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domenica 30 maggio 2021

Lo Sapevate Che: Piero Chiambretti: Per il pubblico del piccolo schermo, dove lavora da circa trent’anni come conduttore e showman, è Pierino la peste, soprannome legato al suo giornalismo irriverente e all’ironia pungente

 

“Sulle navi ho avuto le mie esperienze di amatore, per così dire, professionale. Se il fisico non mi ha mai concesso grandi possibilità, le crociere mi hanno dimostrato che anch'io esisto.” Piero Chambretti

 

Il "Pierino" nazionale nasce ad Aosta il 30 maggio del 1956. Torinese di adozione, fin da piccolo mostra un grande interesse per lo spettacolo e l'arte comica. Per seguire la sua vocazione, inizialmente si iscrive al DAMS, la celebre facoltà bolognese di arte, musica e spettacolo anche se dentro di sè percepisce che studiare non è per lui sufficiente e anzi rappresenta quasi un limite. Parallelamente all'impegno universitario, quindi, presenta spettacoli di cabaret a "Il Centralino" di Torino. In seguito, si adatta a fare l'animatore sulle navi da crociera e nei villaggi turistici.

Tra il 1982 e il 1987 approda in Rai dopo aver vinto nel 1984 il concorso nazionale per "Volti Nuovi" negli anni '80. Per la Rai conduce e partecipa ad alcuni programmi per ragazzi fra cui si contano "Tivù", "Magic" e "Big". Già in quelle occasioni emergono alcune delle caratteristiche tipiche del suo stile: la battuta salace e l'ironia pungente unite all'intelligenza pronta e acuta.

Il suo apprendistato prosegue poi, fino 1989, nel programma domenicale di Rai Tre "Và pensiero". I conduttori sono i "seriosi" Oliviero Beha e Andrea Barbato a cui Pierino fa da controcanto con una serie d'interviste semiserie spesso spiazzanti per gli interlocutori. Questa trasmissione gli regala il Telegatto di "TV Sorrisi e Canzoni" come rivelazione televisiva del 1988.

Sempre per Rai Tre realizza "Complimenti per la trasmissione", un programma basato sulle incursioni disturbanti dell'attore in case, piazze, campi di calcio e congressi di partito. Diventato ormai un simbolo di un giornalismo irriverente e trasversale, è pronto per diventare testimonial di qualche prodotto, cosa che puntualmente accade. Non si limita però a prestare il suo volto al Rasoio Bic, ma è anche ideatore e interprete della relativa campagna pubblicitaria. Segue a ruota il programma di successo "Prove tecniche di trasmissione".

Diventato ormai un "personaggio" in vista dei Campionati Mondiali di calcio conduce "Prove Tecniche Mondiale". Segue nel '92 "Il Portalettere" dove "Pierino", vestito da postino, intervistava politici italiani e non sullo sgretolamento del Palazzo della Prima Repubblica.

Nell'inverno dello stesso anno parte per Mosca per registrare il programma "Good Bye Cortina", in onda su Rai3 nel gennaio successivo. Nel settembre del 1991 partecipa a "Miss Italia nel Mondo" in qualità di "elemento disturbatore". Nell'ottobre del 1992 parte il "Telegiornale Zero", la striscia quotidiana di Chiambretti nelle vesti di inviato o mezzobusto di un notiziario insolito. Nel 92/93 è protagonista della campagna pubblicitaria delle "Pagine Gialle".

Dopo una parentesi radiofonica conduce in coppia con Paolo Rossi per ben due stagioni "il Laureato", viaggio ai confini delle Facoltà.

Diviene direttore artistico di due edizioni del concerto del 1° Maggio di cui é anche il conduttore. Nel 1997 presenta la 47 edizione del Festival di Sanremo al fianco di Mike Bongiorno e Valeria Marini e contemporaneamente riscrive secondo il suo stile i Cinegiornali dell'Istituto Luce proiettati nelle sale cinematografiche italiane.

Nel 2003 é stato testimonial degli spot della Ford KA; il successo televisivo è tornato con la trasmissione "cult" di Gianni Boncompagni "Chiambretti c'è", poi con "Markette" su La7.

Nel 2007 torna in Rai: Pippo Baudo l'ha voluto a Sanremo alla conduzione del dopofestival. Anche l'anno successivo Baudo lo chiamerà per affiancarlo all'edizione del Festival di Sanremo 2008.

Piero torna poi a condurre la quarta edizione di Markette su La7, per poi passare a Mediaset, dove lancia un programma che porta il suo nome: "Chiambretti Night". Nel 2014 torna seconda serata su Italia 1 con "Chiambretti Supermarket".

