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domenica 29 marzo 2020

Lo Sapevate Che: Terence Hill, uno degli attori più amati dal pubblico di tutte le età


Non sempre chi ti tira della merda addosso lo fa per farti del male; non sempre chi ti tira fuori dalla merda lo fa per farti del bene.Terence Hill
...Continueremo a chiamarlo Trinità
Nato da madre tedesca a Venezia il 29 marzo 1939, il suo vero nome è Mario Girotti. Trascorre l'infanzia in Sassonia, a Dresda, dove sopravvive ai tremendi bombardamenti della II Guerra Mondiale. Fin da giovane dimostra attitudini e caratteristiche che poi saranno tipiche anche di alcuni suoi personaggi, in particolare di quelli nati in coppia con l'inseparabile Bud Spencer, ovvero un certo carattere scanzonato, una buona dose di intraprendenza, e un'intelligenza viva e attenta.
I suoi esordi nel mondo dello spettacolo avvengono per puro caso. Ancora giovanissimo, durante un incontro di nuoto (che Mario praticava con continuità), viene notato dal regista Dino Risi, che lo scrittura per una parte del film "Vacanze con il gangster". Siamo nel 1951 e l'attore si presenta ancora con il suo nome italiano.
Molto coscienzioso, non dimentica però l'importanza degli studi, consapevole che nella società contemporanea il sapere è un bene fondamentale. Senza troppo montarsi la testa, quindi, intraprende in sordina una carriera attoriale volta pragmaticamente a mantenere gli studi.
L'universo cinema, però, è una macchina con degli ingranaggi ferrei e guai ad uscirne. Capisce che sarebbe un errore imperdonabile. Preso da un vortice di partecipazioni e richieste sempre più ampie, dopo tre anni di Lettere classiche all'Università di Roma, decide di dedicarsi completamente al grande schermo. Scelta difficile ma che si rivela ben presto vincente.
Poco dopo Luchino Visconti, uno dei massimi registi italiani del momento, lo vuole nel film "Il Gattopardo", in breve divenuto un "cult" assoluto della cinematografia.
Dopo questo primo esordio in una produzione così importante e così blasonata, riesce ad avviare una carriera vera e propria, lontana dalla incertezze semidilettantesche e che si rivelerà assai continuativa e senza soste.
Nel 1967 mentre gira "Dio perdona...io no", s'innamora e poi sposa una ragazza americana, Lori Hill. Decide anche di cambiare nome, in parte in ossequio ad una certa moda dell'epoca che tendeva a svalutare gli artisti italiani in favore di quelli stranieri provenienti in particolare dall'America.
Sceglie il nome prendendo spunto da un autore di storia latina che stava leggendo, Terenzio, e il cognome da quello della moglie: Mario Girotti diventa per tutti Terence Hill.
Il suo successo è legato soprattutto ad alcuni titoli del genere "neo-spaghetti western" come gli indimenticabili "Lo chiamavano Trinità" (del 1971), e il suo seguito "...Continuavano a chiamarlo Trinità", in coppia con il sodale Bud Spencer. Seguiranno film altrettanto fortunati dove la comicità si sostituisce alla violenza ed i cattivi, in genere eccezionali e "macchiettistici" stunt-man, hanno sempre la peggio. Sono titoli ormai celeberrimi come "Altrimenti ci arrabbiamo" o "Io sto con gli ippopotami", sempre con lil fido Bud Spencer. Da ricordare che Terence Hill nel 1976 è chiamato a Hollywood, dove appare in "March or die" con Gene Hackman e dove recita in "Mister Miliardo" con Valerie Perrine.
Dopo un lungo periodo di profonda depressione causata dalla perdita del figlio diciassettenne, perito in un incidente stradale, l'attore si è rilanciato nei panni di un sacerdote investigatore, nella serie Rai intitolata "Don Matteo"; molto popolare anche in Germania, anche per questa produzione italiana, pur dimostrando nel ruolo di curato versatilità e (già note) ottime doti di attore, il suo nome rimarrà indissolubilmente legato al suo più noto personaggio Trinità. https://biografieonline.it/biografia-terence-hill

Speciale: Delizie della domenica in famiglia! ...☺♥


Crème Brulée salata con Biscotti salati alle Olive
Per 4 persone

Ingredienti:

2 uova, 250 gr di panna liquida, 60 gr di parmigiano grattugiato, 25 gr di pangrattato, 4 cucchiai di aceto balsamico di Modena, un pizzico di noce moscata, sale, pepe.

