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lunedì 6 agosto 2012

Fa Caldo: Piatti freddi Unici


Insalata Di Pasta Con Peperoni E Tonno

Per 6 persone

450 gr di penne rigate, 250 gr di buon tonnno sott’olio, 150 gr di pomodorini ciliegia tagliati a metà, 1 peperone giallo privato dei semi e delle costole bianche e ridotto a julienne, 1 cipolla dolce tagliata ad anelli sottili, 2 spicchi d’aglio tritati dinemente, 1 cucchiaino di origano secco, olio evo, sale, pepe nero.

Fare cuocere la pasta al dente in abbondante acqua salata. Scolarla sotto l’acqua fredda e riscolarla ancora. Trasferirila in un’insalatiera e condirla con 2 cucchiai d’olio.  Scolare il tonno, spezzettandolo con una forchetta e unirlo alla pasta con i pomodori e i peperoni, gli anelli di cipolla, l’aglio e l’origano. Condire con 3 cucchiai d’olio, regolare il sale e il pepe. Mescolare accuratamente. Coprire la zuppiera con la pellicola trasparente e tenere in frigorifero per 15 minuti prima di servire.



Focaccine All'Acciuga Con Insalata Multicolore

Per 8 persone

gr 500 di farina, 30 gr di lievito di birra, 90 gr di filetti di acciuga sott’olio, un mazzo di foglie di tarassaco, 100 gr di soncino, 50 gr di spinaci da insalata, il cuore di un radicchio di Treviso, una costola di sedano, ½ avocado, 2 cipollotti, un ciuffo di coriandolo, aceto zucchero, olio, sale, pepe.

Per la focaccia: versate sul piano di lavoro, a fontana, 500 gr di farina. Mettete nel centro 30 gr di lievito sciolto in poca acqua calda, con ½ cucchiaio di sale e un cucchiaino di zucchero. Man mano che impastate, aggiungete 3 dl di acqua tiepida. Aggiungete 90 gr di filetti d’acciuga tagliati a tocchetti e il loro olio di conservazione, lavorate l’impasto con entrambe le mani, formate una palla, ungetela con un po’ d’olio, mettetela in una terrina unta d’olio, ricopritela con pellicola per alimenti e fatela lievitare per 20 minuti. Rilavorate brevemente la pasta, dividetela in 8 parti e stendetela in forme ovali dello spessore di mezzo centimetro. Disponetele sulla placca del forno spennellata con 2 cucchiai d’olio emulsionati con 4 cucchiai d’acqua. Copritele con la pellicola e lasciatele lievitare ancora per 20 minuti. Su ciascuna focaccina, praticate con un coltello, dei tagli a lisca di pesce, incidendole fino in fondo. Cuocetele in forno, dove avrete messo una ciotolina piena d’acqua calda, da togliere dopo 10 minuti di cottura, già caldo a 200° per 25 minuti. Sfornate e fate intiepidire.

Per l’insalata: riunite in una terrina un mazzo di foglie di tarassaco, 100 gr di soncino, 50 gr di spinaci da insalata, il cuore di un radicchio di Treviso, spezzettato, una costola di sedano affettata e mezzo avocado sbucciato e ridotto a pezzettini. Sciogliete ½ cucchiaino di sale in 2 cucchiai d’aceto, 6 cucchiai d’olio, pepate e aggiungete 2 cipollotti tagliati sottilmente e le foglioline di un ciuffo di coriandolo, tagliate con le forbici. Condite l’insalata e servitela con le focaccine ancora tiepide.


domenica 5 agosto 2012

Lo Sapevate Che: Ma Nessuno Può Fermare L'intervento di Draghi

LA crisi dell'euro rispecchia il fallimento d'una politica senza prospettive. Al governo tedesco manca il coraggio di andare oltre uno status quo divenuto insostenibile. Questa è la causa del continuo peggioramento della situazione, nell'Eurozona negli ultimi due anni, malgrado ambiziosi programmi di salvataggio e innumerevoli vertici di emergenza.

Questo drastico giudizio l'ha scritto ieri sul nostro giornale Jurgen Habermas, un filosofo, uno storico, un profondo studioso dei pregi e dei difetti della democrazia. Concordo da tempo con la sua opinione e con quella di tutti coloro che hanno voglia di capire quali siano le vere cause che attanagliano l'Unione europea e in particolare i 17 Paesi dell'Eurozona.

