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domenica 26 febbraio 2023

Speciale Ricette del 26 Febbraio 2023: Buona preparazione, ciao cari amici.

 

La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, di essere amati a dispetto di quello che si è.” Victor Hugo

 

 

Blinis di Spinaci, Pere e Taleggio a cubetti

Per 4 persone

 

Ingredienti:

200 gr di farina, 4 uova, 2,8dl di latte, 50 gr di spinaci novelli puliti da insalata, 1 spicchio d’aglio, olio, 2 pere, 80 gr di taleggio, 20 gr di scaglie di nocciole, 1 noce di burro, sale, pepe.

 

In una terrina mettere la farina e unirvi le uova e il latte. Aggiungere l’aglio tritato finissimo, gli spinaci tritati grossolanamente, il sale e il pepe. Scaldare una padellina, spennellarla con olio, versarvi un po’ della pastella e cuocere i blinis 2 minuti circa per parte. Continuare sino ad esaurimento della pastella. Mettere tutti i blinis sulla placca del forno foderata con carta di alluminio e fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 5 minuti. Nel mentre sbucciare le pere, tagliare la polpa a cubetti e farla rosolare a fuoco vivace con il burro e una macinata di pepe per 2 minuti, mescolando delicatamente. Servire i blinis tiepidi con le pere calde, il formaggio tagliato a cubetti e le scagliette di nocciole.

 

 

 

Rotolo di Formaggio e Erbette

Per 4 persone

 

Ingredienti:

6 uova, 300 gr di farina, gr 150 di erbette, gr 250 di emmental grattugiato, gr 200 di speck, un albume, olio, sale.

 

Lavare, scottare, tritare finemente le erbette, metterle in una terrina, mescolarle a 3 uova, 200 gr di emmental grattugiato e allo speck a dadini. Salare, mescolare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Impastare la farina con le uova rimaste e sale, una sfoglia, stenderla con il mattarello, ad una altezza di 3 mm., disporvi sopra l’impasto di erbe. Arrotolare la sfoglia, sigillando bene i lati. Spennellare il rotolo con l’albume, avvolgerlo in un canovaccio bianco e cuocerlo in acqua, a bagno maria, per un’ora circa. Levare il canovaccio e lasciare raffreddare. Prima di servire, ungerlo con un po’ di olio e cospargerlo con l’emmental rimasto. Tagliare a fette e metterlo su un piatto da portata.

 

 

 

Insalata di Arance

Per 6 persone

 

Ingredienti:

8 arance tarocco o sanguinelle, 100 gr di olive nere senza osso, 2 cipollotti, limone, olio, sale e pepe.

Pelare al vivo su un piatto le arance e tagliarle a fettine sottili, riunirle in una piccola insalatiera e aggiungere anche il succo delle arance nel fondo del piatto, tagliare a rondelle le olive nere, a fettine sottili i cipollotti, aggiungere il succo del limone spremuto. Mettere in una ciotolina 4 cucchiai d’olio, 1 cucchiaino raso di sale, una grattata generosa di pepe e mescolare accuratamente, condire con la salsina l’insalata, mescolare e servire.

 

 

 

Cannoli alla Ricotta

Per 4 persone

 

Ingredienti:

500 gr di ricotta di pecora, 250 gr di farina, 150 gr di zucchero, 1 cucchiaino di cacao amaro, 1 albume, 1 cucchiaio di Marsala o Rum, 1 pizzico di vanillina, 50 gr di arancia candita, 100 gr di pistacchi non salati, 50 gr di cioccolato fondente, zucchero a velo, 30 gr di strutto, olio, sale. Farina per il piano di lavoro

Impastare la farina con lo strutto, il cacao, il Marsala, 1 cucchiaio di zucchero e un pizzico di sale, aggiungendo man mano l’acqua necessaria per ottenere un impasto sodo e omogeneo. Avvolgere l’impasto fatto a palla in un canovaccio e lasciare in frigorifero per 1 ora. Stendere la pasta su di un piano di lavoro infarinato con un matterello non troppo sottile. Ricavarne dei dischi di 8 cm di diametro e tirarli leggermente con le mani per renderli ovali. Avvolgere i dischetti attorno agli appositi cannelli di alluminio cilindrici, facendolo combaciare i bordi con l’albume perché non si aprano durante la cottura. Rialzare leggermente il bordo della pasta alle due estremità con la punta di un coltellino in modo che, cocendo, i cannoli assumano una forma svasata. Farli friggere in abbondante olio caldo, pochi alla volta, facendoli dorare da tutte le parti, sgocciolarli su carta da fritto e farli raffreddare prima di sfilarli dall’alluminio. Sbollentare i pistacchi, pelarli, asciugarli e tritarli grossolanamente. Lavorare la ricotta con un cucchiaio di legno, incorporandovi lo zucchero rimasto, la vanillina e un pizzico di sale. Aggiungere il cioccolato a scagliette e conservare in frigorifero. Farcire i cannoli pochi minuti prima di servirli, spolverizzandoli con zucchero a velo, guarnirli con le fettine di arancia e aggiungere i pistacchi nella crema solo da un lato. Preparare le cialde dei cannoli anche qualche giorno prima e conservarli in scatole di latta. Farcirli solo all’ultimo momento, affinché la pasta del cannolo rimanga croccante.

