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domenica 1 aprile 2018

Lo Sapevate che: Poveri e obesi, i nuovi paria del villaggio globale...


Nel 2022 al mondo ci saranno più bambini e adolescenti obesi che sottopeso. A lanciare l’allarme è uno studio dell’Imperial Collage di Londra e dell’Oms che ha analizzato l’indice di massa corporea di circa 130 milioni di soggetti. Secondo i ricercatori, negli ultimi quaranta anni l’obesità tra gli under 20 è aumentata di ben dieci volte. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. In Asia, Africa e America latina. Nonché tra i ceti meno abbienti dei Paesi ricchi come gli Usa. E l’Italia è investita in pieno di questo tsunami lipidico, soprattutto al Sud, dove il reddito pro capite è tra i più bassi d’Europa. Insomma, l’obesità è un’epidemia sociale prima ancora che individuale. È una malattia selettiva che colpisce i soggetti più deboli, meno garantiti, meno alfabetizzati e con minor potere d’acquisto. Così se una volta i poveri erano infelici e magri, oggi sono infelici e grassi. Un tempo malnutriti per difetto, oggi malnutriti per eccesso. Allora perché mangiavamo troppo poco, oggi perché mangiamo troppo male. Il che fa degli obesi i nuovi paria del villaggio globale. Vittime predestinate dell’industria del junk food, di cui sono peraltro i principali finanziatori. Ma al tempo stesso maltrattati, stigmatizzati e discriminati. Oggetto di una triplice condanna, etica, dietetica ed estetica. E, come se non bastasse, anche economica. Visto che gli oversize trovano lavoro più difficilmente e, a parità di mansioni e abilità, vengono pagati meno dei normopeso. Molte ricerche infatti, fanno affiorare una drammatica correlazione tra disoccupazione e obesità. Insomma se per secoli abbiamo combattuto la scarsità. Oggi dobbiamo imparare a governare l’abbondanza.
Marino Niola – Miti d’Oggi – Il Venerdì di La Repubblica – 23 marzo 2018 -

sabato 31 marzo 2018

Speciale: Qualche Stuzzichino prima del Pranzo Pasquale!...

Mandorle salate
Per 4 persone

250 gr. di mandorle spellate, 1 cucchiaio di albume d’uovo, 1 cucchiaio di sale fino.
Variante alla paprica: 1 cucchiaino di paprica dolce.

Mettete in una terrina l’albume d’uovo, aggiungetevi le mandorle, mescolarle bene facendole appena inumidire. Unire il sale e mescolare facendole avvoltolare bene.
Distribuirle sopra una placca. Porla in forno a 160° per 15 minuti, mescolandole di tanto in tanto.
Variante alla paprica: passare le mandorle inumidite nell’albume d’uovo e nella paprica mescolata con il sale.

Canapè di Asparagi
Per 4 persone

6 fette di pancarré da canapè (senza crosta), 400 gr di asparagi, 4 uova, parmigiano grattugiato, latte, burro, sale, pepe.

Fare ammorbidire 30 gr di burro a temperatura ambiente. Lavare e pulire gli asparagi dalla parte più dura. Farli cuocere a vapore per 20 minuti.
Eliminare ancora le parti dure degli asparagi e tagliare i gambi a dadini lasciando le punte intere per 2 cm circa. Spalmare le fette di pane col burro e tagliarle rettangolari. Rompere le uova in una ciotola e batterle con 1 cucchiaio di latte, 2 cucchiai di parmigiano, sale e pepe. Fare fondere in una padella 30 gr di burro e versarvi il composto di uova, mescolare velocemente e unire gli asparagi, senza smettere di mescolare sino ad ottenere un composto morbido e cremoso. Regolare di sale e pepe.
Distribuire la crema di asparagi sul pane e servire subito.