Personalmente e nonostante questo giudizio di fondo sono stato ottimista sull'esito finale poiché non pensavo che l'Europa arrivasse al punto di volersi suicidare. E riponevo grande fiducia nella competenza tecnica e nella visione politica di Mario Draghi e nella forza e nell'indipendenza della Banca centrale europea da lui guidata. La conferenza da lui tenuta a Londra alcuni giorni fa aveva confermato queste speranze ed era stata anche positivamente accolta dai mercati. Poi nella mattinata di giovedì scorso si è svolta la riunione del consiglio direttivo della Bce e la conferenza stampa del suo presidente il quale, stando a chi gli ha parlato subito dopo, era felice del risultato.

Sedici membri di quel consiglio, formato dai governatori delle Banche centrali nazionali, avevano manifestato opinioni pienamente in
linea con quelle del presidente ed uno soltanto si era dissociato. Ora sono in corso gli studi necessari ad approntare gli strumenti operativi e su di essi ci sarà il voto definitivo del consiglio.
I mercati giovedì hanno accolto molto negativamente i risultati di quel vertice, ritenendoli ancora una volta insufficienti e interlocutori. Ma il giorno dopo  -  venerdì  -  c'è stata una netta inversione di tendenza sia nelle Borse sia negli spread dell'Italia e della Spagna. Eppure non era accaduto nulla di nuovo in quelle 24 ore che giustificasse le aspettative. Un errore di valutazione giovedì e un ripensamento venerdì?

I mercati  -  si sa  -  sono molto volatili ma la loro "volagerie" è sempre motivata da una causa, un dato nuovo, una più chiara e autentica spiegazione. Ma nulla di simile è accaduto. Allora perché un capovolgimento così improvviso e così vistoso? E che cosa c'è da aspettarsi per domani quando i mercati riapriranno?

* * *

Desidero ricapitolare le conclusioni raggiunte dal consiglio della Bce e riassunte da Draghi.
1  -  Il tasso ufficiale di sconto e il tasso riservato ai depositi delle banche presso la Bce sono rimasti invariati: 0,75 il primo e zero il secondo.
2  -  La Bce entro la fine di agosto interverrà sul mercato secondario per acquistare titoli pubblici a scadenza breve per cifre illimitate. Scadenza breve s'intendono Bot a un anno.
3  -  Si tratta dunque di operazioni tipicamente monetarie che possono tuttavia essere molto utili anche al Tesoro se limiterà le emissioni di Bpt e accorcerà la durata media del debito pubblico. Questa politica di accorciamento della durata media può essere adottata per un paio d'anni senza particolari difficoltà.
4  -  L'intervento della Bce avverrà però soltanto sui titoli pubblici di quei Paesi che lo avranno chiesto al fondo "salva Stati" sottoscrivendo con le autorità dell'Eurozona nuove condizioni ritenute necessarie. Una volta ottenuto l'ok dalle predette autorità la Bce darà inizio agli acquisti limitatamente ai Bot con scadenza breve fino al massimo di 12 mesi.
5  -  La Bce non esclude  -  ma senza impegno  -  altre iniziative come per esempio nuova liquidità alle banche che ne facessero richiesta, allentamento dei collaterali offerti in garanzia e perfino finanziamento diretto di imprese con l'acquisto di obbligazioni da esse opportunamente garantite.
Fin qui il resoconto di Draghi. Come sopra ricordato i mercati giudicarono negativamente sia la limitazione dell'intervento a titoli a scadenza breve sia il rinvio delle operazioni alla fine d'agosto sia, soprattutto, la necessità dell'ok del fondo "salva Stati". Ma il giorno dopo cambiarono idea. Forse sarà opportuno a questo punto qualche spiegazione e qualche osservazione.

La Bce non è una Banca centrale come tutte le altre. In comune ha soltanto l'indipendenza dai governi con un aspetto che ne rafforza l'azione operativa: le altre Banche centrali hanno il governo del loro Paese come interlocutore. La politica fiscale ed economica è esclusivo appannaggio del governo, la Banca centrale ha come compito la politica monetaria, la stabilità dei prezzi, la fissazione del tasso di sconto e la vigilanza sul sistema bancario.

