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mercoledì 30 marzo 2022

Lo Sapevate Che: Vincent van Gogh: Inarrivabile esempio di genio artistico folle e incompreso, con capolavori insuperabili quali Campo di grano con volo di corvi e Notte stellata diede inizio all'arte moderna.


Biografia

 

Van Gogh nasce il 30 marzo 1853 a Groot Zundert (Olanda). Il suo nome completo è Vincent Willem van Gogh. E' uno dei pittori più celebri dell'intera storia dell'arte. Le sue opere sono tra le più riconoscibili grazie al suo stile inconfondibile. Van Gogh è un artista dalla sensibilità estrema. La sua storia è celebre anche perché la sua vita, che è stata molto tormentata. Celeberrimo è ad esempio l'episodio dell'orecchio mozzato. Abbiamo raccontato, descritto e analizzato molti suoi quadri in molti articoli di approfondimento: vedi l'elenco in fondo a questo testo. Qui parliamo e raccontiamo della vita di Vincent van Gogh.

La giovinezza

Figlio di un pastore protestante, mentre ancora vive a Zundert, Vincent esegue i suoi primi disegni. Inizia invece le scuole a Zevenbergen. Impara il Francese, l'Inglese, il Tedesco e per la prima volta inizia a dipingere.

Terminati gli studi, va a lavorare come impiegato nella succursale della casa d'arte parigina Goupil e Cie, successivamente nelle sedi dell'Aja (dove compie frequenti visite ai musei locali), di Londra e di Parigi. Nel maggio del 1875 viene definitivamente trasferito a Parigi.

Vincent van Gogh e il viaggio in Francia

Il trasferimento nella città francese, dove già risiede il fratello Theo van Gogh, segna l'inizio del periodo appunto francese, interrotto solo da un breve viaggio ad Anversa alla fine dello stesso anno. Molto del suo tempo lo spende assieme al fratello e i due, da quel momento, iniziano una corrispondenza che durerà tutta la vita e che rappresenta ancora oggi il mezzo migliore per studiare le opinioni, i sentimenti e lo stato d'animo di Vincent.

L'Impressionismo

Durante il soggiorno parigino l'artista scopre la pittura impressionista e approfondisce l'interesse per l'arte e le stampe giapponesi. Ne sono un esempio due delle tre versioni del ritratto di père Tanguy.

Conosce molti pittori tra cui Toulouse Lautrec e Paul Gauguin che apprezza particolarmente. La loro sarà una relazione assai turbolenta, con esiti anche drammatici, come testimonia il famoso episodio del taglio dell'orecchio (si suppone infatti che Vincent abbia assalito Gauguin con un rasoio. Fallito l'attacco, in preda ad una crisi di nervi, si taglia il lobo dell'orecchio sinistro).

 

La religione

Intanto, il rendimento di Vincent alla Goupil & Cie si deteriora mentre, allo stesso tempo, la sua dedizione agli studi biblici raggiunge un livello ossessivo. Dopo essersi dimesso da Goupil al principio della primavera, si reca a Ramsgate, in Inghilterra, dove viene assunto in un piccolo collegio. Più avanti nel corso dell'anno Vincent assume un nuovo incarico quale insegnante e coadiutore presso il Reverendo T. Slade Jones, un pastore Metodista. Il 29 ottobre Vincent Van Gogh pronuncia il suo primo sermone domenicale. Man mano che il fervore religioso di Vincent aumenta, il suo stato di salute fisico e mentale volge al peggio.

Pittore della povertà

Il 1880 è un punto di svolta nella vita di Van Gogh. Abbandona i suoi propositi religiosi e si dedica esclusivamente a dipingere poveri minatori e tessitori. Theo inizia ad appoggiarlo finanziariamente, una situazione che si protrarrà fino alla fine della vita di Vincent. Più tardi nel corso dell'anno, intraprende studi formali di anatomia e prospettiva all'Accademia di Bruxelles.