In una terrina sbattere le uova con la metà del parmigiano, senza però montarle, unire la panna liquida, sale, pepe e noce moscata. Prendere 4 cocotte da forno e versare sul fondo di ognuna 1 cucchiaio di aceto, quindi la crema al parmigiano, sino a ¾ di altezza della cocotte. A parte, mescolare in parti uguali il rimanente parmigiano e pangrattato e cospargerli a pioggia sulle cocotte. Formando un leggero strato. Sistemare le cocotte in un recipiente pieno d’acqua sino al un dito dall’orlo delle coppette e fare cuocere a bagnomaria in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti, fin che si sia formata in superficie una crosticina. Servire la preparazione tiepida, accompagnandola con biscotti salati alle olive (segue ricetta).


Biscotti salati alle Olive
Per 4 persone

Ingredienti:
150 gr di farina, 1 uovo, la scorza di ½ arancia non trattata, 1 cucchiaino di lievito in polvere, 10 olive snocciolate taggiasche, 2 cucchiai di vino bianco, olio, sale.

Mettete nel mixer la farina, l’uovo, la scorza dell’arancia, il lievito, 3 cucchiai d’olio, 1 cucchiaino di sale. Azionate l’apparecchio per pochi minuti, unite il vino bianco. Azionate ancora qualche secondo. Versate l’impasto in una terrina e unitevi le olive. Lavorate il tutto e appoggiate l’impasto su un piano di lavoro infarinato. Stendetelo ad un’altezza di ½ cm. Ritagliate tanti bastoncini con l’aiuto della rotella dentata della grandezza di 8 cm per 2 cm. Appoggiate un foglio di carta da forno sulla placca del forno e appoggiatevi i biscotti distanziati. Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti.


Tagliolini al Limone con Salmone fresco
Per 4 persone

Ingredienti:

350 gr di tagliolini, 1 limone non trattato, 120 gr di panna fresca, 200 gr di salmone freschissimo, un ciuffo di prezzemolo, 60 gr di burro, sale, pepe.

Lavate il limone e grattugiate la sua scorza. Lavate il prezzemolo, asciugatelo e tritatelo. Eliminate dal salmone le lische e l’eventuale pelle. Tagliatelo a cubetti.
In una padella fate fondere il burro, aggiungete la scorza grattugiata del limone. Unitevi i dadini di salmone, fateli rosolare da tutti i lati e dopo qualche istante unite la panna, salate, pepate e fate cuocere per 5 minuti, mescolando spesso.
In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fate cuocere la pasta al dente. Scolatela e versatela nella padella. Fate saltare a fiamma vivace, unite il prezzemolo e servite.
                                                                           

Frittelle dolci di Zucca
Per 4 persone

Ingredienti:

800 gr di zucca, 20 gr di burro, 300 gr di ricotta romana, una presa di sale, un cucchiaino di cannella in polvere, 1 uova, 60 gr di biscotti secchi in polvere, 60 gr di zucchero, 120 gr di canditi, zucchero a velo, olio per friggere.

Sbucciate e tagliate a pezzi la zucca, fatela cuocere a vapore per 15 minuti, passatela al passaverdura.
Trasferite la purea in una casseruola, unite il burro, fatela asciugare sul fuoco, mescolandola continuamente. Spegnete il fuoco, fate intiepidire e unite la ricotta, il sale, la cannella, l’uovo e i biscotti secchi macinati, lo zucchero e i canditi a pezzettini. Date una forma ovale alle frittelle e friggetele in abbondante olio bollente in una padella.
Fate assorbire l’olio in eccesso, prelevandole con un mestolo forato e posandole su carta assorbente da cucina. Servitele caldissime, ricoperte di zucchero a velo.