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Lo Sapevate Che: Giovanna D'Arco: Da semplice contadina a condottiera alla guida di un esercito, fino a martirio per il quale oggi è venerata come santa dalla Chiesa Cattolica


Sul rogo per la Francia e per Dio

Quando Giovanna d'Arco nasce il 6 gennaio 1412 a Domrémy, in Lorena (Francia), da una famiglia di poveri contadini, da circa cinquant'anni la Francia è un paese continuamente in subbuglio, soprattutto a causa dei feudatari che mirano a superare in potenza il sovrano e sobillati dalla monarchia inglese che punta conquistare la nazione.

Nel 1420, dopo anni di lotte sanguinose, la situazione precipita: un re inglese si fa riconoscere sovrano del Regno unito di Francia e d'Inghilterra, senza che Carlo VII (detto il Delfino), riesca a fronteggiare la disperata situazione in cui versa il suo paese.

Nel 1429, forte della sua fede, convinta di essere stata scelta da Dio per salvare la Francia piegata dalla guerra dei Cent'anni, Giovanna D'Arco, umile pastorella diciassettenne e analfabeta, dopo aver percorso 2500 chilometri si presenta alla corte di Carlo VII chiedendo di poter cavalcare - senza nessun comando - alla testa dell'esercito che andava a soccorrere Orléans, stretta d'assedio dall'esercito di Enrico VI.

"Ero nel tredicesimo anno della mia vita, quando Dio mandò una voce per guidarmi. Dapprima rimasi spaventata: "Sono una povera ragazza che non sa né guerreggiare né filare" risposi. Ma l'angelo mi disse: "Verranno a te Santa Caterina e Santa Margherita. Opera come ti consigliano, perché loro sono mandate per consigliarti e guidarti e tu crederai a quanto esse ti diranno".

Nonostante la diffidenza dei consiglieri Giovanna D'Arco convince il Delfino che cede alle sue richieste. Così Giovanna, che aveva infiammato l'animo di tutti i francesi, sostenuta dalle acclamazioni delle genti dei villaggi e degli uomini d'armi, con un bianco stendardo sul quale vi erano scritti i nomi di Gesù e Maria, si pone alla testa dell'esercito che si proponeva di condurre alla vittoria.

Tra maggio e luglio la Pulzella e il suo esercito rompono l'assedio di Orléans, liberano la città e sconfiggono i nemici; il 7 luglio 1429 Carlo VII viene finalmente consacrato re. Alla grande vittoria purtroppo il sovrano, incerto ed esitante, non fa seguire un'azione militare risolutiva e Giovanna D'Arco viene lasciata sola.

Invano l'8 settembre organizza un'azione sotto le mura di Parigi; nonostante fosse stata ferita dalla freccia di un arciere nemico continua a combattere ma, alla fine, suo malgrado, deve obbedire ai capitani e ritirarsi da Parigi.

Giovanna però non si arrende; nella primavera del 1430 vuole marciare su Compiègne per difenderla dagli anglo-borgognoni. Durante una ricognizione cade in un'imboscata subendo l'umiliazione di essere catturata e consegnata a Giovanni di Lussemburgo, che la cede a sua volta come bottino di guerra agli Inglesi. Carlo VII non tenta neppure di liberarla.

Comincia allora il martirio del carcere e l'onta dei processi; tradotta a Rouen, davanti a un tribunale di ecclesiastici, nel 1431 viene incolpata di eresia ed empietà, false accuse che tendevano a celare il significato politico della sua condanna.

All'alba del 30 maggio 1431 la Pulzella d'Orlèans viene arsa viva. Tra il fumo e le faville, mentre già il suo corpo era avvolto dalle fiamme, fu udita gridare con voce forte, per sei volte: "Gesù!" - poi chinò la testa e spirò.

"Siamo tutti perduti! - gridarono i carnefici - abbiamo bruciato una santa".

Diciannove anni dopo, quando Carlo VII rioccupa Rouen, Giovanna viene riabilitata.

Canonizzata nel 1920, Giovanna d'Arco ha ispirato scrittori e musicisti, come Shakespeare, Schiller, Giuseppe Verdi, Liszt e G. B. Shaw, esaltata come simbolo di fede, di eroismo e di amore patriottico.