 

sabato 25 febbraio 2023

Speciale Ricette del 25 Febbraio 2023: Buona preparazione, ciao cari amici.

 

Le bugie sono per natura così feconde, che una ne suole partorir cento.”Carlo Goldoni

 

 

 

Linguine al Prezzemolo

Per 4 persone

 

Ingredienti:

450 gr di linguine, 3 spicchi d’aglio, un grosso ciuffo di prezzemolo, 50 gr di pecorino grattugiato, olio, sale e pepe.

Tritate molto fine 2 spicchi d’aglio. Lavate e pulite il prezzemolo, tagliuzzatelo grossolanamente. In una padella grande, fate scaldare 5 cucchiai d’olio con 1 spicchio d’aglio che eliminerete non appena sarà diventato scuro. In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fate cuocere al dente la pasta. Scolatela, versatela nella padella con l’olio insaporito e fate saltare a fuoco vivace per un paio di minuti, sempre mescolando. Spolverizzate con il prezzemolo e l’aglio tritato, una macinata di pepe. Versate in una zuppiera e condite con il pecorino grattugiato.

 

 

 

Porri e Gamberi in crocchette

Per 4 persone

 

Ingredienti:

450 gr di code di gamberi, 350 gr di patate, 1 porro, un albume di uovo, un limone, olio, sale e pepe.

Lavate le patate e fatele lessare con la buccia. Sgusciate i gamberi ed eliminate il budello nero che si trova sul dorso, tritateli grossolanamente. Pulite e lavate il porro, tagliatelo a metà per il lungo e tenete da parte le foglie lunghe, verdi esterne. Tritate il resto e fatelo appassire in un tegame con 3 cucchiai d’olio, unendo il trito di gamberi, salate, pepate e fate cuocere per 5 minuti. Passate le patate pelate allo schiacciapatate, aggiungete i gamberi, i porri e la scorza grattugiata di mezzo limone. Salate e pepate. Incorporate delicatamente l’albume montato a neve fermissima con un pizzico di sale. Formate con questo impasto delle crocchette. Sbollentate le foglie di porro, asciugatele e usatele per avvolgere le crocchette preparate. Fissatele con uno stecchino di legno, cuocetele a vapore per 10 minuti. Servitele calde.

 

 

 

Plum-Cake alle Mele

Per 6 persone

 

Ingredienti:

200 gr di farina, 3 uova, 180 gr di zucchero di canna, 1 confezione di yogurt naturale intero, 2 mele, uvetta sultanina, la scorza grattugiata di 1 limone, ½ bustina di lievito in polvere, ½ bicchiere di Marsala, olio, burro, sale.

 

Mettere a bagno in ½ bicchiere di Marsala l’uvetta. Lavare e sbucciare le mele. Ridurle a dadini. In una padella con 30 gr di burro caldo, unire i dadini di mele e cospargerle con 50 gr di zucchero di canna.. Strizzare l’uvetta e unirla alle mele. Mescolare e cuocere a fuoco forte per 5 minuti, caramellando il composto. Imburrare e infarinare uno stampo da plum-cake. Mischiare il lievito alla farina e a 130 gr di zucchero e metterla a fontana in una grande terrina. Mettere nell’incavo i tuorli, lo yogurt, la scorzetta grattugiata del limone, 50 gr di olio. Lavorare accuratamente gli ingredienti. Aggiungere gli albumi con un pizzico di sale, montati a neve fermissima e mescolate delicatamente per non smontare gli albumi. Versate il composto nello stampo preparato. Unirvi in superficie le mele e l’uvetta. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti Non aprire lo sportello prima di 15 minuti. Nel caso la preparazione colorisse troppo in superficie, coprirla con carta di alluminio. Capovolgere su un piatto lungo da portata il dolce intiepidito, affettandolo al momento di servirlo.

Lo Sapevate Che: Carlo Goldoni: È stato un commediografo, scrittore, librettista e avvocato italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. Goldoni è considerato uno dei padri della commedia moderna e deve parte della sua fama anche alle opere in veneziano. Wikipedia

 

Le bugie sono per natura così feconde, che una ne suole partorir cento.”Carlo Goldoni

 

Nostro signore della comicità

Carlo Osvaldo Goldoni nasce a Venezia il 25 febbraio 1707, durante gli ultimi giorni del carnevale, un momento felicemente indicativo per il più grande autore comico italiano. Il padre Giulio, per mantenere i figli Carlo e Gianpaolo e la moglie Margherita, si trasferisce a Roma dove trova un lavoro e il tempo per addottorarsi in medicina. Carlo Goldoni a cinque anni viene descritto "dolce, tranquillo e obbediente" come figlio e "precoce" come scolaro, dimostrando una predilezione per la letteratura degli autori comici e una passione maniacale per il teatro, tanto che all'età di nove anni abbozza una piccola sceneggiatura per una commedia teatrale.

Il padre si laurea ed esercita la professione del medico a Perugia, ordina a Carlo di raggiungerlo, iscrivendolo alla scuola dei Gesuiti dove segue lezioni di grammatica.