sabato 28 marzo 2020

Lo Sapevate che: Guido Carli, l’uomo che aveva solo un’arma: la credibilità


«Nel triennio 1989-’91, anni difficilissimi per la finanza pubblica, Guido Carli riuscì a difendere la lira armato quasi solo della sua credibilità», così scriveva il Corriere della Sera del 24 aprile 1993. Il giorno prima Guido Carli era morto. Credibilità. Una parola desueta, eppure fondamentale: nei rapporti tra gli Stati tanti accordi vengono presi sulla base della credibilità personale. Carli era credibile, rigoroso, preparato. Nella classifica dei migliori governatori della Banca d’Italia è difficile stabilire chi sia il primo (Luigi Einaudi? Guido Carli? Carlo Azeglio Ciampi?), ma non c’è dubbio che Carli faccia parte del gruppo di testa.
Aveva fatto della discrezione uno stile di vita, tanto che ancora oggi – a diciotto anni dalla sua morte – non è ben chiaro perché nel 1975 si sia dimesso da governatore (era in carica dal 1960). Carli non amava far parlare di sé e questa sua volontà sembra proseguire ai nostri giorni: la voce di Wikipedia che lo riguarda è incredibilmente succinta, per un uomo di tanta importanza. Un po’ come se avesse voluto mettere in pratica il celeberrimo detto di Enrico Cuccia: «Un banchiere può commettere due peccati: uno veniale, scappare con la cassa, e uno mortale, parlare».

Guido Carli nasce a Brescia il 28 marzo 1918 e si laurea in giurisprudenza a Padova. Suo padre Filippo, economista, appoggia il regime fascista e con ogni probabilità la fedeltà del genitore aiuta il fatto che il brillantissimo neolaureato entri nel 1938 all’Iri come funzionario. A inizio anni Quaranta collabora con la Confederazione fascista dell’industria, la futura Confindustria, di cui sarebbe divenuto presidente dal 1976 al 1980, voluto da Gianni Agnelli. Nel 1943 si avvicina ai liberali romani e nel 1945 Luigi Einaudi lo chiama a occuparsi del neonato Ufficio italiano cambi. Anche le posizioni politiche di Carli sono sempre state un po’ enigmatiche: vicino al Partito d’azione prima e ai repubblicani di Ugo La Malfa poi, diventa ministro per il Commercio con l’estero nel monocolore democristiano di Adone Zoli, nel 1957. Nel 1983 (e poi ancora nel 1987) si fa eleggere senatore nelle fila della Dc. Non viene rieletto nel 1992, ma ha fatto in tempo a essere ministro del Tesoro con Andreotti, dal 1989 al 1992.

Il governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, illustra il plastico del complesso degli edifici delle Officine Carte valori e del nuovo Centro Elettronico al Presidente della repubblica Saragat e al ministro del tesoro Emilio Colombo nel gennaio 1969

Dopo la seconda guerra mondiale, partecipa con la delegazione italiane alle trattative di pace di Parigi e nel 1947, diventa direttore esecutivo per l’Italia del Fondo monetarui internazionale, dal 1953 al 1959 è direttore del Mediocredito. «Lo conobbi alle prime armi della mia esperienza internazionale quando, verso la fine degli anni Cinquanta, mi trovavo a Lussemburgo come funzionario della divisione finanziaria della Ceca, la Comunità europea per il carbone e l’ acciaio. Carli, nella sua veste di direttore e poi consulente dell’Ufficio italiano dei cambi, mi aiutò a risolvere complessi problemi valutari che si ponevano in relazione alle operazioni finanziarie della Ceca in Italia. Fu in queste circostanze che potei apprezzarne non solo la straordinaria padronanza della materia ma, soprattutto, l’impostazione liberistica che lo portava a superare agilmente intralci burocratici e norme troppo restrittive. Una caratteristica questa che segnò tutta la sua successiva attività alla Banca d’ Italia e al governo», così all’indomani della morte lo ricorda Sergio Siglienti, al tempo presidente della Comit.

Dal 1960, come detto, Guido Carli diventa governatore della Banca d’Italia. «Chi lo ricorda, ha ancora davanti agli occhi un vero e proprio manager moderno che passava gran parte del suo tempo girando per ogni stanza di quell’immenso e austero palazzo non per controllare, ma per rendersi conto, per partecipare al lavoro di tutti e tutti galvanizzare sul suo progetto di fare della Banca il maggiore, più attrezzato, e perciò il più autorevole, punto di riferimento dell’economia italiana. Voleva il meglio degli uomini e da ciascuno pretendeva il meglio perché la Banca doveva mettersi in grado di sostenere e affermarsi in ogni confronto: con il sistema bancario, con il mondo accademico, con gli esponenti politici», scrive Alfredo Recanatesi nella Stampa del 24 aprile 1993.
Guido Carli in visita agli stabilimenti siderurgici di Taranto nel novembre del 1964

La vocazione europeista dell’ex governatore è sottolineata da un Mario Monti al tempo rettore della Bocconi. «La visione europea dell’Italia, che Carli ha avuto tra i primi e per la quale ha condotto innumerevoli battaglie, era la semplice e ostinata conseguenza della sua cultura europea e internazionale.