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Lo Sapevate Che: Voltaire: Quando si pronuncia il suo nome, si pensa a tutto lo scibile umano e alla sete di conoscenza che ha animato le grandi menti della storia, tra le quali è annoverato il filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, enciclopedista, autore di fiabe, romanziere e saggista francese


“Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.” Voltaire

 

 

Divulgare il lume

Voltaire nasce a Parigi il 21 novembre 1694; il suo vero nome è Francois-Marie Arouet. Figlio di una ricca famiglia borghese compie i primi studi presso i giansenisti e i gesuiti, acquisendo una solida formazione umanistica.

Ancora giovanissimo viene introdotto nella Société du Temple, cenacolo parigino di orientamento libertino, dove si segnala subito per la sua vivacità intellettuale.

Imprigionato una prima volta per alcuni versi irriverenti nei confronti del reggente, con lo pseudonimo di Voltaire scrive durante il soggiorno alla Bastiglia (1717-1718) la tragedia "Edipo", rappresentata con successo nel 1718, e il poema epico "La lega o Enrico il Grande" (1723), ripubblicato nel 1728 col titolo di "Enriade".

Il felice momento si interrompe bruscamente a causa di uno screzio col cavaliere di Rohan, in seguito al quale viene costretto all'esilio in Gran Bretagna (dal 1726 al 1729). Il soggiorno londinese sarà fondamentale per la formazione intellettuale di Voltaire: la conoscenza della realtà politica e sociale britannica lo convince della necessità di una profonda riforma dello stato assolutistico e feudale della Francia.

Queste sue convinzioni vengono espresse nelle "Lettere filosofiche" (o "Lettere sugli inglesi", 1733 a Londra, 1734 a Parigi), che hanno una vasta eco in Francia, divenendo uno dei testi di riferimento della pubblicistica contro l'Ancien régime.

Compie poi un breve soggiorno a Parigi durante il quale pubblica alcune tragedie ("Bruto", 1730; "La morte di Cesare", 1731) e la "Storia di Carlo XII" (1731), subito sequestrata; poi nel 1732 viene nuovamente costretto, per evitare un altro arresto, a fuggire in Lorena.

Ospite di Madame Émilie de Châtelet nel castello di Cirey, Voltaire scrive alcune tragedie ("Maometto", 1741-42; "Merope", 1743), porta a termine il trattato "Gli elementi della filosofia di Newton" (1738), attacco contro la fisica cartesiana, e dà inizio all'opera storiografica "Il secolo di Luigi XIV" (1751), oltre che al "Saggio sui costumi" (1756).

La sua posizione con la corte si riappacifica grazie alle simpatie di Madame de Pompadour e alla pubblicazione dell'encomiastico "Poema di Fontenoy" (1745); fa quindi ritorno a Parigi, dove viene nominato storiografo del re e diviene membro dell'Académie Francaise nel 1746.

Negli anni tra il 1749 e il 1753 Voltaire è a Berlino, ospite di Federico II di Prussia; qui, oltre a portare a termine "Il secolo di Luigi XIV", scrive il racconto filosofico "Micromega" (1752), ma a seguito di un litigio con Pierre Louis de Maupertuis, presidente dell'Accademia di Berlino, è costretto a lasciare la città.

Soggiorna per qualche tempo a Ginevra e a Losanna, poi dal 1758 si stabilisce nel castello di Ferney. Qui, ormai ricco e famoso, Voltaire trascorrerà gli ultimi vent'anni della sua vita, divenendo un punto di riferimento dell'opinione pubblica illuminata di tutta Europa.

Dopo aver scatenato le ire dei cattolici per l'irriverente parodia di Giovanna D'Arco contenuta nella "Pulzella d'Orléans" e quelle protestanti con la pubblicazione del "Saggio sui costumi" (1756), nel "Poema sul disastro di Lisbona" (1756), ispirato al recente terremoto che aveva colpito la città, si lascia andare a considerazioni di cupo pessimismo sul mondo, provocando la viva reazione di Jean-Jacques Rousseau.

La sua posizione di fiero avversario di ogni provvidenzialismo e di convinto assertore del disordine fisico e morale presente nella natura trova la sua espressione letterariamente più riuscita nel nuovo romanzo filosofico "Candido" (1759).

Continua intanto a dedicarsi al teatro, curando egli stesso la rappresentazione dei suoi drammi all'interno del castello ("Tancredi", 1760; "Gli sciti", 1767, e altri) e persegue attraverso un'intensissima attività di polemista e pubblicista la sua battaglia contro ogni forma di superstizione e di fanatismo religioso, contro i privilegi politici e a favore di una maggior tolleranza e giustizia.