Il periodo che più mortifica Carlo Goldoni, è tra gli anni 1720 e 1721 a Rimini, dove segue un corso di logica nella scuola dei Domenicani, al punto di dichiarare "una delizia e una vacanza" i tre mesi di malattia dovuta al vaiolo.

Guarito, fugge dalla suddetta scuola per imbarcarsi in un battello di una compagnia teatrale comica, raggiungendo la madre Margherita a Chioggia.

Anche il padre lo perdona, i genitori capiscono le esigenze del figlio, prendendo la decisione di assecondarne le predilezioni.

Dopo alcuni mesi, viene mandato al collegio "Ghisleri" di Pavia per studiare la materia di Diritto; nella città pavese Goldoni si dà alla bella vita, frequenta donne e sperpera i soldi al gioco.

All'età di 18 anni, scrive una satira (andata perduta) sulle virtù e vizi delle ragazze del luogo, il collegio viene preso d'assedio da genitori e parenti delle giovani donne pavesi, il Goldoni teme per la sua incolumità fisica e ritorna a Chioggia.

Nel pieno dei vent'anni si trasferisce a Modena, causa forte esaurimento nervoso trova conforto nella religione, decidendo di farsi frate nell'ordine dei Cappuccini, tutto finisce con l'intervento del padre che lo riporta a Venezia.

Nel 1731 a Bagnacavallo, subisce un grave lutto per la morte del padre Giulio. Sulla spinta di sua madre diventa avvocato presso l'università di Padova, entrando nell'ordine forense della Serenissima, come avvocato veneziano.

In questo periodo si trasferisce a Milano, dove compone un dramma musicale dal titolo "L'Amalasunta", opera che non conosce il palco del teatro ma le fiamme del camino.

In questi anni è costretto a spostarsi di continuo, causa la guerra di successione polacca, recandosi a Modena durante il viaggio si ferma a Parma, proprio in tempo per assistere alla sanguinosa battaglia di San Pietro.

Goldoni torna a Venezia e la sera del 25 novembre 1734 sul palcoscenico del "San Samuele", viene rappresentata l'opera intitolata "Belisario", il suo primo vero successo teatrale.

Nel frattempo segue la compagnia teatrale "Imer", nelle sue rappresentazioni a Padova, Udine, ancora Venezia e infine Genova, dove conosce e s'innamora di Nicoletta Connio, ragazza di 19 anni che porta all'altare sposandola il 23 agosto 1736.

Nel 1738, compone la prima commedia che dà l'avvio al rinnovamento radicale per il teatro comico italiano "Il Momolo Cortesan", quindi ritorna con la moglie nella laguna dove gli viene affidata la direzione del teatro d'opera del "San Giovanni Crisostomo", incarico che ricoprirà fino all'anno 1741.

Goldoni cambia la metodologia di recitare: gli attori degli spettacoli comici dell'arte da circa due secoli portano sulle scene un genere farsesco, caratterizzato dalla recita improvvisata e dall'uso della maschera, solo la trama è scritta, mentre il dialogo è affidato all'inventiva sul momento degli interpreti.

Carlo Goldoni, pone un'alternativa a questa tradizione obsoleta, con una commedia di "carattere" o di "ambiente" (un organismo scenico tratto dalla vita e ricco di sostanza umana e morale).

Gli attori fissi con le maschere, devono essere sostituiti con personaggi arricchiti di una loro personalità individuale e con le maschere deve cadere ogni recitazione "a soggetto", a favore di una sceneggiatura scritta interamente dall'autore.

Grazie alle sue geniali deduzioni Goldoni conquista prestigiosi traguardi. Nel 1743 scrive "La donna di garbo", la prima opera a essere scritta in tutte le sue parti.

Nel 1745 mentre è a Pisa, gli ammicca dalla laguna "L' Arlecchino" recitato in modo perfetto dall'attore comico Sacchi (considerato il migliore attore di quel secolo), all'irresistibile invito il Goldoni risponde inviandogli la straordinaria commedia teatrale, dal titolo "Il Servitore di Due Padroni" da questo momento decide di lasciare il mestiere di avvocato, per dedicarsi interamente all'attività di poeta comico.

Dall'anno 1748 al 1753 Carlo Goldoni è commediografo del teatro "Sant'Angelo" e della compagnia teatrale che porta il nome dell'ideatore chiamato Madebach.

L'ennesimo successo arriva nella sera di Santo Stefano del 1748, con la "Vedova Scaltra" interpretata dalla brava attrice e moglie del Madebach.

Nei mesi a seguire si continuano a rappresentare due capolavori, dai titoli "La Putta Onorata" e "La Buona Moglie", che portano una ventata di vita e umanità.

I consensi unanimi del pubblico rivolti al Goldoni portano in coda un'innevitabile reazione d'invidia degli altri ambienti teatrali.

Alla ripresa della stagione artistica và in scena la commedia Goldoniana chiamata "Vedova"; Pietro Chiari (un nuovo autore teatrale) roso dall'invidia, rappresenta un'opera chiamata "Scuole Delle Vedove", una velenosa parodia rivolta alle commedie di Goldoni; quest'ultimo punto nel vivo si difende facendo stampare dei manifesti di chiarificazione. Il tribunale dell'inquisizione impone la sospensione di ambedue le commedie: è l'inizio a Venezia della censura teatrale.