La Bce invece non ha alcun governo come interlocutore e non lo avrà fino a quando non sia nato il nucleo d'un governo europeo con sovranità sul fisco e sulla politica economica degli Stati confederati.
Naturalmente anche la Bce ha dei vincoli operativi che risultano dai Trattati europei e dal suo Statuto. Le sono vietate operazioni di acquisto di titoli pubblici sul mercato primario. Le finalità da perseguire sono: assicurare la liquidità al sistema, evitare che il tasso di inflazione superi i limiti ritenuti appropriati, evitare situazione di deflazione, mantenere la stabilità dei prezzi, fissare il tasso ufficiale di sconto.

Questo è il quadro. Aggiungo  -  l'ho già scritto molte volte e lo ripeto  -  che la Bce è il solo istituto europeo dotato d'una formidabile potenza di fuoco e d'una capacità operativa rapida, naturalmente entro i limiti stabiliti dai Trattati e dallo Statuto.

* * *

Né i Trattati né lo Statuto prevedono che la Bce abbia bisogno d'un ok dal fondo "salva Stati" per adottare interventi che Trattati e Statuto prevedono nelle sue finalità. Per la semplice ragione che Trattati e Statuto enumerano i poteri e i vincoli della Bce da quando fu fondata quattordici anni fa mentre il fondo "salva Stati" non ha più d'un anno di vita.
E allora: non c'è dubbio alcuno che non esistano pericoli d'inflazione, Draghi l'ha detto decine di volte in pubbliche dichiarazioni e i tassi d'inflazione sono certificati dal bollettino della Banca.
Non c'è tuttavia dubbio alcuno che la stabilità dei prezzi e la stessa politica monetaria sono fortemente turbate dalle differenze dei tassi d'interesse derivanti dai diversi rendimenti dei titoli sovrani a scadenze quinquennali e decennali.
Non c'è infine dubbio alcuno che in alcuni Paesi dell'Eurozona è in atto una profonda recessione e una altrettanto marcata deflazione.

Poiché questo stato di cose è certificato dalla stessa Bce e rientra nelle finalità che essa ha l'obbligo di perseguire, non si vede ragione alcuna che essa debba o voglia ottenere l'ok del fondo "salva Stati" per realizzare obiettivi che non menzionano affatto quell'ok.
Ho grandissima stima ed anche affettuosa amicizia per Mario Draghi ma questo non mi impedisce di porgli la domanda: perché l'acquisto di titoli a breve in Spagna e in Italia dev'essere autorizzato? L'Italia in particolare ha varato con l'approvazione del Parlamento la riforma delle pensioni, la riforma del lavoro, la revisione della spesa e tutte le misure previste nella lettera firmata nell'agosto scorso da Trichet e dallo stesso Draghi, ivi compreso il pareggio del bilancio entro il 2013. È sottoposta, l'Italia, come tutti gli Stati dell'Unione alla vigilanza e al monitoraggio della Commissione europea.

È carente  -  questo sì  -  per quanto riguarda la crescita e la produttività, ma questi obiettivi non sono raggiungibili da un singolo Paese dell'Unione se non sono inquadrati e sostenuti da una politica dell'intera comunità europea. Crescere e aumentare la produttività in un sistema rigorista che non prevede crescita, ma soltanto recessione e deflazione, è impensabile. Non c'è bisogno di citare e demonizzare Keynes, basta ricordare Beveridge e Roosevelt ed anche quel brav'uomo di Hoover che precipitò gli Usa e l'Europa nel baratro del '29.

Domenica scorsa avevo chiesto a Draghi: se non ora, quando? Gli ripropongo la domanda leggermente modificata: perché non ora? Aspetta che Monti si sottoponga a ulteriori condizioni ma con quale certezza per il futuro? Certezze, non promesse da marinaio. Se Monti piegherà la testa stimolerà i mercati ad aggredire i titoli pubblici italiani. Che farà in quel caso Draghi? Difenderà il muro quando già sarà crollato?