Bicchieri con gambo di Verdure e Yogurt

Per circa 8 coppette: 250 gr di yogurt intero al naturale, 1 cetriolo, 1 cipollotto, 1 aglio, 2 carote, 2 indivie belghe, 1 peperone giallo, 3 gambi di sedano teneri, 1 cucchiaio di succo di limone, olio, sale, pepe

Colare da un fitto colino in una ciotola lo yogurt per 1 ora, mescolando ogni tanto. Pulire il cipollino e l’aglio, tritarli finemente e unirli allo yogurt passato. Sbucciare il cetriolo e grattugiarlo con la grattugia a fori larghi. Unire al composto. Aggiungere il limone, 3 cucchiai d’olio, salare e pepare. Fare riposare la ciotola coperta in frigorifero per un’ora. Pulire le verdure residue e tagliarle a listerelle. Al momento di servire, versare la crema di yogurt nei bicchieri e posizionare nel centro di ognuno in verticale una razione di verdure miste a listerelle

Pizzette rapide
Per 4 persone

12 – 14 fette di pancarrè.

Per le pizzette al pomodoro:
200 gr. di polpa di pomodoro, che abbia perso l’acqua di vegetazione, a dadini, 100 gr di mozzarella a dadini (lasciati scolare dall’acqua), 1 dl di olio, 1 pizzico di origano, sale.

Per le pizzette al radicchio:
1 cespo di radicchio, 100 gr. di mozzarella, sale e pepe.

Private della crosta il pancarrè, potete utilizzando ogni fetta tagliata in due triangoli. Spennellatele con un po’ di olio prima di tagliarle. Mettete in una terrina i dadini di pomodoro, aggiungere un po’ di olio e sale. Distribuire sulle metà del pancarrè i dadini di mozzarella e pomodoro, cospargere con origano.

Preparate le pizzette col radicchio: lavarlo, asciugarlo e tagliarlo a listerelle sottili, fatele saltare in padella con 2 cucchiai d’olio e insaporirli con sale e pepe.
Distribuite sulle restanti fette di pancarrè con la mozzarella rimasta. Disponete sopra una placca da forno oliata e cuocete a 190° per 7 – 8 minuti.

Mozzarelline al Basilico con Julienne di Carote

Servite le mozzarelline ciliegia, sopra grosse foglie di basilico e spruzzatele con una julienne di carote. Condite il tutto con un goccio d’olio d’oliva vergine.

Spiedini di Olive

Mescolate delle olive verdi Taggiasche o Kalamata con un goccio di Martini Dry. Aggiungete semi di finocchio, scorza d’arancia e limone grattugiata, peperoncino in scaglie. Servitele infilate in piccoli stecchini di legno.

Lo Sapevate Che: A Pranzo con il nemico...


