministro dell'Interno nelle due compagini presiedute da Craxi (1983 e 1986) e nel sesto governo Fanfani (1987).

Eletto più volte, tra il 1975 e il 1979, vicepresidente della Camera dei deputati, il 10 aprile del 1987 riceverà l'incarico dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga di formare il nuovo governo: incarico poi declinato stante l'impossibilità di dar vita a un gabinetto di coalizione. Dopo avere presieduto la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli interventi per la ricostruzione dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti del 1980 e del 1981, Oscar Luigi Scalfaro diviene Presidente della Camera dei deputati (24 aprile 1992). Un mese più tardi, il 25 maggio dello stesso anno, è eletto Presidente della Repubblica Italiana.

Nel corso del suo mandato presidenziale affronta una delle stagioni per molti versi più difficili e controverse dell'Italia repubblicana, segnata da una duplice crisi: quella economica, quella di natura etica?politica e istituzionale, per certi aspetti ancora più grave e destabilizzante, legata al crescente discredito e alla sostanziale delegittimazione della classe politica della Prima Repubblica, sotto i colpi dello scandalo di Tangentopoli e dei conseguenti procedimenti della magistratura. Una crisi, quest'ultima, destinata ad incrinare in modo sensibile il rapporto tra cittadini e istituzioni e a rendere persino più arduo l'indispensabile radicamento dei principi democratici e dei valori costituzionali nelle coscienze degli italiani.

Nel corso del suo mandato ha tenuto a battesimo ben sei governi, di composizione e orientamenti politici assai differenti, i quali, attraverso un percorso tutt'altro che lineare e pacifico, hanno traghettato il Paese dalla prima alla seconda Repubblica: i presidenti del Consiglio che si sono avvicendati alla guida dell'esecutivo sono Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi, Lamberto Dini, Romano Prodi e Massimo D'Alema.

Il suo mandato presidenziale si è concluso il 15 maggio 1999.

Oscar Luigi Scalfaro, nono Presidente della Repubblica Italiana, muore a Roma il giorno 29 gennaio 2012 all'età di 93 anni.

https://biografieonline.it/biografia-oscar-luigi-scalfaro

Speciale: Menù di venerdì!...☺♥ …

 

“Non scrivete mai sotto dittatura e sotto dettatura”. Oscar Luigi Scalfaro

 

 

Frittelle di Farina di Ceci con insalata di Rucola, Pomodori e cipolla

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

400 gr di farina di ceci, 5 cucchiai di prezzemolo tritato molto finemente, olio evo, sale, pepe nero (a piacere). Per l’insalata:2 etti rucola, 300 gr pomodori, una cpollina nuova. Olio sale e aceto per condire.

 

Versare 1 lt e mezzo di acqua in un frullatore, unire la farina di ceci e frullare il tutto, aggiungendo, se necessario, altra acqua sino a formare una liquida pastella. Versare il composto in una casseruola, regolare di sale e di pepe (facoltativo); portare lentamente ad ebollizione mescolando continuamente con una frusta. Proseguire la cottura per 20 minuti, sempre mescolando, sino a quando la pastella risulti molto densa, morbida ed omogenea. Togliere dal fuoco, aggiungere il prezzemolo e mescolare. Ungere con olio una teglia bassa e capiente o la piastra del forno, versarvi

la pastella distribuendola bene con l’aiuto di una spatola che formi uno spessore di 5mm. Lasciare raffreddare completamente. Con un coltello tagliarla a corte strisce o quadrati. In una capiente padella portare abbondante olio in ebollizione e far friggere le frittelle, poche alla volta, finchè siano dorate da entrambe i lati. Prelevarle dall’olio con un mestolo forato e posarle su carta da cucina a perdere l’olio in eccesso. Servirle calde. Buonissime!

Per accompagnare le frittelle: pulire, lavare e asciugare la verdura, ridurre la rucola a pezzetti, tagliare i pomodori e affettare molto sottile la cipollina. Condire con olio evo, sale e aceto.

  

 

Spaghetti con Cozze e Zafferano

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

400 gr di spaghetti, 1 kg di cozze, 2 spicchi d’aglio, un ciuffo di prezzemolo tritato, 1 bustina di zafferano, olio, sale, pepe.