Può darsi che questo vogliano i falchi della Bundesbank, i liberali tedeschi, la Csu della Baviera, gli hedge funds e le grandi banche americane ed anche Romney e Wall Street e la City. Ma questa è l'anti-Europa cui si aggiunge la rabbia sociale in tutti i Paesi.
Quanto alla Bundesbank, essa fa parte organica della Bce alla quale ha delegato come tutte le altre Banche nazionali la politica monetaria, la stabilità dei prezzi, la lotta contro la deflazione. Può votar contro nel consiglio direttivo ma poi deve comportarsi come la maggioranza avrà deciso. Questa è la regola e spetta a Draghi farla valere.
Lo ripeto, con amicizia e stima: perché non ora?
Eugenio Scalfari 5-8-12 – La Repubblica -

Pensieri: Saluto



Buon Pomeriggio e Buona Serata a tutti!

Lo Sapevate che: Il Barolo



 L’Italiano Con Accento Straniero

Nelle Langhe sono oltre duemila gli immigrati che si occupano di tutto il ciclo produttivo del vino dice Gianni Gagliardo, dell’Azienda di La Morra: “ senza di loro, il settore non avrebbe retto”

La Morra (Cuneo). Le rughe della faccia segnata dal sole e le mani piene di calli sono le stesse dei vecchi contadini piemontesi che hanno coltivato per decenni le vigne delle Langhe. Almeno fino a vent’anni fa, quando sulle colline del Barolo e del Barbaresco si sono affacciati per la prima volta loro, una nuova generazione di viticoltori immigrati dalla Macedonia, Albania e Romania e, dopo qualche anno, dal Maghreb e perfino dalla Cina. E sono loro, di fatto, ad avere raccolto l’eredità di un lavoro e di una tradizione che hanno reso famosi nel mondo questi vini nobili, simbolo di eccellenza del settore agroalimentare italiano.
Oggi tra i filari di vigneti in cui si prepara il terreno per la prossima vendemmia, il dialetto langarolo sta definitivamente sparendo, soppiantato dalle cadenze straniere: un segnale che rivela il mancato passaggio gerenazionale tra i vecchi lavoratori della Langa rurale e i trentenni e quarantenni di oggi, che non hanno voluto seguire le orme dei loro padri e dei loro nonni.
Gianni Gagliardo, fondatore dell’Accademia del Barolo, è uno tra i più accreditati produttori vitivinicoli della zona. Nella sua azienda e cantina di La Morra, vicino a Barolo, si utilizza manodopera straniera. “I lavoratori immigrati sono per noi una risorsa indispensabile” spiega, guidandoci tra i suoi vigneti di Nebbiolo, “non solo per portare a termine il lavoro stagionale legato alla vendemmia, ma anche per l’intero ciclo di produzione, dalla cura della terra e della vigna fino all’imbottigliamento e all’etichettatura”.
Gagliardo parla chiaro quando ammette che “se non fosse arrivata questa forza lavoro, la regione non sarebbe più stata in grado di produrre uve”, e, questo avrebbe compromesso la tenuta di un settore che oggi regge ancora bene nonostante la crisi.
Secondo le stime della Flai-Cgil piemontese, la Federazione lavoratori dell’agroindustria, attualmente nelle sole Langhe, suk versante di Cuneo gli stranieri impegnati nei vigneti sarebbero più di duemila, tra stagionali e assunti a tempo indeterminato.
“Anche le cooperative senza terra sono sempre più numerose” dice Valter Crespo, segretario regionale della Flai. “Parliamo di realtà create e gestite direttamente da immigrati, soprattutto romeni, cui il produttore affida la gestione della vigna e la coltivazione dei terreni. E’ una tendenza che rende bene l’idea del cambiamento in atto nella vita contadina della Langa”.
La storia di Agron Ndou, ma tutti qui lo chiamano Agostino, immigrato dalla regione di Shkoder in Albania, e oggi assunto nell’azienda di Gagliardo, racconta questo fenomeno meglio di qualunque ricerca statistica. “Negli anni Novanta il mio Paese ha vissuto una drammatica situazione di oppressione e di crisi economica” dice. “Non c’era lavoro, la gente scappava. Dopo varie traversie, tramite un parente sono arrivato nelle Langhe, dove ho trovato un impiego in vigna, prima occupandomi della terra e poi delle uve. Oggi sono integrato nella comunità, ho una moglie e tre figli che vivono qui. Non capisco perché i ragazzi italiani si rifiutino di fare questo lavoro.
Guido Andruetto – Venerdì di Repubblica 20-7-12

Addociamoci la bocca!