La salute precaria

Incontra Clasina Maria Hoornik (detta "Sien"), una prostituta gravata fra l'altro dal mantenimento di una figlia di cinque anni ed incinta di un altro figlio. Mentre continua i suoi studi e dipinge in compagnia di alcune nuove conoscenze, il suo stato di salute va nuovamente deteriorandosi, tanto da dover essere ricoverato in ospedale per gonorrea. Una volta dimesso, inzia alcune sperimentazioni pittoriche e, dopo più di un anno trascorso insieme, pone termine alla sua relazione con Sien. Più tardi nel corso dell'anno, Vincent si trasferisce a Nuenen dai suoi genitori, mette in piedi un piccolo studio per lavorare e continua a fare affidamento sul sostegno di Theo Van Gogh.

Alcuni esperimenti

Estende i suoi esperimenti fino ad includere una maggiore varietà di colori e sviluppa un grandissimo interesse per le incisioni su legno giapponesi. Tenta di intraprendere una qualche formazione artistica alla Ecole des Beaux-Arts, ma respinge molti dei principi che gli vengono insegnati. Desiderando continuare con qualche tipo di educazione artistica formale, sottopone qualcuno dei suoi lavori all'Accademia di Anversa, dove viene posto in una classe per principianti. Come ci si aspetterebbe, Vincent non si trova a suo agio all'Accademia ed abbandona.

La provenza e le grandi opere

Intanto, sopravviene il 1888, un anno fondamentale nella vita di Vincent Van Gogh. Lascia Parigi in febbraio e si trasferisce ad Arles, nel Sud. All'inizio, il cattivo tempo invernale gli impedisce di lavorare, ma una volta arrivata la primavera inizia a dipingere i paesaggi in fiore della Provenza. Si trasferisce infine nella "Casa gialla", una dimora che ha preso in affitto dove spera di stabilire una comunità di artisti. E' il momento in cui riesce a dipingere alcune delle sue opere migliori ma anche il momento delle sue già accennate violente tensioni con Gauguin.

La salute mentale

Durante la prima parte dell'anno, lo stato di salute mentale di Vincent oscilla paurosamente. A volte è completamente calmo e lucido; altre volte, soffre di allucinazioni e fissazioni. Continua sporadicamente a lavorare nella sua "Casa Gialla", ma la frequenza crescente degli attacchi lo induce, con l'aiuto di Theo, a farsi ricoverare presso l'ospedale psichiatrico di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence.

Per ironia della sorte, mentre lo stato mentale di salute di Vincent continua a peggiorare nel corso dell'anno, la sua opera inizia infine a ricevere riconoscimenti presso la comunità artistica. I suoi dipinti "Notte stellata sul Rodano" e "Iris" sono in mostra al Salon des Indépendants in settembre, e in novembre viene invitato ad esibire sei dei suoi lavori da Octave Maus (1856-1919), segretario del gruppo di artisti Belgi "Les XX".

La morte

Dopo una serie incredibile di alti e bassi, sia fisici che emotivi e mentali, e dopo aver prodotto con incredibile energia una serie sconvolgente di capolavori, Van Gogh muore nelle prime ore del 29 luglio 1890, sparandosi in un campo nei pressi di Auverse.

Il funerale ha luogo il giorno dopo, e la sua bara è ricoperta di dozzine di girasoli, i fiori che amava così tanto.

Opere significative di Vincent van Gogh

Di seguito proponiamo un nutrito elenco di articoli di approfondimento che analizzano e raccontano i dettagli di alcuni quadri famosi di van Gogh.

https://biografieonline.it/biografia-van-gogh

Lo Sapevate Che: Eric Clapton: Se un certo Chuck Berry arrivò a definirlo L'uomo del Blues, vuol dire che ne aveva scoperto la mano "divina" ("Dio" tra l'altro è uno dei suoi soprannomi più noti di chitarrista.