La censura non ferma l'ascesa del Goldoni: nella seconda stagione comica presso il "Sant'Angelo" fa uscire le rappresentazioni teatrali "Il Cavaliere e la Dama" e "La Famiglia Dell' Antiquario".

Sul finire del carnevale del 1750 dopo l'insuccesso "Dell'Erede Fortunata", dal palcoscenico fa annunciare al pubblico, che per il prossimo anno comico avrebbe fornito sedici commedie nuove.

Goldoni mantiene l'impegno, tra le nuove creature ci sono opere impegnate e rappresentazioni allegre, come "Il Teatro Comico", "La Bottega del Caffè", "Il Bugiardo" e "La Pamela".

Il capolavoro degli anni fra il 1750 ed il 1753, che è anche l' opera più celebre di Carlo Goldoni, è "La locandiera".

In questo periodo i rapporti tra il Goldoni e Madebach si guastano, mettendo fine alla loro collaborazione. Goldoni trova una nuova sistemazione al teatro "San Luca" di Venezia, mentre il Madebach si accorda con il Chiari, nemico dichiarato di Goldoni.

Nei primi cinque anni al "San Luca" Goldoni ottiene grande successo nel filone delle commedie in versi veneziani, con le opere più rappresentative, intitolate "Le Massere" e il "Campiello". Nel 1756 a Parma riceve il diploma di "Poeta" con una pensione annua di tremila lire. Le sue opere si stampano e si rappresentano ormai in varie città d'Italia.

Carlo Goldoni lascia Venezia per andare a Roma (tra il 1758 e il 1759), rientra poi in laguna per lasciarla e trasferirsi a Bologna, dove scrive "Gli Innamorati", segno di una netta ripresa e l'avvio della sua più grande stagione creativa.

Dal 1760 al 1762 si recitano al "San Luca" di Venezia commedie come "I Rusteghi", "La Casa Nova", "La Triologia della Villeggiatura", "Sior Todero Brontolon" e "Le Baruffe Chiozzotte".

Nella rappresentazione de "I Rusteghi", Voltaire gli manda versi di lode, seguiti da una lettera in cui lo definisce "Figlio e Pittore della Natura". Ma il suo successo, fa lievitare per l'ennesima volta invidia e nemici: il più accanito è Carlo Gozzi, che manda in scena una sua "Fiaba" dove vengono sbeffeggiati Carlo Goldoni e Pietro Chiari, il pubblico applaude e gode della rivalità.

Carlo Goldoni, amareggiato, nell'aprile del 1762 lascia Venezia e si trasferisce in Francia a Parigi, insieme alla moglie e al nipote Antonio, per divenire autore della "Commedie Italienne", rimanendone deluso per la poca considerazione del teatro italiano e delle sue riforme Goldoniane.

Nel 1765 per interesse della Delfina, gli viene affidato l'incarico di maestro di lingua italiana della principessa Adelaide, figlia di Luigi XV; Goldoni lascia quindi la "Commedie Italienne" stabilendosi a Versailles.

Torna a Parigi nel 1769 con una pensione annua; nella capitale francese si lascia attrarre nuovamente dal teatro, cimentandosi in francese con le commedie di carattere "Le Bourru Bienfaisant" e "L'Avare Fastueux".

Sono gli ultimi lampi di Goldoni che diventa cieco all'occhio sinistro, ammalato e in condizioni economiche non sempre facili.

La rivoluzione francese lo tocca da vicino privandolo della pensione di corte: dopo pochi mesi trascorsi fra malattia e miseria, Carlo Goldoni muore il 6 febbraio 1793, non facendo più ritorno nella sua amata Venezia.

https://biografieonline.it/biografia-carlo-goldoni

Lo Sapevate Che: Enrico Caruso: È stato un tenore italiano. È considerato ad oggi uno dei più grandi tenori di tutti i tempi. Wikipedia


 

La vita mi procura molte sofferenze. Quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare.” Enrico Caruso

 

Grandi voci e grandi storie

Enrico Caruso nasce a Napoli il 25 febbraio del 1873. Il padre Marcello è un meccanico e la madre Anna Baldini una casalinga. Terminate le elementari, si impiega come meccanico in varie officine napoletane. Frequenta intanto l'oratorio di Giuseppe Bronzetti, dove canta come contraltino; grazie ai corsi serali continua la sua formazione scolastica. La sua voce promettente e le lezioni di musica, tutte a carattere dilettantistico, gli consentono di esordire sulle scene di Don Bronzetti nella parte della macchietta di un bidello nella farsa musicale "I briganti nel giardino di Don Raffaele" (di A. Campanelli e A. Fasanaro).

La bella voce e il timbro particolare, che diventeranno poi un suo tratto distintivo, gli consentono di impiegarsi come cantante e di esibirsi nelle case private, nei caffè e nelle rotonde balneari, con un repertorio di canzoni napoletane insieme ad altri cantanti come Ciccillo O'Tintore e Gerardo l'Olandese, meglio conosciuto come l'infermiere, professione che svolge realmente all'Ospedale Ascalesi.