 

Spazzolare bene i gusci delle cozze e lavarle accuratamente in un contenitore sotto l’acqua corrente, cambiando sovente l’acqua. In un tegame con 3 cucchiai di olio, l’aglio tagliato a fettine sottili, mettere le cozze, coprire col coperchio e farle cuocere per qualche minuto in modo che si aprano e si insaporiscano. Salare e pepare, eliminare eventuali cozze il cui guscio è rimasto chiuso. Aggiungere la bustina di zafferano sciolto precedentemente in poca acqua calda. Nel mentre in una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fare cuocere gli spaghetti al dente. Scolarli e versarli nel tegame con le cozze, saltare velocemente per fare assorbire alla pasta tutti i sapori. Servire, spolverando la preparazione con il prezzemolo tritato.

 

 

 

Sformatini di Cioccolato del Buon Umore!

Per 4 persone

 

 

Ingredienti:

 

120 gr di cioccolato fondente, 6 cucchiai di latte, 2 tuorli e 4 albumi, 60 gr di zucchero fondente, 1 cucchiaio di maizena, burro, sale.

 

Grattugiare il cioccolato. Mettere il latte in un pentolino e scaldarlo, versarvi il cioccolato, coprire e togliere dal fuoco, lasciare riposare. In una scodella battere i tuorli con lo zucchero e la maizena. Unire al cioccolato e mescolare bene amalgamando il tutto. Montare a neve fermissima gli albumi con un pizzico di sale e unirli al composto mescolando dal basso verso l’alto per non smontare. Imburrare 4 cocotte e versarvi il composto, sino ad un centimetro dal bordo. Fare cuocere a bagnomaria in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Non aprire il forno durante la cottura, altrimenti il composto si sgonfia. Sfornare, lasciare intiepidire e sformare i dolcetti sui piattini di portata. Ottimi accompagnati da panna montata.

giovedì 28 gennaio 2021

Lo Sapevate Che: Gianluigi Buffon, calciatore portiere della Juventus e della Nazionale italiana, considerato tra i migliori portieri di tutti i tempi

 

“[Parlando della Juventus] Possono cambiare gli uomini, possono cambiare i dirigenti, però quello che ha di forte questa società sono i giocatori cui è stata tramandata una voglia di vincere, di primeggiare, che non è pari in nessuna altra squadra.” Gianluigi Buffon

 

Atleta prodigio, esordiente in Nazionale a soli diciannove anni, Gigi Buffon è nato il 28 gennaio del 1978. Durante la sua finora breve ma brillante carriera ha dato prova di avere un talento veramente fenomenale e oggi non sono pochi i commentatori che lo indicano come il portiere più forte portiere del pianeta.

Praticamente insuperabile tra i pali, grazie anche alla sua elevata statura, fa della prontezza di riflessi e della rapidità nelle uscite i suoi punti di forza.

Dopo tanti anni di militanza a Parma dove ha trovato l'ambiente ideale per crescere e sviluppare le sue grandi qualità, Gianluigi Buffon ha avuto l'opportunità di difendere la porta di una squadra dal passato ricco di storia e blasoni come la Juventus. Originario di Massa Carrara, l'estremo difensore è molto giovane ma ha già al suo attivo alcuni allori conquistati: campione d'Europa Under 21, una Coppa Uefa e una Coppa Italia con il Parma. Gli mancava lo scudetto che ha conquistato con la casacca bianconera al primo colpo per ripetersi poi l'anno successivo.

Con la nazionale ha perso il posto all'ultimo momento a causa di un infortunio alla vigilia degli Europei del 2000; ha poi convinto il CT Giovanni Trapattoni a restituirglielo.

Il 18 gennaio 2005 la Iffhs (Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio) ha incoronato per la seconda volta consecutiva Gigi Buffon "Miglior portiere del mondo".

E Gigi ha continuato a dimostrare di meritarsi il titolo, fino al suo successo personale più importante: la vittoria della coppa del mondo ai mondiali del 2006. Buffon nella manifestazione è stato un pilastro della squadra subendo solo due gol: uno su autorete (Zaccardo) e uno su rigore (Zidane) in finale.

Gigi Buffon negli anni 2010

Il 7 maggio 2012 è stato eletto vicepresidente dell'Associazione Italiana Calciatori, prima volta per un giocatore in attività. Il 6 luglio dello stesso anno è divenuto l'azionista unico della Carrarese, tramite la società Buffon & co.

Nel mese di giugno del 2011 sposa a Praga Alena Seredova, modella ceca e sua compagna da sei anni, ma soprattutto madre dei suoi due figli. La coppia si separa nel 2014.

La nuova compagna di Gigi è la giornalista e conduttrice tv Ilaria D'Amico, dalla quale, il 6 gennaio 2016, ha il suo terzo figlio, Leopoldo Mattia.