“Per me Robert Johnson è il più importante musicista blues mai vissuto. Non ho mai trovato nulla di più profondamente intenso. La sua musica rimane il pianto più straziante che penso si possa riscontrare nella voce umana.” Eric Clapton

 

Cleptoneania

Nella metà degli anni '60 sui muri di Londra apparivano scritte che dicevano "Clapton is God". Erano gli anni del massimo fulgore virtuosistico di questo talento assoluto della chitarra elettrica, capace come pochi altri di trasmettere feeling ed emozioni dalla sua sei corde. Poi è arrivato Jimi Hendrix e le cose sono cambiate, il ruolo di Eric Clapton, all'interno del Gotha dei "guitar eroes" è stato scalzato dall'irruenza visionaria dell'indiano metropolitano Jimi, ma questa è un'altra storia.

Eric Patrick Clapp nasce il 30 marzo 1945 a Ripley, nel Surrey (Inghilterra). Figlio illegittimo, sono i nonni con cui vive a regalargli a quattordici anni la prima chitarra. Subito catturato dal nuovo strumento, fra l'altro elettrificato in definitiva solo da qualche anno, inizia a riprodurre nota per nota i 78 giri di blues che circolano per casa.

Nel 1963 fonda il primo gruppo, i "Roosters", ed è già blues a 24 carati. Pochi mesi dopo è con "Casey Jones And The Engineers" e poi con gli "Yardbirds", che lo arruolano al posto di Top Topham. Nei due anni che resta con il gruppo guadagna l'appellativo "Slowhand" e approfondisce il suono dei tre King - B.B., Freddie e Albert - come quello di Muddy Waters e Robert Johnson.

Nel 1965, dopo l'hit "For your love", viene chiamato da John Mayall nei "Bluesbreakers", una proposta che Clapton accetta di corsa, attirato dall'interesse per il blues lontano dalle tentazioni pop in cui stavano cadendo le altre sue esperienze musicali. Con John Mayall c'è solo lo spazio di un album, ma si tratta davvero di un grande album. La ricerca ansiosa dei compagni ideali lo spinge quello stesso anno a formare i "Cream" con il batterista Ginger Baker e il bassista Jack Bruce. Anche nell'approccio decisamente rock di uno dei primi e più influenti supergruppi della storia del rock, gli standard blues trovano un posto rilevante: è il caso di "Rollin' and umblin'" di Willie Hambone Newbern, "Born under a bad sign" di Albert King, "Spoonful" di Willie Dixon, "I'm so glad" di Skip James e "Crossroads" di Robert Johnson.

Il successo è enorme, ma forse non viene gestito al meglio dai tre. Che, travolti dal loro ego gonfiato, presto arrivano a maturare insanabili dissapori e dunque a sciogliersi già nel 1968.

Di nuovo sul mercato con la sua Fender in spalla, Clapton è alla ricerca di altri compagni di avventura. Arriva allora un altro supergruppo, ancora più effimero, con i Blind Faith al fianco di Steve Winwood, poi la Plastic Ono Band di John Lennon e la trasferta americana in tour con Delaney & Bonnie. In realtà quello che passa alla storia come il suo primo album solista ("Eric Clapton", pubblicato dalla Polydor nel 1970), risente ancora molto dell'esperienza con la coppia Bramlett, dato che "Slowhand" usa il loro gruppo e scrive buona parte dei brani con Delaney Bramlett. L'esordio ha un sound R&B spruzzato di gospel indubbiamente lontano da quello che il musicista ha proposto fino a quel momento.

Chi pensasse che Eric Clapton, a quel punto, fosse soddisfatto si sbaglierebbe di grosso. Non solo le collaborazioni e i gruppi a cui partecipa aumentano in modo vertiginoso, ma deve anche intraprendere una dura battaglia contro l'eroina, un vizio che lo stava portando alla rovina (per soddisfare gli spacciatori aveva addirittura impegnato le sue preziose chitarre).

Sull'orlo della catastrofe ha il buon senso di tirare i remi in barca e di rimanere fermo per un paio di anni.