Fare attenzione a quello che si mette nel piatto è una buona idea, purché non si esageri. Il rischio è quello di sconfinare in un’ossessione che gli specialisti chiamano anoressia nervosa (dal greco, othos, corretto, e arexia, appetito). È il termine in uso dagli anni ’90 per indicare un’ossessione maniacale verso il cibo sano e una corretta alimentazione. “Una definizione non ancora inserita nei manuali diagnostici, ma che sta prendendo piede”, spiega Silvia Ferrari, psichiatra e ricercatrice presso l’Università di Modena e Reggio. Come il disturbo che designa, lato oscuro dell’umano e legittimo desiderio di mangiare con consapevolezza e responsabilità. Chi si fa prendere la mano rischia di finire come Carla – nome di fantasia ma storia vera - che a 14 anni ha cominciato a evitare i grassi per tenere a bada una brutta acne, arrivando a nutrirsi solo di verdure crude. O come Giovanni, che ha deciso di alimentarsi solo con frullati proteici fatti con aminoacidi puri ed è finito in ospedale gravemente sottopeso. “Bisogna evitare di interpretare come malattia comportamenti accettabili o innocue mane, ma anche di lasciarsi sfuggire segnali”, spiega Ferrari. Sì, ci sono elementi che fanno squillare il campanello d’allarme: per esempio, il rifiuto dell’idea che mangiare sia un piacere, l’ossessione del controllo. Ma, soprattutto il fatto che l’alimentazione sana diventi quello che gli psichiatri definiscono “un’idea prevalente”. Un pensiero fisso di fronte al quale tutto passa in secondo piano. Eliminare i cibi considerati non salutari è un assillo totalizzante che riempie le giornate e toglie spazio al resto. “Ciascuno individua il suo veleno, spiega Sara Bertelli, psichiatra e presidente dell’associazione Nutrimente Onlus. C’è chi evita come la peste grassi saturi, zuccheri o carboidrati, chi s’impegna per sfuggire a residui di pesticidi e Ogm o controlla la tracciabilità di ogni alimento. Si ratta in genere di giovani adulti, istruiti e con un reddito che permette di correre dietro a mode e diktat alimentari. Soprattutto donne, ma anche uomini, “e a volte”, ricorda Ferrari, “specie nei maschi l’ossessione per il cibo sano va di pari passo con quella per la forma fisica”. La persona ortoressica in genere è snella, e corre semmai il percolo di dimagrire troppo. Però, attenzione l’anoressia è un’altra cosa. E non solo perché chi ne soffre nasconde i propri rituali, mentre chi mangia sano cerca di far proseliti, e a volte d’imporre le regole alla famiglia. E può succedere che per mangiar bene si rinunci alla convivialità, alle uscite con gli amici. Nei casi gravi la giornata ruota intorno al cibo, ogni acquisto è preceduto da un esame delle etichette, e c’è chi mangia solo alimenti cucinati nelle proprie pentole. E quando non si mangia, si parla solo o quasi di che cosa s deve – e soprattutto non si deve – mangiare. Uno stile di vita intrusivo e pervasivo, che somiglia a quello di chi soffre di u disturbo ossessivo compulsivo, “con la differenza che chi ha idee ossessive in genere se ne rende conto”, osserva Ferrari, “mentre l’ortoressico pensa di essere nel giusto”. Spinto dalla generale passione per il cibo, e, ancor più dalla moda di test per individuare intolleranze cere o presunte. “Oggi abbiamo più strumenti per indagare. Ma non è facile verificare la validità delle informazioni che ci arrivano”, racconta Ferrari. Per questo, alcuni studi indicano che spesso chi soffre di ortoressia frequenta assiduamente nutrizionisti e dietologi. E cerca di riprendere il controllo della propria vita facendo “la cosa giusta”. “Chi è ossessionato dal regime sano sente di occuparsi di se stesso”, spiega Bertelli. “Percepisce di puntare a un obiettivo tutto sommato raggiungibile, e grazie all’ipercontrollo sente aumentare l’autostima”. L’altra faccia della medaglia è l’ansia che si scatena quando non si riesce a mangiare come si vorrebbe: “Chi si alimenta in modo sano ma equilibrato sa che non succede niente se ogni tanto si concede uno strappo”, osserva Bertelli. “Mentre chi entra nell’ossessione non è più libero di fare eccezioni, se sgarra va nel panico, si sente sporco”. E finisce per ammalarsi perché sta troppo attento alla salute. Si tratta di certezze difficili da incrinare, “anche se oggi molti nutrizionisti capiscono quando dietro alla richiesta di una dieta sana c’è un disagio, e a volte collaborano con uno psicoterapeuta”, dice Ferrari. Conferma Bertelli. “Questi disturbi si possono affrontare. Ma non da soli. Bisogna chiedere un supporto psicologico e riscoprire la libertà nell’alimentazione”.
Paola Emilia Cicerone – Dossier – Donna di La Repubblica – 24 aprile 2018 -

venerdì 30 marzo 2018

Speciale: Qualche Ricetta per il Menù Pasquale 2018!...


Torta primavera di Asparagi
Per 6 persone

2 paste sfoglie fresche rotonde, 1 kg di asparagi, 2 uova, 1 piccola scamorza fresca, 40 gr di parmigiano grattugiato, 1 confezione di pancetta affumicata, 1 scalogno, 150 gr di panna liquida, 2 uova, ½ bicchiere di vino bianco, ½ bicchiere di brodo vegetale, olio, sale, pepe. Burro e farina per la pirofila.