Significative a questo proposito sono le ultime opere filosofiche, spesso rimaste allo stato di brevi capitoli, come il "Trattato sulla tolleranza" (1763), il fortunato "Dizionario filosofico" (1764) e le "Questioni dell'Enciclopedia" (1770-1772), in cui auspica il trionfo della ragione sui pregiudizi.

Ritornato a Parigi nei primi mesi del 1778 per assistere alla rappresentazione della sua ultima tragedia "Irene" (1778), è accolto con un eccezionale tripudio di folla e viene incoronato con l'alloro.

Voltaire muore a Parigi il 30 maggio 1778.

La sepoltura ecclesiastica gli è negata, e solo durante la rivoluzione i resti dello scrittore saranno trasportati nel Panthéon parigino.

Fondamentale per la conoscenza della sua personalità e della sua instancabile attività di divulgatore delle idee illuministiche e riformiste è il ricchissimo "Epistolario", ancora in parte inedito.

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sabato 29 maggio 2021

Speciale: Il menù del 29 maggio e buon pranzo a tutti! …

 

“Perdona i nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi.” John Fitzgerald Kennedy

 

 

 

Riso e Lonza alla Creola, ricetta Spagnola

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

350 gr di riso Patna, 700 gr di lonza di maiale tagliata a dadini, peperoncino in polvere, succo di 2 lime, Vodka, 8 peperoncini verdi dolci, 1 carota, 2 fette di ananas, brodo vegetale, zucchero, sale, olio.

 

Versate il riso in una pirofila che si possa coprire e andare in forno.

Coprite il riso con acqua che superi il suo livello di un dito, salate, mettete sul fuoco, (se la pirofila è di vetro, appoggiatevi sotto uno spargifiamma) e portate a ebollizione. Quando l’acqua sarà ridotta a livello del riso, coprite la pirofila e mettetela in forno preriscaldato a 130°, finché l’acqua sia completamente assorbita.

 

Nel frattempo versate in un tegame con 3 cucchiai d’olio e una presa di peperoncino, la lonza tagliata a dadini, fate rosolare, bagnate con il succo dei lime e 2 cucchiai di Vodka, fate evaporare e aggiungete i peperoncini verdi dolci, la carota raschiata e ridotta a julienne, le 2 fette di ananas, tagliate a dadini, un cucchiaino di zucchero e mescolate. Fate cuocere, mescolando ogni tanto, per 10 minuti. Aggiungete, se occorre, brodo vegetale caldo, regolate con poco sale mescolate e cuocete ancora per 5 minuti. Servite la carne con il riso alla creola.

 

 

 

Dentice bollito con Salsa ai Funghi

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

1 dentice di 1 kg. 1 carota, 1 cipolla, una costola di sedano, 1 foglia di alloro 20 gr di funghi secchi, 2 uova, 2 dl di panna liquida, farina, 2 bicchierini di Cognac, 1 limone, aceto, burro, sale, pepe in grani.

 

In una ciotolina con acqua tiepida, mettete a bagno i funghi, prima ben sciacquati sotto l’acqua corrente. Togliete le pinne e le interiora al dentice, squamatelo, lavatelo accuratamente. Adagiatelo nella pesciera, copritelo con acqua fredda, unite la carota grattata a pezzi, la cipolla e il sedano pure a pezzi, l’alloro, 1 cucchiaio di aceto, qualche grano di pepe, sale q.b. Fate bollire per 20 minuti, togliete dal fuoco e lasciate raffreddare il pesce nella sua acqua.

 

Fate sciogliere 50 gr di burro in una casseruolina, incorporatevi 3 cucchiai di farina, versate il Cognac poco alla volta, unite i 2 tuorli delle uova, i funghi sgocciolati, rilavati e tritati, la panna. Spruzzate poco succo di limone, salate e pepate, mescolate bene e versate in una salsiera. Appoggiate il pesce su un piatto da portata e servitelo con la salsa preparata.

 

 

 

Crostata di Noci e Mele

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

100 gr di burro, gr 150 di zucchero, 1 uovo, gr 150 di noci macinate, gr 150 di farina, 3 mele, il succo di ½ limone, 2 cucchiai di Rum, gr 30 di pangrattato, zucchero a velo, burro e farina per la teglia.