Il 13 gennaio 1973 Pete Townshend e Steve Winwood organizzano un concerto per riportarlo sul palco. Nasce così, quasi fosse un benefit, l'album "Eric Clapton's Rainbow Concert", accolto tiepidamente dalla critica dell'epoca. La carriera ad ogni modo riprende e, nonostante i problemi di droga non siano ancora del tutto accantonati, arriva per lui un successo enorme, seguito da altri album memorabili. Passata la sbornia di notorietà e vendite alle stelle, dietro l'angolo però lo aspetta un altro fallimento, determinato da scelte stilistiche alla lunga non apprezzate dal pubblico.

Ci riprova nel 1976 con Dylan e The Band: l'abbinamento funziona e lui torna ad essere la stella che era. Da qui in poi la strada di "Manolenta" è lastricata d'oro, anche se percorsa dai soliti alti e bassi. Più bassi che alti, per la verità. Tanto per fare qualche esempio dischi come "Backless" del 1978, "Another Ticket" del 1981, "Behind the sun" del 1985, "August" del 1986 e "Journeyman" del 1989 sono da dimenticare.

Altro discorso per "Money and cigarettes" del 1983, ma giusto per sentire assieme le chitarre di Eric Clapton e di Ry Cooder (con l'aggiunta di quella meno nota ma altrettanto abile di Albert Lee).

Dal vivo salta fuori il talento, come dimostra il doppio "Just one night" del 1980, ma nemmeno il palco è una garanzia (sentire per credere "24 Nights" del 1991). Il periodo è comunque ricchissimo di soldi, indossatrici, coca-party e disgrazie (la tragica morte del figlio di due anni, avuto da una relazione con Lory Del Santo, a New York).

Arrivano anche le colonne sonore: se "Homeboy" del 1989 annoia come l'omonimo film con Mickey Rourke, nel 1992 "Rush" comprende due brani che segnalano che l'elettroencefalogramma non è piatto: bellissime e indimenticabili sono "Tears in heaven", ballata autobiografica dedicata al figlio scomparso, e "Don't know wich way to go" di Willie Dixon in una versione senza risparmio.

Intanto quello che avrebbe dovuto essere un passaggio di consegne a Stevie Ray Vaughan non avviene (Clapton si esibisce con l'altro grande della chitarra proprio la notte in cui il texano perde la vita in elicottero) e Clapton trova nuovi stimoli con il disco "Unplugged" del 1992, acustico live per MTV e rilettura sincera della propria carriera (che in parte restituisce Clapton al suo primo amore, il blues).

Rincuorato, nel 1994 Eric Clapton entra in studio con un gruppo fidato e incide in presa diretta (o quasi) una sequenza bruciante di sedici classici del blues di mostri sacri come Howlin' Wolf, Leroy Carr, Muddy Waters, Lowell Fulson e altri. Il risultato è il commovente "From the cradle", virtuale torta con candeline per i suoi trent'anni di carriera. Per quanto possa sembrare incredibile questo è anche il primo disco di Clapton interamente e dichiaratamente blues. Il risultato è eccezionale: anche i puristi devono ricredersi e togliersi il cappello.

Oggi "Slowhand" è una superstar elegante e plurimiliardaria. Dal blues ha sicuramente ricevuto moltissimo, più della grande maggioranza di coloro che l'hanno inventato. Ma, almeno indirettamente, è stato proprio lui a far riscoprire alcuni grandi interpreti della prima ora che erano caduti nell'oblio. E praticamente tutti i chitarristi bianchi che suonano blues hanno, prima o poi, dovuto confrontarsi con il suo suono personale e riconoscibilissimo. Certo la sua discografia non brilla di perle blues e la sua vita da rockstar non predispone sempre ad una critica benevola. Senza dubbio però Eric "Slowhand" Clapton il suo posto tra i grandissimi, se lo merita.

https://biografieonline.it/biografia-eric-clapton

Lo Sapevate Che: La Francia adotta il metro come unità di misura:«L'Assemblea Nazionale, considerando che per arrivare a stabilire l'uniformità dei pesi e delle misure [...] è necessario fissare un'unità di misura naturale ed invariabile [...] decreta che sia adottata la grandezza del quarto di meridiano terrestre come base del nuovo sistema di misure.»