 Capitano della Juventus e della Nazionale di calcio azzurra, il 20 marzo 2016 Buffon supera il record di imbattibilità che era di Sebastiano Rossi che (con il Milan 1993-1994) che mantenne la porta inviolata per 929 minuti: il nuovo record è di 974 minuti.

Conclude la sua carriera di portiere con la Juventus, dopo 17 anni, 7 scudetti vinti e numerosi altri successi, giocando la sua ultima partita il 19 maggio 2018. Per la stagione successiva firma con il Paris Saint-Germain, dove giocherà al fianco di numerosi campioni internazionali tra cui Edinson Cavani e Neymar.

Dopo una stagione al Psg, a 41 anni torna sorprendentemente alla Juventus, con un contratto di un anno: la storia della Juventus e di Gigi Buffon evidentemente non era ancora finita.

https://biografieonline.it/biografia-gigi-buffon

 

Lo Sapevate Che: Dino Buzzati, scoperto e apprezzato solo dopo la morte. È stato un autore tra i più raffinati del suo tempo


“Ogni dolore viene scritto su lastre di una sostanza misteriosa al paragone della quale il granito è burro. E non basta un'eternità a cancellarlo.” Dino Buzzati

 

 

Cronache dal surreale

Dino Buzzati nasce il 16 ottobre 1906 a San Pellegrino, nei pressi di Belluno. Sin dalla giovinezza si manifestano in lui gli interessi, i temi e le passioni del futuro scrittore, ai quali resterà fedele per tutta la vita: la poesia, la musica (studia violino e pianoforte e non bisogna dimenticare che in futuro scriverà anche alcuni libretti d'Opera), il disegno, e la montagna, vera compagna dell'infanzia, a cui è anche dedicato il suo primo romanzo, "Barnabo delle montagne".

A soli quattordici anni rimane orfano dell'amato padre, il quale si spegne a causa di un tumore al pancreas. L'evento sconvolge così tanto il piccolo Buzzati che per molto tempo vivrà nell'ossessione di essere colpito dallo stesso male. Svolti i regolari studi, nei quali si dimostra bravo e diligente, ma nulla più, si reca nella caserma della sua città per svolgere il servizio militare: sei mesi di scuola allievo ufficiale, tre mesi da sottufficiale (sergente) e quattro mesi da sottotenente.

Scrittore in erba, fin dalla giovinezza tiene un diario dove si abitua ad annotare opinioni e avvenimenti. Dentro di lui, infatti, prende sempre più corpo il desiderio e il sogno di dedicarsi professionalmente a qualunque mestiere che prevedesse la scrittura. E' assai attirato ad esempio dal giornalismo ed ecco che, nel Luglio del 1928, ancor prima di concludere gli studi in legge, entra come praticante al "Corriere della Sera". Dopo la laurea, invece, inizia la collaborazione al settimanale "Il popolo di Lombardia" mentre poco dopo esce il già citato "Barnabo delle montagne", che ottiene un buon successo. La stessa sorte, purtroppo, non accade alla sua seconda prova narrativa, "Il segreto del Bosco Vecchio", accolto con sostanziale indifferenza.

Nel gennaio del 1939 consegna il manoscritto del suo capolavoro, del suo libro più amato e conosciuto, quel "Il deserto dei Tartari" che diverrà un emblema della letteratura del Novecento. Il romanzo è la storia di un giovane militare, Giovanni Drogo, che inizia la propria carriera nella fortezza Bastiani, che sorge isolata ai confini di un immaginario regno e in un'epoca non precisata. Se inizialmente, per Drogo, quella fortezza è un luogo chiuso, inospitale e che non gli offre alcun futuro, col passare del tempo vi si abitua , fino a non volerla (e non poterla) più lasciare, sia a causa della perdita di contatti col resto del mondo, sia per la continua speranza che un giorno i Tartari, dal deserto, attacchino la fortezza. E' chiaro dunque che in tale romanzo è fondamentale l'allegoria che vi è sviluppata, sebbene non siano mai abbandonate la verosimiglianza delle situazioni e l'attenta descrizione di personaggi che diventano quasi dei tipi.

La vita di Drogo simboleggia la vita umana, che è incalzata dal passare del tempo e dalla solitudine, in un mondo, rappresentato dalla fortezza, fatto di leggi assurde e speranze inutili. Altro punto messo in rilievo da Buzzati è come gli uomini continuino ad ingannarsi: Drogo si ripete in continuazione che "l'importante è ancora da cominciare", e continua ad alimentare le sue speranze sebbene nulla le suffraghi. Buzzati sembra dirci, con questo romanzo, che per l'uomo è meglio desiderare poco, che si sappia accontentare, poichè il mondo, il gioco della vita, concedono poco e sono pronti a disilludere le più spericolate o nobili ambizioni.