Pulire e lavare gli asparagi. Tagliare le punti lunghe 4 cm e a fettine il resto del gambo, eliminando la parte dura. Affettare finemente la scamorza.
In una padella con 2 cucchiai di olio fare rosolare leggermente lo scalogno, unire la pancetta a dadini e farla dorare. Chiudere il fuoco, prelevare con un mestolo forato la pancetta e tenerla da parte. Rimettere sul fuoco, scaldare, aggiungere le punte e le fettine di asparagi, mescolare, cuocere qualche minuto, bagnare con ½ bicchiere di vino bianco, fare evaporare, aggiungere ½ bicchiere di brodo vegetale, coprire e cuocere per 8 minuti, salare e pepare. Prelevare con delicatezza le punte di asparagi e tenerle da parte. Mettere i residui asparagi, scalogno e sugo nel frullatore. Frullare bene.
Foderare una pirofila rotonda di circa 25 cm di diametro imburrata e infarinata con una pasta sfoglia facendo strabordare un poco dal bordo la pasta. Forare il fondo della pasta con i rebbi di una forchetta. Mettere nel fondo il frullato di asparagi, ricoprire con le fettine di scamorza e con le punte di asparagi e i dadini di pancetta, ben distribuite in modo circolare.
In una scodella battere le uova con la panna, un pizzico di sale e il parmigiano grattugiato.
Versare il composto nella tortiera e ricoprire il tutto con l’altro disco di sfoglia sigillando bene i bordi con la prima sfoglia. Ungere di olio la superficie della pasta e forarla leggermente con i rebbi della forchetta. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 35 minuti. Servire la preparazione tiepida o fredda a fette

Velocissimo Pasticcio di Tonno
Per 6 persone

300 gr di tonno sott’olio, gr. 500 di patate, gr.150 di sottaceti, maionese.

Lessate le patate, pelatele e passatele al passapatate, mescolatele con il tonno sbriciolato e i sottaceti tritati grossolanamente. Condite con un filo d’olio e un po’ di sale e versate la massa in uno stampo a cupola, lasciandola riposare per un’ora. Sformate il pasticcio su un piatto da portata e copritela con la maionese che stirerete con la forchetta.

Tagliolini con Ricotta e pasta di Olive
Per 4 persone

450 gr di tagliolini, 200 gr di ricotta, erba cipollina, un ciuffo di basilico, 100 gr di pasta d’olive, 1 scalogno, olio, sale.

In un padellino con 4 cucchiai d’olio, fate appassire a fuoco lento, lo scalogno affettato finissimo e due cucchiai di erba cipollina. Chiudete il fuoco e lasciate il padellino coperto a riposo per 10 minuti.
Mettete la ricotta in una ciotola, lavoratela con un cucchiaio di legno per ammorbidirla, passate da un colino l’olio del padellino e unitelo alla ricotta, salate leggermente e mescolate. Unite la pasta di olive e amalgamatela bene fin che sia perfettamente omogenea.
Staccate le foglie al basilico, lavatele e asciugatele.
In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione fate cuocere al dente i tagliolini e prima di scolarli, prelevate 2 cucchiai d’acqua di cottura e uniteli alla crema di formaggio. Scolate la pasta e conditela con la crema e le foglie di basilico spezzettate con le mani. Servire.

Carrè di Agnello in crosta
Per 6 persone

1 carré di 1 kg e 200, 2 cucchiai di erba cipollina, un ramo di rosmarino, un ciuffo di prezzemolo, 1 cucchiaio di timo, pangrattato, 2 cucchiai di senape, 1 bicchiere di vino rosso, olio, sale e pepe.

In un tegame, scaldate 5 cucchiai d’olio e fate rosolare il carré, salate e pepate. Tritate finemente gli aghi del rosmarino e le foglie del prezzemolo. Uniteli all’erba cipollina, al cucchiaio di timo, 2 cucchiai di pangrattato. Mescolate bene.
Togliete il carré dal fuoco e spalmatelo con la senape. Cospargetelo interamente con le erbe tritate.
Trasferite il sugo di cottura del tegame in una teglia da forno, metteteci il carré e fatelo cuocere in forno preriscaldato a 190° per 30 minuti. Allungate il fondo di cottura con il vino rosso, lasciate cuocere ancora 5 minuti e toglietelo.
Sistematelo su un piatto da portata, servitelo cosparso con la sua salsa di cottura.

Lo Sapevate Che: L'Occidente ha sbagliato tutto...