 

Lavorate il burro in una terrina, aggiungendovi poco alla volta, 100 gr di zucchero, l’uovo, le noci e la farina. Raccogliete la pasta a palla e fatela riposare coperta per 30 minuti in frigorifero. Nel frattempo pelate e tagliate le mele a fettine. Mettetele in una terrina ricoperte di succo di limone e Rum. Adagiate sul tavolo da lavoro un foglio di carta oleata, spolverizzatelo con la farina e stendetevi sopra metà della pasta, tirando una sfoglia rotonda, un po’ più larga della teglia. Sollevate la sfoglia aiutandovi con la carta e capovolgetela nella teglia già unta di burro e infarinata. Distribuitevi sopra il pangrattato, le mele e cospargetela con lo zucchero rimasto. Stendete la rimanente pasta sulla carta e adagiatela sopra le mele. Mettete in forno preriscaldato a 200° per 40 minuti. Cospargete la torta tiepida con zucchero a velo.

 

 


Lo Sapevate Che: Franca Rame: È stata un’attrice teatrale, drammaturga e politica italiana

 

“Perché Di Pietro? – mi si chiede da ogni parte. Di Pietro rimane il simbolo di una stagione, quella di Mani Pulite, che ha dato speranza a Milano e a tutta Italia. Porta avanti da anni discorsi corretti sulla giustizia, sui diritti civili e altro.” Franca Rame

 

Con il talento nei geni

Franca Rame nasce a Villastanza, frazione del comune di Parabiago in provincia di Milano il giorno 18 luglio 1929, figlia di Domenico Rame, attore, e da madre Emilia Baldini, insegnante e attrice. La famiglia Rame ha antiche tradizioni teatrali, soprattutto legate al teatro dei burattini e delle marionette, risalenti fino al 1600. Con un background così ricco, non appare strano che anche Franca abbia intrapreso questa strada artistica.

Di fatto debutta nel mondo dello spettacolo appena nata: la bimba viene infatti impiegata per i ruoli da infante nelle commedie allestite dalla compagnia di giro della famiglia.

A ventuno anni, nel 1950, assieme ad una delle sorelle, decide di dedicarsi al teatri di rivista: nella stagione 1950-1951 viene scritturata nella compagnia primaria di prosa di Tino Scotti per lo spettacolo "Ghe pensi mi" di Marcello Marchesi, in scena al Teatro Olimpia di Milano.

Pochi anni più tardi, il 24 giugno 1954 si unisce in matrimonio con l'attore Dario Fo: la cerimonia si celebra a Milano, nella basilica di Sant'Ambrogio. Il 31 marzo dell'anno seguente nasce a Roma il figlio Jacopo Fo.

Franca Rame e Dario Fo fondano nel 1958 la "Compagnia Dario Fo-Franca Rame" in cui il marito è regista e drammaturgo, mentre lei è prima attrice e amministratrice. Negli anni Sessanta la compagnia riscuote grandi successi nel circuito dei teatri cittadini istituzionali.

Nel 1968, sempre al fianco di Dario Fo, abbraccia l'utopia sessantottina, esce dal circuito dell'Ente Teatrale Italiano (ETI) e fonda il collettivo "Nuova Scena". Dopo aver assunto la direzione di uno dei tre gruppi in cui era diviso il collettivo, a causa di divergenze politiche si separa - assieme al marito - facendo nascere un altro gruppo di lavoro, detto "La Comune". La compagnia - come "Nuova Scena" - è impegnata nei circoli ARCI (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana) e nei luoghi fino a quegli anni non destinati agli spettacoli dal vivo, come le case del popolo, le fabbriche e le scuole. Franca Rame con la sua "Comune" interpreta testi di satira e di controinformazione politica, il cui carattere è talvolta anche molto feroce. Tra gli spettacoli si ricordano "Morte accidentale di un anarchico" e "Non si paga! Non si paga". A partire dalla fine degli anni Settanta Franca Rame partecipa al movimento femminista: scrive e interpreta testi come "Tutta casa, letto e chiesa", "Grasso è bello!", "La madre".

All'inizio dei cosiddetti "Anni di piombo", nel mese di marzo del 1973, Franca Rame viene rapita da esponenti dell'estrema destra; durante il periodo di prigionia subisce violenza fisica e sessuale: diversi anni dopo, nel 1981, ricorderà questi eventi nel monologo "Lo stupro". Nel 1999 l'Università di Wolverhampton (in Inghilterra) assegna una laurea honoris causa a Franca Rame e a Dario Fo.

Nelle elezioni politiche del 2006 si candida capolista al Senato in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria tra le file dell'Italia dei Valori: Franca Rame viene eletta senatrice in Piemonte. Nello stesso anno il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, la propone come Presidente della Repubblica: riceve 24 voti. Lascia il Senato della Repubblica Italiana nel 2008, non condividendo gli orientamenti governativi.