Con quest'atto ufficiale, approvato il 30 marzo 1791, il governo rivoluzionario francese adottò ufficialmente come unità di lunghezza la decimilionesima parte del quarto di meridiano, dal polo Nord all'equatore. Il termine "metro" (dal greco metron, "misura") fu acquisito successivamente, quando nel 1795 s'istituì il sistema metrico decimale.

Con quest'ultimo s'individuarono altre unità di misura fondamentali: il metro quadrato e quello cubo rispettivamente per le aree e per i volumi; il litro per le misure di liquidi ed il chilogrammo per il peso. Tutte le altre misure si ricavavano dividendo o moltiplicando per dieci le unità base, di qui la scelta del nome "metrico decimale".

Esteso agli altri Paesi con la Convention du Mètre del 1875, che nel 1889 portò all'istituzione del Sistema internazionale di unità di misura, il sistema metrico decimale è utilizzato in tutto il mondo, ad eccezione di Stati Uniti, Liberia e Birmania.

Inizialmente regolato dalla lunghezza di una barra di platino-iridio, il valore standard del metro è misurato, dal 1983, sulla velocità della luce nel vuoto in 1/299 792 458 di secondo, dal momento che la velocità della luce nel vuoto è ritenuta la stessa ovunque.

(Fonte Almanacco)

https://www.facebook.com/fenomenologiadellalingua/posts/1776285925883378/

Lo Sapevate Che: A Trieste inaugurato il primo trasporto pubblico: Ancor prima che le automobili conquistassero la strada, nella Trieste "asburgica" ci si pose il problema di come far viaggiare in maniera più rapida persone e merci, all'interno del perimetro cittadino. Quella linea urbana passò alla storia come il primo esempio di servizio di trasporto pubblico italiano.

 

Ancor prima che le automobili conquistassero la strada, nella Trieste “asburgica” ci si pose il problema di come far viaggiare in maniera più rapida persone e merci, all’interno del perimetro cittadino. Quella linea urbana passò alla storia come il primo esempio di servizio di trasporto pubblico italiano. Si realizzò inizialmente un servizio di carrozze a cavalli, che si dimostrò non all’altezza delle aspettative dell’utenza e caratterizzato da costi accessibili a una fascia ristretta della popolazione. Archiviato il flop, venne incaricata una società internazionale con sede a Bruxelles, che aveva aperto una filiale locale con il nome Società Triestina Tramway (Stt). Quest’ultima disegnò una linea tranviaria a cavalli molto più moderna e funzionale e vicina all’immagine classica del tram. Il servizio partì ufficialmente il 30 marzo del 1876 sulla tratta via Battisti–rotonda del Boschetto, con corse dalle prime ore del mattino fino alle 22 e a una frequenza di una ogni quindici minuti. Per allargare il bacino di utenza furono istituite due classi di viaggio: la prima, più comoda, costava dieci soldi; la seconda solo cinque, prezzo alla portata dei ceti sociali più bassi.
Sebbene in quegli anni fosse fuori dai confini del Regno d’Italia, in seguito si riconobbe a Trieste il primato di aver creato il primo servizio di trasporto pubblico. Grandi città come Milano, Roma e Bologna dovettero aspettare qualche anno prima di mettersi al pari.

https://www.fancityacireale.it/wordpress2/30-marzo-1876-a-trieste-inaugurato-il-primo-trasporto-pubblico/

Lo Sapevate Che: Tracy Chapman: È una delle cantautrici folk più popolari dagli anni Ottanta in poi, apprezzata per la voce carezzevole e lo stile raffinato dei testi.


“Attraversare le linee / chi ne ha il coraggio / sotto il ponte / sulle strade / che separano i bianchi dai neri...” Tracy Chapman

 

Parlando di rivoluzione

La cantautrice di colore Tracy Chapman è probabilmente la cantautrice nera folk più importante dagli anni Ottanta in avanti, anche se, smarrita la vena del folgorante esordio, molte sue opere si sono rivelate un po' confuse e frammentarie.