Kasimpasa è un quartiere di Istanbul di cui le guide turistiche non parlano: non ci sono edifici storici e pochi conoscono le sue strade strette e ripide con vista mozzafiato sul Corno d’Oro. Eppure qui è nato, nel 1954, il presidente Tayyip Erdogan, che ha cambiato la posizione della Turchia sulla mappa della geopolitica: da Paese filo-occidentale, come lo voleva il padre fondatore Ataturk, al più inaffidabile dei Paesi della Nato, che qui ha testate nucleari con la nostra complicità e la guerra Siriana. Entrata in marzo nel suo ottavo anno, la guerra era cominciata con l’obiettivo di abbattere il regime di Assad. Ma adesso Ankara si trova dall’altra parte, alleata della Russia e dell’Iran, i maggiori sostenitori del regime di Damasco. Quando in aprile a Istanbul si terrà il vertice trilaterale tra Erdogan, Vladimir, Putin e il presidente iraniano Hassan Rohani, verrà sancita la nuova posizione di Ankara, scesa a patti con la Russia. La Siria è stata un colossale errore di calcolo. Poco dopo l’inizio della rivolta popolare tutti pensavano che Assad avrebbe fatto rapidamente la fine di Ben Alì, di Mubarak e di Gheddafi. Il 6 luglio del 2011 l’ambasciatore americano Robert Ford andò a passeggiare seguito dalle telecamere in mezzo ai ribelli armati di Hama: era il segnale lanciato dal segretario di Stato Hilary Clinton, con l’appoggio della Gran Bretagna e della Francia, che Assad era un Bersaglio da colpire in ogni modo. Scattava così una guerra per procura contro il maggiore alleato dell’Iran, già nel mirino degli Usa, degli schicchi del golfo e di Israele. In Turchia arrivarono le prime ondate di profughi ma anche i guerriglieri feriti, curati in una lussuosa clinica di Antiochia, pagata dal Qatar. La Turchia di Erdogan, forte dell’approvazione americana, aveva aperto sul confine “l’autostrada del Jihad”: 40 mila combattenti da tutto il mondo musulmano affluirono in Siria. Qualche tempo dopo molti di loro si arruolarono nel Califfato. La comparsa dell’Isis fu accolta da Ankara con pragmatismo: i jihadisti vennero rifornii di armi per tenere a bada i curdi di Kobane. Era uno schema collaudato. Nel 1979, dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan, gli Stati Uniti sferrarono l’attacco all’Armata Rossa usando i mujaheddin basati in Pakistan e finanziati dalle monarchie del Golfo. Nel 1988 i sovietici si ritirarono e l’anno seguente crollava il Muro di Berlino, un grande successo, almeno in apparenza. Nella guerra siriana le Turchia ha fatto la parte del Pakistan; Arabia Saudita e Qatar si sono disputati la protezione delle formazioni jihadiste; e Israele osservava con soddisfazione lo sgretolamento del regime siriano, anello della Mezzaluna sciita che con gli Hezbollah libanesi è la spina nel fianco di Gerusalemme. Ma il 30 settembre 2015 l’ingresso in campo della Russia ha ribaltato la situazione. L’Isis era all’apice, le cellule jihadiste ispirate del Califfato seminavano il terrore in Europa. La Turchia prima ha tentato di opporsi a Mosca, abbattendo un caccia russo, poi ha capito che l’Occidente non sarebbe mai intervenuto per far fuori Assad e si è messa d’accordo con Putin e gli ayatollah perché si stava materializzando l’incubo peggiore per Ankara: l’embrione di un stato dei curdi siriani, considerati dai turchi “terroristi” e alleati del Pkk, il partito armato con cui la Turchia è in conflitto da quarant’anni. L’avventura siriana stava costando cara. Erdogan aveva importato il terrorismo in casa e quasi tre milioni di profughi ai quali era arrivato a promettere la cittadinanza – con l’obiettivo di allargare il suo bacino elettorale – sollevando il malcontento della popolazione, irritata dalla concorrenza di manodopera a basso costo. Non restava che il ricatto: Erdogan ha proiettato migliaia di profughi sulla rotta balcanica ottenendo in cambio, per trattenerli, l’accordo con la Germania e l’Unione europea. In questa guerra i civili sono stati e continuano a essere gli ostaggi di tutti: di Assad, dei Jihadisti, dei turchi, degli iraniani, dei russi. U disastro umanitario e morale. Per non parlare del fallimento politico. Gli Stati Uniti, dopo avere usato i curdi per combattere il Califfato, li hanno abbandonati. Ma il rompicapo maggiore è proprio la posizione strategica della Turchia. Alleato o avversario? Ankara, dopo oltre 70 anni, ha cambiato campo e dopo il fallito golpe del 2016 ha silurato 400 ufficiali di collegamento con la Nato- Il risultato oggi è il seguente: non c’è democrazia in Siria, sostenuta da Putin e dagli ayatollah, e neppure in Turchia, diventata una grande prigione d giornalisti e oppositori. Un capolavoro di ipocrisia, e forse anche di imbecillità, al quale l’Occidente non è estraneo.
Alberto Negri – L’Espresso – 25 marzo 2018 –