Nel 2009 assieme al marito Dario Fo scrive la sua autobiografia, intitolata "Una vita all'improvvisa". Colpita da un ictus nel mese di aprile 2012 è ricoverata d'urgenza al policlinico di Milano: Franca Rame muore il 29 maggio 2013 all'età di 84 anni.

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Lo Sapevate Che: John Fitzgerald Kennedy: Trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti e il primo di religione cattolica, fu un assoluto protagonista del Novecento


“Perdona i nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi.” John Fitzgerald Kennedy

 

An American Dream

John F. Kennedy nasce a Brooklin, nel Massachusetts, il 29 maggio 1917. Partecipa alla Seconda guerra mondiale come volontario; in marina, dopo essere stato ferito alla schiena, torna a Boston dove intraprende la carriera politica. Milita nel Partito Democratico come deputato e, successivamente, come senatore.

Il suo discorso pronunciato in Senato nel 1957 appare particolarmente significativo: Kennedy critica l'appoggio che l'amministrazione Repubblicana offre al dominio coloniale francese in Algeria. Sulla base della sua linea di rinnovamento nei confronti dei "Paesi Nuovi", viene eletto presidente della Sottocommissione per l'Africa dalla commissione estera del Senato.

Il 2 gennaio 1960, annuncia la sua decisione di concorrere alle elezioni presidenziali, scegliendo come suo vicepresidente Johnson; nel discorso di accettazione della candidatura enuncia la dottrina della "Nuova Frontiera". Come in passato, infatti, la Nuova Frontiera aveva indotto i pionieri ad estendere verso ovest i confini degli Stati Uniti, in modo da conquistare nuovi traguardi per la Democrazia Americana, ad esempio combattere il problema della disoccupazione, migliorare il sistema educativo e quello sanitario, tutelare gli anziani e i più deboli; infine, in politica estera, intervenire economicamente in favore dei Paesi sottosviluppati.

In campagna elettorale, assume una posizione riformista e si assicura i voti dei cittadini di colore, oltre all'appoggio degli ambienti intellettuali: in novembre vince le elezioni, battendo il Repubblicano Nixon, anche se con un margine minimo di maggioranza. Al momento della sua investitura, avvenuta il 20 gennaio 1961 a Washington, annuncia la decisione di varare un programma Food For Peace e di stabilire una "Alleanza per il progresso" con i Paesi latino-americani.

Alla fine di maggio parte per un importante viaggio in Europa, nel corso del quale incontra De Gaulle a Parigi, Krusciov a Vienna e Mac Millan a Londra. Al centro dei colloqui sono i rapporti di coesistenza tra USA e URSS, il disarmo, la questione di Berlino, la crisi del Laos, le relazioni politiche, economiche e militari tra gli Stati Uniti e gli alleati europei.

Dopo le esplosioni nucleari sovietiche causate dal alcuni esperimenti, però, autorizza a sua volta la ripresa degli esperimenti nucleari.

Sul piano della politica internazionale, l'obiettivo strategico di Kennedy nei confronti dell'Unione Sovietica è quello di un'intesa mondiale basata sulla supremazia delle due massime potenze, garanti della pace e della guerra. Per quanto riguarda l'America Latina, invece, il suo progetto consiste nell'emarginazione e nella liquidazione del Castrismo Cubano. Viene stipulata la "Alleanza per il progresso", cioè un grande programma finanziario offerto all'organizzazione collettiva degli Stati Sudamericani.

Nella campagna elettorale per la presidenza, la questione dei neri aveva rivestito una grande importanza e il loro voto, confluito sulla scheda democratica, era stato decisivo per aprire al candidato della "Nuova Frontiera" le porte della Casa Bianca. Con l'andare del tempo, comunque, Kennedy non riesce a mantenere le sue promesse e in alcune zone del Paese si verificano delle vere e proprie discriminazioni razziali e gravi episodi di razzismo. I neri si ribellano e danno vita a grandi rivolte guidati da Martin Luther King.

Duecentocinquantamila neri e bianchi, organizzati in un'imponente corteo, marciano su Washington per rivendicare i diritti legislativi ed appoggiare le decisioni di Kennedy. Il Presidente, comunque, pronuncia dei discorsi nei quali invita al rispetto e alla tolleranza tra bianchi e neri. La situazione sembra risolversi e decide di partire per un viaggio a Dallas, dove viene accolto con applausi e grida di incitamento, si leva soltanto qualche fischio. Improvvisamente, però, mentre saluta la folla dalla sua auto scoperta, viene assassinato a distanza con alcuni colpi di fucile. E' il 22 novembre 1963. Dopo pochi giorni avvengono i funerali di stato, dove alcune commoventi foto storiche ritraggono il fratello Bob, la moglie Jackie, e il figlio John Jr. gli rendono omaggio tra la folla.

