“Viva Trento italiana! Viva l'Italia!”
Cesare Battisti
Per la libertà di Trento e
dell'Italia
Giuseppe Cesare Battisti nasce il giorno 4 febbraio
1875 a Trento, periodo storico in cui la città fa parte dell'Impero
austro-ungarico. I suoi genitori sono Cesare Battisti, commerciante, e Maria
Teresa Fogolari, nobildonna. Dopo aver frequentato il ginnasio a Trento, si
trasferisce a Graz: qui si lega al gruppo dei marxisti
tedeschi, e con loro fonda un giornale che viene subito censurato. Dopo il
breve periodo di studi a Graz, si sposta a Firenze dove inizia a frequentare
l'università.
Consegue una laurea in Lettere nel 1898;
successivamente consegue una seconda laurea in Geografia. Segue le orme dello
zio materno, don Luigi Fogolari - il quale fu condannato a morte per
cospirazione dall'Austria e solo successivamente graziato - e abbraccia presto
gli ideali patriottici dell'irredentismo.
Abbandonati gli ambienti accademici dedica le sue
attività agli studi geografici e naturalistici, pubblicando alcune apprezzate
"Guide" di Trento e di altri centri della regione, insieme
all'importante volume "Il Trentino".
Parallelamente Cesare Battisti si occupa di problemi
sociali e politici: alla testa del movimento socialista trentino, si batte per
migliorare le condizioni di vita degli operai, per l'Università italiana di
Trieste e per l'autonomia del Trentino.
Nel 1900 fonda il giornale socialista "Il
Popolo" e quindi il settimanale illustrato "Vita Trentina", che
dirige per molti anni. Il desiderio di lottare per la causa trentina decide di
scendere attivamente in politica, si candida e nel 1911 viene eletto deputato
al Parlamento di Vienna (Reichsrat). Tre anni più tardi, nel 1914, entra anche
nella Dieta (riunione del popolo) di Innsbruck.
Il 17 agosto 1914, appena due settimane dopo lo
scoppio della guerra austro-serba, Cesare Battisti abbandona il territorio
austriaco e fugge in Italia, dove diventa da subito un propagandista attivo per
l'intervento italiano contro l'Impero austro-ungarico: tiene comizi nelle
maggiori città italiane e pubblica articoli interventisti su giornali e
riviste. Tra le città in cui soggiorna c'è Treviglio (dove risiede in via
Sangalli al numero 15).
Il 24 maggio 1915, l'Italia entra in guerra: Battisti
si arruola volontario con il Battaglione Alpini Edolo,
50ª Compagnia. Combatte al Montozzo sotto la guida di ufficiali come Gennaro Sora
e Attilio Calvi. Per il suo sprezzo del pericolo in azioni arrischiate riceve,
nell'agosto del 1915, un encomio solenne. Viene poi trasferito presso un
reparto sciatori al Passo del Tonale e successivamente, promosso ufficiale, al
Battaglione Vicenza del 6º Reggimento Alpini, operante sul Monte Baldo nel 1915
e sul Pasubio nel 1916.
Nel maggio 1916 si trova a Malga Campobrun per
preparare la controffensiva italiana. Il 10 luglio il Battaglione Vicenza
(formato dalle Compagnie 59ª, 60ª, 61ª e da una Compagnia di marcia comandata
dal tenente Cesare Battisti, di cui è subalterno anche il sottotenente Fabio
Filzi) riceve l'ordine di occupare il Monte Corno (1765 m) sulla destra del
Leno in Vallarsa, occupato dalle forze austro-ungariche. Durante le operazioni
molti Alpini cadono sotto i colpi austriaci, mentre molti altri vengono
fatti prigionieri.
Tra questi ultimi si trovavano anche il sottotenente Fabio Filzi e il tenente
Cesare Battisti stesso che, dopo essere stati riconosciuti, vengono incarcerati
a Trento.
La mattina dell'11 luglio Cesare Battisti viene
trasportato attraverso la città a bordo di un carretto, in catene e circondato da
soldati. Durante il percorso, numerosi gruppi di cittadini e milizie, aizzati
anche da poliziotti austriaci, fanno di lui bersaglio di insulti, sputi e frasi
infamanti.
La mattina seguente, il 12 luglio 1916, viene condotto
al Castello del Buon Consiglio insieme a Fabio Filzi. Durante il processo non
rinnega nulla del suo operato, ribadendo altresì la sua piena fede all'Italia.
Respinge l'accusa di tradimento a lui rivolta e si considera a tutti gli
effetti un soldato catturato in azione di guerra.
Alla pronuncia della sentenza di morte mediante
capestro per tradimento, per rispetto alla divisa militare che indossa, Cesare
Battisti prende la parola e chiede di essere fucilato anziché impiccato. Il
giudice gli nega questa richiesta e procede invece ad acquistare alcuni miseri
indumenti da fargli indossare al momento dell'impiccagione.
L'esecuzione avviene nella fossa dei Martiri, nel
cortile interno del Castello del Buonconsiglio. Secondo le cronache il cappio
legato intorno alla gola di Battisti, si spezza: tuttavia invece di concedergli
la grazia come sarebbe stata usanza, il boia Lang (venuto da Vienna, chiamato
ancora prima che il processo iniziasse) ripete la sentenza con una nuova corda.
Le ultime parole di Battisti sarebbero state: "Viva Trento italiana!
Viva l'Italia!"
Alla vedova Ernesta Bittanti (1871 - 1957) viene
liquidato l'importo di 10.000 lire dalla RAS, compagnia di assicurazione di
Trieste, all'epoca austroungarica. Lascia tre figli Luigi (1901 - 1946), Livia
(1907 - 1978) e Camillo (nato nel 1910).
Cesare Battisti è ricordato nella canzone popolare
"La canzone del Piave",
citato assieme a Nazario
Sauro e Guglielmo
Oberdan.
All'eroe nazionale italiano sono dedicati monumenti,
piazze, parcheggi e vie in tutta Italia. A Trento è stato eretto un grande
mausoleo sul Doss Trento, che sovrasta simbolicamente la città. La montagna su
cui venne catturato viene adesso chiamata Monte Corno Battisti.
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