giovedì 29 marzo 2018

Speciale: Qualche "Dolce per Pasqua!...


Ciambella Pasquale, Ciureki, ricetta Greca
Per 8 persone

1 ½ kg di farina, 400 gr di zucchero, 320 gr di burro, 100 gr di lievito di birra, 230 gr di latte intero, 8 uova, 1 cucchiaio di mastica tritata, ½ cucchiaino di achlepi (spezia), 1 etto di mandorle abbrustolite, pelate e tritate.

Fare sciogliere il lievito in un contenitore in un po’ di latte tiepido e aggiungere 4 cucchiaiate di farina. Lasciare il tutto in un luogo caldo per gonfiarsi.
Quando sarà raddoppiata la massa, mettere la farina residua in un grande contenitore, fare un buco nel mezzo e aggiungere l’impasto lievitato.
In una casseruola versare il resto del latte, lo zucchero, le uova, il machlepi, la metà della mastica e 250 gr di burro. Scaldare gli ingredienti, mescolarli bene e versarne la metà nel contenitore con la farina. Impastare, sciogliere anche il rimanente burro e tenerlo vicino. Aggiungere anche l’altra metà degli ingredienti e continuare a impastare con le mani sempre umide bagnandole nel burro fuso. La pasta non deve risultare né troppo dura né troppo tenera. Se è necessario aggiungere ancora un po’ di farina. Coprire l’impasto e tenerlo in luogo caldo per lievitare.
Formare i ciureki come una treccia e bastoncini arrotolati a ciambellina. Spalmarli con un rosso d’uovo battuto.
Fare cuocere in forno preriscaldato a 180 per 45 minuti. Che delizia!

Cheesecake Pasquale
Per 6 persone

200 gr di cracker (o fette biscottate), 200 gr di burro, 35 gr di zucchero, un pizzico di cannella, un cucchiaio di farina.
Per il ripieno: 350 gr di formaggio fresco cremoso (Philadelphia, ecc.), 100 gr di panna, 100 gr di zucchero, 2 uova, 1 limone, un pizzico di sale.
Per decorare: 150 gr di fragole, 50 gr di mirtilli, 1 cucchiaio di zucchero.

Con il mattarello sbriciolare i cracker, riducendoli in polvere, metterli in una ciotola, aggiungere il burro, fuso in un tegamino a parte, lo zucchero e la cannella.
Mescolare gli ingredienti con un cucchiaio di legno, versare il composto in una tortiera del diametro di circa 22 cm, imburrata e infarinata, premendo leggermente il composto con il dorso di un cucchiaio, formando uno strato uniforme sul fondo e sulle pareti. Preparare il ripieno: Lavorare il formaggio con lo zucchero, aggiungere le uova, il succo e la buccia del limone grattugiata, il sale, la panna e amalgamare gli ingredienti. Versare il composto nella tortiera preparata, stenderlo con una spatola, distribuendo in uno strato uniforme. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti.
Lasciare raffreddare completamente, poi sformare su un piatto da portata.
Creare delle decorazioni sul bordo e sulla superficie con le fragole tagliate per lungo e i mirtilli a cerchio. Cospargere con zucchero a velo.

Delizia Alsaziana di Pasqua, cucina Alsaziana Ebraica
Per 6 persone

200 gr di cioccolato nero fondente, una chicchera di caffè, 200 gr di mandorle tritate, 200 gr di zucchero semolato, 6 uova.