Le cerchie più autorevoli della comunità finanziaria e accademica internazionale percepivano Guido Carli come “uno di loro”, curiosamente capitato in un Paese che gli assomigliava poco. Su Carli governatore per 15 anni, potranno pronunciarsi solo gli storici. È indubbio che egli abbia portato l’attività della Banca d’Italia a un grado di estensione, incisività, prestigio e potere senza precedenti».

Guido Carli amava definirsi grand-commis dello Stato, ma con una concezione molto più simile al civil servant britannico che al burocrate italiano. Tuttavia questa sua concezione da galantuomo d’altri tempi alla fine si rivelerà un limite. Amava ripetere che «è garanzia di democrazia il pluralismo delle istituzioni, non il pluralismo nelle istituzioni» e, scriveva Recanatesi nella Stampa, «riteneva che il suo ruolo fosse sempre e comunque subordinato alle scelte di chi traeva dal voto popolare la legittimazione del proprio potere. Mettendo in pratica questa sua filosofia, infatti, Carli non ha solo assecondato la realizzazione dei disegni politici imposti dal potere legittimato dal voto, ma ha anche consentito a quel potere di continuare a legittimarsi col voto malgrado l’evidente danno che le sue scelte andavano determinando». E soltanto pochi mesi prima di morire, «deluso e amareggiato per l’esito della sua esperienza al Tesoro al fianco di Andreotti e Pomicino, ammise di aver favorito la crescita e il consolidamento di una classe politica mediocre. Ma – aggiunse – “ho ritenuto che fosse importante non consentire al Pci di andare al potere. Il Pci – sono ancora sue parole – faceva proposte catastrofiche delle quali oggi molti si sono scordati”». Di sicuro un economista della statura di Carli non poteva andare d’accordo, negli anni Sessanta e Settanta, con un Pci che ancora guardava all’Urss come un faro (la dichiarazione berlingueriana sull’esaurimento della spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre è del 1981). In ogni caso Carli guardava con interesse alla sinistra laica, per esempio tenendo una rubrica sull’Espresso con lo pseudonimo Bancor. Un banchiere centrale che scrive commenti in un settimanale di sinistra non è un fatto usuale, e infatti non si conosceva chi si celasse dietro quella firma, altrimenti anche molti spocchiosetti lettori dell’Espresso avrebbero inarcato più di un sopracciglio sapendo che nel loro periodico d’opposizione preferito scriveva un signore che era stato banchiere centrale e ministro nei governi democristiani.

Lo Sapevate Che: ORA LEGALE. Domenica lancette AVANTI di un'ora, ma sarà davvero l'ULTIMA VOLTA?


ORA LEGALE, MANCA POCO, TORNA DOMENICA 29 MARZO - La notte tra sabato e domenica, precisamente alle ore 2:00 di domenica 29 marzo 2020, si dovranno spostare avanti le lancette di un'ora.Si dormirà dunque un'ora in meno, ma si avrà più luce la sera. L'ora legale durerà fino a domenica 25 ottobre 2020, quando rientrerà in vigore l'ora solare.
PERCHE' SI USA - L'obiettivo è quello di produrre un risparmio energetico dovuto al minore utilizzo dell'illuminazione elettrica. L'ora legale non può ovviamente aumentare le ore di luce disponibili, ma solo indurre ad un maggior sfruttamento delle ore di luce che sono solitamente "sprecate" a causa delle abitudini di orario. Con l'utilizzo dell'ora legale, nel nostro Paese, in 6 anni sono stati risparmiati ben 6 miliardi di Kilowatt/h (parliamo del fabbisogno annuo medio di circa un milione di famiglie), per un guadagno pari a quasi 900 milioni di euro. È stato fatto osservare che però, aumentando le ore di tempo libero diurno, si ha un maggiore consumo di carburante consumato circolando dopo l'orario di lavoro, prima della cena.
QUALI EFFETTI PUÒ AVERE SUL NOSTRO ORGANISMO -  Il cambio d'ora ha tuttavia delle ripercussioni anche sul nostro organismo in particolar modo nei primissimi giorni. Alcune persone, infatti, lamentano disturbi dovuti all'alterazione del ciclo sonno-veglia. Si tratta dello stesso fenomeno che si riscontra nelle persone che viaggiano in aereo tra paesi separati da diversi fusi orari (il cosiddetto jet lag); in questo caso però l'effetto è minore perché il cambiamento di orario è di una sola ora e molte persone non avvertono alcun disturbo. L'organismo potrebbe reagire così con insonnia, stanchezza e irritabilità.