A tutt'oggi, malgrado sia stato arrestato l'esecutore materiale dell'assassinio (il tristemente noto Lee Oswald), nessuno sa ancora con precisione chi siano stati i suoi probabili mandanti occulti. Negli anni '90 il film "JFK" di Oliver Stone ha dato una spinta notevole alla ricerca della verità e alla desecretazione degli archivi dello stato.

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Lo Sapevate Che: Dante Alighieri: O Alighiero, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri e anche noto con il solo nome Dante, della famiglia Alighieri, è stato un poeta, scrittore e politico italiano


“Uomini siate, e non pecore matte.” Dante Alighieri

 

Al principio del cammin di Italiana lingua

La vita di Dante Alighieri è strettamente legata agli avvenimenti della vita politica fiorentina. Alla sua nascita, Firenze era in procinto di diventare la città più potente dell'Italia centrale. A partire dal 1250, un governo comunale composto da borghesi e artigiani aveva messo fine alla supremazia della nobiltà e due anni più tardi vennero coniati i primi fiorini d'oro che sarebbero diventati i "dollari" dell'Europa mercantile. Il conflitto tra guelfi, fedeli all'autorità temporale dei papi, e ghibellini, difensori del primato politico degli imperatori, divenne sempre più una guerra tra nobili e borghesi simile alle guerre di supremazia tra città vicine o rivali. Alla nascita di Dante, dopo la cacciata dei guelfi, la città era ormai da più di cinque anni nelle mani dei ghibellini. Nel 1266, Firenze ritornò nelle mani dei guelfi e i ghibellini vennero espulsi a loro volta. A questo punto, il partito dei guelfi, si divise in due fazioni: bianchi e neri.

Dante Alighieri nasce a Firenze il 29 maggio 1265 (la data è presunta, comunque compresa tra maggio e giugno) da una famiglia della piccola nobiltà. Nel 1274, secondo la Vita Nuova, vede per la prima volta Beatrice (Bice di Folco Portinari) della quale si innamora subito perdutamente. Dante ha circa dieci anni quando muore la madre Gabriella, la «madre bella». Nel 1283 anche suo padre Alighiero di Bellincione, commerciante, muore e Dante a 17 anni diviene il capofamiglia.

Il giovane Alighieri segue gli insegnamenti filosofici e teologici delle scuole francescana (Santa Croce) e domenicana (Santa Maria Novella). In questo periodo stringe amicizie e inizia una corrispondenza con i giovani poeti che si fanno chiamare «stilnovisti». Nelle Rime si trova l'insieme dell'opera poetica di Dante, dagli anni della gioventù fiorentina, lungo in corso della sua carriera letteraria, che non risultano inseriti in alcun'altra opera. È in questo contesto che possiamo trovare le tracce del distacco consapevole che è seguito alla prima stesura dell'"Inferno" e del "Purgatorio", che avrebbe condotto Dante verso false concezioni filosofiche, tentazioni della carne e piaceri volgari.

A 20 anni sposa Gemma Di Manetto Donati, appartenente a un ramo secondario di una grande famiglia nobile, dalla quale avrà quattro figli, Jacopo, Pietro, Giovanni e Antonia.

Nel 1292, due anni dopo la morte di Beatrice, comincia a scrivere la "Vita Nuova". Dante si consacra così molto presto completamente alla poesia studiando filosofia e teologia, in particolare Aristotele e San Tommaso. Rimarrà affascinato dalla lotta politica caratteristica di quel periodo e costruirà tutta la sua opera attorno alla figura dell'Imperatore, mito di un'impossibile unità. Tuttavia nel 1293, in seguito a un decreto che escludeva i nobili dalla vita politica fiorentina, il giovane Dante è costretto ad attenersi alla cura dei suoi interessi intellettuali.

Nel 1295 un'ordinanza decreta che i nobili riottengano i diritti civici, purché appartenenti ad una corporazione. Dante si iscrive a quella dei medici e dei farmacisti, la stessa dei bibliotecari, con la menzione di «poeta». Quando la lotta tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri si fa più aspra, Dante si schiera col partito dei Bianchi che cercano di difendere l'indipendenza della città opponendosi alle tendenze egemoniche di Bonifacio VIII Caetani, Papa dal dicembre 1294 al 1303.