Fondere in un pentolino a bagnomaria il cioccolato a pezzetti con la chicchera di caffè. Aggiungere, fuori dal fuoco, le mandorle tritate e lo zucchero, i 6 tuorli d’uovo e le chiare montate a neve. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti.

Lo Sapevate Che: I "Caschi blu" al servizio della conoscenza...


Il 14 Gennaio scorso Ahmadreza Djalali ha compiuto 46 anni. È il secondo compleanno che trascorre lontano dai suoi due figli, Amitis e Ariou, e dalla moglie vida. Ahmad è un ricercatore iraniano esperto di medicina dei disastri e assistenza umanitaria, residente di Svezia, da anni collaboratore della Vrije Universiteit di Bruxelles dell’Università del Piemonte Orientale. Da quasi due anni si trova nel carcere di Evin, a Teheran, dove era stato invitato per tenere alcuni seminari. Accusato di spionaggio, ad Ahmad non è mai stato garantito il diritto a un giusto pro stando cesso. Lo scorso ottobre il Tribunale rivoluzionario lo ha condannato a morte. La pena è stata sospesa, ma poi, stando alle ultime notizie, riconfermata. Per la sua liberazione sono stati lanciati appelli dall’Italia, dalla Svezia e dal Belgio, e si sono mobilitati premi Nobel e diverse associazioni tra cui Amnesty International e la Federazione Italiana per i Diritti dell’Uomo. Ma la sua sorte è ancora nelle mani di un regime pronto a condannare ciò che Ahmad, in quanto ricercatore, rappresenta: la libertà di studio e di pensiero e la collaborazione internazionale. In tutto il mondo ci sono almeno 82 accademici imprigionati: 55 sarebbero invece gli studiosi uccisi, scomparsi o che hanno subito altri tipi di violenze e 45 quelli perseguitati. I numeri arrivano dal report di Scholars at risk, un network internazionale che difende la libertà di ricerca e promuove iniziative per proteggere gli studiosi minacciati, oppressi e a rischio di morte. Il report, che riferisce i casi registrati dal primo settembre 2016 a fine agosto 2017, parla di 257 casi di attacchi verificati contro la libertà accademica in 35 paesi. Si tratta per lo più di zone di crisi e di guerra o dove si sono manifestate correnti estremiste, come la Siria, il Pakistan, la Turchia, il Venezuela. In quei territori la libertà di istruzione, di ricerca e di pensiero, per le quali nel nostro “più fortunato” Occidente si è a lungo lottato, sono percepite come un pericolo dal regime o dalla dittatura di turno e, per questo, limitate o ostacolate. Non m stancherò di ripetere che un ricercatore recluso deve essere vissuto al pari di un’aggressione a un corpo diplomatico o a un soldato in servizio di peacekeeping. Ogni attacco a chi è impegnato nella ricerca è un’aggressione a un “casco blu” al servizio della conoscenza. Dopo la notizia della condanna a morte di Ahmad, in Senato abbiamo presentato un’interpellanza al Governo sottoscritta da 133 senatori, la stessa è stata proposta da 90 deputati. Ma ci sono state anche iniziative personali all’interno dell’Accademia. La professoressa Nicoletta Filifhedda dell’Università del Piemonte Orientale, per esempio, ha declinato l’invito dell’Istituto Royan di Teheran di candidare un suo studio per un premio scientifico promosso dall’Ira. Anche a me lo scorso anno è capitato di declinare l’invito a un evento scientifico in Iran. Ritengo sia nostro dovere occuparci con azioni concrete di storie di diritti negati come questa, in quanto sono solo apparentemente lontane dalle nostre vite. La memoria, inevitabilmente, ci ricorda anche la tragica sorte del giovane Giulio Regeni. Non potremo dire di aver definitivamente conquistato un diritto finché questo non sarà garantito a tutti. Di recente il governo svedese ha conferito ad Ahmad la cittadinanza. Una decisione che ha contribuito a mantenere alta l’attenzione a livello internazionale sul caso. Mi auguro non rimanga l’unica iniziativa in grado di comunicare all’Iran che l’Europa non ha intenzione di abbandonare Ahmad. Amitis, Ariou e Vida lo aspettano a casa.
Elena Cattaneo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 24 marzo 2018