È l'Olandese che porta Enrico Caruso a cantare nel famoso Caffè Gambrinus e presso lo stabilimento balneare Risorgimento. Proprio qui viene notato dal baritono Eduardo Missiano che gli offre la possibilità, nel 1891, di seguire delle lezioni più regolari con il maestro di canto Guglielmo Vergine.

Enrico e il suo maestro stipulano un patto per cui il giovane ripagherà le lezioni di musica con i guadagni che otterrà in futuro con questo mestiere. Grazie alla possibilità di farsi sostituire dal fratello nell'adempimento degli obblighi militari, rimane nel reggimento di artiglieria di Rieti solo 45 giorni. In questo periodo canta in casa del barone Costa, un appassionato di musica, che indica ad Enrico Caruso l'opera che meglio si adatta al suo modo di cantare, "Cavalleria Rusticana" di Pietro Mascagni.

Il primo tentativo di debutto professionale non ha molto successo: Enrico viene protestato dal direttore dell'opera che avrebbe dovuto interpretare al teatro Mercadante di Napoli. Grazie a questo passaggio però entra nel mondo dei piccoli impresari napoletani e grazie in particolare ad uno di questi, il siciliano Zucchi, batte per due anni la provincia.

Debutta nel grande repertorio al teatro Cimarosa di Caserta nell'aprile del 1895. Inizia così la sua carriera musicale: viene confermato a Caserta e poi a Salerno, dove si fidanza anche con la figlia del direttore del teatro, ed affronta le sue prime trasferte all'estero. Il suo repertorio è molto vasto e spazia da Giacomo Puccini (Manon Lescaut) a Ruggero Leoncavallo (Pagliacci) da Ponchielli fino ai francesi Bizet (Carmen) e Gounod (Faust), comprendendo ovviamente Giuseppe Verdi (Traviata e Rigoletto) e Bellini.

La sua intraprendenza gli consente di venire in contatto con il maestro Giacomo Puccini, con il quale ripassa la parte di Rodolfo della "Bohème" ottenendo persino che l'aria la "Gelida manina" venga abbassata di mezzo tono. Durante le messe in scena Enrico Caruso si innamora della cantante Ada Giachetti Botti che interpreta Mimì. La loro relazione dura ben undici anni e ne nascono due figli; il primo, Rodolfo, nasce nel 1898, solo un anno dopo il loro incontro.

La svolta nella sua carriera avviene con il successo trionfale ne l'"Arlesiana" di Cilea. L'America latina e la Russia spalancano i propri teatri per accogliere il giovane tenore italiano che canta a Pietroburgo e Mosca, Bueons Aires e Montevideo, dove affronta per la prima volta la "Tosca" e "Manon Lescaut" nella versione di Massenet.

Il primo debutto alla Scala con la Tosca, non è un successo. Ci sono però delle attenuanti derivanti anche dal carattere non conciliante del maestro Arturo Toscanini. Ma Enrico è persona istintiva e sensibile, così l'insuccesso lo fa soffrire. Si prende la giusta rivincita con il grande successo nell'"Elisir d'amore".

Parte poi per la terza tournée a Buenos Aires proprio con il maestro Toscanini. Nel 1901 si ritrova ad affrontare il debutto nella sua Napoli, con l'ormai collaudato Elisir D'amore. Ma il pubblico, guidato da un gruppo di snob che Enrico non si è dato la pena di accattivarsi, gli rovina l'esecuzione; giura di non cantare mai più nella sua Napoli, promessa che manterrà fino alla fine dei suoi giorni suggellandola con l'esecuzione della canzone "Addio mia bella Napoli".

La sua carriera diventa ormai trionfale: Caruso conquista il pubblico anglosassone con la sua esecuzione de il "Rigoletto", incide dischi accompagnato al pianoforte da Ruggero Leoncavallo e debutta al Metropolitan di New York, dove canterà per ben 607 volte in diciassette stagioni.

La vita privata purtroppo non va altrettanto bene: nonostante la nascita del secondogenito Enrico nel 1904, la moglie non lo segue quasi più, preferendo vivere nella loro villa di Siena. Enrico intanto viene accusato di disorderly conduct da una donna probabilmente affetta da isteria o protagonista di un tentativo di ricatto. Esce indenne dal processo, ma si separa dalla moglie nel 1908. Entra intanto a far parte del suo entourage una non ben definita assistente spirituale.

L'estate successiva si opera a Milano di laringite nodulare, disturbo che probabilmente ha una natura nervosa. La crisi del tenore inizia nel 1911 quando diventa vittima, a causa della sua ricchezza, di una serie di tentativi di estorsione ad opera sia della ex-moglie nonché di altri loschi personaggi, dai quali finisce per proteggerlo la malavita americana.

Continua a cantare in giro per il mondo per cifre da capogiro, anche se nel periodo della guerra si esibisce volentieri per nobili cause. Il 20 agosto del 1918 sposa la giovane americana Dorothy Benjamin dalla quale ha una figlia, Gloria.

La sua crisi personale e artistica si acutizza: vuole ritirarsi ma continua con tournée e repliche nonostante un disagio sempre maggiore dovuto ad un empiema polmonare, che gli verrà diagnosticato solo più tardi. Viene operato nel dicembre del 1920; nel mese di giugno dell'anno successivo torna in Italia con la moglie, la figlia e il fedele segretario Bruno Zirato.