ALCUNI CONSIGLI - Secondo il neurologo ed esperto di medicina del sonno Gioacchino Mennuni, del Complesso integrato Columbus-Università' Cattolica di Roma, ''l'ora di luce in più che avremo ritarda la fase dell'addormentamento, legata alla produzione di melatonina favorita proprio dal buio''. Da qui, il rischio di insonnia. Il consiglio e' ''innanzitutto quello di mantenere possibilmente invariata l'ora in cui ci si alza al mattino, per non interrompere la regolarità del ciclo sonno-veglia. Utile anche non eccedere con cibo e alcolici la sera''. Tutti accorgimenti da seguire per i primi giorni successivi al ritorno dell'ora legale, al fine di 'riprogrammare' più facilmente l'orologio interno dell'organismo. Ad ogni modo, tranquillizza il neurologo, ''tutto dovrebbe tornare alla normalità, senza grossi disagi, nell'arco di 2-3 giorni: l'adattamento da parte dell'organismo alla variazione di un'ora, a meno di patologie o condizioni particolari, e' infatti abbastanza semplice, poiché si tratta di una variazione oraria minima'
ORA LEGALE, SARA L'ULTIMA VOLTA? - La Commissione europea ha deliberato che spetta ai singoli Paesi decidere quale fuso orario adottare, entro il 2021. Dal 2021 non ci saranno più spostamenti di lancetta all'interno della propria nazione, in quanto il fuso deciso si adotterà tutto l'anno. L'ultimo cambio di ora per quelli che decideranno di mantenere in modo permanente l'ora legale avverrà quindi l'ultima domenica di marzo del 2021, mentre per i Paesi europei che preferiscono mantenere l'ora solare, gli orologi cambieranno per l'ultima volta nell'ultima domenica di ottobre dello stesso anno. L'effetto collaterale è quello di avere dei fusi orari sparsi all'interno dell'Europa, in funzione delle scelte decise. https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/ora-legale--domenica-lancette-avanti-di-un-ora--ma-sar--davvero-l-ultima-volta--327320

Speciale: Oggi tutto dolce! ...☺


Ciambellone da servire con una buona Cioccolata calda!
Per 8 persone

1 kg di farina, 260 gr di zucchero semolato, 2 cubetti di lievito di birra ( o lievito secco), 150 gr di burro, 1 tuorlo, 200 gr di canditi, 200 gr di uvetta sultanina, 200 gr di pinoli, 1 bicchiere di Marsala, olio.

In un pentolino fare fondere 130 gr di burro e lasciarlo raffreddare. Lavare l’uvetta e scolarla, metterla a bagno in una ciotolina con il Marsala.
Fare sciogliere il lievito in 1 bicchiere di acqua tiepida.
Versare la farina a fontana in una zuppiera assieme allo zucchero e al burro sciolto, unirvi il lievito ben mescolato e 4 cucchiai d’olio e 1 dl di acqua tiepida. Lavorare con forza formando un impasto morbido e compatto e aggiungendo se necessario altra acqua tiepida. Aggiungere i pinoli, l’uvetta ben scolata, i pezzettini di canditi, ½ bicchierino di Marsala. Amalgamare bene il tutto.
Ungere uno stampo rotondo col burro, versarvi l’impasto e lasciarlo lievitare in luogo tiepido per 50 minuti. Spennellare la superficie del ciambellone con il tuorlo d’uovo battuto con 1 cucchiaio d’acqua e fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti. Sfornarlo, sformarlo, sistemarlo su di un piatto di portata e servirlo con la cioccolata calda alla milanese. (segue ricetta).


Cioccolata alla Milanese (Barbagiada)
Per 6-8 persone

100 gr di cacao amaro, ½ lt di latte, gr 150 di zucchero, 4 tazzine di caffè forte.

In una pentolina diluite il cacao in poca acqua, aggiungendovi quindi lo zucchero, il caffè e il latte e mettete il composto sul fuoco, sbattendolo con una frusta, fin quando non si formerà sulla superficie una schiuma biancastra.
Versate la cioccolata nelle tazze, servendola bollente (in inverno!), accompagnandola con panna montata. D’estate la cioccolata è ottima anche fredda.

Variante: montate un tuorlo d’uovo con lo zucchero, aggiungete poi tutti gli ingredienti e da ultimo sempre frullando il latte bollente.