Nata il 30 marzo 1964 in un quartiere operaio di Cleveland, fin da bambina ha avuto una predilezione particolare per la chitarra, tanto che lo strumento a sei corde divenne il suo strumento di giochi preferito, quasi una sorta di compagna e di amica immaginaria. Come dimostrerà una volta arrivata al successo, in cui la sua caratteristica iniziale erano le interviste a monosillabi, Tracy era una bambina estremamente sensibile ed introversa, persa in un suo mondo interiore.

Con questo non è che fosse trascurata nello studio, tutt'altro. Anzi, grazie ai buoni risultati ottenne addirittura una borsa di studio per l'università di Tufts, dove scelse di studiare antropologia, con particolare riferimento alle culture africane.

E' qui che Tracy comincia a suonare in maniera diversa, ossia proponendosi al pubblico e non più solo la chiuso della sua stanzetta. Naturalmente, il primo passaggio obbligato è quello tristemente anonimo delle strade ed i locali, luoghi dove le persone spesso e volentieri sono capaci solo di un ascolto distratto. Eppure, i suoi testi ispirati, la sua delicata vena poetica intrisa di alti valori umani, fanno facilmente breccia nei cuori dei frettolosi passanti o dei bizzosi avventori. Registra molte "demo" (cassette amatoriali incise a scopo promozionale), ma è l'incontro col padre di un suo compagno d'università a cambiarle la vita. A partire da tale incontro infatti entra in contatto con quella che è ancora la sua attuale casa discografica.

Nel 1988 pubblica l'omonimo "Tracy Chapman", disco fortunatissimo ed esordio folgorante, un exploit che poi non ripeterà più a questi livelli: si parla di oltre dieci milioni di copie solo in America, grazie anche a un singolo di grande impatto ("Fast cars").

Con la sua voce pacata anche nelle canzoni più sofferte, le sue melodie semplici e i suoi testi spesso caratterizzati da commenti sociali, la Chapman viene immediatamente additata come la prima cantautrice della nuova generazione, prima erede di Dylan dopo gli anni '80 di Madonna e dei Duran Duran. A "Crossroads", il suo secondo album, il pubblico riserva un'accoglienza molto più fredda. Tracy, restia ad incontrare la stampa, è fuori dal giro della gente che conta. Solo nel 1996 riesce a riguadagnare l'attenzione con "New beginning".

La cantautrice, insomma, si differenzia dalla schiera delle grandi Star per la sua umiltà e per il suo impegno nel sociale partecipando soltanto a grandi eventi, nei quali è possibile lanciare nuovi messaggi. Indimenticabile la sua apparizione al grande Concerto nel dicembre del 1998 "One Love - All Star tribute" in onore di Bob Marley (in cui ha duettato con il figlio del grande Bob, Ziggy), raccogliendo stima e apprezzamento non solo dai suoi fedeli fan ma dal pubblico di tutto il mondo, anche quello non abituato alle delicate ballate di Tracy.

La carriera di Tracy, pur tra alti e bassi e difficoltà di promozione (la sua musica si colloca decisamente fuori dagli interessi legati al business), continua sommessamente ma a vele spiegate, non rinunciando mai alla qualità. Ne è testimone lo stupendo "Telling stories", probabile prodromo di altri mirabili lavori. Nonostante il grande successo di cui gode, Tracy non ha mai avuto intenzione di lasciare la sua Cleveland in Ohio (Usa) dove è nata e continua tuttora a vivere.

Discografia essenziale:

1988 - Tracy Chapman

1989 - Crossroads

1992 - Matters of the Heart

1995 - New Beginning

2000 - Telling Stories

2001 - Collection

2002 - Let It Rain

2005 - Where You Live

2008 - Our Bright Future

https://biografieonline.it/biografia-tracy-chapman