Enrico Caruso muore nella sua Napoli il 2 agosto del 1921, all'età di soli 48 anni.

https://biografieonline.it/biografia-enrico-caruso

Lo Sapevate Che: Primo afroamericano al Congresso: A cinque anni dalla messa al bando della schiavitù un pastore metodista varcò la soglia del Campidoglio: era il primo nero eletto al Congresso degli Stati Uniti. La sua elezione diede un nuovo corso alla storia americana, che 138 anni più tardi avrebbe raggiunto il suo massimo risultato con la vittoria di Barack Obama alle presidenziali.



Nato in una famiglia libera, da padre di sangue misto e madre bianca, Hiram Rhodes Revels iniziò i suoi studi al Seminario quacchero della Contea di Union in Indiana e a 18 anni, dopo aver preso i voti, si avviò alla predicazione per la Chiesa africana metodista in diversi stati. Allo scoppio della Guerra di secessione (1861-65) entrò nell'esercito dell'Unione come cappellano militare, prendendo parte alla decisiva battaglia di Vicksburg.

Nel 1868 ebbe il suo battesimo in politica come consigliere comunale a Natchez, in Mississippi, dove si era trasferito con la moglie e le cinque figlie, continuando l'attività pastorale e fondando scuole per bambini afroamericani. L'anno dopo fu eletto al Senato del Mississippi, in rappresentanza della Contea di Adams, e nel corso del suo mandato dimostrò tutto il suo talento politico con un discorso solenne che gli valse una candidatura come Senatore a Washington.

Nonostante la vittoria ai voti (81 a favore, 15 contro), Revels vide la sua elezione messa in discussione dai Democratici conservatori del Sud, basandosi sul fatto che la cittadinanza ai neri era stata concessa solo dopo l'approvazione del XIV emendamento nel 1868 e che per essere eletti al Senato bisognava essere cittadino americano da almeno nove anni. Dal momento che Revels era di origine mista, la sua elezione fu ratificata ufficialmente il 25 febbraio del 1870.

Il momento storico era quello della cosiddetta Ricostruzione, in nome della quale per fronteggiare le gravi perdite umane e i disastri della guerra si perseguì una politica di compromesso con gli Stati secessionisti. Ciò per la popolazione nera si tradusse nella fine del breve periodo di diritti e libertà, inaugurato dal XIII emendamento alla Costituzione degli USA approvato nel 1865. In questo scenario, Revels condusse la sua lotta in favore dell'eguaglianza razziale, pur cercando una mediazione con gli Stati più intransigenti.

Tra i suoi successi di questo periodo, l'opposizione a un emendamento che voleva conservare la segregazione razziale nelle scuole di Washington D.C. e l'accettazione di lavoratori neri all'Arsenale navale. Finito il mandato, nel 1873 fu nominato Segretario di stato del Mississippi e durante questa carica denunciò lo sfruttamento della popolazione nera da parte di quei bianchi arrivisti che cercavano di trarre profitto dalla Ricostruzione.

Ricordato sia per l'attività politica che per quella di educatore e religioso, nel 2002 Revels fu inserito dallo studioso Molefi Kete Asante nell'elenco dei 100 afroamericani più importanti della storia.

http://www.mondi.it/almanacco/voce/236001

Lo Sapevate Che: George Harrison: Dei favolosi quattro ragazzi di Liverpool era The Quiet One, "quello tranquillo", ma non per questo meno influente sulle tendenze giovanili dell'epoca, grazie anche al suo profondo interesse per la cultura indiana.


Non sono uno dei tanti che sa suonare la chitarra. So scrivere un po'. Non credo di saper fare nulla particolarmente bene ma credo che, in un certo senso, sia necessario che io sia esattamente così.” George Harrison

 

Dio non aspetta

Nato a Liverpool il 25 febbraio 1943, George Harrison è il mitico chitarrista degli altrettanto mitici Beatles. La famiglia, appartenente alla Liverpool proletaria, ebbe un ruolo determinante nella formazione e nelle aspirazioni di George. Il padre elettricista e la madre al servizio di un negozio di drogheria, intuendo ben presto l'amore e la versatilità che George nutriva per la musica, non ostacolarono in alcun modo la passione del figlio contribuendo, nel contempo, anche finanziariamente all'acquisto della prima "vera" chitarra elettrica rigorosamente usata.

Infatti, i genitori gli comprarono per poche sterline da un marinaio sui doks del porto di Liverpool una Gretsch modello "Duo Jet", che George conserva ancora gelosamente; orgoglioso ne fa bella mostra sulla copertina dell'album "Cloud Nine". Le tantissime ore passate dal giovane George a studiare ed esercitarsi, lo fecero diventare subito un fenomeno di abilità per essere solo un adolescente.

Molte band che di giorno in giorno crescevano come funghi sulle rive del Mersey lo avevano già contattato ma George, nel frattempo, aveva già folgorato un suo compagno di scuola più grande di lui: Paul McCartney.

A Paul bastò ascoltare alcuni accordi di chitarra suonati da George su un autobus sgangherato durante una gita scolastica. Paul, a sua volta, ne parlò immediatamente a John Lennon: è l'inizio della leggenda. George, all'interno dei Beatles, cresceva all'ombra di John e Paul non diminuendo certo l'amore per il suo strumento ma cercando di applicare, altresì, nuove forme di espressioni sonore.