Nel 1300 Dante viene eletto tra i sei «Priori» - custodi del potere esecutivo, i più alti magistrati del governo che componeva la Signoria - che, per attenuare la faziosità della lotta politica, prendono la difficile decisione di fare arrestare i più feroci leader dei due schieramenti. Nel 1301, proprio mentre a Firenze arrivava Charles de Valois e il partito dei Neri prendeva il sopravvento (sostenuto dal papato), Dante viene chiamato a Roma alla corte di Bonifacio VIII. Iniziano i processi politici: Dante, accusato di corruzione, viene sospeso dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una pesante ammenda. Poiché Dante non si abbassa, al pari dei suoi amici, a presentarsi davanti ai giudici, Dante viene condannato alla confisca dei beni e «al boia» qualora si fosse fatto trovare sul territorio del Comune di Firenze. E' così costretto a lasciare la sua città con la coscienza di essere stato beffato da Bonifacio VIII, che l'aveva trattenuto a Roma mentre i Neri prendevano il potere a Firenze; Bonifacio VIII si guadagnerà così un posto di rilievo nei gironi dell'"Inferno" della "Divina Commedia".

A partire dal 1304 inizia per Dante il lungo esilio. Dalla morte di Beatrice agli anni dell'esilio Dante si dedica allo studio della filosofia (per lui l'insieme delle scienze profane) e compone liriche d'amore dove lo stile della lode così come il ricordo di Beatrice sono assenti. Il centro del discorso non è più Beatrice ma «la donna gentile», descrizione allegorica della filosofia che traccia l'itinerario interiore di Dante verso la saggezza. Redige il Convivio (1304-1307), il trattato incompiuto composto in lingua volgare che diventa una summa enciclopedica di sapere pratico. Quest'opera, è una sintesi di saggi, destinati a coloro che, a causa della loro formazione o della condizione sociale, non hanno direttamente accesso al sapere. Vagherà per città e Corti secondo le opportunità che gli si offriranno e non cesserà di approfondire la sua cultura attraverso le differenti esperienze che vive.

Nel 1306 intraprende la redazione della "Divina Commedia" alla quale lavorerà per tutta la vita. Quando inizia «a far parte per se stesso», rinunciando ai tentativi di rientrare con la forza a Firenze con i suoi amici, prende coscienza della propria solitudine e si stacca dalla realtà contemporanea che ritiene dominata da vizio, ingiustizia, corruzione e ineguaglianza. Nel 1308 compone un trattato in latino sulla lingua e lo stile: il "De vulgari eloquentia", nel quale passa in revisione i differenti dialetti della lingua italiana e proclama di non aver trovato «l'odorante pantera dei bestiari» del Medioevo che cercava, ivi compresi il fiorentino e le sue imperfezioni. Pensa di aver captato «l'insaziabile belva in quel volgare che in ogni città esala il suo odore e in nessuna trova la sua tana». Fonda la teoria di una lingua volgare che chiama «illustre», che non può essere uno dei dialetti locali italiani ma una lingua frutto del lavoro di pulizia portato avanti collettivamente dagli scrittori italiani. È il primo manifesto per la creazione di una lingua letteraria nazionale italiana.

Nel 1310 con l'arrivo in Italia di Enrico VII di Lussemburgo, Imperatore romano, Dante Alighieri spera nella restaurazione del potere imperiale, che gli permetterebbe di rientrare a Firenze, ma Enrico muore. Dante compone "La Monarchia", in latino, dove dichiara che la monarchia universale è essenziale alla felicità terrestre degli uomini e che il potere imperiale non deve essere sottomesso alla Chiesa. Dibatte anche sui rapporti tra Papato e Impero: al Papa il potere spirituale, all'Imperatore quello temporale. Verso il 1315, gli viene offerto di ritornare a Firenze. Il suo orgoglio ritiene le condizioni troppo umilianti: rifiuta con parole che rimangono una testimonianza della sua dignità umana: «Non è questa, padre mio, la via del mio ritorno in patria, ma se prima da voi e poi da altri non se ne trovi un'altra che non deroghi all'onore e alla dignità di Dante, l'accetterò a passi non lenti e se per nessuna siffatta s'entra a Firenze, a Firenze non entrerò mai. Né certo mancherà il pane».

Nel 1319 Dante è invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città; due anni più tardi lo invia a Venezia come ambasciatore. Rientrando da Venezia Dante viene colpito da un attacco di malaria: muore a 56 anni nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna, dove oggi si trova ancora la sua tomba.

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