Punch all'Arancia
Per 4 persone

4 tazze di tè, 100 gr di zucchero semolato, 3 arance non trattate, il succo di altre 2, un bicchierino di Rum.

Versare il tè in una caraffa o in una zuppiera ampia, aggiungere lo zucchero, la polpa e il succo delle arance. Unire il rum e mescolare. Servire ponendo in ogni bicchiere un po’ di polpa delle arance.


Piramide di Bignè colati Caramello
Per 5 persone

30 bignè già pronti, pan di Spagna già pronto, ¾ di lt di latte, 50 gr di farina, 100 gr di zucchero, 3 uova, una bustina di vanillina, la scorza di mezzo limone. Per il caramello: 300 gr di zucchero.

Per la crema: fate bollire il latte con la scorza di limone e aggiungete la vanillina. In una terrina, sbattete i tuorli con lo zucchero, fino ad ottenere una crema spumosa, incorporatevi la farina, amalgamando bene e a filo il latte (oramai non più bollente). Versate il composto in una casseruola e fatela cuocere per qualche minuto, senza far raggiungere il bollore. Lasciatela raffreddare.
Con una tasca da pasticcere riempite i bignè. Tagliate un disco intero di pan di Spagna e mettetelo su un piatto di portata.
Preparate il caramello: fate sciogliere in un pentolino, su fiamma bassa, lo zucchero con 6 cucchiai d’acqua e mescolate fino a quando si sarà sciolto e assumerà un colore dorato. Versate parte del caramello sul disco di pan di Spagna e disponetevi sopra i bignè a piramide e fate colare il rimanente caramello sopra i bignè. Si formerà la rete dolce di un ragno! Che delizia!

venerdì 27 marzo 2020

Lo Sapevate Che: Giambattista Tiepolo, è stato un pittore e incisore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. È uno dei maggiori pittori del Settecento veneziano