La ricerca continua del nuovo, la voglia di smuovere i ritmi tipici dello "Skiffle" e di dare una funzione ancora più predominante alla chitarra elettrica nei fraseggi di rock and roll contribuirono non poco all'evoluzione del gruppo nei primissimi anni della loro carriera. Da "Don't bother me" sua prima composizione nei Beatles, la sua evoluzione musicale fu così drastica che già nel 1965 aveva una sua precisa connotazione ed era anche punto di riferimento per altri chitarristi dell'epoca.

Proprio in quell'anno, avvenne una nuova svolta nella maturazione musicale di George quando sia l'amicizia con David Crosby che conoscenze vicine a Ravi Shankar cambiarono totalmente il suo modo di comporre. Infatti, George rimase colpito e affascinato da quei particolari suoni che scaturivano da strumenti come il sitar, i sarod o la tampoura. Da ciò ne venne contagiata anche la sua spiritualità abbracciando totalmente il credo e le convinzioni della religione indiana e rimanendone, quindi, profondamente influenzato.

George comincia a trascorrere molto del suo tempo a leggere e a studiare i sanscriti ed i trattati religiosi indiani. La sua trasformazione musicale ed il suo nuovo modo di pensare, oltre a contagiare in parte John Lennon e Paul McCartney, influenzarono anche altri artisti.

Le composizioni che più rappresentano il cambiamento di George in quel periodo furono cronologicamente "Love You To", già con il titolo provvisorio "Granny Smith", "Within you Without you" e "The Inner Light" la cui base musicale fu registrata interamente a Bombay con musicisti del posto. I continui viaggi in India, ben presto interrotti dagli altri tre Beatles e le sempre più frequenti difficoltà ed incomprensioni caratteriali specialmente nei confronti di Paul McCartney, determinarono, intanto, una prima preoccupante crepa nell'assetto interno del gruppo.

La sua forte personalità ed il suo talento sin troppo sacrificato provocavano in lui forti frustrazioni ma, allo stesso tempo gli davano nuovi stimoli competitivi. Se mai doveva darne ancora la prova, con "Abbey Road", l'ultimo album composto dai Beatles, che George dimostra ancora una volta tutta la sua bravura e genialità in brani come "Something" (uno dei più reinterpretati) insieme a "Yesterday" e "Here comes the sun" in cui viene usato per la prima volta dal quartetto il "moog".

È stato sempre considerato a torto o a ragione il terzo Beatle ed in qualità di autore e produttore stato molto più prolifico di quanto si creda. In seno alla Apple sono state numerose le sue produzioni a favore di artisti come Billy Preston, Radna Krishna Temple Jackie Lomax, Doris Troy e Ronnie Spector. Allo scioglimento del gruppo Harrison si ritrovò con un'infinità di materiale da proporre che raccolse in parte nel triplo album "All things must pass", le cui vendite complessivamente sono state superiori a "McCartney" e "John Lennon -Plastic Ono Band" emesse insieme.

Il suo modo di suonare la chitarra ed i suoi "assolo" sono diventati tipici ed, in particolare, l'uso della "slide" lo ha portato insieme a Ry Cooder al top del settore.

George Harrison è morto prematuramente il 29 novembre 2001, a soli 58 anni a causa di un cancro. Da tempo aveva scelto di vivere isolato, in campagna o su un'isola, ma questo non era bastato ad allontanare da lui la curiosità e le morbosità. Nel dicembre 1999 fu accoltellato per dieci volte da un folle entrato nella sua villa vicino Oxford. Fu la moglie Olivia a salvargli la vita, rompendo una lampada sulla testa dell'aggressore.

Morto a Beverly Hills (Los Angeles) nella villa di Ringo Starr, il suo corpo è stato cremato e come aveva chiesto le ceneri, raccolte in una scatola di cartone, sono state poi sparse secondo la tradizione induista nel Gange, il sacro fiume indiano.

In un comunicato diffuso dopo la morte, la famiglia ha ricordato che Harrison. "Ha lasciato questo mondo come aveva vissuto, pensando a Dio, senza paura della morte, in pace e circondato dalla famiglia e dai suoi amici. Spesso diceva: Tutto può aspettare ma la ricerca di Dio no. E neppure l'amore reciproco".

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Lo Sapevate Che: Benedetto Croce: Ribattezzato come il "filosofo della libertà", è annoverato tra i più influenti pensatori del Novecento italiano e tra le voci più autorevoli del pensiero liberale europeo.


Il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di "storia contemporanea", perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà, storia sempre riferita al bisogno e alla situazione presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni.           Benedetto Croce

 

Fare e studiare la storia

Benedetto Croce nasce a Pescasseroli, in provincia dell'Aquila, il 25 febbraio 1866. Scrittore, filosofo, storico e politico, vive in una famiglia agiata e molto conservatrice che decide di farlo formare presso un collegio religioso. Nel 1883, all'età di diciassette anni assiste a ciò che si rivelerà essere l'evento più traumatico della sua vita. Nel corso di un viaggio nell'isola d'Ischia, è vittima e testimone di uno dei momenti più difficili nella storia dell'isola: nella notte del 28 luglio, alle ore 21:30, in circa novanta secondi un terremoto causa la perdita della vita a 2.313 persone. Tra queste vi sono anche i genitori di Benedetto, Pasquale e Luisa Sipari, e la sorella Maria.