Crema Fredda Di Pere

Per 4 persone

5 pere, 2 lime, 4 albumi, 225 gr di zucchero, 12 ciliegie fresche o sciroppate, un pizzico di vanillina, sale.

Sbucciate le pere, tagliatele a pezzi e fatele cuocere per 15 minuti in un dl di acqua. Fatele raffreddare e frullatele, unite il succo dei lime e la vanillina e riducete a crema. Montate a neve con le fruste gli albumi con 125 gr di zucchero, per 5 minuti, fino a che il composto sia lucido e denso. Incorporatelo al composto di pere delicatamente dal basso verso l’alto, per evitare di smontarlo. Nel frattempo versate in un pentolino 100 gr di zucchero e o,5 dl di acqua fredda, mescolando finchè il caramello avrà assunto un bel colore biondo scuro. Immergetevi uno alla volta le ciliegie. Una volta caramellate lasciatele raffreddare su un foglio di carta da forno. Se invece utilizzate ciliegie sciroppate, scolatele, asciugatele molto bene prima di immergerle nel caramello. Servite la mousse ben fredda, decorando il piatto con le ciliegie.

Pomodori, che Bontà!....


Crostata Di Pomodori, Cipollotti E Erbe

Per 6 persone

1 panetto di pasta frolla salta, come da “ricetta base per la crostata”, ma senza parmigiano, 500 gr di zucchine in fiore, un mazzetto di erbe miste (basilico, menta, erba cipollina), 2 uova, 200 gr di panna, 150 gr di formaggio fresco di capra, olio, sale, pepe, burro per la pirofila.

Imburrare la pirofila e foderare fondo e pareti con la pasta frolla salata. Punzecchiare la base con i rebbi di una forchetta e mettere la pirofila in frigorifero. Staccare i fiori dalla zucchine, dividerli in metà e tenerli al fresco. Lavare le zucchine, tagliarle a fettine sottili e saltarle in una padella con un filo d’olio, a fuoco vivace per pochi istanti, sempre mescolando. Battere le uova in una ciotola con la panna, un pizzico di sale, una macinata di pepe e una spolverizzata di erbe tagliuzzate. Tagliare a fettine il formaggio. Trasferire le zucchine e i fiori nel guscio della frolla, aggiungere il composto di panna e le fettine di formaggio. Metter la crostata in forno preriscaldato a 180° per 35 minuti. Sfornarla, farla intiepidire e sformarla sul piatto di portata. Servirla tiepida o a temperatura ambiente con una macinata delle residue erbette aggiunte all’ultimo minuto.
Da servire con una bevanda lassi preparata così: si mescolano 3 parti di acqua e 1 yogurt intero, si condisce con una macinata di pepe, una spruzzata di limone o lime e una spolverizzata di foglie di menta spezzettate


Teglia Di Perini e Pecorino

Per 4 persone

600 gr di pomodori perini, 2 coste di sedano, 1 cipolla bianca, 4 fogli di pane carasau, 250 gr di pecorino toscano, olio, sale.

Pulite la cipolla e tagliatela a fettine sottili. Lavate e tagliate a tocchetti il sedano. In una padella con 3 cucchiai d’olio, fate soffriggere cipolla e sedano, salate e cuocete a fiamma bassa per 10 minuti. Lavate i pomodori, puliteli e tagliateli a fettine sottili. Eliminate la crosta al pecorino e tagliatelo a fettine e poi a tocchetti. Ungete con olio una pirofila del diametro di circa 22 cm. Ammorbidite per qualche momento il pane carasau in acqua fredda. Scolatelo e formate uno strato sul fondo della pirofila. Distribuitevi sopra una parte del soffritto di sedano e cipolla. Proseguite con il pecorino, uno strato di pomodori e continuate fino a esaurimento degli ingredienti. Passate la pirofila in forno preriscaldato a 220° per 10 minuti e servite.