Il primo lettore che riceve il manoscritto è l'amico Arturo Brambilla che, dopo un'entusiastica lettura, lo passa a Leo Longanesi, il quale stava preparando una nuova collezione per Rizzoli denominata il "Sofà delle Muse". Su segnalazione di Indro Montanelli, questi ne accetta la pubblicazione; tuttavia, in una lettera, Longanesi prega l'autore di cambiare il titolo originario "La fortezza", per evitare ogni allusione alla guerra ormai imminente. In seguito, Buzzati si imbarca a Napoli sulla nave Colombo e parte per Addis Abeba, come cronista e fotoreporter, inviato speciale del "Corriere della Sera". E' il 1939 e la seconda guerra mondiale è alle porte. L'anno successivo, infatti, parte dallo stesso porto come corrispondente di guerra sull'incrociatore Fiume. Partecipa così seppure come testimone, alle battaglie di Capo Teulada e di Capo Matapan ed alla seconda battaglia della Sirte, inviando i suoi articoli al giornale. Sarà sua anche la "Cronaca di ore memorabili" apparsa sulla prima pagina del "Corriere della Sera" il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione.

Nel 1949 esce il volume di racconti "Paura alla Scala" e nel giugno dello stesso anno è inviato dal "Corriere della Sera" al seguito del Giro d'Italia. Nel 1950 l'editore Neri Pozza di Vicenza stampa la prima edizione degli 88 pezzi di "In quel preciso momento", una raccolta di note, appunti, racconti brevi e divagazioni mentre, quattro anni dopo, esce il volume di racconti "Il crollo della Baliverna", col quale vincerà, ex aequo con Cardarelli, il Premio Napoli.

Nel gennaio 1957 sostituisce temporaneamente Leonardo Borgese come critico d'arte del "Corriere". Lavora anche per la "Domenica del Corriere", occupandosi soprattutto dei titoli e delle didascalie. Compone alcune poesie, che entreranno a far parte del poemetto "Il capitano Pic". Nel 1958 escono "Le storie dipinte", presentate in occasione della personale di pittura dello scrittore inaugurata il 21 novembre alla Galleria Re Magi di Milano.

L'8 giugno del 1961 muore la madre e due anni dopo egli scriverà la cronaca interiore di quel funerale nell'elzeviro "I due autisti". Seguono anni di viaggi come inviato del giornale. L'8 dicembre 1966 sposa Almerina Antoniazzi, la donna che, seppure alla lontana e in un'ottica romanzata, gli aveva ispirato il tormentato "Un amore".

Nel 1970 gli viene assegnato il premio giornalistico "Mario Massai" per gli articoli pubblicati sul "Corriere della Sera" nell'estate 1969 a commento della discesa dell'uomo sulla Luna. Il 27 febbraio 1971 viene rappresentata a Trieste l'opera in un atto e tre quarti del maestro Mario Buganelli dal titolo "Fontana", tratta dal racconto "Non aspettavamo altro".

L'editore Garzanti pubblica, con l'aggiunta di didascalie, gli ex-voto dipinti da Buzzati "I miracoli di Val Morel" mentre, presso Mondadori esce il volume di racconti ed elzeviri "Le notti difficili".

Intanto, prosegue in maniera intensa anche la sua attività di pittore ed illustratore, passione sempre sotterranea che non aveva mai abbandonato. Malgrado il suo sostanziale approccio dilettantistico, i suoi dipinti vengono comunque apprezzati dagli estimatori e gli vengono dedicate alcune esposizioni.

E' invece il 1971 quando comincia ad avvertire i sintomi della malattia (un tumore al pancreas, esattamente come il padre) che lo porterà alla morte.

In ottobre espone alla Galleria Castello di Trento, in novembre alla Galleria Lo Spazio di Roma. Viene presentato il volume "Buzzati, pittore", che contiene giudizi di critici, scrittori e giornalisti e Garzanti pubblica "I miracoli di Val Morel", mentre Mondadori l'ultima raccolta di racconti ed elzeviri.

Una serie di incontri con Yves Panafieu durante l'estate e le registrazioni di quei colloqui sono alla base del libro-intervista "Dino Buzzati: un autoritratto", che sarà pubblicato nel 1973 da Mondadori.

L'8 dicembre Buzzati entra in clinica e si spegne il 28 Gennaio del 1972.

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