Giambattista Tiepolo nasce a Venezia il 5 marzo dell'anno 1696. Artista, è noto storicamente come pittore e incisore della Repubblica di Venezia.
La sua formazione artistica avviene nella sua città, presso la bottega di Gregorio Lazzarini.
Nel 1717 Giambattista Tiepolo risulta già iscritto alla Fraglia dei pittori veneziani: si può presumere che già allora lavorasse come artista autonomo.
Si unisce in matrimonio segretamente con Maria Cecilia Guardi, sorella dei pittori Francesco e Giannantonio, nel 1719: da lei avrà ben dievi figli. Tra questi si ricordano i pittori Giandomenico Tiepolo e Lorenzo Tiepolo.
A Udine, nel 1726, lavora agli affreschi per la cappella del Santissimo Sacramento nel Duomo, per il Castello e per il Palazzo Patriarcale dimostrandosi inventore di straordinarie composizioni che lo porteranno ad essere noto e famoso in tutta Europa; Tiepolo ha modo di lavorare da Venezia, a Palazzo Labia e Ca' Rezzonico, a Milano, fino alla grande impresa della Residenza di Karl Philipp von Greiffenklau, a Würzburg con le Storie di Federico Barbarossa (1750-1753).
È da sottolineare come Giambattista Tiepolo sia anche grandissimo pittore di dipinti religiosi: realizzò straordinari capolavori lungo tutto l'arco della sua vita, dai Gesuati a Sant'Alvise alla Scuola dei Carmini, sempre a Venezia.
La sua fama universale lo portò a realizzare gli affreschi di Villa Pisani a Stra (commissione ricevuta nell'anno 1760) che precedono la partenza per Madrid dove Tiepolo venne chiamato da Carlo III per decorare le sale del nuovo Palazzo Reale. Nella odierna capitale spagnola Giambattista Tiepolo morì il 27 marzo 1770 all'età di 74 anni.
Opere di Tiepolo
Tra le sue opere più belle e note ricordiamo:
- Apollo e Marsia, 1720-1722 (olio su tela, Venezia, Gallerie dell'Accademia)
- Il Martirio di san Bartolomeo, 1722 (olio su tela, Venezia, Chiesa di San Stae)
- Bellerofonte e il cavallo Pegaso, 1723 circa (affresco, Venezia, Palazzo Sandi)
- Ratto di Europa, 1725 circa (olio su tela, Venezia, Gallerie dell'Accademia)
- Abramo in preghiera di fronte ai tre angeli, 1730 circa (olio su tela, Venezia, Scuola Grande di San Rocco)
- L'angelo soccorre Agar, 1732 (olio su tela, Venezia, Scuola Grande di San Rocco)
- L'Educazione della Vergine, 1732 (olio su tela, Venezia, Chiesa di Santa Maria della Fava)
- La Predica di Giovanni Battista, 1732-1733 (affresco, Bergamo, Cappella Colleoni)
- Decollazione del Battista, 1732-1733 (affresco, Bergamo, Cappella Colleoni)
- Trionfo di Zefiro e Aurora, 1734-1735 (olio su tela, Venezia, Ca' Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano)
- Ritratto di Antonio Riccobono, 1734 circa (olio su tela, Rovigo, Pinacoteca, Palazzo Roverella)
- Giove e Danae, 1736 (olio su tela, Stoccolma, Universitet Konsthistoriska Institutionen)
- Il Martirio di sant'Agata, 1736 (olio su tela, Padova, Basilica del Santo)
- Il Martirio di sant'Agata, 1750 (olio su tela, Berlino, Gemäldegalerie)
- San Patrizio vescovo d'Irlanda (olio su tela, Padova, Musei civici)
- Il Sacrificio d'Ifigenia, 1757 (olio su tela, Vicenza, Villa Valmarana)
- Gloria di Ognissanti, (Il Quadro del Paradiso) 1734 (pala altare maggiore, Chiesa di Tutti i Santi, Rovetta, Bergamo)
- Salita al monte Calvario, 1738-1740 (presbiterio, Chiesa di Sant'Alvise, Venezia)
- Incoronazione di spine, 1737-1740 (navata destra, Chiesa di Sant'Alvise, Venezia)
- Flagellazione, 1737-1740 (navata destra, Chiesa di Sant'Alvise, Venezia)
- Santi Ermacora e Fortunato, 1737 (cappella dei Santi Ermacora e Fortunato, Duomo, Udine)
- San Silvestro battezza Costantino, 1757-1759 (olio su tela, altare maggiore, Chiesa di San Silvestro, Folzano, Brescia)
- Santa Tecla libera la città di Este dalla peste, 1759 (olio su tela, Este, Duomo)
- Madonna del cardellino, 1767-1770 (olio su tela, 62 x 49,5 cm, National Gallery of Art, Washington D.C)
- Arringa della regina Zenobia ai suoi soldati, 1737-1740 (olio su tela, National Gallery of Art, Washington D.C)
- Apoteosi della Famiglia Pisani, 1761-1762 (affresco Museo Nazionale di Villa Pisani, Stra, Venezia)
- Cristo nell'orto degli Ulivi (Musei civici di Padova)
- Marte e Venere (affresco del palazzo Pisani Moretta, Venezia) https://biografieonline.it/biografia-giambattista-tiepol