Sommerso dalle macerie ma sopravvissuto a questo tragico evento, Croce si trasferisce a Roma presso la casa dello zio, il senatore Silvio Spaventa. In questa sua nuova sistemazione ha la possibilità di incontrare intellettuali e importanti uomini politici con cui si forma e si confronta; tra questi c'è anche il filosofo italiano Antonio Labriola, di cui seguirà le lezioni di filosofia morale a Roma e con cui spesso rimarrà in contatto.

Iscritto alla facoltà di giurisprudenza presso l'università di Napoli, Croce lascia gli studi e, nel 1886, acquista la casa in cui aveva vissuto il filosofo Giambattista Vico. Dopo aver visitato le principali nazioni europee, viaggiando in Spagna, Germania, Francia e Inghilterra, rivolge la sua attenzione prima alla storia, attraverso le opere di Giosuè Carducci e Francesco De Sanctis, e successivamente alle teorie sviluppate da Karl Marx e Friedrich Hegel; da quest'ultimo Croce riprende il carattere razionalistico e dialettico nello studio della conoscenza.

Secondo Benedetto Croce, Hegel ha ragione nell'affermare che il pensiero filosofico è un concetto universale concreto e non intuizione o sentimento generale; ha però torto quando vede la realtà come il prodotto di opposti che si sintetizzano. Croce, infatti, sottolinea come esistono anche quattro distinti, la fantasia, l'intelletto, l'attività economica e l'attività morale, che non si sintetizzano in quanto non sono opposti. Questi distinti o categorie, sono create da due attività dello spirito, quella conoscitiva o teoretica e quella volitiva o pratica a seconda che si dirigano verso il particolare o l'universale.

Nel 1903 pubblica la rivista intitolata "La Critica". Questa, inizialmente pubblicata a sue spese, viene realizzata in collaborazione con Giovanni Gentile e durerà, con le sue quattro serie, per quarantuno anni.

Benedetto Croce entra nel mondo della politica nel 1910: in quell'anno viene nominato senatore per censo. Dopo aver pubblicato opere come "La Letteratura della Nuova Italia" e "Cultura e Vita Morale", in cui sono raccolte le biografie e gli interventi presenti nella rivista "La Critica", egli, tra il 1920 e il 1921, ricopre la carica di Ministro della Pubblica Istruzione nel quinto governo presieduto da Giovanni Giolitti.

Il 1 maggio 1925 pubblica il "Manifesto degli intellettuali antifascisti"; a questo, che si contrappone al "Manifesto degli intellettuali fascisti" di Giovanni Gentile, aderiscono diverse figure di spicco nel campo della letteratura e della matematica tra cui Eugenio MontaleAldo Palazzeschi, Leonida Tonelli, Ernesto e Mario Pascal, Vito Volterra e Francesco Severi.

Dopo aver criticato il contenuto dei Patti Lateranensi, stipulati tra Stato e Chiesa l'11 febbraio 1929, e aver aderito per un breve periodo al movimento antifascista Alleanza Nazionale, Croce lascia la politica nel 1930 in quanto in disaccordo con le azioni di repressione delle libertà commesse da Mussolini. Nel 1942 pubblica l'opera intitolata "Perché non possiamo non dirci Cristiani", un breve saggio filosofico in cui sostiene che il Cristianesimo "è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta", che ha dato agli uomini una serie di valori operando al centro dell'anima, nella coscienza morale.

Con la caduta del regime, nel 1943, Croce rientra nella scena politica italiana. Diventato leader del partito liberale, nel 1944 elabora la teoria sul fascismo, in cui viene classificata come una parentesi della storia d'Italia, e diventa ministro senza portafoglio sia del secondo governo presieduto da Pietro Badoglio che del secondo governo guidato da Ivanoe Bonomi.

Dopo aver votato a favore della monarchia in occasione del referendum del 2 giugno 1946, viene eletto tra i membri dell'Assemblea Costituente. In questa sede, attraverso un discorso diventato famoso, si oppone alla firma del Trattato di Pace in quanto atto ritenuto indecoroso per la nascente Repubblica Italiana. In seguito rifiuta le cariche di Presidente provvisorio della Repubblica e, probabilmente, quella di Senatore a vita.

Nel 1946 fonda a Napoli, nel palazzo Filomarino, l'Istituto Italiano per gli Studi Storici. Nello Statuto di questo istituto si può leggere come sia nato con l'intento di avviare i giovani all'"approfondimento della storia nei suoi rapporti sostanziali con le scienze filosofiche della logica, dell'etica, del diritto, dell'economia e della politica, dell'arte e della religione, le quali sole definiscono e dimostrano quegli umani ideali e fini e valori, dei quali lo storico è chiamato a intendere e narrare la storia".

Nel 1949 è colpito da un ictus cerebrale che gli causa una semiparalisi. Benedetto Croce muore sulla poltrona della propria biblioteca, il 20 novembre 1952, all'età di ottantasei anni.

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