Lo Sapevate Che: Yuri Gagarin, primo uomo nella storia a volare nello spazio


“Vedo la terra! E' così bella! Yuri Gagarin”
Icaro redivivo
L'astronauta russo Jurij Alekseevič Gagarin nasce il 9 marzo 1934. Cresciuto in un'azienda collettiva di quelle create in Russia dopo la Rivoluzione, in cui il padre faceva il falegname, vive la tremenda esperienza dell'invasione del suo Paese da parte della Germania. Il padre di Yuri, per contrastare l'avanzata dei nazisti, si arruola nell'esercito, mentre la madre cerca di portare lui e suo fratello maggiore, con l'intento di proteggerli, il più lontano possibile dai conflitti e dalle battaglie.
In seguito, nel suo percorso scolastico, attirato dalle materie scientifiche, decide di specializzarsi in qualche settore tecnico, inscrivendosi ad una scuola di stampo professionale in Mosca.
Gli anni di studio sono segnati da difficoltà economiche di vario tipo, tanto che più volte è costretto ad abbandonare la scuola per intraprendere qualche lavoro di tipo manuale e poco qualificato.
Mentre è ancora studente inizia ad interessarsi agli aerei e a tutto ciò che è in grado si solcare il cielo, iscrivendosi presto alla locale scuola di volo.
Si accorge, e per primi i suoi insegnanti, che è dotato di un vero e proprio talento in questo campo e una volta diplomato nel 1955 entra nell'aviazione sovietica. Anche in mezzo a provetti piloti, appare chiaro che le doti del giovane asso sono sopra la media, tanto che viene sottoposto a test che esulano dai normali standard o a prove altamente specializzate. Non solo: l'aviazione lo sceglie anche per testare nuovi sistemi e apparecchiature di volo. Il passo da lì a desiderare di volare "più in alto" è breve. Si offre infatti volontario per diventare astronauta.
Non molto tempo dopo un volo intorno alla Terra di 108 minuti consegnava alla storia come primo uomo nello spazio uno sconosciuto ufficiale di 27 anni dell'aviazione sovietica. Era il 12 aprile 1961.
La sua missione, come la maggior parte delle imprese spaziali sovietiche, non viene preannunciata. Gagarin viene lanciato alle 9:07 - ora di Mosca - dal cosmodromo di Baikonur all'interno dell'astronave "Vostok 1", del peso di 4,7 t.
Entrato regolarmente in orbita, compie un giro attorno alla Terra, raggiungendo una distanza massima di 344km (apogeo) e minima di 190 km (perigeo). Gagarin è stato il primo uomo a sperimentare lo stato di imponderabilità e ad effettuare osservazioni del nostro pianeta dallo spazio esterno.
Dopo 78 minuti di volo accese i retrorazzi che frenarono la corsa della "Vostok" e la portarono sulla traiettoria del rientro. I sovietici sostennero che l'astronauta rimase all'interno della capsula, la quale scese dolcemente per mezzo di paracadute sulla terra ferma; secondo fonti americane, invece, l'astronauta fu catapultato a sette mila metri di altezza e discese con un proprio paracadute. L'atterraggio avvenne alle ore 10:55.
L'impresa di Gagarin è considerata fondamentale perché dimostra che l'uomo può resistere alle tremende sollecitazioni della partenza e del rientro all'ambiente ostile dello spazio extraterrestre.
Dopo Gagarin, primo astronauta della storia e primo uomo che ha portato a compimento un volo spaziale attorno alla Terra, bisognerà attendere vent'anni esatti per vedere lanciato da Cape Canaveral il primo shuttle statunitense.
L'exploit di Gagarin è un trionfo per l'Urss. L'America avrebbe recuperato il terreno che la separava dai sovietici, arrivando sulla Luna solo otto anni più tardi. Il volo nello spazio è stato segnato indelebilmente dalla guerra fredda, e ogni lancio era l'occasione - per una superpotenza o per l'altra - di piantare la propria bandiera. Oggi i giorni del confronto spaziale tra superpotenze sono finiti, e Russia e Stati Uniti lavorano insieme per costruire la stazione spaziale Alpha.
Gagarin muore prematuramente a soli trentaquattro anni. Passano solo sette anni dalla sua conquista dello spazio quando il 27 marzo 1968 muore a bordo di un caccia da addestramento. Il caccia, un Mig 15, aveva a bordo anche un pilota collaudatore molto esperto: per ordine del Cremlino, Gagarin non poteva volare da solo (per questioni di sicurezza). Sempre il Cremlino gli aveva impedito anche di ritornare nello spazio: un eroe non doveva morire per qualche incidente. Invece nella più banale delle situazioni Gagarin cadde. Ma il mistero sulla sua fine è fitto. Varie sono le spiegazioni avanzate ufficiali e ufficiose. Ecco le principali:
1) Dopo l'incidente vennero avviate diverse inchieste le quali spiegarono che il Mig-15 di Gagarin era entrato nella scia di una altro caccia in volo. Il Mig perse il controllo è precipitò. Nella zona, non lontano da Mosca, c'era un fitta nebbia e i due jet non si erano visti.
2) Il controllo del traffico aereo militare era molto carente e autorizzò il volo del caccia nella zona dove volava Gagarin quando doveva invece impedirlo. Tenendo conto che i due jet non potevano volare a vista i controllori dovevano esercitare un controllo che invece non c'è stato.
3) Il servizio meteorologico nella zona di volo di Gagarin non aveva segnalato la presenza di dense nubi basse nelle quali invece si venne a trovare il Mig. Per un'avaria all'altimetro il caccia fece delle manovre troppo basse finendo al suolo.
4) C'è infine un'ipotesi fantasiosa. Quella dell'omicidio che sarebbe stato ordinato dal Cremlino dove allora comandava Breznev, per togliere di mezzo un personaggio che stava diventando ingombrante e poco gestibile.
Il mistero rimane.
A Juri Gagarin è stato dedicato in Russia il centro di addestramento dove si preparano i cosmonauti prescelti per le varie missioni spaziali e a suo onore è stato eretto a Mosca nel 1980 un monumento alto 40 metri, costruito in Titanio. https://biografieonline.it/biografia-yuri-gagarin